Pagina 3 di 7 PrimaPrima ... 234 ... UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 63
  1. #21
    freedomforce
    Ospite

    Predefinito

    credo sia stupido andare a sindacare sui motivi per cui ognuno rifiuti una società multirazziale... se ragionassimo in questa maniera, vedremmo che ognuno addurrebbe una propria motivazione personale diversa da tutte le altre...
    Sono contento che Destra e Lega abbiano posizioni comuni...

  2. #22
    Registered User
    Data Registrazione
    12 Apr 2005
    Messaggi
    829
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Come anche per il mandato di cattura europeo.
    ------------------------------------------------------------------

    Al senato la lega ha votato contro il mandato di cattura europeo
    WaLd

  3. #23
    Massimiliano71
    Ospite

    Predefinito

    Testo originale scritto da freedomforce
    credo sia stupido andare a sindacare sui motivi per cui ognuno rifiuti una società multirazziale... se ragionassimo in questa maniera, vedremmo che ognuno addurrebbe una propria motivazione personale diversa da tutte le altre...
    Sono contento che Destra e Lega abbiano posizioni comuni...
    Non è affatto stupido, anzi.....i motivi sono fondamentali perchè un conto sono coloro che, come noi, si oppongono al fenomeno immigratorio sulla base di saldi principi e valori non materiali come quello di "sangue e suolo" e di rispetto della diversità delle culture in relazione al proprio territorio, un altro conto sono coloro che invece si oppongono all'immigrazione soltanto perchè vedono in essa un pericolo per i propri beni con una mentalità gretta tipicamente piccolo borghese.
    Ti ricordo che i leghisti erano quelli che 15 anni fà avrebbero mandato sul rogo tutti i "terroni" perchè li vedevano come sanguisughe capaci solo di campare sul loro lavoro, poi da una decina d'anni a questa parte il nemico numero uno è l'immigrato che ruba, rapina, uccide e stupra, ma sempre e solo perchè mette a rischio i beni e l'incolumità fisica del cittadino padano e non perchè mette a rischio la razza padana.
    Allearsi con questa gente solo sulla base della battaglia e non sulla base delle motivazioni di fondo è pericolosissimo perchè le persone che ragionano non su valori metafisici e metastorici ma su principi materiali sono capaci di voltare gabbana in meno di un secondo.

  4. #24
    Passo Romano
    Data Registrazione
    19 Aug 2005
    Località
    Italia
    Messaggi
    148
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    E' un vero peccato che questo partito cada molto ma molto in basso, a volte, per delle prese di posizione o per delle assurdità che riesce a commettere, perchè non in tutto hanno pensate malvage.

    Dovrebbero solo piantarla di voler dividere l'Italia, a mio avviso...

  5. #25
    NAZIONALISTA CRISTIANO
    Data Registrazione
    28 Sep 2004
    Località
    Le forti montagne
    Messaggi
    1,262
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: ....anche I Leghisti...

    Testo originale scritto da waldgaenger76
    Hai ragione avevo letto male. Concordo pienamente, peccato che il nostro ambiente non fornisca alcuna alternativa seriamente votabile.
    -------------------------------------------------------------------

    A parte la mancanza di una classe dirigente preparata mi chiedo: non sara' che la gente ha paura di votarci perche' ci considera troppo antiliberisti, nemici dell'imprenditoria ecc., almeno quanto i rifondaroli?
    Non credo,siamo talmente piccoli e sconosciuti che la gente ignora persino quello che teoricamente dovrebbe temere da Noi (nulla!).
    Nessuno sa nulla del nostro messaggio e della nostra identita',non sanno neanche che esistiamo,se parli di Fiamma pensano ad AN.
    Tutto cio' sarebbe ovviabile ovviamente avendo qualche dirigente che avesse,non dico i coglioni (chiederei troppo) ma almeno un testicolo solo,invece questi personaggi hanno si un coglione solo ma al posto sbagliato: sul collo al posto della testa.
    NEMO ME DOMAT

  6. #26
    Massimiliano71
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: ....anche I Leghisti...

    Testo originale scritto da Colonnello
    Tutto cio' sarebbe ovviabile ovviamente avendo qualche dirigente che avesse,non dico i coglioni (chiederei troppo) ma almeno un testicolo solo,invece questi personaggi hanno si un coglione solo ma al posto sbagliato: sul collo al posto della testa.
    Quoto quoto quoto quoto quoto quoto......

  7. #27
    Cuore Nero
    Ospite

    Predefinito

    Testo originale scritto da Massimiliano71
    Non è affatto stupido, anzi.....i motivi sono fondamentali perchè un conto sono coloro che, come noi, si oppongono al fenomeno immigratorio sulla base di saldi principi e valori non materiali come quello di "sangue e suolo" e di rispetto della diversità delle culture in relazione al proprio territorio, un altro conto sono coloro che invece si oppongono all'immigrazione soltanto perchè vedono in essa un pericolo per i propri beni con una mentalità gretta tipicamente piccolo borghese.
    Ti ricordo che i leghisti erano quelli che 15 anni fà avrebbero mandato sul rogo tutti i "terroni" perchè li vedevano come sanguisughe capaci solo di campare sul loro lavoro, poi da una decina d'anni a questa parte il nemico numero uno è l'immigrato che ruba, rapina, uccide e stupra, ma sempre e solo perchè mette a rischio i beni e l'incolumità fisica del cittadino padano e non perchè mette a rischio la razza padana.
    Allearsi con questa gente solo sulla base della battaglia e non sulla base delle motivazioni di fondo è pericolosissimo perchè le persone che ragionano non su valori metafisici e metastorici ma su principi materiali sono capaci di voltare gabbana in meno di un secondo.

    quello che scrivi è vero, però converrai che sul piano pratico (proprio pratico no perchè al governo la Lega non è riuscita a combinare un granchè) entrambi ci opponiamo all'immigrazione.
    Il vero problema della Lega è secondo me l'attaccamento alle poltrone, in questo è come tutti gli altri partiti...perchè se la Lega avesse tenuto fede a quello che diceva in campagna elettorale sarebbe dovuta uscire dal governo non da mesi ma da almeno un anno.
    Non è un partito affidabile, nasce come partito figlio dei partigiani e federalista , faceva l'occhiolino alla sinistra e allo stesso tempo era appoggiato da artigiani e imprenditori del nord, poi al governo con Berlusconi nel 94 salvo uscirne poco tempo dopo etichettando berlusconi come mafioso su ogni numero de "La Padania"...e abbracciando il secessionismo e poi ancora con Berlusconi......
    insomma quello che voglio dire è che la Lega manca di serietà, punta troppo sullo spararle grosse e ha cambiato idea e posizione politica una marea di volte..
    Non nego che alcune posizioni del movimento leghista sono ottime e vanno contro il politicamente corretto...ma non basta per farne un partito capace di cambiare le cose.

    Quel che è sicuro è che se si vuole creare un partito nazionalista e identitario bisognerà rosicare una bella fetta di elettorato alla lega.

  8. #28
    Registered User
    Data Registrazione
    27 Jul 2005
    Messaggi
    3,110
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Siamo un popolo votato all'estinzione, demografia in negativo, invasi da orde di stranieri e infettati da una cancrena di buonisti nostrani che non perdono nessuna occasione per tramare sordidi intrighi contro la Patria.
    In una situazione del genere, bisogna essere poco schizzinosi e accettare aiuto da tutte le parti.
    Siano quali siano le motivazioni, la Lega come noi non vuole immigrati e si prodiga non poco contro l'invasione allogena.
    Non credo neanche che lo facciano solo per ragioni da bottegai.
    In molti sono veramente preoccupati di perdere la loro identità.
    Non si può perdere un'occasione del genere e rimanere ghettizzati nell'ombra.

  9. #29
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Testo originale scritto da enea08
    Siamo un popolo votato all'estinzione, demografia in negativo, invasi da orde di stranieri e infettati da una cancrena di buonisti nostrani che non perdono nessuna occasione per tramare sordidi intrighi contro la Patria.
    In una situazione del genere, bisogna essere poco schizzinosi e accettare aiuto da tutte le parti.
    Siano quali siano le motivazioni, la Lega come noi non vuole immigrati e si prodiga non poco contro l'invasione allogena.
    Non credo neanche che lo facciano solo per ragioni da bottegai.
    In molti sono veramente preoccupati di perdere la loro identità.
    Non si può perdere un'occasione del genere e rimanere ghettizzati nell'ombra.
    Ecco alcuni documenti del Movimento leghista sul problema immigrazione ed alcuni discorsi di Bossi (l'unico che ha avuto i coglioni ad attaccare gli ebrei e la massoneria).

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=106663
    ---------------------------------------------------------------------

    Velenosi attacchi dei libertar-mondialisti massoni contro Bossi!

