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Discussione: Tibet

  1. #71
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    LA COOPTAZIONE DEL DALAI LAMA NELL'OCCIDENTE E NELLA RAZZA BIANCA E IL PERICOLO GIALLO


    L’articolo di Repubblica è prezioso perché ci permette di cogliere la sottile vena razzista che attraversa la campagna anticinese. Com’è noto, nel ricercare le origini della razza “ariana” o “nordica” o “bianca”, la mitologia razzista e il Terzo Reich hanno spesso guardato con interesse all’India e al Tibet: è di qui che avrebbe preso le mosse la marcia trionfale della razza superiore.
    Nel 1939, al seguito di una spedizione delle SS, l’austriaco Harrer (quello che ho citato fino adesso e da cui e' stato tratto il film con Brad Pitt) giunge nell’India del nord (oggi Pakistan) e di qui poi penetra nel Tibet. Quando incontra il Dalai Lama, subito lo riconosce e lo celebra come membro della superiore razza bianca: “La sua carnagione era molto più chiara di quella del tibetano medio, e in qualche sfumatura anche più bianca di quella dell’aristocrazia tibetana” (p. 280). Del tutto estranei alla razza bianca sono invece i cinesi. Ecco perché è un evento straordinario la prima conversazione che Sua Santità ha con Harrer: egli si trovava “per la prima volta solo con un uomo bianco” (p. 277). In quanto sostanzialmente bianco, il Dalai Lama non era certo inferiore agli “europei” ed era comunque “aperto a tutte le idee occidentali” (pp. 292 e 294). Ben diversamente si atteggiano i cinesi, nemici mortali dell’Occidente.(Guarda tè non erano per il turbocapitalismo?).Lo conferma ad Harrer un “ministro-monaco” del Tibet sacro: “nelle antiche scritture, ci disse, si leggeva una profezia: una grande potenza del Nord muoverà guerra al Tibet, distruggerà la religione e imporrà la sua egemonia al mondo” (p. 141). Non c’è dubbio: la denuncia del pericolo giallo è il filo conduttore del libro che ha ispirato la leggenda hollywoodiana del Dalai Lama.(Credo che la maggior parte dei forumisti conosca il Tibet per avere visto questo film, pur senza lavere letto il libro ovviamente!!)
    BEH IO L'HO LETTO!!!!

  2. #72
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    Originally posted by agaragar
    ...che era mongolo e non cinese...

    La Cina, solo sviluppando la sua economia, ha sottratto il 25% dell'UMANITA' alla povertà,

    l'emergere della Cina significherà lo sviluppo del terzo mondo, clamorosamente fallito nel sessantennio americano, la fine delle speculazioni sul petrolio, la fine del massacro del medio oriente, voluto dagli americani,

    come ha già significato il rafforzamento dell'indipendenza europea e la fine del fascismo in america del sud.

    E i cui discendenti, se conosci la storia cinese, hanno governato la Cina fino al 1382 ( mi sembra). O ti sei dimenticato di Kubilai Khan di Marco Polo?

    Ed è provato che Gengiz ebbe così tante mogli che ora ci sono 16 milioni di persone, in Mongolia ma soprattutto in Cina che sono suoi pro-pro-pro nipoti. Infine, era in senso spregiativo.

    Sulla crescita del Terzo Mondo forse è vero, anche se questa politica non è completamente fallita ( se oggi i cinesi sono dove sono è anche, seppur in piccola parte, grazie agli USA). E' vero o forse no: dipende se si vuole continuare a sfruttare in un modo il terzo mondo o se lo si vuole fare nell'altro modo, investendo capitali per poi farli fruttare. Penso sia più vantagioso ancora per qualche decennio il primo.


    Sulla faccenda delle guerre, sta pur certo che si creeranno nuovi "conflitti".
    Innanzitutto di tipo economico e politico. L'India, seconda potenza emergente, non permetterà certo lo sviluppo della Repubblica Popolare in estremo Oriente e quindi i prossimi decenni saranno "guerra" aperta. Poi, il medioriente resterà sempre un punto di grande importanza, sia per il petrolio ( ma se un giorno faranno salire alle stelle il prezzo del reminbi come io credo così aumentando il proprio potere d'acquisto in modo sproporzionato, per loro l'oro nero avrà lo stesso prezzo dell'acqua), ma non dimentichiamoci chessò? La storia dell'oliodotto che ha giustificato l'invasione dell'Afghanistan da parte americana ( beh, dritti loro).

