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La procura ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulle interruzioni elettriche: incidenti senza conseguenze solo per caso
Il pm: «Linate è un aeroporto pericoloso»
L’allarme lanciato dal magistrato che ha indagato sui quattro blackout del 2004: nessuna sicurezza per i voli
MILANO - Se i quattro black-out che mandarono in tilt l’aeroporto di Linate il 6 e 7 ottobre 2004 «non hanno creato pericolo per la sicurezza dei voli», pur accecando radar, monitor e sistemi di comunicazione, è stata solo «una eventualità» fortunata (il volume di traffico in cielo «era esiguo») e «non un risultato assolutamente scontato» come invece «dovrebbe essere certezza per la collettività». Colpa di una catena di «omissioni» che «francamente stupiscono per la loro estrema gravità, in considerazione del luogo e del settore di trasporti in cui sono state compiute, del numero e dei qualificati autori, dei gravissimi rischi connessi». E che «dimostrano, purtroppo, una gestione superficiale (specie in fase manutentiva) dell’impianto di alimentazione dello scalo aereo di Linate, che, viceversa, dovrebbe costituire un modello per progettazione, costruzione e manutenzione». Per questo motivo il pubblico ministero milanese Piero Basilone, che pure ha dovuto chiedere l’archiviazione dell’inchiesta «contro ignoti» per una questione puramente di diritto, ha sensibilizzato gli enti preposti alla sicurezza. E sempre per questo, ieri, il giudice Guido Salvini, nell’accogliere l’archiviazione, ha trasmesso gli atti all’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, nonché richiamato tutte le 11 aziende variamente in causa a non rimpallarsi più responsabilità e costi, ma a trovare un accordo sul risolutivo «accertamento tecnico preventivo in sede civile»: in sostanza il dissotterramento di alcuni cavi di alimentazione, operazione per la quale l’Enav in un primo momento era parsa disposta ad anticipare 750 mila euro, a condizione che le venissero poi rimborsati dalla parte che fosse risultata responsabile del difetto o negligente.
Una volta esclusi sia comportamenti dolosi, sia «concreti pericoli per la sicurezza dei voli» nei giorni delle interruzioni di energia, i magistrati si sono visti costretti dalla procedura ad arrestare l’indagine penale sulla soglia di una norma di legge (risalente al 1930) che non prevede «il pericolo di causazione di un disastro aviatorio originato da colpa» mentre lo prevede, a esempio, per il «disastro ferroviario». «E’ del tutto legittimo - non resta che lamentare al gip Salvini - il dubbio sulla minore rilevanza, specie nell’epoca contemporanea, di questa ipotesi dimenticata».
Resta così l’analisi delle carenze rilevate dall’inchiesta e dai consulenti tecnici del pm Basilone. Impietosa. «Difetti strutturali» come «progettazione e collaudo delle modifiche della cabina di ricevimento, grossolano spostamento dei gruppi di continuità dell’alimentazione elettrica (Ups) dell’aeroporto, improvvida sistemazione e difettosa protezione degli Ups» ma anche «difetti manutentivi dei sistemi di alimentazione nello scalo, decisamente preoccupanti, se si pensa che si tratta di sistemi alla cui funzionalità ed efficienza è affidata la vita di migliaia di persone».




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