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=110082
    ----------------------------------------------------------------------





    --------------------------------------------------------------------

    http://www.leganord.org/pdf/leggere_...migrazione.pdf
    ---------------------------------------------------------------------



    11. Il superamento del determinismo marxista e del pragmatismo capitalista indice

    Pur non essendo così ingenui da credere che la libertà per realizzare la giustizia non debba far ricorso che a se stessa non potevamo e non possiamo neppure credere che la libertà derivi esclusivamente dalla giustizia come professato dall'ideologia e dalla prassi marxista.
    Il liberismo economico lasciato a se stesso può arrivare a sottovalutare, non soltanto la giustizia ma anche la libertà dell'uomo, esattamente come il marxismo. Non potevamo quindi ritenere risolutivo il semplice superamento della dicotomia tra marxismo e liberismo, perché queste due filosofie non sono evidentemente la tesi e l'antitesi, il bene ed il male, dei processo storico ma costituiscono soltanto due aspetti diversi di un'unica tesi che aveva invaso e paralizzato il processo storico. Si trattava quindi di andare oltre il determinismo marxista e oltre il pragmatismo capitalista affinché l'uomo e la realizzazione dei valori umani tornassero al centro del sociale. Capimmo allora che per uscire dalla crisi che coinvolgeva profondamente la società di 10 anni fa dovevamo lanciare una nuova filosofia che interpretasse la lotta autonomista come il ritorno dell'antitesi della storia. Lotta autonomista che mirasse al superamento dei centralismo dello Stato. Lotta quindi di principi generali che non poteva coincidere con quella dell'etnonazionalismo classico o dell'egoismo impossibile finalizzato a cintare il proprio orticello. Sentivamo che l'antitesi autonomista avrebbe spinto il processo storico ad unificare la dicotomia marxista liberista, aprendo la strada alla sintesi dei federalismo.

    L'etnonazionalismo che proponiamo noi non era e non voleva essere una filosofia difensiva, ma uno strumento di attacco al centralismo dello Stato. La crisi che coinvolgeva profondamente la società non affondava le radici soltanto nella crisi economica, né era la crisi di un modo di far opposizione politica a generare e ad alimentare il nichilismo che sembrava, e sembra tuttora, volerci spingere verso l'auto distruzione. "Ma così come il suicida che in realtà non vuoi morire anche questo nichilismo deve essere inteso come un disperato appello affinché venga una nuova filosofia a ridare significato all'operare umanon" scrivevamo nel febbraio dei 1982. Capivamo e sostenevamo cose che oggi sembrano perfino ovvie ma che io erano molto meno 8 o 9 anni fa quando denunciammo che lo Stato centralista era uno' strumento di egemonia sia nel marxismo sia nel liberismo economico e che lo Stato nazionale determinava un doppio tipo di egemonia: quello della maggioranza etnica e quello dei grossi interessi economici.



    12. L'alternanza di giustizia e libertà indice

    Allora la Giasnost e la Perestrojka di Gorbaciov erano ancora lontane e le spinte etniche per la stampa di regime erano solo opera di teppisti razzisti. Ma noi sentivamo che la forza che agiva nell'impero russo e quella autonomista e federalista si andava addensando nel mondo occidentale, stava portando al superamento delle contraddizioni tra marxismo e liberismo economico e che questo fatto avrebbe semplificato e riaperto il processo storico che è dato dall'alternanza di giustizia e libertà.
    Ciò si sarebbe sicuramente riverberato, per quanto riguarda la politica interna degli Stati occidentali ed in particolare di quella italiana, dapprima nella crisi dei partiti più legati alle ideologie rivoluzionarie di classe (come il Partito Comunista Italiano); e, in un secondo tempo, si sarebbe estesa all'area di influenza della Democrazia Cristiana, il partito che ha costruito le sue fortune sulla contrapposizione al Partito Comunista Italiano. Era evidente che nel castello politico fatto di carte contrapposte, nel momento in cui cade una carta cadono anche quelle in sua contrapposizione provocando radicali cambiamenti nell'assetto politico generale.

    Noi avevamo allora postulato che la storia viene tracciata da un alternarsi di periodi storici di libertà e di giustizia che non coincidono mai tra di loro. Ci sono quindi periodi in cui è preminente l'evoluzione della libertà politica, e di conseguenza gli strumenti dei processo storico sono i movimenti autonomisti, cioè i popoli in prima persona, alternati ad altri periodi storici in cui la società è tesa ad una migliore redistribuzione dell'economia tra i suoi componenti, e gli strumenti dei processo storico sono i partiti, che come indica il loro nome rappresentano e lottano per gli interessi di una classe o comunque di una parte della società.



    13. La crisi dei partiti indice

    La crisi generale dei partiti non doveva quindi essere considerata un segnpje di qualunquismo. Né essa era transitoria ed irreversibile, perché era dipendente dall'inversione delle polarità storiche di giustizia e libertà. Finiva un trend epocale in cui la lotta di classe era stata il motore della storia e stava iniziando un nuovo periodo in cui la molla propulsiva dei processo storico diventava la libertà. Marxismo e liberismo non erano quindi in alternativa tra di loro, ma erano solo due varianti di un'identica filosofia che rifiuta l'uomo nella sua interezza di unità pensante, operante e contemporaneamente di persona capace e bisognosa di esprimere sentimenti.

    Una visione storica la nostra da cui derivava anche la nostra collocazione rispetto allo schieramento classista, peraltro oggi in avanzata dissoluzione, rispetto al quale noi abbiamo subito scelto di collocarci al centro e sopra. Al centro perché l'autonomia è sintesi di giustizia che nasce dal confronto delle parti sociali.
    Sopra, perché l'autonomia dei grandi popoli porta oltre il sistema centralista, verso il modello del federalismo integrale che è un sistema superiore a quello centralista.

    La concezione filosofica dell’autonomia per la Lega Lombarda è quindi sempre stata considerata come risultato di una sintesi di giustizia e libertà che avrebbe acquistato pieno vigore progressivamente al chiudersi della dicotomia marxista liberista. La sintesi dei processo storico è evidentemente il federalismo integrate, che è dottrina economica, dottrina politica, dottrina sociale per cui si propone come dottrina globale.



    14. Il federalismo integrale come dottrina economica, politica e sociale indice

    Il federalismo integrale, in quanto dottrina economica, propugna un modello di sviluppo non più basato sull'incorporazione dei mercati attraverso l'immigrazione e quindi sugli squilibri regionali dello sviluppo; bensì basato sulla distribuzione della macchina produttiva e dei lavoro.
    In quanto dottrina politica il federalismo integrate propugna il superamento dello Stato centralista, di cui sottolinea e condanna la logica accentratrice giacobina, condanna il suo essere strumento dei grandi interessi economici e il suo causare l'egemonia delle maggioranze. il suo essere quindi espressione di prevaricazione etnica. In quanto dottrina sociale il federalismo integrale consente la società dell'uomo che è quella dell'integrazione e dell'amore.

    Il sociale nel sistema politico centralista affonda le radici in una logica economicista che è tesa a perseguire la disgregazione della società, a soffocare l'istinto di sopravvivenza dei popoli, a spezzare traumaticamente il legame affettivo che l'uomo ha con la propria terra per permettere la realizzazione di un modello di sviluppo basato sull'immigrazione.
    Il legame etnico è quindi un legame cardinale per la vita sociale perché è attraverso l'identità etnica che il sociale non degrada solo a spazio di interessi, ma resta anche spazio degli affetti. Realizzare l'identità etnica che è alla base dell'affettività stessa dell'uomo significa quindi sentire intensamente la necessità di società.
    A chi sostiene che quello dell'identità etnica sia un falso problema perché un tempo non c'era, contrapponiamo che non si avverte l'importanza dell'identità etnica fin tanto che essa c'è. E' solo quando viene aggredita e rischia di scomparire che si sente la sua mancanza. Una situazione simile a quella di altre cose fondamentali dell'uomo, come la salute fisica, come un organo che finché è sano non lo si avverte ed è solo quando si ammala che si fa sentire.
    Se l'uomo non può realizzare il suo legame etnico si chiude verso la società, non si realizza più come individuo sociale, ma persegue unicamente il progetto dei proprio interesse personale. Se è vero che la morale non può imporci di dimenticarci di noi e che quindi non esiste morale se non operano assieme l'altruismo e la ragione, dobbiamo allora riconoscere anche che è nella nazione, cioè all'interno di un popolo etnicamente omogeneo, che si può operare il bene con maggior slancio affettivo. E' tra simili che il "chiunque può diventare più facilmente prossimo" per usare un concetto di Alberoni sulla morale.

    La dottrina sociale dei federalismo integrale nega e condanna un modello di sviluppo in cui l'assenza di identità etnica sia considerata come un imperativo funzionale che crei le condizioni per fratture profonde nella rete dei rapporti sociali.



    15. Il federalismo integrale come mezzo per realizzare la morale sociale indice

    Il federalismo integrale è quindi lo strumento adatto anche per realizzare la morale sociale che ci impone di perseguire i nostri fini tenendo conto di quelli degli altri. Ci impone, ad esempio, di ascoltare le necessità dei negro, dei giallo, dell'indios senza però annullarsi nei gorghi invisibili dei "Melting Pot".



