Urge Laicamente Distinguersi.
Si riaprono nuovi spazi?
Tex Willer


Urge Laicamente Distinguersi.
Si riaprono nuovi spazi?
Tex Willer


La transitorietà indispensabile del Cavaliere
di Arturo Diaconale
Teniamoci la transitorietà rappresentata da Silvio Berlusconi. E teniamocela stretta, a dispetto di tutte le sollecitazioni dei centristi dell’uno e dell’altro polo a toglierla al più presto di mezzo. Non perché Berlusconi ed il berlusconismo rappresentino il massimo. Che, anzi, per non avere realizzato il grande cambiamento promesso preferendo puntare sul continuismo degli uomini e dei metodi passati, rappresentano un raro esempio di grande occasione mancata da condannare e criticare senza limiti e remore. Ma perché, malgrado tutte le delusioni e le rabbie, Berlusconi ed il berlusconismo costituiscono l’unico elemento di vitalità esistente in un paese che altrimenti sarebbe caratterizzato da un encefalogramma drammaticamente ed inguaribilmente piatto.
Se qualcuno vuole la riprova di questa affermazione non deve far altro che compiere una simulazione dello scenario politico italiano privato del Cavaliere.
La prima conseguenza, ben calcolata da chi punta alla sua liquidazione, sarebbe la fine del bipolarismo. Ma non nel senso di un ritorno al proporzionale che solo qualche illuso del centro destra conta di poter recuperare. Nel senso, invece, della scomparsa di un polo, quello attualmente rappresentato dalla casa delle Libertà. E dalla riapparizione dello schema e della logica bipolare solo all’interno del polo restante. Qualcuno ricorda gli anni dell’arco costituzionale, quelli in cui i diritti politici reali potevano essere esercitati solo dai partiti e dalle correnti che ricevevano la patente antifascista dal Partito Comunista Italiano? La scomparsa del Cavaliere polverizzerebbe il centro destra ed assicurerebbe i diritti politici reali sono alle forze aderenti al centro sinistra. Queste ultime si guarderebbero bene dal riesumare la legge proporzionale. Manterrebbero ben ferma l’attuale normativa che assicurerebbe un semplice diritto di tribuna ai partiti restanti del centro destra e riproporrebbe il bipolarismo solo all’interno del centro sinistra. Con il polo degli ex democristiani di sinistra da una parte (magari allargato a qualche fetta dell’Udc) e con il polo di sinistra dall’altro. L’Italia, in altri termini, diventerebbe una immensa Venezia. Con metà del paese, quella moderata , non rappresentata politicamente a causa dell’insipienza dei propri partiti di riferimento. E con l’altra metà soprarappresentata da due poli che, perso il mastice dell’antiberlusconismo, diventerebbero talmente conflittuali tra di loro da compromettere in maniera definitiva la pace sociale e la speranza di uscita dalla crisi economica generale. Il tutto senza neppure il minimo di fermento intellettuale suscitato dall’ostilità preconcetta al Cavaliere. Solo con una pappa indistinta di pensiero inesistente prodotto da una classe dirigente catto e luogocomunista vecchia e superata anagraficamente e culturalmente. Questo, naturalmente, non significa che la transitorietà berlusconiana debba essere eterna. Presto o tardi anche il Cavaliere dovrà passare la mano. Significa, però, che per non compromettere la stabilità del sistema e del paese il superamento di Berlusconi potrà avvenire solo dopo che qualcuno avrà conquistato con la forza di idee nuove e concrete il diritto alla sua successione. Queste idee non possono essere né il ritorno della Dc, né dell’arco costituzionale di demitiana memoria. Il ritorno al passato non è una idea. E’ una sciocchezza!


Amici cari, sono passati 5 mesi da questa dichiarazione di Follini e siamo ancora in ballo con sta manfrina della leadership della CDL.Originally posted by brunik
Amici, a quali cambiamenti puntano secondo voi gli amici dell'UDC ?
Governo: Follini, a Cdl chiediamo novita' e cambiamento
14/04/2005 - 172
Non ci rassegnamo a vittoria di Prodi e sinistra
(ANSA) - ROMA, 14 APR - 'Alla maggioranza chiediamo di scommettere sulla novita' e sul cambiamento': sono le poche parole di Follini dopo il vertice della Cdl. 'Siamo tra quelli che non si rassegnano che a Palazzo Chigi vadano Prodi e la sinistra', dice ai giornalisti, invitandoli ad aver pazienza: 'Domani c'e' la direzione, abbiate un po' di pazienza...', dice il segretario dell'Udc rientrando a Palazzo Chigi.
revolucciòn
Tenetevi sto Berlusca e non parliamone più, ormai le elezioni sono alle porte.
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Non ci sarà nessun Dopo Berlusconi, e quando ci sarà, dopo il 2011, a meno di un Berlusconi al Quirinale già dall'anno prossimo, non si chiamerà certo Casini.
Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi




Nessuna discussione di fronte alla crisi Il silenzio di Forza Italia di Ernesto Galli della Loggia
Da settimane accade in Italia qualcosa di straordinario che ha ben pochi precedenti nelle cronache dei Paesi occidentali. C'è un partito di maggioranza di governo che con tutta evidenza è alle prese con un calo fortissimo di immagine e di consensi, sino al punto che è nelle previsioni generali la sua sconfitta alle prossime elezioni; ci sono poi gli alleati di quel partito che, alcuni esplicitamente altri no, esprimono in gran numero preoccupazione e sfiducia nei confronti suoi e del suo leader chiedendo un cambiamento di rotta se non misure anche più drastiche; ancora: c'è un governo — di cui quel partito e i suoi uomini sono parte determinante — che anch'esso è sotto pressione e sotto accusa perché ritenuto, da parte dei suoi stessi sostenitori, responsabile del calo di consensi di cui sopra; e infine c'è il capo di quel partito che affettando la massima noncuranza di fronte alle critiche dei suoi alleati e alle pessime previsioni elettorali assicura che no, che si tratta di semplici tempeste in un bicchier d'acqua e che alla fine, non si sa come, tutto si sistemerà per il meglio.Bene: nel nostro Paese c'è esattamente tutto quello che ho detto, ci sono il partito di maggioranza e di governo e il suo leader alle prese con i problemi sopraccennati, ed ecco la cosa straordinaria che accade: dentro quel partito nella tempesta, cioè dentro Forza Italia, non si leva la minima voce di perplessità o di dissenso, non si sente l'eco della minima discussione, nessuno osa non dico una critica ma neppure una proposta o un suggerimento per uscire dalla crisi. Niente: in qualunque altro Paese a quest'ora ci sarebbero dibattiti e polemiche accesissime, richieste ultimative di cambiamenti, i deputati peones in rivolta per la prospettiva di non essere rieletti: da noi invece nulla di tutto questo. In Forza Italia sembra esserci posto solo per il silenzio dei cimiteri.È la riprova del carattere assolutamente anomalo di questa formazione «politica» (le virgolette sono di rigore), cioè di un partito paradossale che ignora tutte le categorie della politica, a cominciare da quella della discussione e del dibattito, cioè gli strumenti classici per l'individuazione di personalità capaci di visione e di leadership. In Forza Italia, invece, tali capacità sono supposte esistere solo in Silvio Berlusconi e in coloro che egli, a suo insindacabile giudizio, indica: secondo un modello, cioè, che più che un partito ricorda il califfato.Le due conseguenze gravi sono proprio oggi sotto gli occhi di tutti. La prima è che in questo modo un partito esistente da oltre dieci anni e con responsabilità di governo è di fatto privo di una classe politica degna di questo nome: al suo interno contano qualcosa solo gli yes men e soltanto finché restano tali. Ne deriva un terribile isolamento del suo leader, di Berlusconi, il suo essere tagliato fuori da ogni rapporto reale con il Paese e l'impossibilità che ne deriva di una qualunque correzione della sua linea: se Berlusconi decide di precipitare nell'abisso non c'è niente da fare: si precipita tutti nell'abisso. La seconda, analoga conseguenza è che qualunque alleato critico di Forza Italia e/o del premier (oggi per esempio l'Udc) non riesce mai a trovare alcuna sponda in quel partito, nessun interlocutore, e dunque alcun esito possibile alla propria critica se non la rottura e la fine dell'alleanza ovvero il nulla di fatto e da ultimo la sottomissione. 04 settembre 2005
omar proietti
Caro Silvio,
portaci con te a Tahiti. Ce lo devi. Ci lasci qui davvero abbandonati a noi stessi, se perdi? Ci vuoi così poco bene? Non possiamo crederci. Sul serio, Cavaliere, pensi di mollarci a Prodi e Follini e di partire verso i mar del Sud, offrendo solitario il depilato petto alla brezza polinesiana e agli aperitivi con il mango? Ti capiamo, come no? Ma capiamo di più noi stessi, se ti chiediamo di fare una bella promessa. O partiamo tutti o restiamo tutti. Troppo comodo se no. Faremmo la fine dei disgraziati di New Orleans. Si salvi chi può. Ma tra noi chi può partire per Tahiti?
C'è un'altra ragione elementare per cui ti raccomandiamo di ritirare la tua profezia. Ed è questa: uno che prepara la via di fuga, vuol dire che ha già perso. Ha già appesantito la sua corsa con un paracadute. Il popolo è pirla, può benissimo darsi che in maggioranza scelga Prodi. E' già successo. Ma se insisti gli dai pure ragione. I duelli seri sono all'ultimo sangue. Ou la patrie ou la mort, dicevano i rivoluzionari di Tahiti. Vittoria o morte. Questa è roba seria. E di solito si vince, solo se lo sfidante non ha nulla da perdere e una tigna da' giocarsi la pelle. Nella vita non è come nei quiz dove c'è l'aiutino e la domanda di riserva, con il premio di consolazione a Tahiti. Per vincere ci vuole gente disposta a schiantarsi.
Dai su, Berlusca, allora la metti la firmetta? Prometti di portarci con te. Se no, non val la pena di seguirti in una guerra dove gli unici che rischiano sono i fantaccini, cioè i tuoi adoranti elettori: mica ce l'abbiamo il lasciapassare con veliero per gli arcipelaghi australi. Allora imbarcaci, forza. Non pretendiamo una "bellissima barca ti lasciamo volentieri l'ammiraglia, e non esigiamo neanche le corone di fiori del tipo di quelle che cinsero Marlon Brando e orneranno il tuo bel decolté. Ci va bene un gommone. Ti seguiremo con fiducia. Siamo sicuri che riusciresti a rifare lì il tuo miracolo edilizio. E metteresti su Honolulu 2 e Paapetc 3, la domenica ci por-, teresti in gita a vedere i cactus a Bora Bora. Nel quartiere usciremmo a passeggio tra i cigni e - controlliamo, siamo poco pratici - forse anche i pinguini. Intanto però tu vai là e qui a noi ci lasci coi beduinì.


