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  1. #11
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    Testo originale scritto da Saturno
    Caro No-social.
    aggiungerei mancanza assoluta di seria progettualità politica,
    come quella in cui ci imbattiamo periodicamente facendo alleanze con personaggi che ci fanno sprofondare in quell'ambiente "mefitico" che è il neo-fascismo!
    io aggiungerei anche un aspetto, nella discussione. la scarsa, direi quasi inesistente, capacità di rielaborazione di un modello culturale realmente innovativo, che "cavalcando la tigre" del disagio possa raccogliere consensi fuori la cerchia dei militanti. è una continua fonte di emozione veder sventolare una croce celtica o una svastica, ritornando al recente passato e riappropriarsi di quel mito. ma quel mito, quel passato a cui guardiamo con ammirazione, è ancora storicamente troppo giovane, troppo immaturo perchè la nostra generazione possa rigenerarlo, rinnovandolo e ripulendolo dal fangoso sozzume in cui è stato affossato.
    sono dunque persuaso che il nostro compito non sia abbandonare nichilisticamente ogni speranza, quanto invece costruire dei simboli, dei miti, delle formule culturale completamente nuove, guardando sì al passato ma proiettandole direttamente nel futuro, in un'ottica futurista di distruzione della realtà presente realmente rivoluzionaria e antinostalgica.
    Forse noi non vivremo così a lungo per assaporarne i frutti, ma dovremmo essere capaci di preparare il terreno, seminando lampi di luce lì dove c'è solo buio e aridità.

  2. #12
    Massimiliano71
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    Testo originale scritto da Saturno
    Caro No-social.
    aggiungerei mancanza assoluta di seria progettualità politica,
    come quella in cui ci imbattiamo periodicamente facendo alleanze con personaggi che ci fanno sprofondare in quell'ambiente "mefitico" che è il neo-fascismo!

    Concordo in pieno, ma la progettualità politica sta a noi crearla. In modo particolare alle generazione dei ventenni e trentenni.
    Gli attuali quarantenni (ed oltre), non tutti ma molti di loro, ragionano ancora con schemi mentali da scontro tra opposti estremismi e da asserragliamento nella sede di partito. Mi sembra che invece sia necessario uscire allo scoperto facendo parte a tutti gli effetti di questa società, iniziando ad infiltrarsi in essa pur mantenendoci saldi nei nostri principi e valori.
    L'università, a differenza di 25 anni fà, non è preclusa ai fascisti, anzi, a vedere dal sondaggio una buona parte dei militanti frequenta qualche corso di laurea e auguro a tutti questi ragazzi di conseguire il titolo. Questo però significa avere militanti che un giorno, probabilmente, costituiranno i quadri o, addirittura, i dirigenti di aziende, enti pubblici, amministrazioni pubbliche, magari avremo tra le nostre fila anche qualche ricercatore o docente universitario ed è in quel momento, più o meno lontano, che i frutti del nostro inserimento, del nostro infiltrarci nella società, potranno ssere raccolti.
    Vi ricordo che mentre la DC pensava solo alle poltrone, il PCI pensava a monopolizare la cultura italiana e le conseguenze le abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: sui giornali, nei libri, alla TV, nelle università e nel mondo del lavoro.
    E' per questo che sostengo le necessità di creare legami sempre più forti tra le varie comunità militanti a prescindere dalle appartenenze partitiche e dai meri interessi di bottega, così come ritengo fondamentale creare anche strutture di solidarietà economica che possano aiutare i camerati: intendo dire strutture che possano aiutare disoccupati a trovare lavoro, a dare assistenza legale e tributaria in caso di problemi ecc. ecc.
    Non è un progetto facile, tutt'altro....sicuramente richiede tempo, pazienza e grande forza di volontà. Secondo me le condizioni di base ci sarebbero tutte, l'importante sarebbe iniziarci a lavorare "senza fretta ma senza tregua" (mi perdoni colui che ha coniato questa frase se gliel'ho mutuata).