    16. I fenomeni di disgregazione sociale prodotti dallasocietà multirazziale indice

    La società multietnica e multirazziale è quindi una società che, per sua natura, è contro l'uomo perché mortifica in esso ogni intento di generosità sociale. Distruggendo il processo di identità etnica, la società multirazziale provoca il declino della morale e quindi della solidarietà. Essa è solo una scelta nel segno della continuità di un modello di sviluppo che rifiuta la collaborazione tra i popoli, cioè la distribuzione di lavoro e di risorse tra il Nord e il Sud dei mondo.

    Dopo che decidemmo di abbracciare la soluzione dei federalismo integrale e fummo arrivati alle conclusioni che ho cercato di riassumere dovevamo ancora decidere in merito al tipo di posizione da assumere nei confronti dell'immigrazione, responsabile di interrompere il legame etnico.

    Fu gioco forza sviscerare il problema dell'identità collettiva della nostra società per valutare quale pericolo per l'integrità della volontà sociale lombarda rappresentassero le immigrazioni dei passato quelle più recenti dal Terzo mondo. Poiché la società non è la somma di singole individualità il problema era quello di capire fino a che punto fosse stata danneggiata la comunanza di cultura e di sentimenti necessari a cementare la volontà dei cittadini attorno ad un progetto e ad un traguardo comune. Accanto ad un legame etnico che, essendo legame di sangue, è il principale legame di somiglianza, cioè di identità, fu facile evidenziare altri legami che entrano a costituire la comunanza di sentimenti che sta alla base della società in Lombardia.

    Ciò significa che l'identità di un popolo non 'è definita totalmente da caratteri originari immodificabili, non è iscritta solo nel suo patrimonio genetico, ma è anche il risultato di vicende storiche e di esperienze culturali molteplici, per cui tale identità subisce una elaborazione continua e si trasforma nel tempo. Un fatto questo che indica come esista una tolleranza della società ad incorporare in sé popolazioni culturalmente ed etnicamente differenti, ma che indica anche che tale tolleranza non è infinita e che oltre un certo livello la società non riesce più a tollerare la perdita di identità, si avvita su se stessa, sviluppando quella patologia sociale che è la disgregazione sociale.



    17. La velocità delle integrazioni sociali indice

    Se la portata dei cambiamenti etnici e culturali supera la velocità di integrazione della società allora essa interrompe la consapevolezza della identità collettiva che si fonda sul sentire dei cittadini che c'è una componente di continuità nella società che con voglia attraverso i tempi un patrimonio di valori culturali: dagli atteggiamenti spirituali alle forme della cultura materiale.

    In quest'ultimo caso la società va incontro alla disgregazione, sviluppa comportamenti patologici dell'omosessualità, della devianza giovanile, della droga, crea condizioni psicologiche che favoriscono ad esempio la sterilità per cui non nascono più figli. Si realizza in altre parole la "Società deviata", asociale, egoista in cui accanto alle cose che muoiono si generano reazioni di salvezza, come i movimenti etnonazionalisti che proprio in un simile contesto riconoscono il "Timing", il primo impulso alla loro nascita.

    Poiché l'identità è un fattore dinamico che cammina con le vicende storiche dichiarammo di non essere certamente favorevoli a scelte economiche e politiche che facilitino ulteriori flussi migratori verso la Lombardia, ma anche che bisognava favorire l'integrazione delle immigrazioni già avvenute e già assimilate alla nostra civiltà.



    18. L'impossibilità di integrare gli immigrati di colore indice

    Ciò non può valere per l'immigrazione di colore di cui non è prevedibile l'integrazione forse neppure a distanza di secoli. Con essa non funzionano i classici meccanismi di integrazione sociale che sono il matrimonio e i figli in comune e per cui si determinerebbe l'impossibilità di realizzare il legame etnico senza generare gravi tensioni razziali in seno alla società.

    Poiché è impossibile il processo di integrazione, l'immigrazione dal Terzo mondo impedisce di ricostituire la rete dei rapporti sociali interrotta e di riformare la nazione. Ciò comporta la paralisi dei processo storico, cioè l'alternanza di giustizia e libertà per la quale è necessaria la lotta autonomista.



    19. La creazione del caos sociale per ottenere lo Stato autoritario indice


    La gente sentirebbe preminente, nel caos sociale che si genererebbe, non l'autonomia ma al contrario uno Stato autoritario che possa essere adeguato mediatore in una simile situazione.
    Questo è tanto vero che dietro l'immigrazione di colore non c'è solo l'interesse di una sinistra allo sbando che cerca un nuovo sottoproletariato che le dia i voti; non c'è solo la Chiesa cattolica richiusasi nei palazzi dell'avere che ha perso ogni credibilità e cerca di riempire i suoi seminari vuoti con religiosi che ormai rintraccia solo nel Terzo mondo; ma c'è anche l'interesse dei Grande capitale che, attraverso l'immigrazione dei terzo mondo, scarica sui cittadini i costi dei proprio sviluppo.
    Distribuire la macchina produttiva nel Terzo mondo gli costerebbe di più che incorporare il Terzo mondo stesso con le immigrazioni, perché attraverso le leggi dello Stato scarica i costi dei servizi, delle infrastrutture, delle abitazioni sulle nostre spalle.
    inoltre il Grande capitale ha un interesse strategico legato all'immigrazione dei Terzo mondo. Esso sa che nella società multirazziale si innescano tensioni tali che possono incidere profondamente nella coscienza dei cittadini fino al punto che. non ripugni più neppure l'autoritarismo fascista.
    Ciò evidentemente non è tanto finalizzato a rendere autoritari gli Stati nazionali, quanto a rendere possibile il progetto costituente dì uno Stato europeo centralista, sfuggito un tempo a Napoleone, poi a Hitler e che ora la Massoneria si illude di poter realizzare, anche se per realizzarlo occorre la forza.

    Noi crediamo invece all'Europa dei popoli, cioè delle nazioni e delle regioni, con un Parlamento bicamerale e una Camera federale dei popoli. Non è evidentemente il nostro un giochetto di preferenze costituzionali, ma è profondamente legato alle necessità di costruire una Europa in cui sia conservata la democrazia e in cui venga salvaguardato l'interesse della piccola e della media industria destinato invece a scomparire nel progetto dei Grande capitale.

    http://www.leganord.org/a_2_discorsi_08_09_10_89.htm
    ---------------------------------------------------------------------

    Il Senatur: "È arrivato il momento di smascherare chi sponsorizza l’immigrazione"

    di Mauro Bottarelli

    Crema (Crèma)
    Tra la gente, per la gente. Nel primo giorno di raccolta firme per il referendum abrogativo contro la sciagurata legge Turco-Napolitano, Umberto Bossi sceglie Crema per dare impulso a quello che egli stesso non tarderà a definire "un sonoro schiaffo al sistema mondialista, ai progetti degli americani". Già nel primo pomeriggio il gazebo di piazza Duomo è meta di un continuo andirivieni di gente: alcuni si dirigono spediti al banchetto che raccoglie le firme, altri invece chiedono informazioni (visto che l’informazione di regime non le dà), leggono i volantini e poi decidono di togliere dal portafogli il proprio documento per garantirsi una speranza di libertà. Alle 15.00 le firme erano già oltre 150, ma l’arrivo di Bossi faceva ben sperare sul risultato di fine giornata. Il segretario del Carroccio arriva in piazza Duomo poco dopo le 16.30 e subito la folla gli si fa attorno: strette di mano, saluti, ringraziamenti ma anche domande, dubbi. Il Senatur, come sempre, non si fa pregare e, dopo essersi seduto al banchetto incitando la gente a firmare, comincia a parlare. A braccio e con spigliatezza, guardando la gente negli occhi e rispondendo alle domande senza filtri né giri di parole.
    "Lo scontro in atto è ormai chiaro - esordisce Bossi. Da un lato abbiamo il capitalismo individualista americano, con tutto ciò che ad esso consegue (ovvero negazione della protezione sociale, delle pensioni e della sanità), e dall’altro il capitalismo sociale europeo. L’immigrazione clandestina è una delle armi utilizzate dal capitalismo mondialista americano per scardinare l’Europa, per indebolirla nelle fondamenta. Dal 1 gennaio 1993, ovvero dalla nascita dell’Unione Europea, l’America ha cominciato a temere di perdere il proprio primato economico nei confronti dell’Europa. Quindi ha messo in campo tutte le proprie forze e i propri alleati. La massoneria, ad esempio, e a questo riguardo intendo pubblicare tutti i nomi dei massoni che garantiscono gli interessi americani: come Prodi che fa parte dell’Aspen Institute. Ora è ovvio che tutto parte da qui, da uno scontro che gli Stati Uniti non possono perdere. In Italia gli Usa possono contare sui loro amici del Polo, sui vari Berlusconi e Fini. D’altronde nella logica dei potenti tanto cara agli Usa, un Paese dove il maggioritario consente la concentrazione del potere politico in poche mani garantite dai potentati economici, uno come Berlusconi non può che riconoscersi pienamente, lui che in fondo è un "Jr della Bassa"". La gente ascolta e Bossi continua il proprio ragionamento, spiegando quali sono i reali pericoli che stiamo correndo. "Il progetto mondialista americano è chiaro: vogliono importare in Europa 20 milioni di extracomunitari, vogliono distruggere l’idea stessa di Europa garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale. Ma noi non lo consentiremo: esiste una via capitalistica americana, basata sul maggioritario che trova i suoi referenti nel Polo. Una via francese, la vie en rose diciamo, che si colloca come via di mezzo tra Europa e Usa e la Mitteleuropa, ovvero il capitalismo sociale che accomuna aree come la Padania, la Baviera, l’Austria. Il disegno dei 20 potenti americani non passerà, anche se usano armi potenti come droga e televisione. Basti vedere la questione del Kosovo: si sbracciano contro Belgrado perchè il Kosovo è la principale "fabbrica" di eroina del mondo. Se ci sarà da schierarsi sia chiaro fin d’ora che la Padania starà con Belgrado. Ma anche la Francia sta giocando un ruolo molto importante nei progetti Usa: siccome ha garantito a Roma la sopravvivenza dell’Italia, negando alla Germania l’Europa a due velocità che avrebbe significato subito la Padania, ora presenta il conto all’Urbe. La quale lascia che gli interessi francesi si inseriscano in Italia, che si vedano garantita una posizione di monopolio, ad esempio nei trasporti. Noi non ci stiamo e attraverso la Confederazione delle Province e dei Comuni del Nord creeremo delle holding padane "verticali" per evitare che il trasporto pubblico di aree metropolitane e provinciali del Nord finiscano in mano francesi. E così anche per l’elettricità".La giornata sta per finire, ma la gente non si stanca: le firme crescono, sempre più persone si fermano al gazebo di piazza Duomo. Alle 18.00 saranno quasi 600. "La gente non è stupida, capisce l’importanza di questo referendum e viene a votare - conclude Bossi. Siamo partiti senza Milano, Como e Lecco e in una sola giornata abbiamo raccolto 100.000 firme. Se avessimo avuto queste tre province avremmo già chiuso la faccenda".