    Infine, lo ripeto: ogni governo fa i suoi santissimi cazzi, per essere scurrile.
    Se quel che noi oggi diremo potrò esser scordato domani stesso, quel che noi oggi faremo resterà per centinaia di anni!

  3. #73
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    Originally posted by agaragar
    Non c'è 2 senza 3....ekko il terzo ignorante, la storia della repubblica popolare cinese cela meraviglie che nemmeno ti immagini,

    E non è vero che tutti sono uguali, gli americani di Roosevelt erano certo meglio dei nazisti, un governo capace è meglio di uno incapace, l'antimafia è meglio della mafia ecc...

    Questo perchè tu vedi i cinesi come santi; quante volte devo ripetere che ogni governo, in quanto "finalizzato" alla presa di potenza e all'egemonia, è corrotto, spietato, pronto a tutto? Non capisci?
    Se quel che noi oggi diremo potrò esser scordato domani stesso, quel che noi oggi faremo resterà per centinaia di anni!

  4. #74
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    Originally posted by Timur
    Questo perchè tu vedi i cinesi come santi; quante volte devo ripetere che ogni governo, in quanto "finalizzato" alla presa di potenza e all'egemonia, è corrotto, spietato, pronto a tutto? Non capisci?

    EDIT


    P.S. L'ignorante dallo a qualcun altro, non perchè io sia così presuntuoso da pensare di non esserlo, ma per il fatto che se lo son io per forza di cose lo sei pure tu
    Se quel che noi oggi diremo potrò esser scordato domani stesso, quel che noi oggi faremo resterà per centinaia di anni!

  5. #75
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    MI FA PICERE CHE CI SIA GENTE INFORMATISSIMA SUGLI SVILUPPI DEI RAPPORTI INDIA-CINA-
    TUTTO IL MONDO PARLA DEL NUOVO ASSE INDIA_RUSSIA_CINA
    e qui mi si racconta che:
    L'India, seconda potenza emergente, non permetterà certo lo sviluppo della Repubblica Popolare in estremo Oriente e quindi i prossimi decenni saranno "guerra" aperta.

