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Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Matrimonio

  1. #1
    torquemada
    Ospite

    Predefinito Matrimonio

    Il matrimonio nel mondo greco-romano
    Immaginiamo, per un attimo, di essere padroni del tempo e di poterlo ripercorrere a ritroso sino a trovarci ad assistere, prima, ad un matrimonio celebrato nell'antica Grecia e, successivamente, nella Roma dei Cesari. Sia nell'uno che nell'altro caso l'evento matrimoniale obbediva a particolari regole e rituali che non potevano in alcun modo essere disattesi. Caliamoci quindi, come prima tappa, nella realtà storica dell'epoca e constateremo che il matrimonio in Grecia rappresentava l'attuazione di un triplice dovere nei confronti:

    innanzitutto degli Dei che dall'unione matrimoniale avrebbero tratto la garanzia di una moltitudine di fedeli disposti a venerarli;
    dello Stato che poteva contare su numerosi cittadini pronti a difenderlo;
    della propria stirpe della quale attraverso le nascite, ne assicurava la conservazione. Difficilmente, però, le nozze avvenivano tra persone che si erano liberamente scelte per reciproca attrazione sentimentale ma erano, di solito, frutto delle decisioni dei genitori adottate in base a criteri del tutto scevri da quello dell'amore (dote, interessi familiari ecc. ... )
    Risultava, infatti, oltremodo difficile per i giovani riuscire ad intrattenere rapporti che potessero far sorgere solidi legami sentimentali in una società in cui la donna conduceva una vita ritirata tra le mura domestiche. Lo sposalizio era preceduto da una promessa solenne fatta normalmente dal padre o da chi ne facesse le veci, con la quale si stabiliva l'ammontare della dote dote che non diventava di proprietà del marito cui, invece, spettava il solo usufrutto.

    Il periodo ritenuto più opportuno per lo svolgimento delle nozze era la stagione invernale e, precisamente, quello corrispondente al nostro mese di gennaio che, in Grecia si identificava con Gamelione (da gàmos, cioè nozze). Il giorno delle nozze lo sposo e la sposa facevano il bagno in acqua attinta presso particolari fonti sacre, diverse a seconda del luogo di svolgimento del matrimonio. Dopo tale solenne cerimonia, seguiva un banchetto in casa della sposa in cui, però, le donne sedevano separate dagli uomini. Terminato il banchetto, sul far della sera, la sposa avvolta in un velo, veniva condotta alla presenza dello sposo (entrambi cinti di corone di fiori e profumati con unguenti) per prendere posto su di un carro accanto a lui e ad un parente prossimo. Un gran numero di portatori di fiaccole precedeva e seguiva gli sposi. Il corteo tra inni, acclamazioni e canti dedicati agli Dei, accompagnato dal suono di flauti e cetre, si recava presso la casa dello sposto dove venivano offerte, in segno di buon augurio, diverse focacce di sesamo. La sposa quindi, sempre avvolta nel velo, veniva condotta nella camera da letto. Dopo le nozze, di norma il giorno successivo, la sposa, non più velata, riceveva i doni dal marito, dai parenti e dagli amici.

    Trasferiamoci adesso, idealmente, a Roma ove lo ius connubi, la capacità cioè di contrarre matrimonio valido fu concesso, in origine solamente ai cittadini appartenenti alla medesima classe. Innovando in materia, la Lex Canuleia del 445 a.C. ritenne valido anche il matrimonio celebrato tra patrizi e plebei, principio questo che, sotto l'imperatore Caracalla venne esteso a tutto l'impero. L'etimologia della parola "matrimonio" e cioè matris munus (compito della madre) voleva indicare non tanto la prerogativa di mettere al mondo la prole nello ambito del matrimonio, ma soprattutto racchiudeva una valenza giuridica volendo significare che solamente i figli nati a seguito del matrimonio potevano essere considerati legittimi. La condizione della donna romana era comunque di gran lunga migliore di quella greca, infatti godeva di una maggiore libertà, essendole consentito di uscire di casa avere incontri con amiche, accompagnare il marito ai banchetti e persino rientrare a casa molto tardi. In genere il matrimonio era preceduto dal fidanzamento sponsalia: i rispettivi padri (dello sposo e della sposa) procedevano cioè alla reciproca promessa di matrimonio.

