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Discussione: Il dopo Berlusconi

  1. #211
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    Una fase di incertezza

    Malessere nella CdL, nuove divisioni fra Rutelli e la sinistra

    La maggioranza sta male, non solo perché ha perso le regionali, ma anche e soprattutto a causa di uno stato di incertezza che perdurerà per lo meno fino a giovedì prossimo, data del vertice richiesto da Berlusconi. Fino a quel giorno sarà opportuno riflettere sugli errori commessi e su quali possibilità vi siano di ripresa per l'azione del governo.

    Certo ci hanno colpito le parole del neo presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, secondo il quale alla base del suo successo c'è il timore del Sud verso la riforma costituzionale del governo. Se ora la maggioranza fosse orientata a una riflessione sulla materia, sarebbe sicuramente un bene: peccato di aver perso l'occasione per accettare questo suggerimento che noi avanzammo con forza prima delle elezioni regionali.

    Sicuramente sarebbe stato più utile.

    Altrettanto impressiona leggere nelle cronache giornalistiche la volontà del premier di creare un Ministero per le politiche del Mezzogiorno. Una proposta che avanzammo ad inizio legislatura, presentando un ddl un anno fa. Adesso è difficile sapere se vi sia ancora il tempo sufficiente per un colpo d'ala, piuttosto che rischiare di ricadere nelle diffidenze ed i contrasti che emersero al tempo della verifica di governo e che evidentemente, da quello che si può capire, non sono mai finiti.

    E non consola vedere insieme alle incertezze e alla paure della maggioranza lo stato di fibrillazione del centrosinistra, ma esso è tale da dare una ragione alle forze di governo per non mollare la presa. Perché non è cosa da poco un contrasto che riguarda la politica economica del centrosinistra - protagonisti Monti e Bertinotti - e dunque sull'asse strategico della coalizione. Prodi vorrebbe adottare la linea del suo ex commissario europeo, ma Bertinotti, i cui voti restano indispensabili per l'Unione, invita con garbo il professore a far parte di un altro governo. Lo stesso Rutelli, pacatamente, fa una apertura alle forze moderate del centrodestra, nel caso in cui queste prendessero atto della fine di un ciclo politico. Ma prima che si possa aprire un dibattito in questo senso, c'è già un Pecoraro Scanio che tuona no contro i "trasformisti", secondo lo stile della virtuosità della sinistra che gli è proprio. Uno stile che si rivelò fallimentare già in altre occasioni. Di questo passo, prima che il centrodestra affoghi, il centrosinistra potrebbe anche già essere annegato. Ma questo non significa una speranza per la ripresa di fiducia da parte del Paese.

    Roma, 11 aprile 2005

  2. #212
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    Predefinito Re: una delle ragioni della debacle

    Originally posted by Evergreen
    Berlusconi non mi sembra di essere uno che si arrende tanto facilmente, certo che farebbe bene ad dare piu' ascolto ai consigli dei Repubblicani.
    Secondo me, quando La Malfa e Nucara gli chiesero di fare un Ministero per il Mezzogiorno, sbaglio' a non accettare la proposta.
    Poi se ci metteva La Malfa a fare il Ministro era un successone per tutti.
    Invece secondo me ha dato ascolto a qualche invidioso di La Malfa che aveva timore di essere messo in ombra da un politico della statura del nostro Presidente.
    Ora pero, secondo me, siamo ancora in tempo.
    Con un Ministero per il Mezzogiorno in mano ai Repubblicani ti rigiriamo la frittata da Roma in giu', e ridiamo fiato pure al Nord!
    Grazie.
    Il PRI al CD avrebbe potuto anche farcela se non fosse stato per tre ingredienti di troppo: la riforma costituzionale, la devolution e l'enorme conflitto d'interesse, di una portata senza pari in Occidente, del Cavaliere.

    Per questa ragione ogni singola entità che si associa alla CDL diventa una cosa altra perfino al confronto con la destra parlamentare e costituzionale.

    La "cosa" sembra operare ed imporsi dovunque - benchè non al livello dell'Italia - sotto le vesti di quel che alcuni chiamano "neoliberismo" ed altri "iperliberismo".