    LEGGITI QUESTO ARTICOLO
    " La visita nello scorso aprile a Nuova Delhi del primo ministro cinese Wen Jiabao, che ha ricambiato quella dell’allora suo omologo Vajpayee nel 2003, sembra aver inaugurato una svolta nelle relazioni sino-indiane. Nel comunicato stampa finale, i due paesi hanno indicato le linee future delle loro relazioni: i due paesi, si legge nel comunicato, sono legati da una “amichevole vicinanza, non rivalità”. Al di là del fumoso linguaggio diplomatico, nei quattro giorni di visita del capo dell’esecutivo cinese in India si sono registrati passi in avanti reali sulla strada della pacificazione tra i due giganti asiatici. In primo luogo, è stata concordata una sorta di “road map” per porre fine alle dispute confinarie (per le quali i due paesi combatterono una breve guerra nel 1962) che risalgono alla fine del secondo dopoguerra: la strada imboccata sembra essere quella del riconoscimento dello status quo attuale, con Pechino disposta a riconoscere l’annessione indiana del Sikkim in cambio del riconoscimento indiano della sovranità cinese sulla regione dell’Aksai
    Chin. Wen Jiabao, inoltre, ha promesso l’appoggio cinese alla richiesta indiana di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: un appoggio che potrebbe rivelarsi decisivo per le ambizioni politiche indiane.
    Sul piano economico, i due paesi si sono ripromessi di intensificare le loro relazioni economiche. Negli ultimi anni, l’interscambio commerciale tra India e Cina è cresciuto a un ritmo molto elevato: il valore del commercio bilaterale è passato da 1.9 miliardi di dollari del 2000 a 13.6 nel 2004; entro il 2020 si prevede che tale valore raggiungerà i 30 miliardi di dollari. Il premier cinese è arrivato a proporre la creazione di una zona di libero scambio tra i due paesi ma la proposta è stata tiepidamente accolta dall’India: Nuova Delhi teme infatti di essere sommersa dai manufatti cinesi. La struttura della bilancia commerciale dei due paesi si presta a interessanti considerazioni: la Cina, che importa dall’India soprattutto materie prime e semilavorati, soffre di un deficit nei confronti di Nuova Delhi che potrebbe tuttavia facilmente colmare se potesse rivendere i prodotti ad alto valore aggiunto (prodotti elettronici e composti chimici) che produce grazie alle importazioni indiane.
    Il premier cinese si è in realtà spinto anche oltre: ha proposto alla controparte una vera e propria partenership economica strategica che, oltre all’abolizione della barriere tariffarie, dovrebbe includere una più stretta cooperazione in campo tecnologico, l’intensificarsi degli investimenti diretti e il coordinamento delle rispettive azioni in seno alla WTO. Nonostante i timori di un’invasione di prodotti cinesi, l’India potrebbe trarre interessanti benefici da una simile prospettiva: l’industria del software indiano (nata con le riforme di Rajiv Gandhi è oggi una delle più sviluppate al mondo) potrebbe stringere un’alleanza strategica con l’industria cinese dell’hardware (recentemente potenziatasi con l’acquisto del settore PC della IBM da parte della Lenovo) tale da mettere in crisi il “monopolio” americano; inoltre, l’apertura ai capitali cinesi permetterebbe all’India di migliorare il settore delle infrastrutture dei trasporti, attualmente il vero tallone d’Achille dell’economia indiana.
    Dal marzo del 2004 è all’opera un’apposita Commissione congiunta con lo scopo di studiare nuove e più ampie forme di cooperazione economica. Tra i vari progetti, particolarmente interessante è la cd. “Kunming Initiative” che risale al 1999 quando India, Cina, Balgladesh e Myanmar ipotizzarono la riapertura e l’ammodernamento della Stilwell Road, una vecchia strada che collega la regione indiana dell’Assam con lo Yunan cinese passando per il Myanmar. La sua riapertura, ancora allo studio, potrebbe rappresentare uno straordinario volano per il commercio sino-indiano.
    La visita di Wen Jiabao in India è stata seguita, a un mese di distanza, da quella, altrettanto storica, del generale Liang Guanglie, capo dell’esercito cinese, che si è incontrato con il suo omologo indiano e con il Ministro della Difesa di Nuova Delhi. Dopo l’esercitazione navale congiunta nel 2003, i due paesi hanno ora deciso di svolgere una più ampia esercitazione terrestre mirante ad estendere la propria collaborazione nel campo della lotta al terrorismo nonché ad accrescere la fiducia reciproca."
    http://www.nwo.it/cina_india.html

  6. #76
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    Originally posted by Red Shadow
    MI FA PICERE CHE CI SIA GENTE INFORMATISSIMA SUGLI SVILUPPI DEI RAPPORTI INDIA-CINA-
    TUTTO IL MONDO PARLA DEL NUOVO ASSE INDIA_RUSSIA_CINA
    e qui mi si racconta che:
    L'India, seconda potenza emergente, non permetterà certo lo sviluppo della Repubblica Popolare in estremo Oriente e quindi i prossimi decenni saranno "guerra" aperta.