  3. #13
    Evoliano di sinistra
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    Prossimo al nulla, laggiu' nell'abisso io conduco da solo la mia lotta.......In ogni caso nessun rimorso
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    Testo originale scritto da Massimiliano71
    Concordo in pieno, ma la progettualità politica sta a noi crearla. In modo particolare alle generazione dei ventenni e trentenni.
    Gli attuali quarantenni (ed oltre), non tutti ma molti di loro, ragionano ancora con schemi mentali da scontro tra opposti estremismi e da asserragliamento nella sede di partito. Mi sembra che invece sia necessario uscire allo scoperto facendo parte a tutti gli effetti di questa società, iniziando ad infiltrarsi in essa pur mantenendoci saldi nei nostri principi e valori.
    L'università, a differenza di 25 anni fà, non è preclusa ai fascisti, anzi, a vedere dal sondaggio una buona parte dei militanti frequenta qualche corso di laurea e auguro a tutti questi ragazzi di conseguire il titolo. Questo però significa avere militanti che un giorno, probabilmente, costituiranno i quadri o, addirittura, i dirigenti di aziende, enti pubblici, amministrazioni pubbliche, magari avremo tra le nostre fila anche qualche ricercatore o docente universitario ed è in quel momento, più o meno lontano, che i frutti del nostro inserimento, del nostro infiltrarci nella società, potranno ssere raccolti.
    Vi ricordo che mentre la DC pensava solo alle poltrone, il PCI pensava a monopolizare la cultura italiana e le conseguenze le abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: sui giornali, nei libri, alla TV, nelle università e nel mondo del lavoro.
    E' per questo che sostengo le necessità di creare legami sempre più forti tra le varie comunità militanti a prescindere dalle appartenenze partitiche e dai meri interessi di bottega, così come ritengo fondamentale creare anche strutture di solidarietà economica che possano aiutare i camerati: intendo dire strutture che possano aiutare disoccupati a trovare lavoro, a dare assistenza legale e tributaria in caso di problemi ecc. ecc.
    Non è un progetto facile, tutt'altro....sicuramente richiede tempo, pazienza e grande forza di volontà. Secondo me le condizioni di base ci sarebbero tutte, l'importante sarebbe iniziarci a lavorare "senza fretta ma senza tregua" (mi perdoni colui che ha coniato questa frase se gliel'ho mutuata).
    ....diventare ed essere lobby e massoneria.....

  4. #14
    Massimiliano71
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    Testo originale scritto da fabiosko
    ....diventare ed essere lobby e massoneria.....
    ....alla cui base non staranno pricipi materialistici e giudaici ma i NOSTRI Valori e i nostri legami di cameratismo......

  5. #15
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    Testo originale scritto da Léon Degrelle
    io aggiungerei anche un aspetto, nella discussione. la scarsa, direi quasi inesistente, capacità di rielaborazione di un modello culturale realmente innovativo, che "cavalcando la tigre" del disagio possa raccogliere consensi fuori la cerchia dei militanti. è una continua fonte di emozione veder sventolare una croce celtica o una svastica, ritornando al recente passato e riappropriarsi di quel mito. ma quel mito, quel passato a cui guardiamo con ammirazione, è ancora storicamente troppo giovane, troppo immaturo perchè la nostra generazione possa rigenerarlo, rinnovandolo e ripulendolo dal fangoso sozzume in cui è stato affossato.
    sono dunque persuaso che il nostro compito non sia abbandonare nichilisticamente ogni speranza, quanto invece costruire dei simboli, dei miti, delle formule culturale completamente nuove, guardando sì al passato ma proiettandole direttamente nel futuro, in un'ottica futurista di distruzione della realtà presente realmente rivoluzionaria e antinostalgica.

    Siamo in sintonia!

    Forse noi non vivremo così a lungo per assaporarne i frutti, ma dovremmo essere capaci di preparare il terreno, seminando lampi di luce lì dove c'è solo buio e aridità.
    Purtroppo non vedo luci all'orizzonte....ma soltanto arido deserto!!

