



(ANSA) - ROMA, 22 DIC - "E' il regalo di Natale del governo agli italiani di Monfalcone, della provincia di Gorizia, di Scanzano Jonico in Basilicata, di Palma in provincia di Agrigento, di Oristano, di Chioggia, di Caorso, di Trino Vercellese, di Montalto di Castro, di Termini Imerese e di Termoli. Quattro di queste località ospiteranno subito un impianto nucleare e un sito di stoccaggio. Le altre lo avranno dopo". Lo afferma Paolo Brutti, responsabile del dipartimento Ambiente per l'Italia dei Valori.
"La decisione del CdM - continua Brutti - sarebbe ridicola se non fosse tragica, per quei cittadini e per tutto il Paese. Grosse centrali, grossi affari. Poi che c'importa se non sappiamo cosa fare delle scorie radioattive e se ogni centrale costerà quanto il ponte sullo stretto e produrrà elettricità a costi astronomici. L'allargamento del sistema di potere di Berlusconi e del Pdl è il vero scopo della scelta nucleare che illumina questo Santo Natale".
"Che dicono i presidenti delle dieci regioni che ospiteranno i siti nucleari? Lo diranno ai loro elettori prima delle elezioni? E i siciliani che sono stati premiati con due siti? Colpa di Lombardo e di Micciché? Prepariamoci - così conclude il responsabile Ambiente dell'Idv - a fermare il governo con il referendum e con le prossime elezioni regionali".(ANSA).


