beh se non prendessi 100 voli l'anno ci penserei...
dal CdS:
Tre italiani su 10 sono convinti che imbarcarsi su un aereo violi le leggi di natura. Su «Ok» fobie e soluzioni
Chiacchiere e libri: le «terapie» per vincere la paura di volare
«Se Dio avesse voluto farmi volare, mi avrebbe dato le ali». Lo pensano tre italiani su dieci per spiegare la loro paura di volare. E per questo alcuni di loro si sono giurati di non mettere in tutta la vita mai piede su un aereo. Per gli altri, costretti a farlo, decollo, volo e atterraggio diventano ogni volta un momento di panico puro. Nonostante le statistiche dicano che è 37 volte più probabile perdere la vita in un incidente in macchina piuttosto che a bordo di un jet. Ma a scatenare l’aerofobia non è tanto la paura che l’aereo cada. Sul nuovo numero di Ok La salute prima di tutto , il professor Alberto Siracusano, primario di psichiatria del Policlinico Tor Vergata spiega che quello provato da molti che volano è un timore scomposto che ne raggruppa diversi altri: «L’aereo sembra il contenitore ideale per ansie di ogni genere». Prima di tutto perché è un ambiente chiuso da dove non si può scendere quando si vuole. I più razionali cercano spiegazioni dal punto di vista tecnico: come fa a volare? E se un fulmine lo colpisce? Oppure, è possibile che un portellone si apra? Approfittare della presenza di hostess e steward può servire, magari chiacchierando con loro. O meglio ancora, condividere la propria paura al vicino che si attacca al vostro braccio ad ogni vuoto d’aria: si sdrammatizza e si fanno nuovi incontri. Un libro avvincente resta sempre un’ottima soluzione. In genere sono le donne le più colpite dall’aerofobia, ma solo perché esternano più chiaramente la loro paura. Magari chiedendo di volare in cabina di pilotaggio, come racconta la conduttrice Barbara D’Urso, «così ho l’impressione di poter controllare le operazioni di volo», oppure piangendo e agitandosi, come fa l’attrice Margherita Buy, «sedersi vicino a me è una tragedia». Gli uomini invece si focalizzano più su sintomi fisici come tachicardie e nausea. Succede all’ex calciatore Stefano Tacconi, «prima di volare mi vengono degli attacchi di colite, poi ho crisi d’ansia», e al comico Massimo Boldi, «prima di partire prendo un ansiolitico e mi faccio il segno della croce». Le soluzioni? Prima di tutto «non rinunciare a volare», dice Siracusano: rende più difficile affrontare la prova la volta dopo. E poi rivolgersi ad un centro specializzato in terapie antipanico: se seguite con motivazione danno risultati ottimi e 9 su 10 tornano a volare.




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