yuri tu ti sei completamente bevuto il cervello... ma che cazzo stai dicendo???Originally posted by yurj
notare come italoconservatore sostiene che il cile di allende invase altri paesi![]()
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yuri tu ti sei completamente bevuto il cervello... ma che cazzo stai dicendo???Originally posted by yurj
notare come italoconservatore sostiene che il cile di allende invase altri paesi![]()
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se per te l'istinto di conservazione è un luogo cumune...Originally posted by LIBERAL_
Luogo comune vs. testimonianza del medico di allende.![]()
uomini siate, e non pecore matte,
sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!


Mazzini e Garibaldi erano dei noti liberaliOriginally posted by Ortega
Lo fece, infatti, fino all'ultimo.
voi liberali gente così non l'avete mai avuta, abituati a vendervi come siete.
Ti informo che dalla glorious revolution del 1688 sino alle rivoluzioni nazionali della prima metà dell'Ottocento, erano per la maggior parte (se non solo) i liberali a morire sulle barricate.![]()
Mai sentito parlare di nazionalismo?
Se mi dici che i Savoia erano liberali, dovresti spiegarmi perchè hanno distrutto il sud e saccheggiato l'italia...


Non so che fine ha fatto il medico di allende, puoi provare a cercare su internet.Originally posted by il buttero
Aritanga con questo medico di Allende!
Ci dici che fine fece ....il medico di Allende?
Anche Calvi si era....suicidato sotto il ponte di Londra.
Rimane il fatto che vi sia una testimonianza sul suo suicidio da parte di una persona a lui molto vicina mentre non ci sono testimonianza che affermino di un suo assassinio.
Vogliamo dare retta ai luoghi comuni o all'unica testimonianza che abbiamo?
Se vuoi possiamo anche pensare che si sia asserragliato nello studio e abbia iniziato a fare fuoco, prima di morire, contro i soldati gridando: "ora ti faccio vedere come muore un vero cileno". Ci possiamo inventare quello che vuoi senza testimonianze.
Una testimonianza c'è e afferma che si sia suicidato.


sarebbe stato di ANOriginally posted by LIBERAL_
Se vuoi possiamo anche pensare che si sia asserragliato nello studio e abbia iniziato a fare fuoco, prima di morire, contro i soldati gridando: "ora ti faccio vedere come muore un vero cileno".


Se vuoi comprendere meglio il legame tra i liberalismo europeo e le rivoluzioni nazionali, ti consiglio vivamente la lettura di STORIA D'EUROPA NEL SECOLO DECIMONONO del Croce.
Circa il caso italiano, Mazzini e Garibaldi hanno dato un apporto determinante, ma non erano certo soli. Giusto per inciso, questi erano si qualificavano come democratici, ma non certo come socialisti (valga per tutte il reciproco disprezzo Mazzini-Marx, che il Nostro definiva "più pieno d'ira che d'amore nel cuore"...).
I Savoia come dinastia non erano liberali: da Carlo Felice a V.E. III hanno generalmente avuto posizioni prima reazionarie (premiate infatti dalla restaurazione), poi conservatrici. Il loro unico pregio rispetto agli altri regoli italiani è stato di aver lasciato agire (non del tutto però) un ministro abile e intelligente come Cavour, lui sì liberale autentico. La posizione liberale era propria solo di una parte (la più attiva) della classe dirigente piemontese, i più erano legati al re e alla Chiesa, e spingevano tendenzialmente per politiche legittimiste . Non si può far loro carico di tutti i diversi malanni che hanno accompagnato il movimento unitario (e Garibaldi a Bronte?), mentre è giusto riconoscere loro il merito del progetto nazionale.
Storicamente, ed è questo che vorrei farti capire, i liberali hanno portato avanti la battaglia delle libertà civili assieme a quella dell'autodeterminazione nazionale, e non potevano altrimenti perchè le questioni sono intimamente connesse: entrambe basate sul valore fondamentale della Libertà del singolo e della nazione; entrambe motivi di lotta contro l'assetto della Restaurazione, che negava sia le libertà civili e la generalità della legge, sia l'autodeterminazione nazionale appoggiandosì al principio di autorità, ossia alla legittimazione su base religiosa degli stati dinastici e della società ordinata gerarchicamente.
In tutta Europa se ne ha riscontro. Solo per fare un es. i moti del '48 erano moti, per numerose popolazioni dell'Europa centrale, insieme di rivendicazione della propria identità nazionale e di rivendicazione delle libertà di pensiero, stampa, parola, associazione, difesa da processi arbitrarii...NOI abbiamo lottato per QUESTO.
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Il liberalismo è la suprema generosità.