http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...lla.shtmlEnea:
l’ingegnere fantasma bocciò Rubbia Regis, neo vice-commissario Enea: in Italia non risulta laureato
Carlo Rubbia (Ansa)
Rubbia è un somaro, firmato «el Valvola». Ecco la sintesi, povera Italia, del serrato dibattito scientifico sulle sorti dell'Enea. L'accusa d'esser un «sonoro incompetente » fatta al premio Nobel per la Fisica, ghigliottinato dal governo, parte infatti da un elettricista, già senatore della Lega, promosso per vie misteriose vice-commissario al l'ente per l’energia.
E benedetto dal titolo di «ingegnere» perfino nel decreto di nomina presidenziale senza che l’Ordine degli ingegneri abbia idea di dove si sia mai laureato.
Partiamo dalla coda? Siamo a metà luglio. Carlo Rubbia, accusato d’avere un carattere ruvido, di essere insofferente alle osservazioni e di avere fatto traboccare il vaso con un articolo su Repubblica contro il Cda, bollato come «il branco», è sbattuto fuori dall’Enea che, azzerato nei vertici, viene affidato ad una terna. Commissario, su indicazione forzista, è Luigi Paganetto, Preside della Facoltà di Economia a Tor Vergata, vice-commissario Corrado Clini (nell’élite del ministero dell’Ambiente da anni, ben visto da socialisti e An) e l’«ing.» Claudio Regis, appoggiato dal Carroccio. Il quale, trionfante per l’ascesa nell’Olimpo della scienza, liquida il presidente deposto con parole affilate: «Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente ».
Un giudizio avventato. In linea con la storia dell’uomo. Il quale, quando stava a Palazzo Madama, era stato espulso dall’aula per avere barrito: «Aveva ragione chi invocava la legge Merlin per chiudere questo Parlamento: è un bordello!». Prima ancora, andando incontro ad una condanna per vilipendio delle istituzioni, era stato, se possibile, più volgare: «I magistrati sono come i maiali: se ne tocchi uno, si mettono a urlare tutti».
Ma chi è quest’uomo magrolino che tratta un premio Nobel come Albert Einstein non tratterebbe l’asino della classe? Nato a Biella nel 1944, Regis compare la prima volta agli onori delle cronache, locali, nei dintorni di Telebiella, la prima emittente privata del Paese, nata via cavo nel 1971 per iniziativa di Peppo Sacchi. Era allora, stando ai ricordi dei pionieri della tivù, il rappresentante dell’Ampex, il sistema di registrazione videomagnetica che offriva la possibilità di tagliare i tempi morti. Bravissimo nel risolvere ogni problema elettrico, aveva un nomignolo con cui a Il Biellese ancora lo ricordano: «Valvola».
Che fosse laureato in ingegneria era ignoto a tutti. Sveglio, però, lo era. E gli amici dell’epoca se ne sarebbero accorti ritrovandoselo prima al comando della Lega biellese. Poi in consiglio comunale. Poi, come dicevamo, a Palazzo Madama. Dove sarebbe stato ricordato solo per una battaglia contro la messa al bando della fabbricazione delle mine anti-uomo («la questione è stata affrontata in modo demagogico, cedendo all’emotività della pubblica opinione! ») e per il curriculum fornito alla Navicella: «Laureato in ingegneria. Imprenditore. Ha studiato presso l’Ecole Polytechnique. Presidente di una società operante nel settore della ricerca aerospaziale. Esperto di relazioni internazionali». Dov’è questa Ecole Polytechnique? Boh... Relazioni internazionali con chi? Boh...
Fatto sta che per qualche anno l’uomo, non rieletto, esce dalle cronache politiche e resta in quelle giudiziarie. Viene denunciato dai titolari di una ditta edile con la quale aveva fatto un contratto per ristrutturare un palazzetto. E’ rinviato a giudizio per calunnia del segretario della Lega di Vercelli, Francesco Borasio, che aveva accusato di essersi messo in tasca dei soldi in realtà (l’inchiesta aveva accertato tutto) versati regolarmente al partito. Viene condannato perfino, pensa un po’, per essersi «impossessato di una sega per marmi». Insomma: un cursus honorum. Sufficiente al governo attuale per proiettarlo, nel dicembre 2003, su designazione del ministro dell’Istruzione, nel Cda dell’Enea.
Uomo giusto al posto giusto. Figura nel sito internet dell’ente scientifico come «ing. Regis». Scrive sulla rivista on-line Kosmos articoli sull’«Idrogeno fonte di energia, realtà o mito», firmandosi «Claudio Regis, ingegnere Enea». Partecipa a convegni come quello all’università di Fisica di Pisa tra le reverenze degli astanti: «Buongiorno Ingegnere, prego Ingegnere, dica Ingegnere». Querela gli ex soci definendosi nero su bianco, nell’atto giudiziario, «ing. Regis » e «consigliere del Premio Nobel Rubbia». Finché, caduto il genio scostante che lui «consigliava », Berlusconi lo nomina vice- commissario dell’Enea confermandogli il titolo perfino nel decreto: «ing. Regis».
Ed è lì che la luminosa carriera s’inceppa. Indispettita per i trionfi dell’uomo che disprezza, l’ex socia Maria Teresa Ramella Scarlatta segnala ciò che sa (a partire da una lettera dell’Ordine degli Ingegneri di Biella secondo cui l’ingegnere non è ingegnere) a Rocco Tritto, segretario dell’Usi/RdB, uno dei sindacati della ricerca. Il quale scrive a tutte, ma proprio a tutte, le sedi provinciali dell’Ordine ottenendo sempre la stessa risposta: non ci risulta. Ma certo, sdrammatizza Regis a Economy che gli dedica 12 righe: non ha studiato in Italia ma alla Ecole Polytechnique di Friburgo. Però, aggiunge, si considera «comunque un ingegnere a tutti gli effetti». Resta da vedere se, dato che non può legalmente fregiarsi del titolo, lo considerino tale almeno a Friburgo, dove la Scuola d’ingegneria risulta esser stata fondata quando il nostro era già in là con gli anni: nel 1978.
Dettaglio divertente. Com’è curiosa la foto fatta all’indirizzo di Londra dove il fustigatore di Rubbia risulta essere residente: «Sw3 London-30 Beauchamp Place ». Sapete che c’è, a quell’indirizzo? La trattoria «La Verbanella». Specializzata, forse, in fettuccine spaziali e neutroni al ragù.
Gian Antonio Stella
Ultima modifica di jotsecondo; 23-12-09 alle 17:59


Si vede che la lega aveva già preso a suo tempo delle decisioni sul nucleare.


Se uno più uno fa due, allora per le due Regioni che andranno in mano alla lega bisogna rassegnarsi.
Ultima modifica di jotsecondo; 23-12-09 alle 18:02


Non ditelo ai militanti altrimenti passeranno un brutto Natale.
Diteglielo a gennaio.
Così anno nuovo avranno una fregatura nuova.
Ultima modifica di jotsecondo; 23-12-09 alle 18:11