    ---------------------------------------------------------------------

    Bossi:"Sono Padano ed Europeo, non certo americano!"

    Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per le
    vie cittadine contro immigrazione e criminalità
    Milano, centomila volte "basta"
    Bossi: "Siamo padani ed europei, non accetteremo la società multirazziale degli Usa"

    di Mauro Bottarelli

    Milano (Milàn)
    "Sono nato padano ed europeo e morirò padano ed europeo, non certo americano". Umberto Bossi non ha dubbi sul nemico che la gente del Nord si trova a dover affrontare e lancia l’offensiva contro la globalizzazione, il liberoscambismo e la società multirazziale, altrettanti tentacoli della piovra mondialista. È un discorso complesso quello che il Segretario federale affronta dal palco di Piazza Scala al termine della manifestazione contro immigrazione e criminalità organizzata dalla Lega Nord ma la folla è pronta a seguirlo nei suoi punti fondamentali. La giornata del popolo leghista è iniziata alle 10.30 in Piazzale Dateo, luogo simbolo della Milano violenta visto che proprio qui la notte di Capodanno persero la vita tre persone. Fin dall’inizio si capisce che il numero dei partecipanti è decisamente superiore alle aspettative: un lunghissimo serpentone comincia a snodarsi per le vie di Milano in direzione Piazza della Scala. Le cifre si accavallano, ma alla fine le presenze saranno diverse decine di migliaia, anche se la Questura minimizza parlando di 15mila persone. Si sfila tra le bandiere, gli striscioni e gli slogan: ad aprire il corteo la Guardia Nazionale Padana subito dietro lo striscione-simbolo della manifestazione "Immigrazione, Droga: Dietrofront". Ci sono militanti da ogni parte della Padania, dal Friuli fino alla Toscana presente con una sua delegazione. Tutto fila liscio fino a quando il corteo viene fatto deviare all’altezza di corso Monforte per non passare di fronte alla Prefettura. Qualche attimo di tensione, alcune uova lanciate contro gli agenti schierati e due fumogeni verdi a rendere l’atmosfera più tesa di quanto non sia realmente: pochi istanti e tutto si placa. La marcia è ormai al termine: Piazza Scala aspetta il popolo leghista che, a sua volta, attende l’intervento del proprio leader. Quando il lungo "serpente" di folla è defluito a metà, la piazza è già colma, ma nessuno si perde d’animo. In attesa del segretario federale comincia la girandola di interventi degli altri esponenti leghisti, che si alternano sul palco ognuno per una decina di minuti circa. Il compito di romepere il ghiaccio e scaldare la folla, un pò intirizzita dalla giornata prettamente milanese, è affidato a Domenico Comino che sferra immediatamente un attacco ai politici romani di Ulivo e Polo, entrambi colpevoli - l’uno a livello operativo l’altro come fiancheggiatore silente - dell’invasione extracomunitaria. Ce né per tutti, dalla Jervolino a D’Alema fino ai falsi oppositori Fini e Berlusconi che, dopo aver votato la legge Simeone e garantito l’apertura indiscriminata delle frontiere, ora si ergono a difensori della cittadinanza esasperata. Via via sfila tutto lo stato maggiore leghista: Francesco Speroni, Mario Borghezio, Bobo Maroni, Giancarlo Pagliarini, il segretario organizzativo del Sin.Pa. Rosy Mauro fino al presidente della Guardia Nazionale Padana Alfredo Pollini. Gli interventi sono tutti concordi: questo governo e la falsa opposizione del Polo hanno consentito, anzi organizzato ad arte, una politica di immigrazione selvaggia e incontrollata di cui ora paghiamo i costi. Non soltanto in termini di ordine pubblico ma anche di sradicamento culturale e di tensione sociale ed economica: denaro speso per falsa accoglienza e integrazione, case popolari agli immigrati, lavoro che non c’è: tutti argomenti troppo popolari per interessare agli "statisti" romani. Ma, senza nulla togliere ai rappresentanti leghisti, particolarmente significativo è stato l’intervento del presidente dell’Unione Commercio, venuto a testimoniare il timore e l’esasperazione degli esercenti milanesi di fronte all’escalation criminale degli ultimi giorni. Presenza significativa, forse troppo, visto che tutti i principali quotidiani nazionali l’hanno volutamente omessa, sbizzarrendosi in cronache catastrofistiche degli attimi di tensione di fronte alla Prefettura quasi stessero parlando di Belfast. Dà fastidio, e lo capiamo bene, che una categoria importante come quella dei commercianti scenda in piazza insieme alla Lega Nord e non insieme al Polo che da sempre si arroga senza titolo il diritto di rappresentare esercenti e piccoli imprenditori. Alla fine, accolto da un vero e proprio tripudio, arriva il turno del Segretario federale. Bossi chiarisce subito quali sono i temi nodali dell’intera questione: esiste un disegno politico ben preciso, quello globalizzante, attraverso il quale l’America vuole colonizzare l’Europa, partner da sempre sottomesso che ora rischia di diventare un antagonista pericoloso. Il progetto della globalizzazione, oltre che attraverso l’economia mondiale racchiusa in poche mani, basa la propria forza dirompente nell’istituzione della società multirazziale, vero e proprio strumento di distruzione dei popoli e delle loro culture identitarie. In questo contesto una legge come la Turco-Jervolino appare un vero e proprio "disegno scientifico", teso a smantellare l’idea stessa di popolo e appartenenza. Un rischio, quest’ultimo, cui si può porre argine - almeno nell’immediato e contingente - attraverso il referendum abrogativo delle legge sull’immigrazione lanciato dalla Lega Nord, ma aperto a chiunque sia d’accordo con le sue linee guida. "Chiunque ci stia va bene - ha detto Bossi. Per i cittadini la criminalità e il controllo dei clandestini non sono un problema di polizia e carabinieri, la realtà è che i cittadini non vogliono una società multirazziale. Sul referendum non si potrà barare perchè o si è a favore o si è contro e bisognerà spiegarlo alla gente". Ma Bossi è deciso a fare in modo che il popolo leghista torni a casa con idee chiare e con obiettivi precisi. Il nemico d’oltreoceano ha mille armi per far cadere i popoli nella sua ragnatela ma la finalità è una sola: quella di giungere, in un futuro nemmeno troppo remoto, ad un potere unico mondiale - chiaramente in mano agli States - sempre più distante dall’uomo ridotto ad un microbo, "un globulo bianco". Un progetto, questo, che la sinistra accetta in nome della concezione marxista della rivoluzione che verrà, della presa di coscienza dell’uomo sottomesso e della sua trasformazione "da globulo bianco in globulo rosso". Pure utopie ideologiche alle quali Bossi risponde con la lotta senza quartiere ai progetti mondialisti, quelli che attraverso la pornografia tendono a minare la base naturale della società - cioè la famiglia - e quelli che intendono svuotare di significato l’idea stessa di religione per "giungere al sincretismo, ad un Dio unico, un Dio di plastica". Rispetto a questo tema Bossi ha fatto un esplicito riferimento al ruolo della Chiesa, divisa essa stessa in due componenti: quella di base che lotta contro la globalizzazione e quella che invece "favorisce il disegno massonico di globalizzazione e perdita di identità". L’immigrazione, come dicevamo, è un aspetto fondamentale di questo disegno, esplicitato dall’instaurazione della società multirazziale. Un disegno verso cui l’Europa deve opporre una resistenza decisa, prima di divenire una colonia. "Sono padano ed europeo - ha detto Bossi - e non intendo diventare americano. D’altronde da sempre la Padania è europea: quando i tedeschi proposero un’Europa a due velocità significava proprio l’ingresso della Padania". Il grande raduno è finito e le note del Và pensiero congedano le migliaia di militanti intervenuti. Qualcosa di nuovo sta per cominciare e la gente ne è cosciente: la grande rinascita dei popoli è alle porte e la Padania ne sarà protagonista senza paura né ripensamenti.

