....….nobili
Nella tradizione comunista era consueto il ricorso ai padri fondatori, debitamente manipolati, per dare forza di ideologia
“scientifica” alle scelte tattiche del momento.
Per questo si può comprendere, ma non giustificare, la glorificazione della Cina “comunista” come paradiso dei capitalisti nelle parole involontariamente comiche di Oliviero Diliberto.
Meno comprensibile, invece, è la riesumazione del moralismo berlingueriano operata da Piero Fassino per respingere l’offensiva di Arturo Parisi e soci sulla “questione morale” e, in particolare, sull’appoggio Ds alla scalata dell’Unipol a Bnl.
E’ troppo comodo esporre volta per volta i ritratti di famiglia, propri o altrui, secondo le circostanze.
Fassino, qualche mese fa, per sostenere la fusione con i socialisti dello Sdi nella Fedrazione dell’Ulivo, aveva cercato di appropriarsi della figura di Bettino Craxi.
Ora espone il ritratto di Enrico Berlinguer in vesti moralizzatrici, senza neppure rendersi conto della contraddizione stridente. Il Berlinguer della “diversità” quasi antropologica è lo stesso che incitò gli operai a bloccare i cancelli della Fiat, contribuendo così a una delle più cocenti sconfitte del loro movimento.
Fassino, che all’epoca dirigeva i comunisti torinesi, lo sa benissimo, e per la verità lo sapeva già allora, anche se non potè opporsi pubblicamente alla scelta operaistica del mitico segretario generale.
Non ci si può dire contemporaneamente riformisti e ispirarsi a Berlinguer, che del riformismo fu nemico sia da “sinistra” che da “destra”, al punto da definire il proprio partito “conservatore e rivoluzionario”, cioè nemico del riformismo da ogni versante.
Fassino, accusato in sostanza dai suoi alleati, di essere disposto a cedere la guida del governo purché al suo partito sia consentito conquistare potere, e non solo politico, deve rispondere nel merito a quest’offensiva, che come tutti gli attacchi moralistici, punta al potere, non alla moralità.
A questo il Berlinguer moralista non serve.
Servirebbe quello compromissorio, ma questo è tutt’altro discorso.
Ferrara su il Foglio
saluti




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