    Per il CS sarà dura nonostante le preferenze elettorali: alla lunga sarà impossibile governare senza il consenso di potenti amici quali la Banca Mondiale e l'IMF, dietro le cui quinte vive la sostanza del potere globale.

    Restando dove si trova il PRI potrà tra alterne fortune vivacchiare; uscendone potrà vivere ma restando all'opposizione e subendo la sua parte nella nuova resistenza.

    Conti alla mano: restare con la CDL e rischiare la sconfitta alle governative, oppure non muoversi e ritornare a galla al prossimo ciclo vincente del Cavaliere, la cui vittoria è scritta nella geopolitica del nuovo governo mondiale.

  3. #213
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    Davide, a me sembra che il Pri sia vittima non delle sue scelte che anzi mi sembrano leali e improntate da buona volonta' per risolvere i problemi di questa nostra povera Italia, ma sia vittima di un sistema politico degenerato e dove, amaramente, mi sembra di constatare che la ricetta non ci sia con una parte ma tantomeno con l'altra.
    Occorrerebbe un triumvirato tipo repubblica Romana del '49 per rimettere in carreggiata il Paese.
    Nel frattempo credo che stare collegati alla Casa delle Liberta' sia il male minore, o meglio, sia il minimo bene possibile.
    fraqzie.

  4. #214
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    Originally posted by Evergreen
    Davide, a me sembra che il Pri sia vittima non delle sue scelte che anzi mi sembrano leali e improntate da buona volonta' per risolvere i problemi di questa nostra povera Italia, ma sia vittima di un sistema politico degenerato e dove, amaramente, mi sembra di constatare che la ricetta non ci sia con una parte ma tantomeno con l'altra.
    Occorrerebbe un triumvirato tipo repubblica Romana del '49 per rimettere in carreggiata il Paese.
    Nel frattempo credo che stare collegati alla Casa delle Liberta' sia il male minore, o meglio, sia il minimo bene possibile.
    fraqzie.
    Condivido la prima parte. Per quanto riguarda la collocazione io vedrei il PRI al Centro dove per sua natura appartiene.

    In alternativa tra i due mi sembra scontato che il PRI debba scegliere il polo che perlomeno conserva l'essenza della costituzione repubblicana.

    Sarebbe più coerente ed eroico non stare con nessuno dei poli, aspettanto magari che Follini si decida ad essere ciò che è.

    La neutralità però significa oggi premiare lo sfascio d'Italia intesa come repubblica.

    Ecco dunque perché Prodi è come la medicina dei frati: amara ma necessaria.

  5. #215
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    Davide, al centro si rimane schiacciati.
    Il sistema che si e' creato spacca le ossa a chi non si schiera.
    Rimanere spettatori fuori dagli schieramenti significa sparire dalla scena politica.
    Schierarsi con chi ha cercato, ripeto ha cercato, senza riuscirci pero', di "cambiare" la politica in Italia, e' un "dovere" repubblicano.
    L'alternativa e' tornare allo sfascio della prima repubblica.
    Prodi ha come ricetta il ritorno al passato, con un effetto negativo in piu', quello di avere imbarcato anche forze che hanno imbarbarito il confronto politico portandolo allo scontro sulle piazze reali e quelle virtuali mass-mediatiche, oggi, fortunatamente, solo verbale.
    Grazie.

  6. #216
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    Originally posted by Evergreen
    Davide, al centro si rimane schiacciati.
    Il sistema che si e' creato spacca le ossa a chi non si schiera.
    Rimanere spettatori fuori dagli schieramenti significa sparire dalla scena politica.
    Schierarsi con chi ha cercato, ripeto ha cercato, senza riuscirci pero', di "cambiare" la politica in Italia, e' un "dovere" repubblicano.
    L'alternativa e' tornare allo sfascio della prima repubblica.
    Prodi ha come ricetta il ritorno al passato, con un effetto negativo in piu', quello di avere imbarcato anche forze che hanno imbarbarito il confronto politico portandolo allo scontro sulle piazze reali e quelle virtuali mass-mediatiche, oggi, fortunatamente, solo verbale.
    Grazie.
    Il male italiano non si risolve nè con Prodi nè con Berlusconi, ma meglio un pizzico in più di protezionismo che un pugno di sale imperiale negli spaghetti.