    ---------------------------------------------------------------------
    Senatùr a Toscolano contro sinistre, massoni e grande borghesia
    Bossi: attaccano la famiglia così disgregano la società



    TOSCOLANO MADERNO - La disgregazione sociale come effetto della campagna sistematica di dissoluzione della famiglia condotta dalle sinistre con l’alleanza dei frammassoni e della grande borghesia; l’alleanza con Berlusconi, «perseguitato politico», dopo il divorzio consumato sul tema delle pensioni; l’Europa «più lontana della luna». Con il consueto tono da tribuno, ma con una serie di riferimenti storico-filosofici, ieri sera il segretario della Lega Nord Umberto Bossi ha tenuto avvinto per oltre un’ora al pattinodromo di Toscolano Maderno un uditorio fittissimo di bresciani e non bresciani, turisti presenti sul Garda, ma anche fedelissimi che seguono il Senatur nelle principali feste popolari di paese. Bossi, che ha preso la parola dopo l’introduzione affidata ai consiglieri regionali, il bresciano Flocchini e Pezzoni, ha preso spunto dal tema della pedofilia per indicare le cause della disgregazione sociale, che ha fatto risalire alla lotta sistematica della sinistra contro la famiglia, culminata nei capisaldi della rivoluzione femminista portata agli estremi e della rivoluzione sessuale attuata con la complicità generale di chi non si è opposto a questa ulteriore opera di disgregazione. Delineando i due schieramenti in campo - frammassoni e comunisti che difendono il potere da un lato, le forze della Lega che vogliono riproporre ragione contemperata con la fede dall’altro - Bossi ha ripercorso un lungo excursus storico a partire dall’anno Mille, per riaffermare la possibilità di una speranza. E questa nasce dai due milioni di giovani che si sono recati a Roma in questi giorni, a testimoniare la presa di consapevolezza della fede dell’uomo contro le ragioni ideologiche. Sul tema dell’alleanza con Berlusconi, il Senatur ha ricordato che il patto ufficializzato pochi mesi fa nasce da due anni di contatti, avviati con un alleato «che non è massone, che è perseguitato politico», che merita nuovamente fiducia dopo che la precedente alleanza si è consunta sul taglio del 24% delle pensioni che il Polo voleva e la Lega rifiutò. Un terzo tema ricorrente è stato quello dell’Europa: stabilito che l’ingresso nell’euro era fondamentale per non restare travolti in caso di non adesione, Bossi ha affermato che l’Europa è più lontana della luna, puntando in particolare il dito contro una gestione continentale «affidata ad una Commissione non eletta, controllata da massoni, banchieri e comunisti». All’Europa il Senatur ha imputato la famiglia omosessuale ed in particolare il progetto di voler affidare a tali nuclei familiari i bambini: «Un disegno che proprio il bresciano Cè è riuscito a bloccare». La volontà di creare famiglie che non procreano - ha detto Bossi - si salda con l’obiettivo di aprire indiscriminatamente le porte all’immigrazione, fenomeno che favorisce quella disgregazione sociale, che nasce proprio dal venir meno del «capitale sociale» della famiglia. guer.

    -------------------------------------------------------------------

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=169028
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  10. #30
    Cuore Nero
    Ospite

    Predefinito

    Testo originale scritto da Der Wehrwolf
    Leggere i documenti del Movimento leghista prima di sputare sentenze.

    --------------------------------------------------------------------

    http://www.leganord.org/pdf/leggere_...migrazione.pdf
    ---------------------------------------------------------------------



    11. Il superamento del determinismo marxista e del pragmatismo capitalista indice

    Pur non essendo così ingenui da credere che la libertà per realizzare la giustizia non debba far ricorso che a se stessa non potevamo e non possiamo neppure credere che la libertà derivi esclusivamente dalla giustizia come professato dall'ideologia e dalla prassi marxista.
    Il liberismo economico lasciato a se stesso può arrivare a sottovalutare, non soltanto la giustizia ma anche la libertà dell'uomo, esattamente come il marxismo. Non potevamo quindi ritenere risolutivo il semplice superamento della dicotomia tra marxismo e liberismo, perché queste due filosofie non sono evidentemente la tesi e l'antitesi, il bene ed il male, dei processo storico ma costituiscono soltanto due aspetti diversi di un'unica tesi che aveva invaso e paralizzato il processo storico. Si trattava quindi di andare oltre il determinismo marxista e oltre il pragmatismo capitalista affinché l'uomo e la realizzazione dei valori umani tornassero al centro del sociale. Capimmo allora che per uscire dalla crisi che coinvolgeva profondamente la società di 10 anni fa dovevamo lanciare una nuova filosofia che interpretasse la lotta autonomista come il ritorno dell'antitesi della storia. Lotta autonomista che mirasse al superamento dei centralismo dello Stato. Lotta quindi di principi generali che non poteva coincidere con quella dell'etnonazionalismo classico o dell'egoismo impossibile finalizzato a cintare il proprio orticello. Sentivamo che l'antitesi autonomista avrebbe spinto il processo storico ad unificare la dicotomia marxista liberista, aprendo la strada alla sintesi dei federalismo.

    L'etnonazionalismo che proponiamo noi non era e non voleva essere una filosofia difensiva, ma uno strumento di attacco al centralismo dello Stato. La crisi che coinvolgeva profondamente la società non affondava le radici soltanto nella crisi economica, né era la crisi di un modo di far opposizione politica a generare e ad alimentare il nichilismo che sembrava, e sembra tuttora, volerci spingere verso l'auto distruzione. "Ma così come il suicida che in realtà non vuoi morire anche questo nichilismo deve essere inteso come un disperato appello affinché venga una nuova filosofia a ridare significato all'operare umanon" scrivevamo nel febbraio dei 1982. Capivamo e sostenevamo cose che oggi sembrano perfino ovvie ma che io erano molto meno 8 o 9 anni fa quando denunciammo che lo Stato centralista era uno' strumento di egemonia sia nel marxismo sia nel liberismo economico e che lo Stato nazionale determinava un doppio tipo di egemonia: quello della maggioranza etnica e quello dei grossi interessi economici.



    12. L'alternanza di giustizia e libertà indice

    Allora la Giasnost e la Perestrojka di Gorbaciov erano ancora lontane e le spinte etniche per la stampa di regime erano solo opera di teppisti razzisti. Ma noi sentivamo che la forza che agiva nell'impero russo e quella autonomista e federalista si andava addensando nel mondo occidentale, stava portando al superamento delle contraddizioni tra marxismo e liberismo economico e che questo fatto avrebbe semplificato e riaperto il processo storico che è dato dall'alternanza di giustizia e libertà.
    Ciò si sarebbe sicuramente riverberato, per quanto riguarda la politica interna degli Stati occidentali ed in particolare di quella italiana, dapprima nella crisi dei partiti più legati alle ideologie rivoluzionarie di classe (come il Partito Comunista Italiano); e, in un secondo tempo, si sarebbe estesa all'area di influenza della Democrazia Cristiana, il partito che ha costruito le sue fortune sulla contrapposizione al Partito Comunista Italiano. Era evidente che nel castello politico fatto di carte contrapposte, nel momento in cui cade una carta cadono anche quelle in sua contrapposizione provocando radicali cambiamenti nell'assetto politico generale.

    Noi avevamo allora postulato che la storia viene tracciata da un alternarsi di periodi storici di libertà e di giustizia che non coincidono mai tra di loro. Ci sono quindi periodi in cui è preminente l'evoluzione della libertà politica, e di conseguenza gli strumenti dei processo storico sono i movimenti autonomisti, cioè i popoli in prima persona, alternati ad altri periodi storici in cui la società è tesa ad una migliore redistribuzione dell'economia tra i suoi componenti, e gli strumenti dei processo storico sono i partiti, che come indica il loro nome rappresentano e lottano per gli interessi di una classe o comunque di una parte della società.



    13. La crisi dei partiti indice

    La crisi generale dei partiti non doveva quindi essere considerata un segnpje di qualunquismo. Né essa era transitoria ed irreversibile, perché era dipendente dall'inversione delle polarità storiche di giustizia e libertà. Finiva un trend epocale in cui la lotta di classe era stata il motore della storia e stava iniziando un nuovo periodo in cui la molla propulsiva dei processo storico diventava la libertà. Marxismo e liberismo non erano quindi in alternativa tra di loro, ma erano solo due varianti di un'identica filosofia che rifiuta l'uomo nella sua interezza di unità pensante, operante e contemporaneamente di persona capace e bisognosa di esprimere sentimenti.