    Tre erano i modi secondo cui si Potevano celebrare i matrimoni presso i romani:

    con la confaerratio che aveva prevalentemente carattere religioso e si concretizzava nell'offerta di una focaccia di farro alla presenza del pontefice massimo del flamine diale (sacerdote addetto al culto di Giove) e di dieci cittadini quali testimoni;
    con la coemptio che simulava una sorta di compravendita avente come oggetto la moglie e, come acquirente, il marito;
    tramite l'usus basato cioè sulla convivenza ininterrotta per almeno un anno tra marito e moglie sotto lo stesso tetto.
    A queste tre forme se ne aggiunse un'altra detta sine manu, databile nella fase finale della repubblica e diffusasi nella età imperiale. Era un matrimonio fondato sul semplice consenso maritalis affectio, in cui la donna restava sotto la patria potestas del padre e conservava i diritti successori della propria famiglia.

    Diversamente dai Greci i Romani preferivano, quale periodo più adatto alle nozze, non il mese di gennaio ma la seconda metà di giugno, escludendo in quanto di cattivo augurio, il mese di maggio, la prima metà giugno, tutte le calende, le idi ed i dies nefasti (giorni in cui cioè non si poteva amministrare la giustizia).

    Nel giorno delle nozze la sposa deponeva la toga praetexta (orlata di una lista di porpora) e la consegnava alla Fortuna virginalis; indossava quindi l'abito nuziale costituito da una tunica bianca (tunica recta) lunga fino ai piedi, circondata, all'altezza della vita da una cintura chiusa con un nodo, nodo che il marito scioglieva la notte delle nozze. Il viso della sposa, cosi come in Grecia era avvolto in un velo ci colore arancione (flammeum). Il termine latino nubere (contrarre nozze, riferito alla donna), aveva infatti anche il significato di celare, come celato appunto risultava il volto della sposa. Gli sposi, quindi, alla presenza dei testimoni, parenti ed amici pronunciavano la formula rituale del matrini onio e sottoscrivevano il contratto matrimoniale (tabulae nuptiales), non senza aver prima sacrificato agli Dei. A suggello della cerimonia la madrina (pronuba) congiungeva le loro mani destre in segno di reciproca fedeltà. Il tutto si concludeva con un banchetto nuziale (cena nuptialis) e la sposa veniva quindi condotta alla casa del marito accompagnata da un corteo simile a quello in uso presso i Greci. Giunta colà, veniva portata in braccio oltre la soglia di casa passando sopra una pelle di pecora distesa sul pavimento, mentre gli intervenuti invocavano Talassio, il dio romano delle nozze, corrispondente al greco Himeneo.

    Il marito accogliendola in casa, le chiedeva quale fosse il suo nome e la donna rispondeva con la formula ubi tu Caius ego Caia, attestando di voler legare il proprio destino a quello dello sposo. Il giorno dopo le nozze il marito offriva un altro pranzo (detto repotia) ed in quella occasione parenti ed amici offrivano regali. Oltre alla citata Lex Canuleia, ulteriori fonti normative ebbero per oggetto la materia matrimoniale, quali ad esempio: la Lex lulia de adulteriis coercendis (18 a. C.) che intese perseguire come crimine contro il buon costume ogni sorta di unione extramatrimoniale sia nella forma generica dello stuprum, sia in quella specifica di adulterium (stuprum con donna sposata) e d'incestum (stuprum con parenti ed affini); la Lex lulia de maritandis ordinibus che, unitamente alla Lex Papia Poppea (9 d.C.) perseguì lo scopo di combattere la diminuzione dei matrimoni e delle nascite.

    Veniva infatti sancito l'obbligo di contrarre matrimonio (per gli uomini tra i 25 ed i 60 anni e, per le donne tra i 20 ed i 50). I contravventori (coelibes) subivano talune limitazioni di diritto successorio e veniva loro proibito l'accesso ai pubblici spettacoli.