  6. #16
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    Testo originale scritto da Massimiliano71
    Concordo in pieno, ma la progettualità politica sta a noi crearla. In modo particolare alle generazione dei ventenni e trentenni.
    Gli attuali quarantenni (ed oltre), non tutti ma molti di loro, ragionano ancora con schemi mentali da scontro tra opposti estremismi e da asserragliamento nella sede di partito. Mi sembra che invece sia necessario uscire allo scoperto facendo parte a tutti gli effetti di questa società, iniziando ad infiltrarsi in essa pur mantenendoci saldi nei nostri principi e valori.
    L'università, a differenza di 25 anni fà, non è preclusa ai fascisti, anzi, a vedere dal sondaggio una buona parte dei militanti frequenta qualche corso di laurea e auguro a tutti questi ragazzi di conseguire il titolo. Questo però significa avere militanti che un giorno, probabilmente, costituiranno i quadri o, addirittura, i dirigenti di aziende, enti pubblici, amministrazioni pubbliche, magari avremo tra le nostre fila anche qualche ricercatore o docente universitario ed è in quel momento, più o meno lontano, che i frutti del nostro inserimento, del nostro infiltrarci nella società, potranno ssere raccolti.
    Vi ricordo che mentre la DC pensava solo alle poltrone, il PCI pensava a monopolizare la cultura italiana e le conseguenze le abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: sui giornali, nei libri, alla TV, nelle università e nel mondo del lavoro.
    E' per questo che sostengo le necessità di creare legami sempre più forti tra le varie comunità militanti a prescindere dalle appartenenze partitiche e dai meri interessi di bottega, così come ritengo fondamentale creare anche strutture di solidarietà economica che possano aiutare i camerati: intendo dire strutture che possano aiutare disoccupati a trovare lavoro, a dare assistenza legale e tributaria in caso di problemi ecc. ecc.
    Non è un progetto facile, tutt'altro....sicuramente richiede tempo, pazienza e grande forza di volontà. Secondo me le condizioni di base ci sarebbero tutte, l'importante sarebbe iniziarci a lavorare "senza fretta ma senza tregua" (mi perdoni colui che ha coniato questa frase se gliel'ho mutuata).
    Discorso assolutamente sensato, che non può prescindere dall'abbandono dei ferri vecchi novecenteschi (felice espressione di Quetzalcoatl - cito la fonte )
    oltre!!

  7. #17
    Il Gran Camposanto
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    Testo originale scritto da Léon Degrelle
    concordo. il mussolinismo è stato proprio questo, il primato dell'uomo sull'ideologia, la figura del condottiero carismatico che ha saputo oltrepassare con la suggestione e l'istinto ogni inutile speculazione teorica.
    ma nell'attesa di un nuovo "messia", come possiamo muoverci affinchè "ciò su cui non possiamo niente, che non possa niente su di noi"? ritornare sempre sui soliti principi evoliani ? oppure fare a botte contro i ragazzi dei centri sociali? oppure, orrore degli orrori, candidarsi alle prossime elezioni?
    Riguardo all'ultimo punto, non vedo perchè suscti tanto orrore una candidatura elettorale.
    Sarei d'accordo qualora le candidature continuassero a rasentare lo stile delle "solite" uscite, che poi vanno a tradursi in risultati elettorali miserabili, lamentarci dei quali non sarebbe che l'ennesimo piangere sul latte versato.
    Magari un giorno si riuscisse, al par che Le Pen in francia, a realizzare un'affermata presentabilità elettorale!

  8. #18
    Il Gran Camposanto
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    Testo originale scritto da Saturno
    Caro No-social.
    aggiungerei mancanza assoluta di seria progettualità politica,
    come quella in cui ci imbattiamo periodicamente facendo alleanze con personaggi che ci fanno sprofondare in quell'ambiente "mefitico" che è il neo-fascismo!
    Non dici affatto ca***te, caro Saturno!
    Ed hai anche riportato all'attenzione l'etichetta forse fra tutte più negativamente stereotipante le nostre identità politiche.
    Quella che ci taccia di trogloditi, stantii, reducisti, nostalgici, e chi più ne ha più ne metta...
    E che purtroppo tanti ancora avallano, facendone la base per il contentino di conquistare le strade anzichè contrastare sul campo le affermazioni di lottizazione da parte del nemico.