    Una visione storica la nostra da cui derivava anche la nostra collocazione rispetto allo schieramento classista, peraltro oggi in avanzata dissoluzione, rispetto al quale noi abbiamo subito scelto di collocarci al centro e sopra. Al centro perché l'autonomia è sintesi di giustizia che nasce dal confronto delle parti sociali.
    Sopra, perché l'autonomia dei grandi popoli porta oltre il sistema centralista, verso il modello del federalismo integrale che è un sistema superiore a quello centralista.

    La concezione filosofica dell’autonomia per la Lega Lombarda è quindi sempre stata considerata come risultato di una sintesi di giustizia e libertà che avrebbe acquistato pieno vigore progressivamente al chiudersi della dicotomia marxista liberista. La sintesi dei processo storico è evidentemente il federalismo integrate, che è dottrina economica, dottrina politica, dottrina sociale per cui si propone come dottrina globale.



    14. Il federalismo integrale come dottrina economica, politica e sociale indice

    Il federalismo integrale, in quanto dottrina economica, propugna un modello di sviluppo non più basato sull'incorporazione dei mercati attraverso l'immigrazione e quindi sugli squilibri regionali dello sviluppo; bensì basato sulla distribuzione della macchina produttiva e dei lavoro.
    In quanto dottrina politica il federalismo integrate propugna il superamento dello Stato centralista, di cui sottolinea e condanna la logica accentratrice giacobina, condanna il suo essere strumento dei grandi interessi economici e il suo causare l'egemonia delle maggioranze. il suo essere quindi espressione di prevaricazione etnica. In quanto dottrina sociale il federalismo integrale consente la società dell'uomo che è quella dell'integrazione e dell'amore.

    Il sociale nel sistema politico centralista affonda le radici in una logica economicista che è tesa a perseguire la disgregazione della società, a soffocare l'istinto di sopravvivenza dei popoli, a spezzare traumaticamente il legame affettivo che l'uomo ha con la propria terra per permettere la realizzazione di un modello di sviluppo basato sull'immigrazione.
    Il legame etnico è quindi un legame cardinale per la vita sociale perché è attraverso l'identità etnica che il sociale non degrada solo a spazio di interessi, ma resta anche spazio degli affetti. Realizzare l'identità etnica che è alla base dell'affettività stessa dell'uomo significa quindi sentire intensamente la necessità di società.
    A chi sostiene che quello dell'identità etnica sia un falso problema perché un tempo non c'era, contrapponiamo che non si avverte l'importanza dell'identità etnica fin tanto che essa c'è. E' solo quando viene aggredita e rischia di scomparire che si sente la sua mancanza. Una situazione simile a quella di altre cose fondamentali dell'uomo, come la salute fisica, come un organo che finché è sano non lo si avverte ed è solo quando si ammala che si fa sentire.
    Se l'uomo non può realizzare il suo legame etnico si chiude verso la società, non si realizza più come individuo sociale, ma persegue unicamente il progetto dei proprio interesse personale. Se è vero che la morale non può imporci di dimenticarci di noi e che quindi non esiste morale se non operano assieme l'altruismo e la ragione, dobbiamo allora riconoscere anche che è nella nazione, cioè all'interno di un popolo etnicamente omogeneo, che si può operare il bene con maggior slancio affettivo. E' tra simili che il "chiunque può diventare più facilmente prossimo" per usare un concetto di Alberoni sulla morale.

    La dottrina sociale dei federalismo integrale nega e condanna un modello di sviluppo in cui l'assenza di identità etnica sia considerata come un imperativo funzionale che crei le condizioni per fratture profonde nella rete dei rapporti sociali.



    15. Il federalismo integrale come mezzo per realizzare la morale sociale indice

    Il federalismo integrale è quindi lo strumento adatto anche per realizzare la morale sociale che ci impone di perseguire i nostri fini tenendo conto di quelli degli altri. Ci impone, ad esempio, di ascoltare le necessità dei negro, dei giallo, dell'indios senza però annullarsi nei gorghi invisibili dei "Melting Pot".



    16. I fenomeni di disgregazione sociale prodotti dallasocietà multirazziale indice

    La società multietnica e multirazziale è quindi una società che, per sua natura, è contro l'uomo perché mortifica in esso ogni intento di generosità sociale. Distruggendo il processo di identità etnica, la società multirazziale provoca il declino della morale e quindi della solidarietà. Essa è solo una scelta nel segno della continuità di un modello di sviluppo che rifiuta la collaborazione tra i popoli, cioè la distribuzione di lavoro e di risorse tra il Nord e il Sud dei mondo.

    Dopo che decidemmo di abbracciare la soluzione dei federalismo integrale e fummo arrivati alle conclusioni che ho cercato di riassumere dovevamo ancora decidere in merito al tipo di posizione da assumere nei confronti dell'immigrazione, responsabile di interrompere il legame etnico.

    Fu gioco forza sviscerare il problema dell'identità collettiva della nostra società per valutare quale pericolo per l'integrità della volontà sociale lombarda rappresentassero le immigrazioni dei passato quelle più recenti dal Terzo mondo. Poiché la società non è la somma di singole individualità il problema era quello di capire fino a che punto fosse stata danneggiata la comunanza di cultura e di sentimenti necessari a cementare la volontà dei cittadini attorno ad un progetto e ad un traguardo comune. Accanto ad un legame etnico che, essendo legame di sangue, è il principale legame di somiglianza, cioè di identità, fu facile evidenziare altri legami che entrano a costituire la comunanza di sentimenti che sta alla base della società in Lombardia.

    Ciò significa che l'identità di un popolo non 'è definita totalmente da caratteri originari immodificabili, non è iscritta solo nel suo patrimonio genetico, ma è anche il risultato di vicende storiche e di esperienze culturali molteplici, per cui tale identità subisce una elaborazione continua e si trasforma nel tempo. Un fatto questo che indica come esista una tolleranza della società ad incorporare in sé popolazioni culturalmente ed etnicamente differenti, ma che indica anche che tale tolleranza non è infinita e che oltre un certo livello la società non riesce più a tollerare la perdita di identità, si avvita su se stessa, sviluppando quella patologia sociale che è la disgregazione sociale.



    17. La velocità delle integrazioni sociali indice

    Se la portata dei cambiamenti etnici e culturali supera la velocità di integrazione della società allora essa interrompe la consapevolezza della identità collettiva che si fonda sul sentire dei cittadini che c'è una componente di continuità nella società che con voglia attraverso i tempi un patrimonio di valori culturali: dagli atteggiamenti spirituali alle forme della cultura materiale.

    In quest'ultimo caso la società va incontro alla disgregazione, sviluppa comportamenti patologici dell'omosessualità, della devianza giovanile, della droga, crea condizioni psicologiche che favoriscono ad esempio la sterilità per cui non nascono più figli. Si realizza in altre parole la "Società deviata", asociale, egoista in cui accanto alle cose che muoiono si generano reazioni di salvezza, come i movimenti etnonazionalisti che proprio in un simile contesto riconoscono il "Timing", il primo impulso alla loro nascita.

    Poiché l'identità è un fattore dinamico che cammina con le vicende storiche dichiarammo di non essere certamente favorevoli a scelte economiche e politiche che facilitino ulteriori flussi migratori verso la Lombardia, ma anche che bisognava favorire l'integrazione delle immigrazioni già avvenute e già assimilate alla nostra civiltà.



    18. L'impossibilità di integrare gli immigrati di colore indice

    Ciò non può valere per l'immigrazione di colore di cui non è prevedibile l'integrazione forse neppure a distanza di secoli. Con essa non funzionano i classici meccanismi di integrazione sociale che sono il matrimonio e i figli in comune e per cui si determinerebbe l'impossibilità di realizzare il legame etnico senza generare gravi tensioni razziali in seno alla società.

    Poiché è impossibile il processo di integrazione, l'immigrazione dal Terzo mondo impedisce di ricostituire la rete dei rapporti sociali interrotta e di riformare la nazione. Ciò comporta la paralisi dei processo storico, cioè l'alternanza di giustizia e libertà per la quale è necessaria la lotta autonomista.