    Quanto sopra testimonia che a Roma l'istituto del matrimonio godeva di altissima considerazione e di conseguente tutela legale. Ciò probabilmente scaturiva dalla enorme e vitale importanza per l'apparato statale di poter disporre del necessario numero di cives in grado di assicurare le conquiste e la difesa dei confini.

    Bruno Melfi

    •   Alt 

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  2. #2
    torquemada
    Ospite

    Predefinito http://www.ufficioliturgicoroma.it/matrimonio.htm

    Il matrimonio cristiano si situa nel cuore del mistero del Cristo e vive della gratuità e della fedeltà dell'amore del Cristo, vive cioè del "rischio" dell'alleanza (special_mente a proposito dell'indissolubilità), per_ché ormai le attitudini rispettive di Cristo e della chiesa comandano quelle dello spo_so e della sposa. Il matrimonio quindi non è più dominato, come nell'AT, dal dovere religioso di assicurare una discendenza, ma dalla costituzione di una comunità d'amore e di fedeltà, avente come fondamento e modello quella del Cristo e della chiesa.
    Il matrimonio è a servizio del re_gno ed è un modo di vivere il regno. Esso è perciò realtà valida e salvifica, che tutta_via è solo anticipo della pienezza del re_gno.


    Tradizione liturgica
    Secc. I-III (IV) - Non si hanno indica_zioni chiare e probanti circa l'esistenza di una vera e propria celebrazione liturgica del matrimonio: si potrebbe quasi defini_re il matrimonio un avvenimento profano ad ispirazione cristiana: i cristiani infatti celebrano il loro matrimonio «come gli al_tri uomini» (Ad Diognetum 5,6), confor_mandosi agli usi civili: lo celebrano sotto la presidenza del padre di famiglia com_piendo i soli gesti e riti domestici, come per es. quello di unire le mani dei futuri sposi. I cristiani però hanno sempre tenu_to presenti «le leggi straordinarie e vera_mente paradossali della loro società spiri_tuale» (Ad Diognetum 5,4), sentendo con profondità l'urgenza della novità che essi portavano nella storia; per questo hanno eliminato dalla loro liturgia domestica ogni aspetto della religione pagana (quale ad es. il sacrificio agli dèi familiari, gli eccessi li_cenziosi del corteo nuziale). Hanno dato una particolare importanza alla procrea_zione e all'educazione dei figli (Ad Diognetum 5,6). La rilevanza ecclesiale del matrimonio è sottolineata da Ignazio di Antiochia, che quasi invita i cristiani a spo_sarsi solo con l'approvazione del vescovo (Ad Polycarpum 5, 2). Anche Tertulliano ac_cenna al fatto che i cristiani, in occasione del matrimonio, a volte partecipano alla celebrazione del sacrificio eucaristico ed ottengono una particolare benedizione (Ad uxorem 2,9 = CSEL 70, 123). Il vescovo era pure presente nel matrimonio degli schia_vi, dei catecumeni, degli orfani e del clero.


