I NAPOLITANI AL COSPETTO
DELLE NAZIONI CIVILI
Giacinto dè Sivo
Capitolo primo
La setta mondiale
E’ una setta latente che aguzza l’arme avvelenate nel buio e nel
mistero; congiura e colpisce, trionfa e si palesa, e s’è abbattuta, si rituffa nelle tenebre,
per ripigliar nuova lena. E’ una potenza sotterranea, che fa guerra a tutte le potenze
della terra. Essa non è già italiana soltanto, ma spanuola bensì, e francese, e alemanna e
russa e britanna e americana; da ogni banda ha misteriosi o palesi conciliaboli; stende in
qualunque luogo sue branche, si impadronisce della letteratura e delle scuole, lancia i
suoi sofismi capziosi, e propugna motti ed opinioni. Essa corrompe la popolazione,
inventa la storia, investe le giovanili menti, e le abbarbaglia con le splendide parole di
libertà, di giustizia e indipendenza; e mentre il contrario vuole e fa, ipocritamente fa
grandi promesse, abbassa con calunnie i virtuosi, magnifica i suoi adepti, e lor fa strada
a’ governi, a’ magistrati, alle università, alle milizie, e talvolta agli alti seggi del clero; e
sinnanco le reggie ed i troni, e i consiglieri de’ regi, ed i regi stessi corrompe e fa suoi.
Essa impera come Satana, ed ha schiere infinite di démoni ubbidenti, essa comanda le
dimostrazioni, le barricate, gli opuscoli, i regicidii, le pugnalazioni, le fucilazioni e
gl’incendi della città. Essa mai non retrocede. Vinta, s’atteggia a vittima; stampa libri a
difesa de’ Bandiera e de’ Pesacane; piange e deifica i Milano, gli Orsini, e i Locatelli,
accusa i giudici d’ingiustizia e di tirannide; e prepara nuovi colpi, e rumina altri
misfatti. Vincitrice, è frenetica; tutto abbatte e distrugge, piglia ogni cosa, saccheggia,
sperpera, dona, rimuta, e fa vendette di sangue. Non lascia le oneste parole, ma alla luce
del sole le smentisce con fatti orribili; calunnia i caduti, li spoglia e percuote; e procede
ritto alla sua meta; cioè a quello che appellan socialismo, ma ch’è la negazione della
società. La setta è il rovescio del Cristianesimo. Cristo unisce le nazioni in uno amore di
Dio; la setta disunisce bensì le famiglie, e aspira all’isolamento dell’ateismo.
Il processo rivoluzionario
Né tampoco ell’è contenta d’un trionfo solo. Essa fe’ la rivoluzione francese, e
volle in ogni parte propagarla; essa menò Luigi XVI al patibolo; essa si rivoltò contro le
sue stesse membra, die’ favore a Napoleone, e il fe’ cadere; essa consigliò a Carlo X le
concessioni, e fece re il suo capo Luigi Filippo, ed essa stessa questo non ubbidiente suo
strumento spezzò e cavò di seggio. Fu dessa che congiurò contro la repubblica del 1848;
ma vinta sulle barricate di Parigi, si vendicò del Cavaignac col farlo superare da
quest’altro Napoleone, al quale manda alla sua volta le bombe dell’Orsini. E’ dessa la
variopinta iride di tutti i moti rivoluzionarii. In mentre gavazza in Italia sotto il vessillo
d’un re ignorante, alza la bandiera rossa in Ispana con un Perez, fa morire i Teleki in
Ungheria, commuove le passioni polacche, divide l’unione Americana, e sin nella
fredda Russia tenta sue prove. Qui deifica un re, colà grida repubblica altrove
indipendenza o affrancamento. Qui vanta le felicità costituzionali; e là manda un grande
Beker a colpire il costituzionale re di Prussica, e i Merino e i Donzios a ferire le
costituzionali regine di Spagna e di Grecia. Costruisce plebisciti in Italia, e tenta
percuotere in Francia un imperatore uscito dal plebiscito. Esalta fra noi la nazionalità, e
la nazionalità contrasta in Irlanda. Sono mezzi diversi, serventi una stessa idea. Vuolsi
la rivoluzione in qualsivoglia modo si possa avere. In Italia comanda l’unità; ingiunge la
divisione in Ungheria ed in America. In Italia stessa gridava non ha guari in principio
lega italiana, Papa e Pio Nono; ora non più lega, non più Papa-re, non Pio Nono; anzi
fuori il papa, fuori il cattolicismo, abbasso i preti. E mentre qui fa buon viso al
protestantesimo, nella Germania protestante predica l’ateismo; perché essa nessuna
delle cose che grida vuole veramente, ma veramente vuole la roba altrui.
