da www.asca.it
" CONSIGLIO MINISTRI APPROVA IL DPEF - 23 MILIARDI DI EURO LA MANOVRA CORRETTIVA 2006-2007 - CRESCITA PIL 1,5% L'ANNO
Una manovra correttiva dell'andamento del deficit pari all'1,8% del Pil nel biennio 2006-2007, lo 0,8% nel 2006 e l'1% nel 2007, per riportare l'indebitamento sotto il tetto del 3% del Pil stabilito dal trattato di Maastricht. E' quanto prevede il governo nel testo del Dpef approvato dal Consiglio dei Ministri, con poche modifiche definite ''di stile'' dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco. L'entita' complessiva degli interventi, quindi, dovrebbe essere pari a circa 23 miliardi di euro in due anni, a cui dovranno essere aggiunte ulteriori risorse per gli annunciati sgravi Irap.
Si tratta di una manovra anche piu' ambiziosa di quella chiesta dell'Ecofin nella raccomandazione sul rientro del deficit, in cui si prevede lo 0,8% l'anno per due anni (complessivamente 1,6% del Pil). ''L'aggiustamento delle finanza pubbliche - e' scritto nel Dpef - avverra' in modo strutturale, senza nuovi ricorsi a misure una tantum. Inoltre la lotta all'evasione e il recupero di base imponibile esclusono il ricorso a sanatorie fiscali.
Il testo all'esame del CdM conferma per il 2005 una crescita pari a zero e il rapporto deficit/Pil al 4,3%.
L'avanzo primario e' previsto ridursi dall'1,8% del Pil del 2004 allo 0,6%. Il debito pubblico e' previsto salire dal 106,6% del Pil nel 2004 al 108,2% ''per effetto del maggior fabbisogno finanziario, delle riclassificazioni statistiche, della minor crescita del Pil nominale e di un volume minore di privatizzazioni''. Per il 2006 e il 2007 il Dpef prevede una crescita del Pil pari all'1,5% l'anno, che dovrebbe salire all'1,7% nel 2008 e all'1,8% nel 2009. Il rapporto deficit/Pil, con le misure correttive, e' previsto collocarsi al 3,8% nel 2006 e al 2,8% nel 2007. Il livello del saldo netto da finanziare, al netto delle regolazioni contabili e debitorie, non sara' superiore a 56,6 miliardi nel 2006, a 48,3 miliardi per il 2007 e a 39,7 miliardi per il 2008.
Tra gli obiettivi che il Dpef si pone c'e' quello di ''favorire le aggregazioni delle imprese per superare il nanismo''. Nella parte dedicata alla politica industriale, il documento si sofferma anche sulla necessita' di ''recuperare e tutelare il ruolo della grande impresa'' e di ''rafforzare il sistema delle garanzie per facilitare l'accesso al credito ordinario e agevolato, soprattutto in vista delle riforme degli incentivi e dell'attuazione delle regole di Basilea 2''. Si prevede inoltre di ''razionalizzare il sistema della gestione delle crisi industriali, precostituendo adeguati strumenti di intervento per far fronte alle conseguenze economiche ed occupazionali che ne derivano''. Anche il tema della sicurezza viene preso in esame: ''Adeguate risorse saranno stanziate per la sicurezza del Paese, anche a fronte dei recenti attacchi terroristici''. Quanto alla questione delle imposte, il governo conferma nel Dpef la volonta' di ''ridurre gradualmente l'Irap, attraverso l'esclusione del costo del lavoro dalla base imponibile''. Nel testo non si accenna all'entita' del tagli che dovra' essere definita in finanziaria. I tecnici stanno effettuando le necessarie valutazioni e la cifra attorno a cui si ragiona sarebbe pari a 1,5-2 miliardi di euro per il 2006.
Intenzione del governo e' anche quella di proseguire con sgravi Irap piu' forti al Sud a favore dei neo assunti, misura questa gia' inserita nella finanziaria per il 2005. Nel testo del Dpef si sottolinea anche la necessita' di ridurre l'imposizione fiscale sul lavoro anche restringendo ''il cuneo fiscale con l'intervento su alcuni oneri impropri'' .
Per ridurre il debito pubblico il governo punta ad operazioni di privatizzazione, cessione di crediti e di immobili e di altre attivita' per un ammontare di circa 45 miliardi di euro nel quadriennio 2006-2009. Nel riquadro intitolato 'la gestione dell'attivo', si ricorda che l'attivo risultante nel conto patrimoniale del settore pubblico e' stimato al 137% del Pil.
Saluti liberali




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