    19. La creazione del caos sociale per ottenere lo Stato autoritario indice


    La gente sentirebbe preminente, nel caos sociale che si genererebbe, non l'autonomia ma al contrario uno Stato autoritario che possa essere adeguato mediatore in una simile situazione.
    Questo è tanto vero che dietro l'immigrazione di colore non c'è solo l'interesse di una sinistra allo sbando che cerca un nuovo sottoproletariato che le dia i voti; non c'è solo la Chiesa cattolica richiusasi nei palazzi dell'avere che ha perso ogni credibilità e cerca di riempire i suoi seminari vuoti con religiosi che ormai rintraccia solo nel Terzo mondo; ma c'è anche l'interesse dei Grande capitale che, attraverso l'immigrazione dei terzo mondo, scarica sui cittadini i costi dei proprio sviluppo.
    Distribuire la macchina produttiva nel Terzo mondo gli costerebbe di più che incorporare il Terzo mondo stesso con le immigrazioni, perché attraverso le leggi dello Stato scarica i costi dei servizi, delle infrastrutture, delle abitazioni sulle nostre spalle.
    inoltre il Grande capitale ha un interesse strategico legato all'immigrazione dei Terzo mondo. Esso sa che nella società multirazziale si innescano tensioni tali che possono incidere profondamente nella coscienza dei cittadini fino al punto che. non ripugni più neppure l'autoritarismo fascista.
    Ciò evidentemente non è tanto finalizzato a rendere autoritari gli Stati nazionali, quanto a rendere possibile il progetto costituente dì uno Stato europeo centralista, sfuggito un tempo a Napoleone, poi a Hitler e che ora la Massoneria si illude di poter realizzare, anche se per realizzarlo occorre la forza.

    Noi crediamo invece all'Europa dei popoli, cioè delle nazioni e delle regioni, con un Parlamento bicamerale e una Camera federale dei popoli. Non è evidentemente il nostro un giochetto di preferenze costituzionali, ma è profondamente legato alle necessità di costruire una Europa in cui sia conservata la democrazia e in cui venga salvaguardato l'interesse della piccola e della media industria destinato invece a scomparire nel progetto dei Grande capitale.

    http://www.leganord.org/a_2_discorsi_08_09_10_89.htm
    ---------------------------------------------------------------------

    Il Senatur: "È arrivato il momento di smascherare chi sponsorizza l’immigrazione"

    di Mauro Bottarelli

    Crema (Crèma)
    Tra la gente, per la gente. Nel primo giorno di raccolta firme per il referendum abrogativo contro la sciagurata legge Turco-Napolitano, Umberto Bossi sceglie Crema per dare impulso a quello che egli stesso non tarderà a definire "un sonoro schiaffo al sistema mondialista, ai progetti degli americani". Già nel primo pomeriggio il gazebo di piazza Duomo è meta di un continuo andirivieni di gente: alcuni si dirigono spediti al banchetto che raccoglie le firme, altri invece chiedono informazioni (visto che l’informazione di regime non le dà), leggono i volantini e poi decidono di togliere dal portafogli il proprio documento per garantirsi una speranza di libertà. Alle 15.00 le firme erano già oltre 150, ma l’arrivo di Bossi faceva ben sperare sul risultato di fine giornata. Il segretario del Carroccio arriva in piazza Duomo poco dopo le 16.30 e subito la folla gli si fa attorno: strette di mano, saluti, ringraziamenti ma anche domande, dubbi. Il Senatur, come sempre, non si fa pregare e, dopo essersi seduto al banchetto incitando la gente a firmare, comincia a parlare. A braccio e con spigliatezza, guardando la gente negli occhi e rispondendo alle domande senza filtri né giri di parole.
    "Lo scontro in atto è ormai chiaro - esordisce Bossi. Da un lato abbiamo il capitalismo individualista americano, con tutto ciò che ad esso consegue (ovvero negazione della protezione sociale, delle pensioni e della sanità), e dall’altro il capitalismo sociale europeo. L’immigrazione clandestina è una delle armi utilizzate dal capitalismo mondialista americano per scardinare l’Europa, per indebolirla nelle fondamenta. Dal 1 gennaio 1993, ovvero dalla nascita dell’Unione Europea, l’America ha cominciato a temere di perdere il proprio primato economico nei confronti dell’Europa. Quindi ha messo in campo tutte le proprie forze e i propri alleati. La massoneria, ad esempio, e a questo riguardo intendo pubblicare tutti i nomi dei massoni che garantiscono gli interessi americani: come Prodi che fa parte dell’Aspen Institute. Ora è ovvio che tutto parte da qui, da uno scontro che gli Stati Uniti non possono perdere. In Italia gli Usa possono contare sui loro amici del Polo, sui vari Berlusconi e Fini. D’altronde nella logica dei potenti tanto cara agli Usa, un Paese dove il maggioritario consente la concentrazione del potere politico in poche mani garantite dai potentati economici, uno come Berlusconi non può che riconoscersi pienamente, lui che in fondo è un "Jr della Bassa"". La gente ascolta e Bossi continua il proprio ragionamento, spiegando quali sono i reali pericoli che stiamo correndo. "Il progetto mondialista americano è chiaro: vogliono importare in Europa 20 milioni di extracomunitari, vogliono distruggere l’idea stessa di Europa garantendo i propri interessi attraverso l’economia mondialista dei banchieri ebrei e attraverso la società multirazziale. Ma noi non lo consentiremo: esiste una via capitalistica americana, basata sul maggioritario che trova i suoi referenti nel Polo. Una via francese, la vie en rose diciamo, che si colloca come via di mezzo tra Europa e Usa e la Mitteleuropa, ovvero il capitalismo sociale che accomuna aree come la Padania, la Baviera, l’Austria. Il disegno dei 20 potenti americani non passerà, anche se usano armi potenti come droga e televisione. Basti vedere la questione del Kosovo: si sbracciano contro Belgrado perchè il Kosovo è la principale "fabbrica" di eroina del mondo. Se ci sarà da schierarsi sia chiaro fin d’ora che la Padania starà con Belgrado. Ma anche la Francia sta giocando un ruolo molto importante nei progetti Usa: siccome ha garantito a Roma la sopravvivenza dell’Italia, negando alla Germania l’Europa a due velocità che avrebbe significato subito la Padania, ora presenta il conto all’Urbe. La quale lascia che gli interessi francesi si inseriscano in Italia, che si vedano garantita una posizione di monopolio, ad esempio nei trasporti. Noi non ci stiamo e attraverso la Confederazione delle Province e dei Comuni del Nord creeremo delle holding padane "verticali" per evitare che il trasporto pubblico di aree metropolitane e provinciali del Nord finiscano in mano francesi. E così anche per l’elettricità".La giornata sta per finire, ma la gente non si stanca: le firme crescono, sempre più persone si fermano al gazebo di piazza Duomo. Alle 18.00 saranno quasi 600. "La gente non è stupida, capisce l’importanza di questo referendum e viene a votare - conclude Bossi. Siamo partiti senza Milano, Como e Lecco e in una sola giornata abbiamo raccolto 100.000 firme. Se avessimo avuto queste tre province avremmo già chiuso la faccenda".

    ---------------------------------------------------------------------

    Bossi:"Sono Padano ed Europeo, non certo americano!"

    Migliaia di persone hanno sfilato pacificamente per le
    vie cittadine contro immigrazione e criminalità
    Milano, centomila volte "basta"
    Bossi: "Siamo padani ed europei, non accetteremo la società multirazziale degli Usa"

