No, non è mia abitudine.In Origine Postato da il Pasquino
Parla per ipotesi?
Saluti
Conosco decine di persone con curriculum lunghi pagine, professionalità altissima ma che prendono stipendi poco superiori a quelli di operai con anni di anzianità.
Persone che non cambiano lavoro perchè l'unico lavoro che gli viene offerto è tutto con contratto a termine e con stipendio ridotto al 25%! Stipendi pari solo a quello di ingegneri indiani!
Esiste anche questo scenario, lungi da me sottovalutarlo e/o negarlo. Come si creano le condizioni per tentare di uscirne ? Intanto mettendo da parte i pregiudizi e le barricate...tipo appunto quella per cui esistono solo o i padroni o i proletari.
Ho detto quale opinione ho degli imprenditori o presunti tali; aggiungo che nel mondo hi-tech chi pensa di risolvere il problema agendo sull'abbattimento del costo del lavoro non ha capito un tubo ed è destinato a chiudere, perchè è lapalissiano che vincere la concorrenza di indiani e cinesi con l'abbattimento del costo del lavoro è impossibile.
Allo stesso tempo dico che troppi ingegneri si preoccupano più dello stipendio che dell'avanzamento professionale che un'azienda offre loro.
In poche parole guardano all'oggi ma non al domani e al dopo domani. Del resto si può concedere solo quanto è sostenibile e la sostenibilità si costruisce tutti insieme, imprenditori (quelli veri...) e dipendenti (quelli che 'non necessariamente il 'padrone' ce lo vuole mettere di dietro...).
Questi non sono proletari. Sono molto peggio!
Vorrei sapere cosa ne pensa un operaio da catena di montaggio (senza andare a scomodare, fra questi, categorie particolarmente sfigate...).
Non capisco che realtà conosciate! Molti di quelli che conosco sono sull'orlo di dover abbandonare moglie e figli per andare a lavorare all'estero dove gli stipendi sono effettivamnte proporzionati alla loro professionalità!
Conosco molti che fanno questa scelta (buon per loro quando è una alternativa percorribile...e mi rifaccio alla questione 'curriculum, professionalità'...) portandosi dietro la famiglia, conosco molti altri che l'hanno fatto in passato (io ero fra quelli) eppoi sono tornati con molte più prospettive percorribili di quelle che avevano, conosco molti che di fronte ad un progetto a termine non trovano così inaccettabile di trovare un compromesso fra tempo speso in famiglia e tempo speso per il compimento del progetto stesso.
Del resto mica è una novità di oggi la realtà di lavori che costringono ad accettare anche di non tornare a casa ogni sera: chiedere, per esempio, ai marittimi...
L'importante (e qua proprio per aver sperimentato sulla pelle che cosa significa avere un padre marittimo...) è che la cosa sia parte di un progetto a termine e in un arco temporale sostenibile in una dinamica familiare...e ovviamente che sia adeguatamente remunerata, dove adeguatamente non può essere scorrelato dal progetto che si ha in testa.
Flessibilità e sostenibilità appunto...e non pensare che tutto possa essere dovuto e scontato, perchè non lo è. Anche se quello che noto sempre più (e la cosa è preoccupante) è che la categoria dei 'viziati' oggi è più che mai numerosa.
Ah, ribadisco, parlo di categorie di lavoratori privilegiate...e gli ingegneri hanno la possibilità e la fortuna di appartenervi...quando non diano per scontato il fatto che da una parte gli stipendi devono essere alti (per il solo fatto che loro hanno 'studiato'...), dall'altra che possono 'timbrare il cartellino' come coloro per i quali è sacrosanto pretendere di farlo...i veri proletari appunto, che magari sono i loro stessi padri che per farli studiare si sono fatti un culo come una cesta.
Cordialmente,
Etrusco




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