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  1. #11
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    In origine postato da PINOCCHIO
    mi ha letto nel pensiero su questo punto.
    Al di là della faccenda in genere, sarebbe giusto mettere barriere al di là del passaporto statuale: oggi un veneto che va a Milano vota subito a tutti i livelli, ed è sbagliato. Dovrebbe continuare a poter votare solamente a livello statuale, ma non agli altri livelli fino a che non siano soddisfate determinate condizioni (voto dopo tot anni, requisiti morali, occupazione ecc), criteri cmq decisi dalla comunità di riferimento.
    Per quando mi rigaurda se i torinesi sono con il cervello all'ammasso sono affari loro.
    Il mio era un discorso generale, tant'è vero che in condominio cominci a votare da subito

    sapete, sono uno di valle, ho ssempre vissuto al paesello, per me le circoscrizioni sono un concetto un po' astratto e tendo a considerarle di poca rilevanza (anche se poi mi rendo conto che così non è).

    Sono d'accordo sul fatto dei differenti tempi di permanenza per quanto rigurda il voto, ma poi salterebbero fuori un sacco di distinguo, ad esempiose per 20 anni vivo sul confine di due circoscrizioni, e poi mi spopsto in una di esse....

    O, ne mio caso, so benissimo quali sono i problemi dalla cima a l fondo della valle, che è un'ambiente chiuso, ma così non sarà per uno che viene, ad esempio, dalle valli limitrofe o da Bergamo.

    Insomma, per tagliar corto, Il massimo sarebbe che ogni comunità, intesa come aglomoetato di persone che vive in un determinato territorio, sia esso un singolo comune e/o una libera associazione tra di essi, oppure una confederazione tra comunità, possano decidere chi, come, dove e in quanto tempo possa fare che cosa senza che arrivi Mr. Stato Centrale a voler dire la sua.
    Lo stato si dovrebbe poter esprimere, fatto il caso di una confederazione o federazione solo sugli argomenti che le libere comunità gli delegano poichè si ritengono incapaci (o inadeguate) a gestire (sussidiarietà, ne sentivo perlare una volta... ).
    Valtrumplino sicuramente

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  2. #12
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    In origine postato da PINOCCHIO
    mi ha letto nel pensiero su questo punto.
    Al di là della faccenda in genere, sarebbe giusto mettere barriere al di là del passaporto statuale: oggi un veneto che va a Milano vota subito a tutti i livelli, ed è sbagliato. Dovrebbe continuare a poter votare solamente a livello statuale, ma non agli altri livelli fino a che non siano soddisfate determinate condizioni (voto dopo tot anni, requisiti morali, occupazione ecc), criteri cmq decisi dalla comunità di riferimento.
    Per quando mi rigaurda se i torinesi sono con il cervello all'ammasso sono affari loro.
    Un Veneto che va a Milano, un Piemontese che sverna in Liguria, un Emiliano che elegge Verona a sua dimora.... Ma insomma, ma perchè non facciamo, come diceva Miglio, una grande regione padana autonoma che superi questo regionalismo italiano volto al "dividi et impera" e alla moltiplicazione burocratico/clientelare? I giusti e inalienabili diritti alla specificità non abbisognano dell'attuale regionalismo, ma di ampie autonomie locali sul modello elvetico.
    Quanto sarebbe più facile per la Padania instillarsi nelle coscienze se... Esistesse davvero, anche solo, inizialmente, come regione a statuto ordinario? Quanto sarebbe più facile la battaglia autonomista se avessimo la "muscolatura" di una macro-area?
    Capisco che il Veneto sia e si senta una realtà a sé, e che quindi dovrebbe prendersi una forte pausa di riflessione. Ma gli autonomisti liguri, lombardi, piemontesi, emiliani, romagnoli, che vantaggi hanno dalla divisione? I vantaggi sono tutti dalla parte di Roma, che ha buon gioco nel sottrarci materie come trasporti,energia, cultura, ambiente, ordine pubblico.
    Forse noi ragioniamo troppo spesso come se la Padania esistesse già: ma se a quel punto possiamo dividerci come vogliamo, secondo criteri etnici, storici, creativi, adesso è il momento di ritrovare unità e di rilanciare un progetto di autonomia oscurato dai centri di potere e perfino da noi stessi. Quale argomento più forte, strategico e inespugnabile (meno costi, meno consiglieri, meno impiegati pubblici, migliore gestione delle economie di scala) di una regione padana capace di rivoluzionare, con la sua sola esistenza, i rapporti di potere vigenti, scuotendo enormemente l'identità popolare, può fare al caso nostro?

  3. #13
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    Zena, non è un discorso di regionalismo, ma di piccole patrie che si confederano(come io preferirei) (o federano, tant'è vero che si è sempre parlato di R.F.PDN) e cedono allo stato competenze che loro non reputano essere in grado di svolgere, o di poterle svolgere meglio in un contesto più ampio (che so, la difesa dei confini, etc.)

    Miglio diceva che la padania era la giusta misura per poter pretendere qualcosa, ma al suo interno non doveva ridursi ad una piccola itaglia.
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  4. #14
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    In origine postato da ZENA
    Un Veneto che va a Milano, un Piemontese che sverna in Liguria, un Emiliano che elegge Verona a sua dimora.... Ma insomma, ma perchè non facciamo, come diceva Miglio, una grande regione padana autonoma che superi questo regionalismo italiano volto al "dividi et impera" e alla moltiplicazione burocratico/clientelare? I giusti e inalienabili diritti alla specificità non abbisognano dell'attuale regionalismo, ma di ampie autonomie locali sul modello elvetico.
    Quanto sarebbe più facile per la Padania instillarsi nelle coscienze se... Esistesse davvero, anche solo, inizialmente, come regione a statuto ordinario? Quanto sarebbe più facile la battaglia autonomista se avessimo la "muscolatura" di una macro-area?
    Capisco che il Veneto sia e si senta una realtà a sé, e che quindi dovrebbe prendersi una forte pausa di riflessione. Ma gli autonomisti liguri, lombardi, piemontesi, emiliani, romagnoli, che vantaggi hanno dalla divisione? I vantaggi sono tutti dalla parte di Roma, che ha buon gioco nel sottrarci materie come trasporti,energia, cultura, ambiente, ordine pubblico.
    Forse noi ragioniamo troppo spesso come se la Padania esistesse già: ma se a quel punto possiamo dividerci come vogliamo, secondo criteri etnici, storici, creativi, adesso è il momento di ritrovare unità e di rilanciare un progetto di autonomia oscurato dai centri di potere e perfino da noi stessi. Quale argomento più forte, strategico e inespugnabile (meno costi, meno consiglieri, meno impiegati pubblici, migliore gestione delle economie di scala) di una regione padana capace di rivoluzionare, con la sua sola esistenza, i rapporti di potere vigenti, scuotendo enormemente l'identità popolare, può fare al caso nostro?
    Saggio e condivisibile discorso; il fatto è caro Zena che troppi padani vogliono vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso.
    Quanto hai scritto, mi sembra così ragionevole che non c'è nemmeno bisogno di commentarlo; però io veneto, ho assistito allo sfacelo del movimento, nel momento in cui si era a un passo dal prendere la regione andando da soli, innescando meccanismi e terremoti istituzionali che avrebbero messo al tappeto la roma padrona.
    Invece no, c'è sempre qualcuno che ne sa più del diavolo.........


 

 
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