  7. #217
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    Davide, se i problemi non si risolvono Inè con Prodi nè con Berlusconi cosa ci resta da fare?
    Io credo che la modernizzazione e la democratizzazione del Paese insita nel messaggio berlusconiano sia ancora praticabile.
    La Storia ci isegna che non si torna mai indietro.
    Se le forze che hanno messo sul trono Prodi capiranno questo e modificheranno il loro modo di fare politica, allora qualche speranza puo' risorgere.
    Senno' tanto vale rimanere ancorati a quella parte buona di berlusconi che ancora ci puo' far sperare.
    Grazie.

  8. #218
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    Originally posted by Evergreen
    Davide, se i problemi non si risolvono Inè con Prodi nè con Berlusconi cosa ci resta da fare?
    Io credo che la modernizzazione e la democratizzazione del Paese insita nel messaggio berlusconiano sia ancora praticabile.
    La Storia ci isegna che non si torna mai indietro.
    Se le forze che hanno messo sul trono Prodi capiranno questo e modificheranno il loro modo di fare politica, allora qualche speranza puo' risorgere.
    Senno' tanto vale rimanere ancorati a quella parte buona di berlusconi che ancora ci puo' far sperare.
    Grazie.
    Evergreen

    La politica non è in grado di risolvere il male italiano.

    Berlusconi predica la modernizzazione ma nel senso neoliberale - cosa di per sè inaccettabile specialmente quando il mancato antitrust arriva fino a stravolgere la carta costituzionale.

    Il Centro è in crisi perché i centristi sono andati all'asta, ed ecco che Prodi è nuovamente come la medicina dei frati: amara ma necessaria!

    La buona parte di Berlusconi deve fare l'imprenditore e rinunciare al tentativo di aziendare lo Stato (io direi tutto quel che è possibile). Poi accontentarsi di un guadagno equo e ragionevole, in modo tale da piantarla col raddoppio patrimoniale ad evidenti fini di potere globale, e permettere allo stesso tempo ai semplici mortali di respirare.

    Se i Repubblicani desiderano un campione di liberismo, lo cerchino tra i moderati...

  9. #219
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    Ma a me sembra un po' costruito questo tuo ragionamento perche' parli di una medicina amara ma che in effetti non si sa se e' amara o dolce, semplicemente perche' Prodi non ha detto a nessuno di quale medicina si tratta.
    Semmai e' la medicina di Berlusconi che si conosce, che e' amara da buttare giu', specie da chi si e' abbarbicato al potere e non vuole lasciare la presa e vorrebbe continuare a farlo sempre a spese nostre e a guadagno suo.
    Mi sembra che parli a favore di uno solo perche' sei a sfavore di un'altro.
    Insomma, un salto nel buio, oppure una preghiera consolatoria con la speranza che poi tutto venga risolto per intercessione di qualche formula magica?
    Bisogna essere piu' pragmatisti e modificare quello che e' possibile modificare, cioe' il programma di governo di Berlusconi, che almeno sappiamo quello che vuol fare.
    Grazie.

  10. #220
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    Sappiamo chi è e cosa pensa Prodi e di cosa è capace.

    La medicina amara consiste nel fatto che adesso, e dopo l'immiserimento dei milioni d'Italiani che hanno fatto da tappeto a quelle centinaia di migliaia, i conti e l'economia sono in serie difficoltà - di conseguenza un'eventuale governo Prodi non potrà neppur volendo esser di manica larga e beccarsi per l'ennesima volta la reputazione di Stato Sovietico e Fiscale.

    Se il Cavaliere avesse semplicemente tagliato del 50% il costo dei carburanti, tasse e servizi, all'inizio del suo secondo governo, avrebbe sì indotto l'Italia a perdonargli il conflitto d'interesse in nome di un reaganismo illuminato.

    Invece no! I monopoli e le lobbies prima di tutto!

 

 
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