PROMETTERE IL NULLA
Rodolfo Roselli, intervento su Radio Gamma 5 del 24.8.205
Si avvicinano le elezioni politiche, e comincia il fuoco d’artificio delle trovate, da distribuire a piene mani, a quelle migliaia di utili idioti ,generosamente portatori di voti.
Una trovata non nuova ! “Sarà ridotto il carico fiscale delle retribuzioni lorde del 5 o 10 %”
Nel 2001, era la storiella prediletta di Silvio Berlusconi, mai diventata realtà, oggi è la storiella prediletta di Romano Prodi ma, senza spiegare nei dettagli da dove salteranno fuori questi soldi.
Quindi, “invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia”.
Il bilancio dello Stato è in una situazione di crescente disastro, e di disperata ricerca di altri soldi.
Non è un mistero che il debito pubblico cresce, non è un mistero che, pur di rastrellare nuovi soldi, si arriva ad aumentare il numero di giornate utili per giocare al lotto, non è un mistero che ,se la benzina cresce di un euro , 30 centesimi vanno alla produzione, e 70 li incassa in più lo Stato con le tasse, e non può restituirne nemmeno un centesimo ,perché prima d’incassarli, se li è già mangiati.
E con questo quadro, sarebbe in grado di rinunciare tranquillamente al 5 o 10 % delle tasse sui salari ? Dire questo, chiunque lo dica, è un’insulto all’intelligenza dei cittadini !
L’aumento del prezzo del petrolio, non è dovuto né alle crescenti pretese di chi lo produce, e nemmeno alla riduzione della quantità disponibile, ma semplicemente al fatto che è aumentata la richiesta nel mondo, da parte di grandi nazioni, l’India e la Cina, che sono oggi in grado di avere alta produttività cioè, questa loro richiesta si traduce in più petrolio e più ricchezza. Invece, nelle nazioni dove la produttività è vicina allo zero, si verifica il contrario in quanto, più petrolio significa aumento dei costi, inflazione e, quindi minore ricchezza.
Anche noi potremmo coniugare il binomio più petrolio più ricchezza, se avessimo, per tempo, spostato la nostra produzione verso aree a più elevato valore aggiunto.
Questo sarebbe dovuto essere il compito assegnato alla realizzazione di profonde riforme, del mercato del lavoro, della pianificazione d’ investimenti straordinari nell’area della ricerca ,cosa che ,a sua volta,avrebbero prodotto significative innovazioni e , quindi una straordinaria competitività, nei confronti della concorrenza estera.
Ma queste riforme non è stato capace di farle né il centro destra, e nemmeno il centro sinistra, chiacchiere tante , ma oggi siamo ancora rimasti al palo.
Sarebbe un sogno se la sanguisuga dello Stato, almeno riuscisse a ridurre gli sprechi ,ovunque mette le mani, ma sogno sarebbe, e sogno resta, perché gli sprechi sono la linfa vitale con la quale si alimentano i partiti, i parlamentari, i faccendieri e tutta quella corte dei miracoli, che ruota intorno a loro.
E infatti gli sprechi sono intoccabili.
Inutile dire che sarebbe più razionale dire, prima riduciamo gli sprechi, facciamo le riforme urgenti e valutiamo di conseguenza quanti soldi sono stati risparmiati, e poi , in funzione di questi, si potrebbe stabilire la percentuale di possibile riduzione delle tasse. E infatti è inutile dirlo, perché è inutile essere razionali.
Tutti siamo consapevoli con quanti sprechi è alimentato il debito dello stato, e sarebbe impossibile elencarli tutti. Ma scandalizzarsi per le truffe sulle pensioni d’invalidità che, quattro poveracci, hanno architettato per anni a Napoli, come falsi invalidi, falsi accompagnatori etc. , sarebbe ingeneroso, anche perché, questi truffatori, erano consapevoli che, non protetti dalle leggi, rischiavano.
Vi sono casi nei quali ,al riparo delle leggi e della mafia burocratica di specifiche consorterie, “privilegi pensionistici” ,di ben altre dimensioni, affondano i conti pubblici, anche con la connivenza dei sindacati.
Ad esempio ,dalla Finanziaria del 2000, con grande enfasi, era stata annunciata la decisione di tagliare le pensioni d’oro dei funzionari delle autorità indipendenti, cioè le Authorities. Ebbene non era vero niente, perché fino ad oggi, nulla è stato fatto per attuare questa decisione, a carico di personaggi titolari di pensioni di circa 27.000 euro lordi al mese. Avete letto bene, circa 54 milioni di lire ogni mese.
Ci sono voluti cinque anni, e una delibera del Consiglio di Stato, per vincere la resistenza del Governo ad applicare tale norma, perché questi si era sempre rifiutato di stilare il previsto elenco delle autorità ,al quale la disposizione doveva essere applicata. Ora il Consiglio di Stato, dopo cinque anni, ha detto che questo elenco non è necessario e non pregiudica l’applicazione. Però !!!!
Ovviamente non mi giocherei nulla, sulla certezza che, oggi, questa norma sarà subito rigorosamente applicata dall’INPDAP.
Ma queste sono delle bazzecole, rispetto a quello che accade per le pensioni e indennità nel campo agricolo.
Secondo l’ISTAT ci sono 393 mila lavoratori dipendenti ,nel settore agricolo, però l’INPS paga ogni anno le indennità di disoccupazione agricola a 650 mila lavoratori , dei quali circa 500 mila in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
Cioè ogni anno, secondo l’ISTAT ,tutti i lavoratori agricoli, sarebbero disoccupati, e in più, ce ne sarebbero altri 250 mila, considerati fantasmi.
