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Discussione: Tibet

  1. #61
    w i punkillonis
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    Originally posted by Timur
    Quello che mi lascia più sbalordito ed allo stesso tempo disgustato non sono tanto le parole di agaragar e jury, quanto il fatto che essi parlino così non "oggettivamente" anzi.
    Voi tentate di giustificare le bastardate della Cina per il semplice fatto che uno vorrebbe che s'ergesse contro gli USA a baluardo del "comunismo" o meglio( visto che non credo jury sia così stupido da credere la cinese ancora una dittatura di stampo marxista) uno stato che si erga contro l'imperante capitalismo quando non capisce che le nazioni si scambiano il posto ma ognuna fa i cazzi suoi e nessuna opera per ideologia, nemmeno la santissima ( per te) URSS.
    Di agaragar sappiamo invece che è un convinto simpatizzante cinese, sicchè nella prossima vita vuole rinascere con pelle gialla e occhi a mandorla.
    Quello che voglio dire in sostanza è che se si fosse trattato che so, degli Stati Uniti avreste fatto: "BASTARDI, BASTARDI", affibiando loro (e a ragione) ima politica imperialista

    quoto.

    e aggiungo: stai attento perchè mi pare dalle tue parti (brindisi) si usi flagellarsi nelle processioni per un voto al santo, quindi, quando vedi quei cinesi con la macchina fotografica significa che si stanno preparando a liberarti dalla religione.
    e chiaramente le chiese diventeranno tutte dei ristoranti cinesi, con tanto di friggitrice e carne di cane spacciata per maiale.

    la cosa più odiosa è che i cattolici a parte qualche gesuita USA non denunciano lo scempio che la cina ha fatto.

    conosco una ragazza pugliese che ha fatto la tesi (antropologia) su l'uso cinese di vietare i simboli occidentali femminili antirivoluzionari e conservatori.

  2. #62
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    Beh, proprio flagellarsi no però vicino...

    Gli stupidi non capiscono che con la Cina, non solo questo mondo rimarrà una merda come sotto gli USA, ma noi da "dominatori" dovremo pulire il culo ai nipotini di Gengis Khan
    Se quel che noi oggi diremo potrò esser scordato domani stesso, quel che noi oggi faremo resterà per centinaia di anni!

  3. #63
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    Il tuo Bureau del Tibet è ben informato:

    238. Concerning Ngawang Choesom, the Government reported that there was no person named Ngawang Choesom at the Tibet Autonomous Region Prison.

    Perchè non dovrebbe essere vero dato che....

    239. By letter of 15 February 1999, the Government formally invited the Special Rapporteur to undertake a visit to the country in the second half of 1999 or the first half of 2000. At the time of writing, the Special Rapporteur was still awaiting confirmation of specific dates that had been under discussion with the Permanent Mission of China.