    di Mauro Bottarelli

    Milano (Milàn)
    "Sono nato padano ed europeo e morirò padano ed europeo, non certo americano". Umberto Bossi non ha dubbi sul nemico che la gente del Nord si trova a dover affrontare e lancia l’offensiva contro la globalizzazione, il liberoscambismo e la società multirazziale, altrettanti tentacoli della piovra mondialista. È un discorso complesso quello che il Segretario federale affronta dal palco di Piazza Scala al termine della manifestazione contro immigrazione e criminalità organizzata dalla Lega Nord ma la folla è pronta a seguirlo nei suoi punti fondamentali. La giornata del popolo leghista è iniziata alle 10.30 in Piazzale Dateo, luogo simbolo della Milano violenta visto che proprio qui la notte di Capodanno persero la vita tre persone. Fin dall’inizio si capisce che il numero dei partecipanti è decisamente superiore alle aspettative: un lunghissimo serpentone comincia a snodarsi per le vie di Milano in direzione Piazza della Scala. Le cifre si accavallano, ma alla fine le presenze saranno diverse decine di migliaia, anche se la Questura minimizza parlando di 15mila persone. Si sfila tra le bandiere, gli striscioni e gli slogan: ad aprire il corteo la Guardia Nazionale Padana subito dietro lo striscione-simbolo della manifestazione "Immigrazione, Droga: Dietrofront". Ci sono militanti da ogni parte della Padania, dal Friuli fino alla Toscana presente con una sua delegazione. Tutto fila liscio fino a quando il corteo viene fatto deviare all’altezza di corso Monforte per non passare di fronte alla Prefettura. Qualche attimo di tensione, alcune uova lanciate contro gli agenti schierati e due fumogeni verdi a rendere l’atmosfera più tesa di quanto non sia realmente: pochi istanti e tutto si placa. La marcia è ormai al termine: Piazza Scala aspetta il popolo leghista che, a sua volta, attende l’intervento del proprio leader. Quando il lungo "serpente" di folla è defluito a metà, la piazza è già colma, ma nessuno si perde d’animo. In attesa del segretario federale comincia la girandola di interventi degli altri esponenti leghisti, che si alternano sul palco ognuno per una decina di minuti circa. Il compito di romepere il ghiaccio e scaldare la folla, un pò intirizzita dalla giornata prettamente milanese, è affidato a Domenico Comino che sferra immediatamente un attacco ai politici romani di Ulivo e Polo, entrambi colpevoli - l’uno a livello operativo l’altro come fiancheggiatore silente - dell’invasione extracomunitaria. Ce né per tutti, dalla Jervolino a D’Alema fino ai falsi oppositori Fini e Berlusconi che, dopo aver votato la legge Simeone e garantito l’apertura indiscriminata delle frontiere, ora si ergono a difensori della cittadinanza esasperata. Via via sfila tutto lo stato maggiore leghista: Francesco Speroni, Mario Borghezio, Bobo Maroni, Giancarlo Pagliarini, il segretario organizzativo del Sin.Pa. Rosy Mauro fino al presidente della Guardia Nazionale Padana Alfredo Pollini. Gli interventi sono tutti concordi: questo governo e la falsa opposizione del Polo hanno consentito, anzi organizzato ad arte, una politica di immigrazione selvaggia e incontrollata di cui ora paghiamo i costi. Non soltanto in termini di ordine pubblico ma anche di sradicamento culturale e di tensione sociale ed economica: denaro speso per falsa accoglienza e integrazione, case popolari agli immigrati, lavoro che non c’è: tutti argomenti troppo popolari per interessare agli "statisti" romani. Ma, senza nulla togliere ai rappresentanti leghisti, particolarmente significativo è stato l’intervento del presidente dell’Unione Commercio, venuto a testimoniare il timore e l’esasperazione degli esercenti milanesi di fronte all’escalation criminale degli ultimi giorni. Presenza significativa, forse troppo, visto che tutti i principali quotidiani nazionali l’hanno volutamente omessa, sbizzarrendosi in cronache catastrofistiche degli attimi di tensione di fronte alla Prefettura quasi stessero parlando di Belfast. Dà fastidio, e lo capiamo bene, che una categoria importante come quella dei commercianti scenda in piazza insieme alla Lega Nord e non insieme al Polo che da sempre si arroga senza titolo il diritto di rappresentare esercenti e piccoli imprenditori. Alla fine, accolto da un vero e proprio tripudio, arriva il turno del Segretario federale. Bossi chiarisce subito quali sono i temi nodali dell’intera questione: esiste un disegno politico ben preciso, quello globalizzante, attraverso il quale l’America vuole colonizzare l’Europa, partner da sempre sottomesso che ora rischia di diventare un antagonista pericoloso. Il progetto della globalizzazione, oltre che attraverso l’economia mondiale racchiusa in poche mani, basa la propria forza dirompente nell’istituzione della società multirazziale, vero e proprio strumento di distruzione dei popoli e delle loro culture identitarie. In questo contesto una legge come la Turco-Jervolino appare un vero e proprio "disegno scientifico", teso a smantellare l’idea stessa di popolo e appartenenza. Un rischio, quest’ultimo, cui si può porre argine - almeno nell’immediato e contingente - attraverso il referendum abrogativo delle legge sull’immigrazione lanciato dalla Lega Nord, ma aperto a chiunque sia d’accordo con le sue linee guida. "Chiunque ci stia va bene - ha detto Bossi. Per i cittadini la criminalità e il controllo dei clandestini non sono un problema di polizia e carabinieri, la realtà è che i cittadini non vogliono una società multirazziale. Sul referendum non si potrà barare perchè o si è a favore o si è contro e bisognerà spiegarlo alla gente". Ma Bossi è deciso a fare in modo che il popolo leghista torni a casa con idee chiare e con obiettivi precisi. Il nemico d’oltreoceano ha mille armi per far cadere i popoli nella sua ragnatela ma la finalità è una sola: quella di giungere, in un futuro nemmeno troppo remoto, ad un potere unico mondiale - chiaramente in mano agli States - sempre più distante dall’uomo ridotto ad un microbo, "un globulo bianco". Un progetto, questo, che la sinistra accetta in nome della concezione marxista della rivoluzione che verrà, della presa di coscienza dell’uomo sottomesso e della sua trasformazione "da globulo bianco in globulo rosso". Pure utopie ideologiche alle quali Bossi risponde con la lotta senza quartiere ai progetti mondialisti, quelli che attraverso la pornografia tendono a minare la base naturale della società - cioè la famiglia - e quelli che intendono svuotare di significato l’idea stessa di religione per "giungere al sincretismo, ad un Dio unico, un Dio di plastica". Rispetto a questo tema Bossi ha fatto un esplicito riferimento al ruolo della Chiesa, divisa essa stessa in due componenti: quella di base che lotta contro la globalizzazione e quella che invece "favorisce il disegno massonico di globalizzazione e perdita di identità". L’immigrazione, come dicevamo, è un aspetto fondamentale di questo disegno, esplicitato dall’instaurazione della società multirazziale. Un disegno verso cui l’Europa deve opporre una resistenza decisa, prima di divenire una colonia. "Sono padano ed europeo - ha detto Bossi - e non intendo diventare americano. D’altronde da sempre la Padania è europea: quando i tedeschi proposero un’Europa a due velocità significava proprio l’ingresso della Padania". Il grande raduno è finito e le note del Và pensiero congedano le migliaia di militanti intervenuti. Qualcosa di nuovo sta per cominciare e la gente ne è cosciente: la grande rinascita dei popoli è alle porte e la Padania ne sarà protagonista senza paura né ripensamenti.

    ---------------------------------------------------------------------
    Senatùr a Toscolano contro sinistre, massoni e grande borghesia
    Bossi: attaccano la famiglia così disgregano la società



    TOSCOLANO MADERNO - La disgregazione sociale come effetto della campagna sistematica di dissoluzione della famiglia condotta dalle sinistre con l’alleanza dei frammassoni e della grande borghesia; l’alleanza con Berlusconi, «perseguitato politico», dopo il divorzio consumato sul tema delle pensioni; l’Europa «più lontana della luna». Con il consueto tono da tribuno, ma con una serie di riferimenti storico-filosofici, ieri sera il segretario della Lega Nord Umberto Bossi ha tenuto avvinto per oltre un’ora al pattinodromo di Toscolano Maderno un uditorio fittissimo di bresciani e non bresciani, turisti presenti sul Garda, ma anche fedelissimi che seguono il Senatur nelle principali feste popolari di paese. Bossi, che ha preso la parola dopo l’introduzione affidata ai consiglieri regionali, il bresciano Flocchini e Pezzoni, ha preso spunto dal tema della pedofilia per indicare le cause della disgregazione sociale, che ha fatto risalire alla lotta sistematica della sinistra contro la famiglia, culminata nei capisaldi della rivoluzione femminista portata agli estremi e della rivoluzione sessuale attuata con la complicità generale di chi non si è opposto a questa ulteriore opera di disgregazione. Delineando i due schieramenti in campo - frammassoni e comunisti che difendono il potere da un lato, le forze della Lega che vogliono riproporre ragione contemperata con la fede dall’altro - Bossi ha ripercorso un lungo excursus storico a partire dall’anno Mille, per riaffermare la possibilità di una speranza. E questa nasce dai due milioni di giovani che si sono recati a Roma in questi giorni, a testimoniare la presa di consapevolezza della fede dell’uomo contro le ragioni ideologiche. Sul tema dell’alleanza con Berlusconi, il Senatur ha ricordato che il patto ufficializzato pochi mesi fa nasce da due anni di contatti, avviati con un alleato «che non è massone, che è perseguitato politico», che merita nuovamente fiducia dopo che la precedente alleanza si è consunta sul taglio del 24% delle pensioni che il Polo voleva e la Lega rifiutò. Un terzo tema ricorrente è stato quello dell’Europa: stabilito che l’ingresso nell’euro era fondamentale per non restare travolti in caso di non adesione, Bossi ha affermato che l’Europa è più lontana della luna, puntando in particolare il dito contro una gestione continentale «affidata ad una Commissione non eletta, controllata da massoni, banchieri e comunisti». All’Europa il Senatur ha imputato la famiglia omosessuale ed in particolare il progetto di voler affidare a tali nuclei familiari i bambini: «Un disegno che proprio il bresciano Cè è riuscito a bloccare». La volontà di creare famiglie che non procreano - ha detto Bossi - si salda con l’obiettivo di aprire indiscriminatamente le porte all’immigrazione, fenomeno che favorisce quella disgregazione sociale, che nasce proprio dal venir meno del «capitale sociale» della famiglia. guer.

    -------------------------------------------------------------------

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=169028

    non so se intendevi quotare me...
    comunque io non mi riferisco ai principi della lega ma alla sua pratica politica che è sotto gli occhi di tutti da anni.

 

 
Pagina 3 di 7 PrimaPrima ... 234 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Anche i Leghisti hanno un cuore
    Di Furlan nel forum Padania!
    Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 11-08-07, 14:47
  2. Anche i leghisti hanno un cuore
    Di Alex il Rosso nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 30
    Ultimo Messaggio: 09-08-07, 14:06
  3. Risposte: 23
    Ultimo Messaggio: 12-07-07, 06:33
  4. Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 03-10-06, 13:09
  5. Anche i napoletani leghisti e razzisti.....
    Di pensiero nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 01-07-03, 15:27

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito