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Discussione: Libri di Storia

  1. #131
    SENATORE di POL
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    George L. Mosse

    La Nazionalizzazione delle Masse




    Il Mulino

    In questo libro, considerato unanimemente un'opera innovativa e pionieristica, Mosse, attento studioso dei fenomeni storici nei loro aspetti culturali e ideologici, prende in esame la nascita e lo sviluppo del processo di nazionalizzazione delle masse in Germania. Il suo intento è quello di mettere in luce uno dei motivi fondamentali per la genesi del fascismo: la penetrazione all'interno di larghi strati della popolazione (classi medie e classe operaia) di simboli, codici ideologici che esaltano la nazione, la gerarchia, la mobilitazione per i supremi fini nazionali. Pur limitato alla Germania, il discorso di Mosse ha valenza più ampia. Egli individua la genesi di quella che chiama nuova politica nella fase iniziale dell'Ottocento e ne segue gli sviluppi per tutto il secolo fino agli anni precedenti la presa del potere del nazionalsocialismo. L'analisi di Mosse si impernia su monumenti, scritti letterari, brani musicali, associazioni ginniche per cogliervi il processo di formazione della società di massa e dei suoi simboli politici: la nazione, la figura del capo (prima Bismarck, poi Hitler), il mito dei soldati caduti. Si tratta perciò di un'analisi penetrante, giocata con ampia cultura su molti registri.
    Nell'intento di esplorare uno degli aspetti più ambigui e discussi della storia contemporanea, Mosse ricerca le origini remote dei moderni totalitarismi di destra e ne valuta l'impatto sulla politica e l'organizzazione di massa dei regimi fascisti.

    "Il culto del popolo divenne così il culto della nazione e la nuova politica cercò di esprimere questa unità con la creazione di uno stile politico che divenne, in pratica, una religione laica.[...] Come si giunse a ciò?[...] Fu il concetto stesso di volontà generale che portò alla creazione dei miti e dei loro simboli e la nuova politica cercò di spingere il popolo a partecipare attivamente alla mistica nazionale attraverso riti e cerimonie, miti e simboli, che davano un’espressione concreta al concetto di volontà generale. La folla incomposta del "popolo" divenne, grazie a una mistica nazionale, un movimento di massa concorde nella fede dell'unità popolare. La nuova politica offri un'oggettivazione della volontà generale, ciò che trasformò l'azione politica in una rappresentazione drammatica della quale si pensava fosse attore il popolo stesso."
    MOSSE - "La Nazionalizzazione delle Masse"

  2. #132
    SENATORE di POL
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    George L. Mosse


    LE ORIGINI CULTURALI DEL TERZO REICH. L'ideologia che ha contagiato una nazione.


    Il Saggiatore




    “Questo saggio ha per oggetto individui a tal punto prigionieri di un’ideologia, da perdere di vista le leggi della civiltà e i relativi atteggiamenti verso i loro simili. Possiamo solo sperare che in nessuna parte del mondo l’ideologia nazional-patriottica serva più da soluzione a una crisi del pensiero e della politica.”

    Sia gli storici che i profani si chiedono da oltre mezzo secolo come uomini intelligenti e istruiti abbiano potuto aderire alla causa del nazionalsocialismo. Le origini culturali del Terzo Reich, condiderato ormai un classico della riflessione storiografica, è stato il primo saggio a occuparsi del nazismo dal punto di vista culturale, dedicando uno studio approfondito a elementi come il cristianesimo germanico, il misticismo naturistico del Volk, il razzismo, la riscoperta degli antichi germani. Mosse ripercorre le tappe attraverso le quali l’ideologia nazionalsocialista, anche attraverso l’arte e la letteratura, ha pervaso completamente la società tedesca dell’epoca fino a concretizzarsi in un vasto e terribile movimento di massa.

    “Un libro fondamentale per comprendere le radici della visione del mondo e dei valori abbracciati dal fascismo europeo.” la Repubblica

    “Se oggi abbiamo una conoscenza più adeguata di ciò che sono stati i regimi dittatoriali tra le due guerre, lo si deve a questo studioso.” Corriere della Sera

  3. #133
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    George L. Mosse

    Intervista sul nazismo

    (a cura di M.A. Ledeen )



    Laterza






    Perché nacque il nazismo? Quali furono le sue basi sociali e i suoi alleati? Quali le tecniche per egemonizzare il consenso delle masse? Quali le radici profonde dell'antisemitismo? Rispondendo a queste domande, Mosse formula una nuova interpretazione del nazismo come fenomeno culturale e analizza gli elementi che lo accomunarono o differenziarono dal fascismo di Mussolini.
    Insieme con l'Intervista sul fascismo di Renzo De Felice, il maggior contributo della storiografia mondiale per rinnovare presso un largo pubblico le idee e il giudizio sui movimenti totalitari di destra della prima metà del Novecento.

  4. #134
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    In origine postato da fidel
    niente di più prevedibile

  5. #135
    SENATORE di POL
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    Renzo De Felice

    Intervista sul Fascismo


    Laterza





    Un'intervista che ha ormai il valore di un classico. Un testo breve in cui Renzo De Felice ha espresso in modo sintetico e divulgativo le sue idee sul fascismo, frutto delle ricerche e degli studi che lo hanno reso noto in tutto il mondo.

  6. #136
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    Predefinito FASCISMO ED EBREI

    Su questo argomento consiglio:

    NOI FASCISTI E GLI EBREI
    di Giorgio Pisanò.


    ............a Ferrara gran parte dell'economia era in mano di ebrei ma nessuno se ne era mai accorto..........................
    -------
    Ricordo l'isrealita SULLAM che profuse una fortuna nelle opere di bonifica agraria del delta tanto che ancora oggi un paese Gorino Sullam porta ancora il suo nome ( ndr ).

  7. #137
    memoria storica di PoL
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    Predefinito ... ehehe!!!...

    ... opera che, nel caso non riuscisse a trovare perchè non più ristampata da tempo, grazie al buon lavoro fatto a suo tempo dal Comandante Fecia di Cossato, il gentile lettore può cosultare quasi per intero in...

    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=24441

    Non mi resta che augurare... buona lettura!...



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  8. #138
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    Giorgjo Pisanò



    Gli ultimi cinque secondi di Mussolini


    Net






    Chi sparò il 28 aprile 1945 a Benito Mussolini e a Claretta Petacci? Perché non vi fu una pubblica esecuzione? Nei cinquant'anni trascorsi da quel giorno le versioni fornite dall'esecutore ufficiale, il colonnello Valerio, si sono rivelate contraddittorie e confuse. Questa inchiesta cerca di chiarire i lati oscuri di quegli eventi avvalendosi di nuove testimonianze, prove e documenti raccolti fra il febbraio 1956 e l'aprile 1996.

  9. #139
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    Enzo Traverso


    AUSCHWITZ E GLI INTELLETTUALI.
    La Shoah nella cultura del dopoguerra



    Il Mulino





    Il problema che Traverso indaga è la percezione che gli intellettuali ebbero all'indomani della catastrofe che annientò l'ebraismo nel nostro continente. Attraverso l'analisi del pensiero di Hannah Arendt, di Guenther Anders, di Theodor Adorno, Paul Celan, Jean Améry, Primo Levi e Jean Paul Sartre, Traverso disegna un quadro delle miserie e degli splendori (più le prime che i secondi a dire il vero) degli intellettuali tra gli anni Quaranta e Settanta dello scorso secolo.
    Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale lo sterminio degli Ebrei d'Europa venne considerato uno tra i tanti orribili avvenimenti di un conflitto sanguinoso e crudele. Auschwitz - in sostanza sino agli anni Settanta del Novecento - è stato solo il nome tedesco di un villaggio polacco. Oggi invece come nota Traverso "tutti i paesi toccati direttamente o indirettamente dal genocidio degli ebrei adottano la loro politica commemorativa conservando i resti dei campi di transito, di concentramento e di sterminio, istruendo giornate della memoria, creando dei monumenti e dei musei. La deportazione razziale occupa oggi in seno alla memoria collettiva - è questo uno dei tanti paradossi di cui è ricca la storia - una posizione ben più grande di quella riservata alla deportazione politica, esattamente all'opposto di quanto avveniva nel dopoguerra quando, durante le commemorazioni ufficiali, la valorizzazione degli eroi - i combattenti antifascisti - eclissava largamente l'attenzione portata alle vittime anonime. Per decenni i superstiti dell'Olocausto non furono ascoltati".
    Il problema che si pone e ci pone Traverso è capire come dall'assoluta indifferenza si è arrivati a quella che Peter Novick ha chiamato "religione civile" dell'Occidente. Le ragioni stanno - nota Traverso - nel persistere dell'antisemitismo in Europa. L'habitus mentale dell'Europa smarrita tra le rovine dell'appena terminato conflitto rimaneva gonfio del pregiudizio antiebraico. La delegittimazione dell'antisemitismo è venuta soltanto con il tempo. In secondo luogo le dimensioni della tragedia furono così grandi - cinquanta milioni di morti - che enucleare la valenza della Shoah fu cosa al di là delle possibilità concettuali dell'epoca. C'era poi una conoscenza assolutamente superficiale del funzionamento della macchina di sterminio nazista.
    La cultura antifascista europea arruolò nelle fila di una Resistenza onnicomprensiva anche la Shoah. Le stesse vittime sopravvissute - desiderose di rientrare a pieno titolo nelle società che le avevano discriminate - erano inclini a farsi leggere non come 'specificità' ma come 'parte' di una Resistenza più ampia e perciò indistinta. Ma il velo di silenzio sulla Shoah fu determinato anche dalla comprensibile voglia di 'ricominciare a vivere', di gettarsi alle spalle l'esperienza traumatica della guerra. La guerra fredda tra 'mondo libero' e blocco sovietico diede un contributo rilevante al mantenimento del silenzio. La Germania divenne 'bastione dell'Occidente' e non più erede del nazismo. La tesi di Hannah Arendt - equiparando i totalitarismi di varia provenienza ideologica - contribuì a lasciare in un limbo indistinto le specificità del nazismo. Dall'altra parte della 'cortina di ferro' ci si concentrò sul tentativo di far passare l'idea che il nazismo avesse creato vittime solamente tra i comunisti.
    Solo nel 1961 con il processo Eichmann si sviluppò un interesse e Auschwitz divenne meno invisibile. Secondo Traverso un altro punto di svolta venne dato dalla 'Guerra dei Sei Giorni', ossia il conflitto arabo-israeliano del 1967. La guerra mise in moto nell'ebraismo occidentale la riattualizzazione dell'ansia di un nuovo possibile sterminio. Dall'altro lato una parte dell'opinione pubblica specie di Sinistra cominciò a leggere Israele come 'stato abusivo' espressione del colonialismo occidentale. Queste due opposte percezioni - nota Traverso - generarono un fenomeno tutt'ora attuale: "il risultato è che quest'ultima [la Shoah] non può essere messa a distanza come un evento del passato. Essa appartiene ad un tempo 'compresso' la cui carica di passioni, sentimenti e ricordi non è stata disinnescata".
    La fine degli anni Settanta vede la crescita dell'interesse verso la Shoah attraverso il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza del mondo occidentale: la televisione. La serie televisiva Holocaust messa in onda negli Stati Uniti ed in Europa nel 1979 risvegliò l'interesse del pubblico facendo risorgere a distanza di un anno il pensiero negazionista di Faurisson. Da quel momento la Shoah uscì allo scoperto divenendo impossibile trattarla esclusivamente da un punto di vista storiografico.
    Per quanto riguarda l'Italia le parole di Traverso sono illuminanti: "la fine dell'oblio dell'antisemitismo di stato e dello sterminio degli ebrei è coinciso allora, questo è il paradosso, con la riabilitazione dei loro persecutori".

  10. #140
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    Moshe Lewin


    Storia sociale dello Stalinismo


    Einaudi



    Un testo fondamentale per capire la struttura profonda del fenomeno staliniano. Anzichè prendere le mosse dall'idea che nei regimi comunisti tutto sia "politica" e "dominio", mentre la società sarebbe solo passibile di controllo, censura o trasformazione dall'alto, Lewin parte dalla convinzione che sia stata, in qualche modo, proprio la società russa il fattore più potente nella determinazione del corso degli eventi che portarono la Rivoluzione bolscevica verso lo stalinismo, che è, del resto, solo una fase determinata in cui è passato il sistema sovietico; e se ha rappresentato uno stadio particolarmente virulento e addirittura patologico della storia della Russi contemporanea, non si presenta certamente come casualità o eccezione, perchè *la matrice che lo ha generato ha invece una natura più complessa e durevole*, che merita un più analitico sforzo di comprensione storica.

 

 
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