Santiago del Cile.Originally posted by LIBERAL_
Luogo comune vs. testimonianza del medico di allende.
11 settembre 1973.
Sono le 9,10 del mattino.
Da Radio Magallanes proviene la voce di Salvador Allende, interrotta dai colpi secchi delle pallottole dei mitragliatori, dal rumore forte delle bombe degli aerei. Saranno le sue ultime parole da Presidente del Cile. E' il giorno del colpo di stato del generale Augusto Pinochet.
Poco prima, il giornalista Hernan Baraonna era di turno a Radio Magallanes. La sua testimonianza al microfono di Emiliano Guanella
I colpi di Stato si compiono in silenzio. Ma quello dell' 11 settembre 1973 a Santiago del Cile lascia per la prima volta tracce. Altre orecchie ascoltano le conversazioni dei generali golpisti. Un radioamatore si sintonizza sulle frequenze utilizzate dall'esercito, dalla Difesa, dalla Marina. Ascolta frasi in codice, vere e proprie ammissioni. Sono ancora le ore della trattativa, poco prima la morte di Salvador Allende. L'ammiraglio Corvajal parla con il generale Pinochet.
"Se mantiene el ofrecimiento de sacarlo del paìs… pero el avion se cae, viejo, cuando vaja volando." "Ribadiamogli l'offerta di portarlo fuori dal paese, poi magari l'aereo, durante il volo, cade giù. Sai com'è vecchio mio!".
Isabel Allende, figlia del presidente cileno, abbandona la Moneda poco prima della morte del padre. Esiliata in Messico insieme alla madre Hortensia Bussi, dopo il ritorno della democrazia, rientra in Cile e diventa una dirigente del Partito Socialista.
Fin qui i ricordi e le testimonianze dell' 11 settembre 1973 e le valutazioni storiche sul ruolo di Salvador Allende. Ma sulla morte del presidente cileno non tutto é stato chiarito.
L'11 settembre 1973 é il giorno dell'annuncio del plebiscito sulla politica economica e sociale di Allende e di Unidad Popular. Augusto Pinochet - ministro degli Interni nominato da Allende e comandante supremo dell'esercito - ne é a conoscenza. Il presidente Allende é convinto della fedeltà di Pinochet, del generale Leight, comandante della Forza Aerea, del generale Mendoza.
Allende é sicuro che la ribellione di Valparaiso, dalla marina militare guidata dall'ammiraglio Merino, sarà presto stroncata. Così non avviene.
Alle 13.20 si arrendono, su indicazione di Allende, i pochi rimasti alla Moneda ormai bombardata e indifendibile da persone pressoche' inermi. Familiari e stretti collaboratori del presidente escono a mani alzate dal palazzo, attraverso la porta Morande' 80.
Allende resta indietro. E' l'ultimo della fila. Indossa un elmetto e imbraccia il fucile Aka che gli aveva regalato Fidel Castro: "Allende non si arrende", sente urlare un medico, amico del presidente. Si volta al suono della voce di Allende e lo vede morire. Suicidio od omicidio? Il mistero resta ancora intatto. Così le versioni contrapposte di chi sta dalla parte di Allende e chi ne è nemico.
http://www.radio24.ilsole24ore.com/f...9761&menu=oggi
Cristiano