  9. #19
    Il Gran Camposanto
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    Concordo in pieno, ma la progettualità politica sta a noi crearla. In modo particolare alle generazione dei ventenni e trentenni.
    Gli attuali quarantenni (ed oltre), non tutti ma molti di loro, ragionano ancora con schemi mentali da scontro tra opposti estremismi e da asserragliamento nella sede di partito. Mi sembra che invece sia necessario uscire allo scoperto facendo parte a tutti gli effetti di questa società, iniziando ad infiltrarsi in essa pur mantenendoci saldi nei nostri principi e valori.
    L'università, a differenza di 25 anni fà, non è preclusa ai fascisti, anzi, a vedere dal sondaggio una buona parte dei militanti frequenta qualche corso di laurea e auguro a tutti questi ragazzi di conseguire il titolo. Questo però significa avere militanti che un giorno, probabilmente, costituiranno i quadri o, addirittura, i dirigenti di aziende, enti pubblici, amministrazioni pubbliche, magari avremo tra le nostre fila anche qualche ricercatore o docente universitario ed è in quel momento, più o meno lontano, che i frutti del nostro inserimento, del nostro infiltrarci nella società, potranno ssere raccolti.
    Vi ricordo che mentre la DC pensava solo alle poltrone, il PCI pensava a monopolizare la cultura italiana e le conseguenze le abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: sui giornali, nei libri, alla TV, nelle università e nel mondo del lavoro.
    E' per questo che sostengo le necessità di creare legami sempre più forti tra le varie comunità militanti a prescindere dalle appartenenze partitiche e dai meri interessi di bottega, così come ritengo fondamentale creare anche strutture di solidarietà economica che possano aiutare i camerati: intendo dire strutture che possano aiutare disoccupati a trovare lavoro, a dare assistenza legale e tributaria in caso di problemi ecc. ecc.
    Non è un progetto facile, tutt'altro....sicuramente richiede tempo, pazienza e grande forza di volontà. Secondo me le condizioni di base ci sarebbero tutte, l'importante sarebbe iniziarci a lavorare "senza fretta ma senza tregua" (mi perdoni colui che ha coniato questa frase se gliel'ho mutuata).
    Appunto.
    Non credo sia necessario aggiungere altro, se non il fatto che tu abbia intuito la necessità di affrontare il nemico sugli stessi terreni: quelli decisionali in termini politici, non le strade.

  10. #20
    Pensiero Positivo
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    Predefinito Marketing della politica.... e nuove prospettive...

    Testo originale scritto da Léon Degrelle
    i movimenti radicali, per la loro natura istintituale ed attiva, sono composti tipicamente dagli spiriti più diversi. accade per questo motivo che, all'interno di uno stesso gruppo che dall'esterno può apparire omogeneo e compatto, si scontrino diverse forze talvolta addiritura ideologicamente e metodologicamente contrapposte.
    accadde nel fascismo nello scontro interno tra gli intransigenti della rivoluzione e i più conservatori, accadde nel nazionalsocialismo tedesco con l'epurazione da parte dei vertici del partito delle ali più radicali. a mio avviso a ragione alcuni storici sostengono che gli autoritarismo del ventesimo secolo si sono retti grazie ai grandi personaggi che ne hanno incarnato il simbolo. il mussolinismo, per esempio, sarebbe dunque il vero protagonista del ventennio, più che il fascismo inteso come ideologia. storicamente mussolini rappresentò il "mito", simbolo dello Stato e della rigenerazione dell'uomo nuovo, fu indiscutibilmente il polo di attrazione verso il quale ogni forza interna al partito confluì naturalmente.
    in questo ordine di idee potremmo forse cercare i motivi della sterilità del movimento a cui ci sentiamo legati, nella mancanza di una figura realmente carismatica, che incarni allo stesso tempo il simbolo di un'idea e il punto di congiunzione tra le eteregenee correnti che, una volta ricompattate, costituiscono l'autentica massa d'urto in grado di abbattere le attuali difficoltà.
    Sarebbe interessante avere il vostro punto di vista sull'argomento.
    Paolo
    Adoro questi temi e, nonostante l'orario, cercherò di esprimere il mio punto di vista....