Caro Jot...
Nucleare: l’opportunismo ambientale della Lega, “no centrali in Veneto”
Luca Zaia, candidato governatore del Veneto, frena sull’ipotesi di una centrale nucleare nella zona di Rovigo, «Non conosco il dossier anche perché è di competenza di Giancarlo Galan, nel caso in cui dovessi occuparmene valuterò questo dossier approfonditamente ma ad ogni modo rispetterò la volontà della cittadinanza»
«La Lega è contro la devastazione e la svendita del nostro territorio che abbiamo il dovere di trasmettere integro alle prossime generazioni». Recita così il decimo punto dei dodici programmati dalla Lega nel giornalino Lombardia autonomista all’inizio degli anni Ottanta. Oggi a quasi 30 anni di distanza quel punto diventa un cardine e un paletto. In tempi in cui le centrali nucleari rappresenterebbero la soluzione a diversi problemi di approvvigionamento energetico la Lega è categorica: «Niente centrali in Veneto».
Luca Zaia, candidato governatore del Veneto, frena infatti sull’ipotesi di una centrale nucleare nella zona di Rovigo (l’unica provincia che, alle ultime amministrative, è rimasta al centrosinistra nonostante il vantaggio del Carroccio al primo turno). «Non conosco il dossier anche perché è di competenza di Giancarlo Galan» ha detto Zaia «nel caso in cui dovessi occuparmene valuterò questo dossier approfonditamente ma ad ogni modo rispetterò la volontà della cittadinanza».
Il senso è chiaro: Zaia in qualità di possibile presidente della regione Veneto mette i paletti per accontentare la cittadinanza che si è detta più volte contraria al nucleare e al conseguente impatto ambientale, ma allo stesso tempo non si pronuncia ancora direttamente perché lui è un leghista, la Lega sta col Governo ed è stato lo stesso Governo ad aprire al nucleare in Italia.
L’apertura del Governo al nucleare è stata accolta da varie polemiche ma anche da diversi dissensi: «Il nucleare inquina sporca ed è molto pericoloso»…«Magari è vero, ma lo usano quasi tutti, noi non siamo da meno e poi sfruttato bene può essere un’ottima forma di risparmio». La Lega appoggiò il Governo nella sua “crociata” nucleare ma ora ecco sollevare una serie di perplessità, forse perché nemmeno lo stesso Bossi si aspettava una centrale in Veneto. Si potrebbe quasi riassumere: «Siamo pienamente favorevoli al nucleare ma per favore fate le centrali da un’altra parte».
Non è la prima volta che la Lega si scopre ambientalista, difendendo questa posizione anche andando contro le scelte degli “amici” della maggioranza: nucleare, allargamento dell’aeroporto di Malpensa, Tav e Po navigabile sono solo alcune delle sfide “verdi” condotte dal Carroccio contro i possibili devastanti impatti ambientali.
Tutte battaglie condotte quando i progetti vanno ad intaccare le regioni care alla Lega (Veneto e Lombardia su tutte) perchè si sa, il partito di Bossi punta molto sulla valorizzazione del territorio, tanto quanto punta sul turismo. D’altronde il colore verde è quello degli ambientalisti, magari a volte anche opportunisti, ma pur sempre ambientalisti.
Nucleare: l’opportunismo ambientale della Lega, “no centrali in Veneto”


Allora ricapitoliamo:
1) La Lega Nord non vota per l' autodeterminazione del Veneto perchè la sua battaglia è per la liberazione di tutta la Padania, non di una sola regione
2) La Lega Nord non vuole le centrali nucleari nel Veneto anche se dovrebbero alimentare l' energia delle industrie della Padania
:gratgrat:


Zaia fa bene a dire che non vuole la centrale.
Deve ancora prendere i voti.
Poi dopo si vedrà.
Certamente in Piemonte sarà tutto più semplice in quanto il futuro presidente della regione è di pura etnia meridionale, conseguentemente roma potrà dialogare meglio.


il veneto paga già un pesante tributo in termini
di devastazione del territorio, dovuto a una eccessiva
iperproduzione di beni e servizi, senza dimenticare
poi che l'energia che ivi si produce, è molto, molto
di più, di quello che alla regione serve.
comunque è chiaro che si faranno qui le centrali atomiche,
si raddoppieranno, (meglio decuplicare!) le zone produttive,
e non mancheranno gli arrivi in massa di altri ospiti.
però stavolta i conti non torneranno, dato che le
imbelli classi dirigenti, non vogliono comprendere che
il modello fin qui seguito è morto e sepolto, e non saranno
certo le elucubrazioni dei soliti economisti, a far riprendere il viaggio
a una locomotiva che si sta lentamente, inesorabilmente
fermando, per mancanza di carburante.