
Originariamente Scritto da
Furlan
Nucleare, il Veneto ha detto sì a Roma
La maggioranza delle Regioni boccia il governo, Galan si dissocia con Lombardia e Friuli
VENEZIA — Veneto? Favorevole. Friuli Venezia Giulia? Favorevole. Lombardia? Favorevole. Tutte le altre regioni: contrarie (anche alcune amministrate dal centrodestra, come le due isole maggiori). Ieri l’Italia si è spaccata trasversalmente sul fronte del nucleare. E il Veneto, come si diceva, rientra nello stretto angolo di nordest dove sono collocati i pochi sostenitori della nuova politica energetica varata dal governo Berlusconi.
La Conferenza delle Regioni, riunita in seduta plenaria a Roma, ha votato il suo parere - negativo a stragrande maggioranza - al piano di costruzione di nuove centrali nucleari approvato dall’esecutivo. «Siamo contro il nucleare - ha spiegato a nome dei contrari il presidente della Basilicata, Vito De Filippo (centrosinistra) - è una scelta non positiva che non ha esiti immediati e che impatta negativamente sulle scelte energetiche. Siamo anche contrari alle procedure utilizzate, che non tengono conto delle prerogative delle Regioni. Per altro esistono leggi regionali che impediscono la costruzione di nuovi siti nucleari. Siamo anche convinti che la legge sia incostituzionale, tanto che undici Regioni hanno già presentato ricorso alla Corte Costituzionale, che deciderà il prossimo 22 giugno».
Di sicuro non ha fatto ricorso il Veneto, che si è dissociato dalla maggioranza delle Regioni in compagnia dei vicini lombardi e friulani. A rappresentare palazzo Balbi nella Conferenza c’era l’assessore Flavio Silvestrin, uomo dell’Udc, che ha interpretato fedelmente il mandato del governatore Galan: no a pregiudizi su una politica energetica che preveda anche l’utilizzo della tecnologia dell’atomo. Spiega Silvestrin: «Assieme alla Lombardia e al Friuli Venezia Giulia, abbiamo cercato di capire quali fossero le reali motivazioni all’origine del parere negativo che le altre Regioni avevano deciso di esprimere nei riguardi della politica nucleare sostenuta dal governo. Siccome non ci è stata data alcuna spiegazione convincente in proposito - sottolinea l’assessore veneto - giustamente abbiamo votato contro la decisione assunta dalla Conferenza delle Regioni». Morale della favola? «Tutto diviene illegittimo quando si tratta di modernizzare l’Italia - risponde Silvestrin -, se a condurre i giochi sono i professionisti della politica del no». Ribadisce da Venezia il governatore Giancarlo Galan: «Ci sono centrali nucleari attive e sicure a poco più di cento chilometri in linea d’aria dal Veneto, come quella di Krsko in Slovenia. Io continuo a dire - sottolinea il presidente della Regione - che sono favorevole all’applicazione della tecnologia nucleare. Quanto alla localizzazione delle future centrali, sono i tecnici che devono dirci se, in Veneto, ci sono oppure no luoghi adatti a installarne una».
È evidente, però, che si sta ponendo un problema. Come fa notare Legambiente, il probabilissimo prossimo governatore del Veneto, Luca Zaia, è estremamente prudente sul tema (vedi articolo sotto), mentre l’amministrazione regionale in carica continua a rilasciare pareri di segno favorevole. «Ancora una volta - accusa Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto - la nostra Regione ha scelto di non uscire dall’ambiguità e continua a candidarsi per ospitare una futura centrale nucleare. Il tutto avviene mentre, in campagna elettorale, il candidato presidente del Pdl e della Lega, Luca Zaia, esprime la propria contrarietà dichiarando: "Il Veneto non è un sito adatto per insediarvi una centrale nucleare, anche perché è troppo antropizzato". Per fortuna, la maggioranza delle Regioni ha imposto uno stop al governo».
A.Z
Nucleare, il Veneto ha detto sì a Roma - Corriere del Veneto