Ovviamente.Testo originale scritto da avversario
Il discorso razziale ad esempio nel Fascismo italiano non mi pare paragonabile a quello tedesco.
Qualcuno ha paragonato le due cose?
Mussolini abbisognava di una teoria coerente e definita che potesse essere diffusa alle masse italiane, ma questo non significa che il 'razzismo' fascista iniziò nel 1941. Ma che nel 1941 si cercò di dare al tutto una forma definita e netta.Già si parlò di questo a proposito di Evola.
Le idee del Regime non erano molto chiare se nel 1941, il Duce ricevette Evola facendogli i complimenti per un suo scritto sull'argomento. "E' il libro che ci occorreva" disse.
Prova questo, io non l'ho letto ma tratta esattamente di quello che chiedi:Ciò credo dimostri che le idee sull'argomento erano in fase di formazione, e non che fossero dei fondamenti (per quanto riguarda il caso italiano). Se tu hai fonti diverse che sostengono la tua tesi, ti prego di comunicarmele perché l'argomento mi interessa moltissimo.
Giorgio Fabre
Il contratto. Mussolini editore di Hitler
Edizioni Dedalo, € 15,00
A differenza di quanto si sapeva finora, la traduzione in Italia del "Mein Kampf" di Hitler (che nel 1934 uscì in edizione parziale col titolo "La mia battaglia") non fu un'iniziativa dell'editore Valentino Bompiani. Fu invece il frutto di una lunga trattativa, economica e politica, tra i nazisti e Mussolini. Qui si svela e si documenta questa vicenda inedita, che si risolse in un autentico finanziamento (l'unico fino ad oggi certo) di Mussolini verso Hitler. Non si trattò di un passaggio editoriale e politico semplice, tutt'altro. Tra il 1933 e il 1934 Mussolini allestì nel paese una serie di iniziative di tipo razzista, contro gli ebrei ma non solo, la maggior parte finora del tutto sconosciute.
Qui invece --> http://www.golemindispensabile.it/default.asp?num=16 , trovi un dossier sul razzismo durante il ventennio, di parte ma con molte informazioni interessanti.
'Razzismo' è un termine moderno. Parlare di 'Stirpe' e di 'Nazione' è un esaltare anche quel che c'è di biologico in un popolo, questo soprattutto sessant'anni fa quando i popoli a differenza di oggi erano ancora omogenei e nettamente separati.Un discorso è "Nazionalismo", un discorso è "Razzismo" (specialmente biologico).
Se pensi al fascismo delle origini, pieno di reduci della grande guerra, di retorica patriottica e con tutti i suoi richiami alla romanità in cui appare evidente la forte connotazione razziale del mito dell'Impero civilizzatore (i Latini, la discendenza dal sangue d'Enea, ecc.), non potrai non convenire che c'era un'esaltazione del tipo italiano, e gli studi razziali dei tempi andavano esattamente in quella direzione (vedi Giuseppe Sergi e Alfredo Niceforo ad esempio).
Che esistano 'italiani che sbagliano' questo non è abbastanza per fare di loro dei non-italiani, così come un aborigeno australiano che condivide le nostre idee non per questo diventa un nuovo italiano. Nessuno nega la comunanza empatica e spirituale che può esistere tra uomini appartenenti a popoli diversi, ma non per questo vengono meno queste differenze.Sulla tua conditio sine qua non, io la vedo diversamente. Il dato biologico per me viene dopo quello dello spirito, dell'Idea. Chiaro che la nostra lotta è per l'Italia: è la nostra Terra. Ma non sento "un dato biologico che mi unisce in quanto popolo" con i paladini italiani del mondialismo. Per me la loro scelta di servire ad una certa causa li porta necessariamente dall'altra parte della barricata, anche se sono italiani. Mi pare una cosa ovvia.
Per i fascismi europei l'idea non poteva sopravvivere alla forma. L'idea unisce e accomuna, ma è la forma il contenitore che rende l'idea incorruttibile. Questa in estrema sintesi quella che ritengo fosse l'idea base insita nei fascismi europei.
Saluti.



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) e venisse meno il dato biologico (cioè il contenitore), da ciò che dici si deduce che l'Idea diventerebbe corruttibile e scomparirebbe. Cosa che non credo affatto.
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