    LEGGITI QUESTO ARTICOLO
    " La visita nello scorso aprile a Nuova Delhi del primo ministro cinese Wen Jiabao, che ha ricambiato quella dell’allora suo omologo Vajpayee nel 2003, sembra aver inaugurato una svolta nelle relazioni sino-indiane. Nel comunicato stampa finale, i due paesi hanno indicato le linee future delle loro relazioni: i due paesi, si legge nel comunicato, sono legati da una “amichevole vicinanza, non rivalità”. Al di là del fumoso linguaggio diplomatico, nei quattro giorni di visita del capo dell’esecutivo cinese in India si sono registrati passi in avanti reali sulla strada della pacificazione tra i due giganti asiatici. In primo luogo, è stata concordata una sorta di “road map” per porre fine alle dispute confinarie (per le quali i due paesi combatterono una breve guerra nel 1962) che risalgono alla fine del secondo dopoguerra: la strada imboccata sembra essere quella del riconoscimento dello status quo attuale, con Pechino disposta a riconoscere l’annessione indiana del Sikkim in cambio del riconoscimento indiano della sovranità cinese sulla regione dell’Aksai
    Chin. Wen Jiabao, inoltre, ha promesso l’appoggio cinese alla richiesta indiana di un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: un appoggio che potrebbe rivelarsi decisivo per le ambizioni politiche indiane.
    Sul piano economico, i due paesi si sono ripromessi di intensificare le loro relazioni economiche. Negli ultimi anni, l’interscambio commerciale tra India e Cina è cresciuto a un ritmo molto elevato: il valore del commercio bilaterale è passato da 1.9 miliardi di dollari del 2000 a 13.6 nel 2004; entro il 2020 si prevede che tale valore raggiungerà i 30 miliardi di dollari. Il premier cinese è arrivato a proporre la creazione di una zona di libero scambio tra i due paesi ma la proposta è stata tiepidamente accolta dall’India: Nuova Delhi teme infatti di essere sommersa dai manufatti cinesi. La struttura della bilancia commerciale dei due paesi si presta a interessanti considerazioni: la Cina, che importa dall’India soprattutto materie prime e semilavorati, soffre di un deficit nei confronti di Nuova Delhi che potrebbe tuttavia facilmente colmare se potesse rivendere i prodotti ad alto valore aggiunto (prodotti elettronici e composti chimici) che produce grazie alle importazioni indiane.
    Il premier cinese si è in realtà spinto anche oltre: ha proposto alla controparte una vera e propria partenership economica strategica che, oltre all’abolizione della barriere tariffarie, dovrebbe includere una più stretta cooperazione in campo tecnologico, l’intensificarsi degli investimenti diretti e il coordinamento delle rispettive azioni in seno alla WTO. Nonostante i timori di un’invasione di prodotti cinesi, l’India potrebbe trarre interessanti benefici da una simile prospettiva: l’industria del software indiano (nata con le riforme di Rajiv Gandhi è oggi una delle più sviluppate al mondo) potrebbe stringere un’alleanza strategica con l’industria cinese dell’hardware (recentemente potenziatasi con l’acquisto del settore PC della IBM da parte della Lenovo) tale da mettere in crisi il “monopolio” americano; inoltre, l’apertura ai capitali cinesi permetterebbe all’India di migliorare il settore delle infrastrutture dei trasporti, attualmente il vero tallone d’Achille dell’economia indiana.
    Dal marzo del 2004 è all’opera un’apposita Commissione congiunta con lo scopo di studiare nuove e più ampie forme di cooperazione economica. Tra i vari progetti, particolarmente interessante è la cd. “Kunming Initiative” che risale al 1999 quando India, Cina, Balgladesh e Myanmar ipotizzarono la riapertura e l’ammodernamento della Stilwell Road, una vecchia strada che collega la regione indiana dell’Assam con lo Yunan cinese passando per il Myanmar. La sua riapertura, ancora allo studio, potrebbe rappresentare uno straordinario volano per il commercio sino-indiano.
    La visita di Wen Jiabao in India è stata seguita, a un mese di distanza, da quella, altrettanto storica, del generale Liang Guanglie, capo dell’esercito cinese, che si è incontrato con il suo omologo indiano e con il Ministro della Difesa di Nuova Delhi. Dopo l’esercitazione navale congiunta nel 2003, i due paesi hanno ora deciso di svolgere una più ampia esercitazione terrestre mirante ad estendere la propria collaborazione nel campo della lotta al terrorismo nonché ad accrescere la fiducia reciproca."
    http://www.nwo.it/cina_india.html


    Oh be', non mi verrebbe quasi voglia di rispondere a questo articolo. E' come dire che un incontro possa determinare il comportamento di due nazioni non di qui a due-tre-quattro anni, ma di qui a 20-30 anni.
    Sei proprio incredibile, come quando prendi sul serio tutto ciò che si dice in "politica"; tu stesso hai riportato che le parole in diplomazia sono "fumose".
    Immagina che la Cina sia una persona seduta su una sedia e l'India una persona in piedi che voglia prendersi il posto occupato, visto che è l'unico nella stanza ( dove per stanza intendo l'Oriente).
    Bene, la Cina dice: "Collaboriamo amico mio, siediti sulle mie ginocchia così stiamo bene entrambi" sperando di tenerselo calmo finchè a sorpresa non lo possa strattonare e farlo cadere a terra. L'India, in piedi, accetta perchè dice: " Bene, per il momento in questo modo ho le chiappe al caldo ma quando meno se la Cina se l'aspetta ( leggi quando sarà più forte), lei si alza d'improvviso e la spinge dalla sedia.
    Così entrambi pensano di fregare l'altro.
    Se quel che noi oggi diremo potrò esser scordato domani stesso, quel che noi oggi faremo resterà per centinaia di anni!