    Viviamo in un mondo dove tutto è dettato dalla pubblicità, che ci piaccia o meno ne siamo bombardati, e dove anche la politica assume le sembianze di un prodotto pubblicitario che la gente acquisterà da chi lo saprà vendere meglio.
    Il venditore più abile, oggi, è colui che sa toccare il cuore, le emozioni degli elettori. Colui che sa individuare l’inconscio o immaginario collettivo, la “personalità del consumatore”, andando a fornire una promessa di risposta ai suoi bisogni profondi.

    Guardando ad una realtà vicina a noi, il successo di Berlusconi (non irritatevi!! guardate al succo dell'esempio..) nel 1993/4 credo sia principalmente dovuto all’aver saputo sondare tali emozioni attraverso l’uso di strumenti presi a prestito dal campo del marketing aziendale. E’ vero che i mezzi mediatici hanno influito tantissimo ma credo che il suo successo sia principalmente dovuto al tipo di messaggio che andava veicolando attraverso quegli stessi media.

    Ha toccato il cuore degli italiani, all’epoca bisognosi di riferimenti certi, di dipendenza affettiva da figure rassicuranti e protettive. Abbandonando il “politichese” incomprensibile e sostituendolo con un linguaggio chiaro, semplice e diretto, è riuscito a raggiungere tutti.
    Ha saputo intercettare i nuovi bisogni espressi da un popolo che, dopo il crollo della Prima Repubblica, si trovava in via di trasformazione e in crisi d’identità. Situazione in un certo senso simile a quella attuale, almeno dal punto di vista emotivo.
    Indipendentemente dal fatto che B. piaccia o meno, ha saputo ottenere consensi e quindi essere un leader.

    Ma veniamo a noi e alla questione da te sollevata, la Dx radicale. Vista come entità dall’esterno e invece frammentatissima per chi la vive all’interno, è una realtà dove, più o meno consapevolmente, ci si chiede se tali differenze possano conciliarsi e dare vita ad un movimento alternativo e attivo nel teatro della politica italiana…
    ci confrontiamo, a volte con rispetto, a volte un po’ meno, a volte con educazione, a volte insultando… a volte ci arricchiamo dal confronto, altre invece ne usciamo ancora più alienati… ecco allora che si spera in un “collante”, un personaggio carismatico e capace di conciliare e incarnare tutte le differenze, perché comunque, pur non volendo rinunciare alla propria “micro identità” (mi si conceda il termine), si ambisce ad una macro identità che riesca a far partire un progetto comune.

    Con un “capo” capace di conquistare la stima di tutti ci si potrebbe sentire uniti identificandosi in lui e, qualora fosse veramente carismatico, riuscirebbe anche a dare visibilità ad un movimento frammentato e conflittuale come dx radicale.

    QUESTO CAPO NON C’E’. Né si sa se mai ci sarà. Cosa scegliere allora?

    Abbandonare l’egocentrismo tipicamente infantile e uscire dagli schemi concettuali e ideologici nei quali ci si è confinati cercando di valorizzare i punti in comune? ......o continuare a sprecare energie in conflitti irrisolti stando a guardare e criticare quello che fanno gli altri?

    E’ un po’ come se la Dx Radicale fosse una macchinina giocattolo smontata dove ognuno ha il possesso di un pezzo ma non lo vuole mettere a disposizione degli altri per non perdere i propri tratti caratteristici…. Quando forse si vedrà che questi pezzi, questi frammenti, uniti, possono dare vita ad una macchina potente…. Ci sarà anche un autista degno di guidarla e, forse, si inizierà a fare della strada…

    Buona notte....

 

 
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