  4. #64
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    LO SAPEVATE CHE ANCHE L'ITALIA POSSEDEVA UNA PARTE DI CINA? POI E? ARRIVATO MAO....
    Dalle Crociate in poi compresa la colonizzazione spagnola del Sud America (che ha fatto 70 milioni di vittime)colonialismo e imperialismo (insomma l'uomo bianco) si è basato sulle differenze tribali per sottomettere il mondo. E adesso rimprovera la Cina di essere la nazione più dinamica del mondo e di non volere poprtare la sveglia al collo. Lo si capisce anche dal vostro razzismo anticinese, Ma sorge il dubbio il Tibet è mai stato indipendente?
    Questo paese “felice” e “libero”, questo “paradiso” sarebbe stato trasformato in un inferno dall’”invasione” cinese. Le cazzate non hanno mai fine. Ha realmente senso parlare di “invasione”? Quale paese aveva riconosciuto l’”indipendenza” del Tibet e intratteneva con esso relazioni diplomatiche? In realtà, ancora nel 1949, nel pubblicare un libro sulle relazioni Usa-Cina, il dipartimento di Stato americano accludeva una mappa di per sé eloquente: con tutta chiarezza sia il Tibet che Taiwan vi figuravano quali parti integranti del grande paese asiatico, impegnato a porre fine una volta per sempre alle amputazioni territoriali imposte da un secolo di aggressioni colonialiste e imperialiste. Naturalmente, con l’avvento dei comunisti al potere, cambia tutto, comprese le carte geografiche: ogni falsificazione storica e geografica è lecita se consente di ridare slancio alla politica a suo tempo iniziata con la guerra dell’oppio e la politica delle cannoniere, di avanzare cioè in direzione dello smembramento della Cina comunista.
    È un obiettivo che sembra sul punto di realizzarsi nel 1959. Con un cambiamento radicale rispetto alla politica seguita sino a quel momento, che l’aveva visto collaborare col nuovo potere insediatosi a Pechino, il Dalai Lama sceglie la via dell’esilio e comincia ad agitare la bandiera dell’indipendenza del Tibet.
    RIVENDICAZIONE NAZIONALE?|?!
    Si tratta realmente di una rivendicazione nazionale? Ho detto che il Dalai Lama stesso non è di origine tibetana ed è costretto ad imparare una lingua che non è la sua lingua materna. Ma concentriamo pure la nostra attenzione sulla casta dominante autoctona. Per un verso questa, nonostante la generale ed estrema miseria del popolo, può coltivare i suoi raffinati gusti cosmopoliti: ai suoi banchetti si scialacquano “squisitezze di tutte le parti del mondo” (pp. 174-5). A degustarle sono raffinati parassiti che, nell’ostentare il loro sfarzo, non danno certo prova di ristrettezza provinciale: “le volpi azzurre vengono da Amburgo, le perle coltivate dal Giappone, le turchesi via Bombay dalla Persia, i coralli dall’Italia e l’ambra da Berlino e Königsberg” (p. 166).

  5. #65
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    IL GRANDE TIBET E LA PICCOLA CINA... SEEE... GLI PIACEREBBE!!!
    Mentre si sente affine all’aristocrazia parassitaria di ogni angolo del mondo, la casta dominante tibetana guarda ai suoi servi come ad una razza diversa e inferiore; sì, “la nobiltà ha le sue leggi severe: è permesso sposare soltanto chi è dello stesso rango” (p. 191). Che senso ha allora parlare di lotta di indipendenza nazionale? Come possono esserci una nazione e una comunità nazionale se, per riconoscimento dello stesso candido cantore del Tibet pre-rivoluzionario, i “semidei” nobiliari, lungi dal considerare concittadini i loro servi, li bollano e li trattano quali “esseri inferiori” (pp. 170 e 168)?
    D’altro canto, a quale Tibet pensa il Dalai Lama quando comincia ad agitare la bandiera dell’indipendenza? È il Grande Tibet, che avrebbe dovuto abbracciare vaste aree al di fuori del Tibet propriamente detto, annettendo anche le popolazioni di origine tibetana residenti in regioni come lo Yunnan e il Sichuan, da secoli parte integrante del territorio della Cina e talvolta culla storica di questa civiltà multisecolare e multinazionale. Chiaramente, il Grande Tibet costituiva e costituisce un elemento essenziale del progetto di smembramento di un paese che, a partire dalla sua rinascita nel 1949, non cessa di turbare i sogni di dominio mondiale accarezzati a Washington.
    SIGNORI SIETE VOI CHE AVETE PARLATO DI LIBERTA' PER IL TIBET CHE IN REALTA' ERA UNA SOCIETA' ASSOLUTISTA...E LA RIVOLUZIONE HA PORTATO LA LIBERTA' PER GLI SCHIAVI
    Ma cosa sarebbe successo nel Tibet propriamente detto se le ambizioni del Dalai Lama si fossero realizzate? Lasciamo pure da parte i servi e gli “esseri inferiori” a cui chiaramente non prestano molta attenzione i seguaci e i devoti di Sua Santità. In ogni caso, il Tibet pre-rivoluzionario è una “teocrazia” (p. 169): “un europeo difficilmente è in grado di capire quale importanza si annetta al più piccolo capriccio del Dio-Re” (p. 270). Sì, “il potere della gerarchia era illimitato” (p. 148), ed esso si esercitava su qualunque aspetto dell’esistenza: “la vita delle persone è regolata dalla volontà divina, i cui unici interpreti sono i lama” (p. 182). Ovviamente, non c’è distinzione tra sfera religiosa e sfera politica: i monaci permettevano “alle tibetane le nozze con un mussulmano solo alla condizione di non abiurare” (p. 169); non era consentito convertirsi dal lamaismo all’Islam. Assieme ai rapporti matrimoniali anche la vita sessuale conosce una regolamentazione occhiuta: “per gli adulteri vigono pene molto drastiche, ad esempio il taglio del naso” (p. 191). È chiaro: pur di smembrare la Cina, Washington non esitava a montare in sella al cavallo fondamentalista del lamaismo integralista e del Dalai Lama.
    PERCHE' IN ITALIA NON ORGANIZZIAMO UN BEL REFERENDUM PER RESTAURARE IL POTERE TEMPORALE DEL PAPA-RE?