  7. #77
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    Originally posted by Timur
    E i cui discendenti, se conosci la storia cinese, hanno governato la Cina fino al 1382 ( mi sembra). O ti sei dimenticato di Kubilai Khan di Marco Polo?
    si, ho visto anche cristoforo colombo alla tv,
    mongoli sono rimasti, poi furono cacciati dai ming nel 1378.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  8. #78
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    Originally posted by Timur
    Sulla crescita del Terzo Mondo forse è vero, anche se questa politica non è completamente fallita ( se oggi i cinesi sono dove sono è anche, seppur in piccola parte, grazie agli USA).
    In buona parte, ma appunto perchè dall'altra parte c'era la Cina e non un paesucolo qualunque, l'alleanza con l'america e la simpatia di metà degli americani per la cina(non di bush) dovrebbero farti riflettere.

    Originally posted by Timur
    Infine, lo ripeto: ogni governo fa i suoi santissimi cazzi, per essere scurrile.
    ma così come i cazzi degli americani erano meglio di quelli di hitler, oggi sono meglio quelli cinesi, specialmente per l'europa, per ovvie ragioni che riguardano la lontananza cinese, la pressione russa sull'europa occidentale, e lo stato di sudditanza in cui ci hanno tenuto gli USA.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  9. #79
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    Originally posted by Timur
    Non capisci?
    e dagli, oggi il progresso del mondo cammina sulle gambe cinesi, a cominciare dal crollo dell'urss, tu non sai.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  10. #80
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    Originally posted by Lutzianu
    ecco cosa odio dei comunisti. volete cancellare le culture in nome di un benessere che poi è soltanto a parole visto che in Cina non mi pare se la passino così bene..
    E' davvero incredibile!!!! La Cina ha uno sviluppo ininterrotto del 10% da 30 anni e i cinesi se la passano male!!!

    Mi volete commentare per favore questa citazione: "Un bambino nato a Shanghai nel 1995 aveva meno probabilità di morire nel suo primo anno di vita, più probabilità di imparare a leggere e scrivere e poteva contare su una durata della vita superiore di due anni (settantasei anni) a quella di un bambino nato a New York" John Gray, 1998, False Dawn. The Delusion of Global Capitalism, Granta Books, London

    Solo per mettere a prova il vostro livello di conoscenza della Cina vorrei che rispondeste a queste semplici domande di cui suggerisco anche le possibili riposte;

    Qual'è l'orario di lavoro dei cinesi
    (A, 40 ore settimanali B- 40 ore al giorno C- 40 ore all'ora)

    Un operaio della FIAT di Shanghai prendeva mensilmente l'anno scorso (A. 400 dollari B- 40 dollari C Doveva dare dei soldi lui all'azienda)

    Di quanto è cresciuto il salario degli operai cinesi nell'ultimo anno?
    (A + del 10% B Invariato C Diminuito del 20%)

    Di quanto è cresciuta l'inflazione in Cina nell'ultimo anno
    (A E' diminuita B + 10& C+100&)

    I celluari in Cina sono
    (A- 300 milioni B- 30 C- Comunicano con i piccioni)

    Il Livello di povertà è maggiore
    (A In Italia B In Usa C Ovviamente in Cina)

    I cinesi leggono di + o di - degli italiani
    (A-12 volte di + B 12 volte di meno C Sono tutti analfabeti)

    L'informatica e internet sono + diffusi proporzionalmente in Italia o in Cina (A - In CIna B In Italia C In Cina ci sono solo i pallottolieri)

    L'obbligo scolastico e maggiore in Cina o in Italia?
    (A In CIna B In Italia C In Cina dai 6 anni in poi si viene mandati ai lavori forzati)

    Come ha definita Hugo Chavez la Cina?
    A- Faro della lotta antimperialista B- Una manica di straccioni C- Leccaculi degli americani

 

 
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