Ipocrisia della setta
Procedente sempre infaticabile in verso lo scopo suo, la setta si modifica, si
dilata, si accorcia, e muta bensì nomi a seconda de’ luoghi e de’ tempi. Prima eran
Templari, poi Massoni, poi Illuminati, Giacobini, Carbonari, e radicali e socialisti. Non
ha guari s’appellavan la giovine Italia, ora si gridano unitarii qui, separatisti in America;
e qual nome si daranno domani? La setta mondiale aspira a rovesciare l’ordine presente
nel mondo. Vuole una qualunque mutazione per pigliarsi il mondo. E’ la guerra di quelli
che non hanno a quelli che hanno. E’ quasi un secolo che fatti terribili e sanguinosi
vansi svolgendo in fra quattro generazioni. Parecchi milioni d’uomini son caduti per
ferro, per mannaie, per cannoni e per istenti; molte famiglie illustri andarono esulando
per la terra, un buon re ebbe il capo mozzo, parecchi ne furon cacciati dalle loro sedi,
non pochi principi e grandi caddero per veleni e per pugnali; non poche città patirono
saccheggi ed incendii, innumerevoli campi vennero devastati, molte flotte, molte
prosperità, molte ricchezze distrutte; e la storia già annovera assai i nomi di luoghi
famosi per battaglie e ruine. E che ha guadagnato l’umanità? Si è poi proclamata
libertà? Risponda qui la coscienza delle nazioni; risponda questa misera Italia nostra,
anzi non più nostra; la quale viene affranta ed oppressa da tutte le genti; che in nome
della libertà vide spegnersi a forza nel suo seno, quelle due nobilissime repubbliche di
Genova e di Venezia, ultime reliquie delle andate nostre grandezze; e che là dove avea
già solo il Tedesco, ora è dominata e sospinta da Tedeschi, da Francesi, e da Inglesi, e
fatta campo miserando di battaglie! Questi progredimenti e questi ceppi s’ha guadagnati
l’Italia sotto lo stendardo della bugiarda libertà.
Libertà settaria e vera libertà
Certamente la libertà è sommo concetto. Iddio creatore miselo nel cuore umano,
insiem con quelli del diritto e della religione; ogni bell’anima lo sente, lo vagheggia, e
per esso combatte e patisce e muore onoratamente. Ma la setta congiuratrice non vuole
la libertà, fuorché sulle labbra e su’ vessilli. Vuole invece la guerra civile, l’anarchia, gli
alti seggi, le imposte sforzate, le grasse mercedi, l’abolizione degli altari e delle leggi, il
comunismo, la distruzione della famiglia sociale, e la tirannia de’ peggiori su’ migliori,
del gagliardo sul debole, e della rapina sul dritto. Grida libertà ma impone cieca
ubbidienza a’ suoi seguaci, e loro aguzza i pugnali, e poi senza pietà li lascia cadere su’
patiboli. Per tutta la vita li fa congiuratori, sospettosi e infelici; lor promette beni che
non può dare, li domina nelle azionie ne’ pensieri, e lor nega anche il libero volere. La
setta sospinge l’umanità a subire la tirannide, o ad esser tiranna. Ma v’è una vera libertà.
A malgrado di quella liberalesca tirannia che a tutto attenta, vi sono al mondo animi
liberi che ne sdegnano le catene, e liberamente eleggono il diritto e la religione. L’uomo
onesto è libero. Egli non ha ceppi, ma ha l’amplesso della virtù; non agogna l’altrui, non
è comandato che dalla legge; e quando la liberale genia spalanca le carceri, gli esigli e le
tombe insanguinate, egli almen libero di anima, santificato dall’esempio di Cristo,
sopporta e muore pugnando per la patria, per li altari e la ragione.
La Tirannide settaria
La gente settaria appella tirannide la difesa che la società è in debito di fare
contro le sette. Ma quando poi rovesciata la società quella per poco trionfa, allora non
abolisce già le tiranne carceri, ma le decupla, e v’aggiunge le fucilazioni illegali e gli
esilii sforzati, e ogni sorta di vendette e persecuzioni contro i liberi propugnatori del
dritto. Allora dispoticamente calpesta ogni legge, e anco le sue stesse leggi; allora
impera orgogliosa, e morte a chi rilutta. Essa grida: <<Sii libero o muori>> cioè, sii mio
schiavo o muori: vale a dire che gridando libertà, uccide la libertà. Se le nazioni civili
danno uno sguardo spassionato a’ nequitosi fatti perpetrati e che ancor più crudelmente
si van perpetrando nelle Due Sicilie, vedranno in orribile specchio le nefandezze di
questi tiranni. Le nostre sventure furono tanto enormi, il presente servaggio è sì efferato,
e i nostri sforzi per redimerci e ricuperare la libertà saran così veementi, che forse di
avviso riusciranno a’ contemporanei, e di ammaestramento agli avvenire. Però noi,
decimati da ingiusti assalimenti, da fucilazioni atrocissime, da nefandi giudizi illegali;
noi decaduti da quella prosperità invidiata che ne faceva primi in Italia; privi d’ogni
maniera di quiete, schiavi nella stessa nostra patria, impediti e depressi da qualsivoglia
manifestazione del pensiero; fra’ saccheggi e gli incendii, fra le calunnie e le percosse,
fra le bombe e i pugnali, fra le prigioni e gli esigli, fra le catene ed il sangue, leviamo la
voce in nome della umanità e del dritto imprescrittibile delle genti, per protestare
innanzi all’Europa ed alle nazioni, contro l’iniquo e cruento servaggio, che da sedici
mesi grava sulla nostra cara patria, che ha fatto del più bel giardino del mondo uno
spettacolo d devastazioni, una piaggia miseranda di pugne brutali e di offese e di
vendette.




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