  6. #66
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    Originally posted by Lutzianu
    questo si che è parlare amico.

    batti cinque. ci vediamo a bassora, nuova provincia americana, conquistata regolarmente e destinata a diventare il "nuovo deserto americano".
    caro amico, non cederemo mai quel territorio, ormai è nostro.
    sè, quando daranno agli irakeni la cittadinanza americana, come i tibetani hanno quella della republic of China...

    nemmeno i portoricani ce l'hanno......

    IL TIBET NON E' UNA COLONIA!
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  7. #67
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    Originally posted by Timur
    Quello che mi lascia più sbalordito ed allo stesso tempo disgustato non sono tanto le parole di agaragar e jury, quanto il fatto che essi parlino così non "oggettivamente" anzi.
    Voi tentate di giustificare le bastardate della Cina per il semplice fatto che uno vorrebbe che s'ergesse contro gli USA a baluardo del "comunismo" o meglio( visto che non credo jury sia così stupido da credere la cinese ancora una dittatura di stampo marxista) uno stato che si erga contro l'imperante capitalismo quando non capisce che le nazioni si scambiano il posto ma ognuna fa i cazzi suoi e nessuna opera per ideologia, nemmeno la santissima ( per te) URSS.
    Di agaragar sappiamo invece che è un convinto simpatizzante cinese, sicchè nella prossima vita vuole rinascere con pelle gialla e occhi a mandorla.
    Quello che voglio dire in sostanza è che se si fosse trattato che so, degli Stati Uniti avreste fatto: "BASTARDI, BASTARDI", affibiando loro (e a ragione) ima politica imperialista
    Non c'è 2 senza 3....ekko il terzo ignorante, la storia della repubblica popolare cinese cela meraviglie che nemmeno ti immagini,

    E non è vero che tutti sono uguali, gli americani di Roosevelt erano certo meglio dei nazisti, un governo capace è meglio di uno incapace, l'antimafia è meglio della mafia ecc...
    Addio Tomàs
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  8. #68
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    Originally posted by Lutzianu
    quoto.

    e aggiungo: stai attento perchè mi pare dalle tue parti (brindisi) si usi flagellarsi nelle processioni per un voto al santo, quindi, quando vedi quei cinesi con la macchina fotografica significa che si stanno preparando a liberarti dalla religione.
    e chiaramente le chiese diventeranno tutte dei ristoranti cinesi, con tanto di friggitrice e carne di cane spacciata per maiale.

    la cosa più odiosa è che i cattolici a parte qualche gesuita USA non denunciano lo scempio che la cina ha fatto.

    conosco una ragazza pugliese che ha fatto la tesi (antropologia) su l'uso cinese di vietare i simboli occidentali femminili antirivoluzionari e conservatori.
    sè, nella Cina della rivoluzione culturale.....mai viste le fotomodelle cinesi?

    Quale carne di cane poi? lo sanno tutti che i cinesi rapiscono i bambini e li cucinano....

    Se il papato, almeno quello do Woitila e Ratzinger, non si scontra con la cina, e in cina i cattolici non sono certo trattati "bene", qualche ragione ci sarà,

    magari saranno filocinesi pure loro....
    Addio Tomàs
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  9. #69
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    Originally posted by Timur
    Beh, proprio flagellarsi no però vicino...

    Gli stupidi non capiscono che con la Cina, non solo questo mondo rimarrà una merda come sotto gli USA, ma noi da "dominatori" dovremo pulire il culo ai nipotini di Gengis Khan
    ...che era mongolo e non cinese...