    Secc. IV-XIV (XV) - In questi secoli si vengono progressivamente delineando gli elementi della celebrazione liturgica, me_diante una graduale evoluzione dal matri_monio come avvenimento profano-civile ad ispirazione cristiana al matrimonio co_me avvenimento cristiano nella chiesa.
    Due sono i poli attorno ai qua_li ruota lo sviluppo della celebrazione:
    a. Matrimonio e consenso - È possibile in_nanzitutto constatare il profondo influsso del diritto romano nei confronti del pen_siero cristiano, che accoglie il valore del consenso come fatto costitutivo del ma_trimonio: secondo il diritto romano, infatti, solo il consenso è strettamente necessario al matrimonio, qualunque ne fosse la for_ma (erano cioè considerate elementi secondari le diverse costumanze nuziali con cui veniva celebrato il matrimonio ed espresso il consenso). La chiesa si preoc_cupava che il consenso umano libero ve_nisse espresso e fosse una realtà soprattutto nel caso del matrimonio dei poveri. Nel frattempo però i vari riti (riguardanti l'a_nello, la dote, la consegna della sposa, la testimonianza di parenti ed amici) erano ancora compiuti nell'ambito familiare, an_che se sotto lo sguardo vigilante del sacer_dote: non erano stati ancora trasformati in riti liturgici, come avverrà più tardi. E’ a partire dai secoli successivi all'epoca caro_lingia[1] che la chiesa rivendica competenza giuridica sul matrimonio e dispone che il consenso e la conseguente consegna del pegno nuziale vengano espressamente di_chiarati in presenza del sacerdote (secc. IX_X [XI])[2], in chiesa o, più spesso, davanti alle porte della chiesa, come indicano pa_recchi rituali dei secc. XI-XIV[3]; a questo at_to seguirà poi la celebrazione della messa con la benedizione della sposa.
    Lo scambio dei consensi ebbe per la prima volta sanzione liturgica in Normandia. Per conferirgli il massimo di pubblicità, si con_venne che l'atto avrebbe avuto luogo non più nella casa della fidanzata, bensì alla porta della chiesa, davanti alla casa di Dio: per questo motivo l'espressione «in facie ecclesiae» ebbe dapprima un senso pura_mente materiale. I due Ordines più antichi del matrimonio «in facie ecclesiae» sono testimoniati da un Messale di Rennes e da un Pontificale in uso nell'abbazia normanna di Lire[4]. In Italia invece bisognerà arrivare fino al concilio di Trento, che esige obbli_gatoriamente la presenza del parroco, per vedere l'affermarsi di tale prassi, mentre fi_no a quel momento il consenso era rice_vuto dal notaio. Infine la formula «Ego coniungo vos» (con l'invito a stringersi la ma_no destra) è attestata per la prima volta da un Ordo di Rouen della fine del sec. XIV[5].
    b. Il velo e la benedizione nuziale durante l'eucaristia - A partire dalla metà del sec. IV è attestata una benedizione presbiterale che accompagna la consegna del velo durante l'eucaristia[6]: siamo di fronte a un rito che vuole semplicemente esprimere onore (es_so infatti è obbligatorio per i chierici ed è rifiutato alle prostitute, ai fornicatori, in occasione delle seconde nozze). Non si tratta del flammeum di Roma, che copre la te_sta della fidanzata già all'inizio della ceri_monia nella casa paterna; è invece un velamen sacerdotale, perché viene steso dal vescovo, e in modo da coprire completa_mente la sposa e le spalle dello sposo, il cui capo resta scoperto. Diverse sono le te_stimonianze che ci documentano il testo della benedizione della sposa (insieme ai testi della messa nuziale): il sacramentario Veronese, ripreso poi e ritoccato dal sacra_mentario Gelasiano e dal sacramentario Gregoriano[7]. La centralità della sposa nella pre_ghiera di benedizione[8] sembra dovuta, ol_tre che all'influenza dei costumi-legisla_zione longobardo-franco-germanico-roma_na, anche alla teologia paolina espressa in 1Cor 11,2-5 (soprattutto 7-8), secondo la quale l'uomo, immagine di Cristo, è capo della donna immagine della chiesa: per la donna il marito diventa dunque figura Christi («nubat in Christo»: sacramentario Gregoriano), per cui la fedeltà e soggezione della sposa al marito è un servizio reso a Cristo. Inoltre la velazione della sposa è comprensibile se la si mette in relazione alla velazione delle vergini consacrate a Dio («virgines Deo sacratae»), consacrazione di cui le nozze costituiscono il "sacramento" o realizzazione simbolica nella vita nel mondo. In questo periodo infatti si va af_fermando la velatio virginis, che è appunto la solenne consacrazione di una vergine. Orbene la sposa cristiana, mediante la velazione, veniva posta accanto alla vergine consacrata nella stessa prospettiva dell'u_nione col Cristo: unione che, mentre nel_la verginità va diretta al suo scopo, attra_verso il segno delle nozze, nella vita co_niugale, vi giunge mediatamente. Il matri_monio cioè rende visibile la realtà nuziale del mistero di Cristo, la verginità rende vi_sibile l'aldilà di questa realtà.


