[size=small] Uno dei cardini su cui si fondano le società islamiche tradizionali è lo stato di assoggettamento delle donne. Ogni minimo cambiamento che riguardi la condizione femminile merita quindi la massima attenzione.
Di notevole rilevanza sono una serie di notizie giunte dal Kuwait negli scorsi giorni. A sorpresa, a maggio, il Parlamento ha approvato, con 35 voti a favore, 23 contro e un'astensione, una legge che riconosce alle donne i diritti elettorali passivi e attivi di cui erano state private nel 1967 con l'indipendenza del Paese. Dovranno attendere le legislative del 2007 per poterli esercitare, perché non è stato possibile renderli effettivi per l'appuntamento elettorale del 2 giugno, con il quale i kuwaitiani hanno scelto 10 dei 16 componenti dell'unico consiglio municipale dell'emirato. Però sono donne, entrambe ingegneri, due dei sei membri del consiglio nominati dal governo. Infine, l'11 giugno, per la prima volta una donna ha ottenuto la carica di ministro. Si chiama Massouma Mubarak, è docente universitaria, si batte per i diritti delle donne e dirigerà il ministero della pianificazione e dello sviluppo degli affari amministrativi.
In Qatar è entrata in vigore il 9 giugno la nuova Carta costituzionale permanente che era stata approvata a maggio con un referendum popolare. Sostituisce finalmente quella transitoria in vigore dal 1972 e tra le innovazioni più significative annovera la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Inoltre introduce la parità di diritti e doveri tra uomo e donna, principio reso possibile dal fatto che la religione islamica e il diritto coranico, la shari'a, sono indicati come i principali - ma non unici - fondamenti del diritto. Come ha sottolineato Gamal Yahya, l'esperto egiziano di diritto costituzionale che ha collaborato alla stesura del testo della Carta, l'acquisizione di pari diritti da parte delle donne differenzia ora il Qatar da tutti gli altri Stati arabi: la nuova Costituzione apre ai cittadini del Qatar l'accesso a «una nuova era di democrazia basata sulla libertà d'espressione, sul potere della legge e sull'uguaglianza tra tutti i cittadini, indipendentemente da razza, colore, origine e sesso» (MISNA, 10/6/2005).
Meno elevati intenti hanno ispirato un provvedimento preso qualche settimana fa negli Emirati Arabi Uniti, dove l'amministrazione pubblica della capitale, Abu Dhabi, ha proibito alle proprie impiegate di indossare il niqab, il velo integrale simile al burqa afghano: affinchè gli utenti sappiano con chi stanno parlando, ma soprattutto per combattere la piaga dell'assenteismo che il velo rende incontrollabile.
Per questioni di sicurezza stradale, ancora in Kuwait, alle donne che indossano il niqab invece è stato proibito di guidare perché la sottile fessura all'altezza degli occhi non consente una visuale di 180 gradi, senza contare che in caso di infrazione al codice stradale non è possibile identificare la responsabile.
Il problema non si pone affatto in Arabia Saudita dove, nonostante un acceso dibattito, le autorità non hanno accettato di eliminare la norma che proibisce alle donne di guidare l'automobile. In compenso il gran mufti Sheik Abdul al Sheik, massima autorità religiosa del Paese, ha dichiarato che non è lecito costringere una donna a sposarsi contro la sua volontà e anche impedirle di unirsi a un marito di sua scelta, con ciò delegittimando i matrimoni forzati che sono pratica tradizionale in gran parte del mondo non solo islamico. A marzo, inoltre, il capo del dipartimento di stato civile ha annunciato che entro il 2006 tutte le donne dovranno avere una carta d'identità con la loro fotografia: un passo avanti enorme, se si considera che adesso a provare l'identità di una donna, posto che la sua nascita sia stata registrata, sono solo il passaporto, riservato a pochissime, e una carta di famiglia indicante unicamente il suo nome. Va ricordato, per capire l'arretratezza dello Stato saudita in fatto di diritti umani, civili e politici, che a febbraio si sono svolte, ovviamente riservate alla popolazione maschile, le prime elezioni nella storia del Paese.
Per finire, due notizie dal Pakistan. La prima è negativa: il Parlamento ha respinto, definendola anti-islamica, la proposta di inasprire, e soprattutto rendere più certe, le sanzioni per chi commette omicidi d'onore, escludendo la possibilità di conciliazione e compromesso. L'aspetto positivo della seconda notizia è che a Lahore, il 14 maggio, è stata organizzata una pubblica protesta contro le violenze istituzionalizzate inflitte alle donne; quello negativo però è che la polizia ha reagito violentemente, arrestando anche alcuni partecipanti, non per porre fine alla manifestazione, ma per impedire alle numerose donne che vi hanno aderito di sfilare per le strade della città, mescolate agli uomini.
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[size=large] Donne e Burqa... che ne pensate? [/size]


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non mi sembra proprio in verita`...............