    La Cina, solo sviluppando la sua economia, ha sottratto il 25% dell'UMANITA' alla povertà,

    l'emergere della Cina significherà lo sviluppo del terzo mondo, clamorosamente fallito nel sessantennio americano, la fine delle speculazioni sul petrolio, la fine del massacro del medio oriente, voluto dagli americani,

    come ha già significato il rafforzamento dell'indipendenza europea e la fine del fascismo in america del sud.
    Addio Tomàs
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  10. #70
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    NON CAPISCO COME SIATE VOI A CHIEDERE L'INDIPENDENZA DEL TIBET INVECE DEL DALAI LAMA
    Infatti questo ha dichiarato che rinuncia a chidere l'indipendenza del Tibet perchè il paese deve sfruttare l'onda lunga dello sviluppo economico cinese. Evidentemente lo sviluppo economico è un valore anche per lui e non solo per i cinesi.
    Ora, anche Sua Santità è costretto a prenderne atto: il progetto secessionista è sostanzialmente fallito. Ed ecco allora le dichiarazioni per cui ci si accontenterebbe dell’”autonomia”.
    IL TIBET E' REGIONE AUTONOMA
    In realtà, il Tibet è da un pezzo una regione autonoma. E non si tratta di parole. Già nel 1998, pur formulando critiche, Foreign Affairs, la rivista americana vicina al Dipartimento di Stato, con un articolo di Melvyn C. Goldstein si è lasciata sfuggire riconoscimenti importanti: nella Regione Autonoma Tibetana il 60-70% dei funzionari sono di etnia tibetana e vige la pratica del bilinguismo. Naturalmente c’è sempre spazio per miglioramenti; resta il fatto che, in seguito alla diffusione dell’istruzione, la lingua tibetana è oggi parlata e scritta da un numero di persone ben più elevato che nel Tibet pre-rivoluzionario.
    NELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE IL TIBET E' FINALMENTE DIVENTATO NAZIONE
    È da aggiungere che solo la distruzione dell’ordinamento castale e delle barriere che separavano i “semidei” dagli “esseri inferiori” ha reso possibile l’emergere su larga base di un’identità culturale e nazionale tibetana. La propaganda corrente è il rovesciamento della verità.
    Mentre gode di un’ampia autonomia, il Tibet, grazie anche agli sforzi massicci del governo centrale, conosce un periodo di straordinario sviluppo economico e sociale. Il Tibet "ha registrato una crescita economica tre volte più veloce di quella degli Stati Uniti negli anni del boom tra la fine dell'amministrazione Reagan e l'inizio dell'amministrazione Bush" (William H. Overholt:Il risveglio della Cina, il Saggiatore, Milano)
    Assieme al livello di istruzione, al tenore di vita, e alla durata media della vita cresce anche la coesione tra i diversi gruppi etnici, come è confermato fra l’altro dall’aumento dei matrimoni misti tra han (cinesi) e tibetani. Ma proprio questo diventa il nuovo cavallo di battaglia della campagna anticinese. Ne è un esempio clamoroso un articolo di Bernardo Valli su Repubblica di qualche anno fa. Mi limito qui a citare il sommario: “L’integrazione tra questi due popoli è l’ultima arma per annullare la cultura millenaria del paese sul tetto del mondo”.
    IL MITO DELLA PUREZZA ETNICA
    Chiaramente, il giornalista si è lasciato abbagliare dall’immagine di un Tibet all’insegna della purezza etnica e religiosa che è il sogno dei gruppi fondamentalisti e secessionisti. Per comprenderne il carattere regressivo, basta ridare la parola al cronista che ha ispirato Hollywood(Harrer). Nel Tibet pre-rivoluzionario, oltre ai tibetani e ai cinesi “si possono incontrare anche lhadaki, bhutanesi, mongoli, sikkimesi, kazaki e via dicendo”. Sono ben presenti anche i nepalesi: “Le loro famiglie rimangono quasi sempre nel Nepal, dove anche loro ritornano di tanto in tanto. In questo differiscono dai cinesi, che sposano volentieri donne tibetane, conducendo una vita coniugale esemplare” (pp. 168-9). La maggiore “autonomia” che si rivendica, non si sa bene se per il Tibet propriamente detto ovvero per il Grande Tibet, dovrebbe comportare anche la possibilità per il governo regionale di vietare i matrimoni misti e di realizzare una purezza etnica e culturale che non esisteva neppure prima del 1949?

 

 
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