    Il rituale del 1614 - Questo Rituale, rimasto in vigore fino al 1969, contie_ne e codifica l'Ordo medievale circa lo scambio dei consensi «in facie ecclesiae», la congiunzione delle mani con la formu_la sacerdotale «Ego coniungo vos», la be_nedizione dell'anello nuziale della sposa, la formula di conclusione.

    L’Ordo Celebrandi Matrimonium


    Analisi dell’OCM - La costituzione liturgica SC (77-78) non solo aveva ravvi_sato la necessità di una riforma del rito del matrimonio, ma aveva anche indicato al_cuni criteri. Il nuovo rituale, nelle sue li_nee teologico-liturgiche, si presenta ora co_me un forte contributo alla comprensione della tipicità dello sposarsi nel Signore.
    Dal punto di vista celebrativo - Certa_mente il fatto più rilevante è che il nuovo OCM inserisce la celebrazione del matri_monio durante la messa (SC 78), facili_tando così la lettura-comprensione-annun_cio della realtà celebrata come realtà stret_tamente legata all'alleanza, di cui l'eucari_stia è la celebrazione vertice: da giuridico, l'accento si è fatto teologico. In secondo luogo l'eucologia del nuovo OCM - per cir_ca due terzi consistente di nuove compo_sizioni e per il resto di rifacimenti di testi antichi - diventa capace di rivelare la ric_chezza della realtà matrimoniale[9]. In ter_zo luogo si stabilisce anche per questo sa_cramento l'importanza della liturgia della Parola (SC 78). Lo stesso lezionario, ulte_riormente arricchito nella 2a edizione dell'OCM (1991), oltre che offrire una scelta di letture piuttosto abbondante nella quan_tità e nella varietà dei temi trattati, aiuta a collocare il matrimonio in un più ampio contesto di vita cristiana e di storia della salvezza, all'interno del quale risalta più chiaramente il suo valore di segno sacra_mentale. Mentre l'OCM (1969) offriva tre riti, poi ripresi nell'edizione italiana («durante la messa», «senza la messa» e «tra un cat_tolico e un non battezzato»); l'OCM (1991; cfr. Praen. 25) aggiunge, in base al CIC 1112 quello «coram assistente laico».
    La liturgia del matrimonio si articola sem_pre in quattro momenti: le domande, il consenso, la benedizione e consegna degli anelli e la preghiera dei fedeli, ma OCM (1991) ha ora titolato meglio tutto il rito e dunque anche questi quattro momenti, come già era avvenuto per la traduzione italiana (SM 1975). È certamente possibi_le, attraverso il fluire stesso del rito e la sua espressione verbale, cogliere la realtà degli sposi come protagonisti della celebrazio_ne: il ministro (che riceve il consenso) si configura come espressione della chiesa che è stata testimone della realtà avvenu_ta e che si associa poi al rito con la pre_ghiera comune.


    G. COLOMBO (C. CIBIEN)




    Dal Codice di Diritto Canonico

    Can. 1055 - §1. Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento.
    §2. Pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale, che non sia per ciò stesso sacramento.


    Preparazione

    Can. 1063 - I pastori d'anime sono tenuti all'obbligo di provvedere che la propria comunità ecclesiastica presti ai fedeli quell'assistenza mediante la quale lo stato matrimoniale perseveri nello spirito cristiano e progredisca in perfezione. Tale assistenza va prestata innanzitutto: 1) con la predicazione, con una adeguata catechesi ai minori, ai giovani e agli adulti, e anche con l'uso dei mezzi di comunicazione sociale, mediante i quali i fedeli vengano istruiti sul significato del matrimonio cristiano e sul compito dei coniugi e genitori cristiani; 2) con la preparazione personale alla celebrazione del matrimonio, per cui gli sposi si dispongano alla santità e ai doveri del loro nuovo stato; 3) con una fruttuosa celebrazione liturgica del matrimonio, in cui appaia manifesto che i coniugi significano e partecipano al mistero di unione e di amore fecondo tra Cristo e la Chiesa; 4) offrendo aiuto agli sposi perché questi, osservando e custodendo con fedeltà il patto coniugale, giungano a condurre una vita familiare ogni giorno più santa e più intensa.