Abbiamo superato il miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci.
Ma la spiegazione è molto più scoraggiante, perché dimostra sia come l’ISTAT fa le sue famigerate statistiche, sia come l’INPS distribuisce le risorse della nazione, non certo a vantaggio della produttività, e in che modo, due istituzioni pubbliche, siano coerenti tra loro.
Infatti l’ISTAT considera, come dipendente agricolo, una persona che abbia lavorato almeno 48 giorni/anno nel settore, l’INPS invece, considera lavoratore agricolo una persona che ha lavorato anche solo un giorno. Di conseguenza per l’ISTAT i lavoratori agricoli sono 393 mila , ma per l’INPS 816 mila.
Ma non è solo una questione di numeri ma, purtroppo, di soldi.
Per avere l’indennità ordinaria di disoccupazione, pari al 30% della retribuzione, basta aver versato contributi per 51 giorni di lavoro. Questa categoria è costituita da circa 250 mila persone ogni anno.
La stessa indennità, pari al 40% della retribuzione, si ottiene dopo 101 giorni di contribuzione, e sale al 60% della retribuzione, dopo 151 giorni /anno di contribuzione.
Però non basta, perché questo vale solo per il primo anno, nel secondo anno, bastano solo 5 giorni di attività in un Comune colpito da calamità naturale, per ricevere la stessa indennità dell’anno precedente. Questo in base alla legge 223 del 1991.Ogni anno circa 100 mila persone ne beneficiano.
E questo spiega perché, ogni anno, con decreto ministeriale,migliaia di Comuni e Province, sono considerate soggette a calamità naturali, vere o false che siano. Ora sappiamo perché l’Italia è perennemente un disastro agricolo ! Nell’ultimo elenco, allegato alla circolare INPS numero 47 del 10 marzo 2004, erano indicati 3000 comuni. Per ambire a tale stato, un Comune deve sperare in alcuni giorni di pioggia torrenziale.
A tutto questo ,si aggiungono gli assegni familiari, 400 mila persone con circa 200 euro al mese, l’indennità di malattia , 240 mila persone con circa 700 euro all’anno.
Ma non basta, perché con l’indennità di maternità ,ne hanno diritto le lavoratrici con 51 giorni di contributi accumulati tra l’anno d’inizio della maternità e quello precedente. Indennità di circa 4700 euro.
Il presidente dell’INPS, Gian Paolo Sassi , ha dichiarato che numerosi rapporti di lavoro in agricoltura, come conseguenza, iniziano solo in previsione di maternità.
Inoltre questa legge infernale e concepita in modo dissennato dal nostro esimio Parlamento, sembra fatta apposta per incitare azienda e lavoratore a dichiararsi disoccupato in modo che, il dipendente incassa il sussidio, l’azienda non paga i contributi,e fa lavorare in nero il lavoratore, e così questo può accumulare salario e indennità.
In questo modo l’INPS va in rosso, perché da una parte ,incassa circa 970 milioni di euro all’anno di contributi, e dall’altra, ne versa per la varie indennità sopra indicate ,non meno di 2177 milioni per anno. In aggiunta versa mediamente agli agricoltori 2,6 miliardi di euro per pensioni le quali , ovviamente, con questo sistema, non possono mai derivare dalle loro contribuzioni, ma da quelle di altri lavoratori.
Non è in discussione una forma accettabile di solidarietà tra le varie categorie di lavoratori, ma quando i conti non quadrano così vistosamente, questo è uno spreco che compromette tutta l’occupazione di tutte le categorie.
Ma è uno spreco pluriennale, ben noto da anni a tutti i governi, di destra e di sinistra.
E’ ben noto anche alla Corte dei Conti che ,non solo ha rilevato questa incongruenza economica, ma ha segnalato anche l’elevata evasione contributiva esistente da tempo, e mai da nessuno combattuta.
Nel 2003 si dovevano incassare 1,5 miliardi di euro di contributi, ne sono stati incassati 971.
Ma che non si voglia punire l’evasione, lo dimostra la Finanziaria del 2004 e la circolare INPS 140, emanata nell’Ottobre 2004 ,che concede una sanatoria, altro condono, a buon mercato, senza multe e senza interessi da pagare, estesa anche agli anni precedenti, e attuabile con una rateazione fino a 5 anni, del dovuto.
Non si contano poi le truffe accertate dalla magistratura. Nel 1997, 20 mila persone messe sotto accusa d’imbroglio, dalla Procura di Palmi in Calabria, finte aziende dichiaravano finti lavoratori.
In ottobre 2004, altri 24 mila falsi braccianti pizzicati sempre in Calabria, analoghe truffe rilevate in Puglia, Campania e Sicilia.
Una commissione d’inchiesta, sollecitata dal ministro Maroni, è stata , boicottata dai sindacati e dagli imprenditori agricoli, e dal Ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno.
Esistono piani e proposte dell’INPS per ridurre lo sfacelo, ma tutti i politici si oppongono, tergiversano, insabbiano, insomma fanno di tutto, diciamolo chiaramente, a chiacchiere si impegnano a ridurre gli sprechi , ma nella realtà se ne guardano bene, perché nessuno metterebbe in discussione qualche milione di votanti nullafacenti.
E allora cari signori Romano Prodi e Silvio Berlusconi, con queste premesse e con questo solo esempio, come potete promettere di ridurre le tasse sugli stipendi dal 5 al 10 % ?
Queste sono le basi di credibilità, per le prossime promesse elettorali.
SIETE D'ACCORDO ? NO' HE .......me lo immaginavo!




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