Giocalone, si vergogni, il suo post è un plagio.
http://img12.imageshack.us/img12/1108/a0rl.gif
vengo anch'io !!!!Originally posted by Golia Giocalone
portaci con te a Tahiti
Ma solo con la barca miliardaria dei catto-comunisti !!!


CdL/Pri: presidente Berlusconi, se ci sei batti un colpo!
Silenzio e confusione in Cdl, Finanziaria in alto mare
Se ''nel centro-sinistra il grado di confusione e' elevato'' esso e' ''purtroppo bilanciato dalla confusione che ''regna sovrana'' nella Casa delle liberta'. E' il caso di dire, ''Presidente Berlusconi se ci sei batti un colpo'' o, come disse Michelangelo al suo Mose', ''perche' non parli!''.''. Lo scrive il giornale del Partito Repubblicano Italiano ''La Voce Repubblicana'', in un editoriale sul numero di domani. ''C'e' un silenzio assordante nella Cdl - e' scritto nell'articolo - ci si parla molto attraverso la stampa e non si parla per nulla dei problemi della coalizione e soprattutto di quelli del Paese. Pure il Presidente del Consiglio tace''. ''La legge finanziaria - scrive il notista - che non e' un grande strumento programmatico ma comunque un adempimento obbligatorio, non si sa che fine abbia fatto, e sembrerebbe che ancora non sia stata nemmeno impostata. L'unica cosa certa e' il seminario di Gubbio per i dirigenti di Forza Italia, dove tra l'altro pare non ci sia grande entusiasmo nemmeno da parte dei leader che dovrebbero galvanizzare i quadri di quel partito''. ''Noi crediamo - si legge nell'editoriale - che sia possibile condurre una campagna elettorale che abbia speranze di successo e tuttavia avvertiamo una rilassatezza e un a-decisionismo che non promettono nulla di buono''. ''E' un peccato - secondo l'organo del Pri - che Berlusconi non ascolti i suoi alleati, e soprattutto quelli che, non avendo necessita' di ''accontentare'' una platea elettorale piu' o meno vasta, hanno come patrimonio l'indipendenza di giudizio''.
Roma, 9 settembre 2005 (ANSA)