    Annotazione

    Can. 1122 - §1. Si annoti anche l'avvenuta celebrazione del matrimonio nel registro dei battezzati, in cui è iscritto il battesimo dei coniugi.
    §2. Se un coniuge non ha contratto il matrimonio nella parrocchia in cui fu battezzato, il parroco del luogo della celebrazione trasmetta quanto prima la notizia del matrimonio celebrato al parroco del luogo in cui fu amministrato il battesimo.


    Dal Catechismo della Chiesa Cattolica


    « Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento ». (CCC 1601)
    La Sacra Scrittura si apre con la creazione dell'uomo e della donna ad immagine e somiglianza di Dio e si chiude con la visione delle « nozze dell'Agnello » (Ap 19,9). Da un capo all'altro la Scrittura parla del Matrimonio e del suo mistero, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine, delle sue diverse realizzazioni lungo tutta la storia della salvezza, delle sue difficoltà derivate dal peccato e del suo rinnovamento « nel Signore » (1 Cor 7,39), nella Nuova Alleanza di Cristo e della Chiesa. (CCC 1602)


    CEI DIRETTORIO PASTORALE FAMILIARE
    Praenotanda del rito





    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] È noto l’imponente intervento legislativo dei carolingi a riguardo del clero, il quale acquista rilevanza e ruolo notevoli all’interno di un mutato quadro ecclesiologico: dall’ecclesiologia di comunione si va infatti evolvendo verso una ecclesiologia di tipo societario, modellata sulla societas feudale.
    [2] Sono gli “sponsalia de futuro” ormai divenuti “sponsalia de praesenti”. Questa è l’epoca dello sfacelo dell’impero carolingio, la cui prima vittima è stata la famiglia.
    [3] Si vedano le diverse fonti pubblicate da H. Schmidt, Rituel et sacramentalité du mariane chrétien in QL ½, 1975, 20.
    [4] P. Jounel, Il matrimonio in A.-G. Martimort (a cura), La chiesa in preghiera. Introduzione alla liturgia, Desclée, Roma 1963, 649.
    [5] J. B. Molin et P. Mutembe, Le rituel du mariage en France du 12 au 16 siècle, Beauchesne, Parigi 1974, 124 e 127 (303-305 è il testo del Messale).
    [6] H. Schmidt, a.c. (alla nota 3), 21-22, raccoglie le testimonianze dell’Ambrosiaster, Commentarius in XIII epistulas paulinas 7,40: PL 17,238 e Quaestiones Veteris et Novi Testamenti: CSEL 1, 400; di papa Silicio Epistola ad Vigilium: PL 13, 1171; di Ambrogio, Exameron 5, 8: CSEL 32, 1, 153; di Paolino di Nola, Carmina 25, 199-232: CSEL 30, 244-245.
    [7] L. C. Mohlberg Sacramentarium Veronese, Herder, Roma 1966, nn. 1105-1110; J. Deshusses, Le Sacramentaire Grégorien, Editions Universitaires, Friburgo 1971 nn. 833-839, L. C. Mohlberg, Liber Sacramentorum Romanae Ecclesiae ordinis anni circuli (Sacramentarium Gelasianum), Herder, Roma 1968, nn. 1443-1445.
    [8] Molto probabilmente l’evoluzione della forma liturgica ha visto il passaggio dalla benedizione delle nozze (cioè dalla benedizione pronunciata su ambedue gli sposi) alla benedizione della sposa (cfr. E. Schillebeeckx, Il matrimonio. Realtà terrena e mistero di salvezza, EP, Roma 1971, 330 ss.; per le riflessioni seguenti, 348-359).
    [9] Cfr. F. Brovelli, La celebrazione del matrimonio. Analisi del nuovo rituale in Aa. Vv., Il matrimonio cristiano. Studi biblici, teologici e pastorali. Il nuovo rituale, LDC, Torino 1978, 275-278.

  3. #3
    torquemada
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  4. #4
    torquemada
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    Predefinito Codice Civile

    TITOLO VI

    DEL MATRIMONIO







    CAPO I

    Della promessa di matrimonio










    Art. 79 Effetti

    La promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo ne ad eseguire ciò che si fosse convenuto per il caso di non adempimento.

