Santi Timpani sta scontando l'ergastolo nel carcere di Catanzaro
Arrestato un fiancheggiatore. Indagato un agente della polizia penitenziaria
In carcere con il telefonino
Il boss chiamava i suoi uomini
MESSINA - Condannato all'ergastolo, un capo mafioso comunicava tranquillamente con l'esterno, continuando a impartire ordini ai suoi uomini e minacciare gli imprenditori che non pagavano il pizzo. Non servivano piccioni viaggiatori, complicati passaggi di fiogliettini o messaggi cifrati. Il boss disponeva di un telefono cellulare.
A scoprirlo la squadra mobile di Messina. Santi Timpani, cognato del capo della mafia della città siciliana, Luigi Sparacio, era stato condannato all'ergastolo, che sta scontando nel carcere di Catanzaro, per un omicidio commesso, da collaboratore di giustizia, durante una rapina a Padova. Secondo le leggi interne alla mafia che riguardano le condanne a vita, Timpani aveva nominato un suo "tutore", il commerciante Lorenzo D'Amore, che è stato ora arrestato, il quale, con la complicità di un'agente della polizia penitenziaria, gli avrebbe procurato il telefonino.
Il cellulare è stato ritrovato nel carcere di Catanzaro e sequestrato. Agli inquirenti non è rimasto che notificare un nuovo ordine di custodia al boss.
(26 agosto 2005)
Mi auguro che oltre al mafioso siano incarcerati anche i complici e forse sarà necessario aggiungerne altri alla guardia carceraria.




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