    Art. 80 Restituzione dei doni

    Il promittente può domandare la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto (785, 2694).

    La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno in cui s'e avuto il rifiuto di celebrare il matrimonio o dal giorno della morte di uno dei promittenti.

    Art. 81 Risarcimento dei danni

    La promessa di matrimonio fatta vicendevolmente per atto pubblico o per scrittura privata da una persona maggiore di età o dal minore ammesso a contrarre matrimonio a norma dell'art. 84, oppure risultante dalla richiesta della pubblicazione, obbliga il promittente che senza giusto motivo ricusi di eseguirla a risarcire il danno cagionato all'altra parte per le spese fatte e per le obbligazioni contratte a causa di quella promessa. Il danno è risarcito entro il limite in cui le spese e le obbligazioni corrispondono alla condizione delle parti (2056).

    Lo stesso risarcimento è dovuto dal promittente che con la propria colpa ha dato giusto motivo al rifiuto dell'altro.

    La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno del rifiuto di celebrare il matrimonio (2964 e seguenti).





    CAPO II

    Del matrimonio celebrato davanti a ministri del culto cattolico e del matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello stato










    Art. 82 Matrimonio celebrato davanti a ministri del culto cattolico

    Il matrimonio celebrato davanti a un ministro del culto cattolico e regolato in conformità del Concordato con la Santa Sede e delle leggi speciali sulla materia.

    Art. 83 Matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato

    Il matrimonio celebrato davanti a ministri dei culti ammessi nello Stato è regolato dalle disposizioni del capo seguente, salvo quanto è stabilito nella legge speciale concernente tale matrimonio.





    CAPO III

    Del matrimonio celebrato davanti all'ufficiale dello stato civile







    SEZIONE I

    Delle condizioni necessarie per contrarre matrimonio










    Art. 84 Età

    I minori di età non possono contrarre matrimonio.

    Il tribunale, su istanza dell'interessato, accertata la sua maturità psico-fisica e la fondatezza delle ragioni addotte, sentito il pubblico ministero, i genitori o il tutore, può con decreto emesso in camera di consiglio ammettere per gravi motivi al matrimonio chi abbia compiuto sedici anni.

    Il decreto è comunicato al pubblico ministero, agli sposi, ai genitori e al tutore.

    Contro il decreto può essere proposto reclamo, con ricorso alla corte d'appello, nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione.

    La corte d'appello decide con ordinanza non impugnabile, emessa in camera di consiglio.

    Il decreto acquista efficacia quando è decorso il termine previsto nel quarto comma, senza che sia stato proposto reclamo.

    Art. 85 Interdizione per infermità di mente

    Non può contrarre matrimonio l'interdetto per infermità di mente (116, 117, 119, 414 e seguenti).

    Se l'istanza di interdizione è soltanto promossa, il pubblico ministero può richiedere che si sospenda la celebrazione del matrimonio; in tal caso la celebrazione non può aver luogo finché la sentenza che ha pronunziato sull'istanza non sia passata in giudicato (Cod. Proc. Civ. 324).

    Art. 86 Libertà di stato

    Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente (65, 116, 117, 124, c.p. 556).

    Art. 87 Parentela, affinità, adozione e affiliazione

    Non possono contrarre matrimonio fra loro:

    l) gli ascendenti e i discendenti in linea retta, legittimi o naturali;

    2) i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini;

    3) lo zio e la nipote, la zia e il nipote;

    4) gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l'affinità deriva dal matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunciata la cessazione degli effetti civili;

    5) gli affini in linea collaterale in secondo grado;

    6) l'adottante, l'adottato e i suoi discendenti;

    7) i figli adottivi della stessa persona;

    8) l'adottato e i figli dell'adottante;

    9) l'adottato e il coniuge dell'adottante, l'adottante e il coniuge dell'adottato.

    I divieti contenuti nei nn. 6, 7, 8 e 9 sono applicabili all'affiliazione.

    I divieti contenuti nei nn. 2 e 3 si applicano anche se il rapporto dipende da filiazione naturale.

    Il tribunale, su ricorso degli interessati, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio nei casi indicati dai nn. 3 e 5, anche se si tratti di affiliazione o di filiazione naturale. L'autorizzazione può essere accordata anche nel caso indicato dal n. 4 quando l'affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo.

    Il decreto è notificato agli interessati e al pubblico ministero.

    Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e sesto dell'art. 84.

    Art. 88 Delitto

    Non possono contrarre matrimonio tra loro le persone delle quali l'una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra (116, 117).

    Se ebbe luogo soltanto rinvio a giudizio ovvero fu ordinata la cattura, si sospende la celebrazione del matrimonio fino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento.

    Art. 89 Divieto temporaneo di nuove nozze

    Non può contrarre matrimonio la donna, se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall'annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Sono esclusi dal divieto i casi in cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio siano stati pronunciati in base all'art. 3, n. 2, lett. b) ed f), della L. 1° dicembre 1970, n. 898, e nei casi in cui il matrimonio sia stato dichiarato nullo per impotenza, anche soltanto a generare, di uno dei coniugi.

    Il tribunale con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio quando è inequivocabilmente escluso lo stato di gravidanza o se risulta da sentenza passata in giudicato che il marito non ha convissuto con la moglie, nei trecento giorni precedenti lo scioglimento, l'annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

    Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e sesto dell'art. 84 e del comma quinto dell'art. 87.

    Il divieto cessa dal giorno in cui la gravidanza è terminata.

    Art. 90 Assenza del minore

    Con il decreto di cui all'art. 84 il tribunale o la corte di appello nominano, se le circostanze lo esigono, un curatore speciale che assista il minore nella stipulazione delle convenzioni matrimoniali.

    Art. 91 Diversità di razza o di nazionalità (abrogato)

    Art. 92 Matrimonio del Re Imperatore e dei Principi Reali (omissis)

  5. #5
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Art. 143 Diritti e doveri reciproci dei coniugi

    Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.

    Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione (Cod. Pen. 570).

    Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

    Art. 143 bis Cognome della moglie

    La moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze.

    Art. 143 ter (abrogato)



    Art. 144 Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia

    I coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.

    A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato.

    Art. 145 Intervento del giudice

    In caso di disaccordo ciascuno dei coniugi può chiedere, senza formalità, l'intervento del giudice il quale, sentite le opinioni espresse dai coniugi e, per quanto opportuno, dai figli conviventi che abbiano compiuto il sedicesimo anno, tenta di raggiungere una soluzione concordata.

    Ove questa non sia possibile e il disaccordo concerne la fissazione della residenza o altri affari essenziali, il giudice, qualora ne sia richiesto espressamente e congiuntamente dai coniugi, adotta, con provvedimento non impugnabile, la soluzione che ritiene più adeguata alle esigenze dell'unità e della vita della famiglia.

    Art. 146 Allontanamento dalla residenza familiare

    Il diritto all'assistenza morale e materiale previsto dall'art. 143 è sospeso nei confronti del coniuge che, allontanatosi (Cod. Pen. 570) senza giusta causa dalla residenza familiare, rifiuta di tornarvi.

    La proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare.

    Il giudice può, secondo le circostanze, ordinare il sequestro dei beni del coniuge allontanatosi, nella misura atta a garantire l'adempimento degli obblighi previsti dagli artt. 143, terzo comma, e 147.

    Art. 147 Doveri verso i figli

    Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

    Art. 148 Concorso negli oneri

    I coniugi devono adempiere l'obbligazione prevista nell'articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

    In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole.

    Il decreto notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo (Cod. Proc. Civ. 474), ma le parti ed il terzo debitore, possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica.

    L'opposizione è regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione, in quanto applicabili.

    Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento.

  6. #6
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Spero che quanto riportato possa sciogliere alcuni dubbi sul significato della parola matrimonio, che nasce giuridicamente come un contratto (vecchie reminiscenze di Istituzioni di diritto romano ).

    Questo è il matrimonio, da un punto di vista giuridico. Che poi, per questa o quella religione assuma altri significati, è un altro paio di maniche.

 

 

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