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Roma. Sono tutti, a vario titolo, rutelliani doc. E lo sono tutti da parecchi anni. E sono anche, di Francesco Rutelli, amici personali ben prima che cominciasse l’avventura della Margherita.
E, cosa assolutamente non secondaria, tutti parlamentari che hanno sottoscritto la proposta di legge dei Pacs.
E non hanno cambiato idea.
“Sono rimasto un po’ sorpreso dalla posizione di Rutelli – dice per esempio Ermete Realacci – E’ vero che lui sostiene che è una posizione personale, ma non si può neanche abusare delle posizioni a titolo personale quando si fa il presidente di un partito”.
Aggiunge Roberto Giachetti, che conosce Rutelli dal ’79, quando era segretario dei radicali laziali, ed è stato suo capo di gabinetto in Campidoglio: “Non conosco il perché di questa uscita di Rutelli, un po’ come ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita, anche se lì eravamo più nel campo della coscienza e in questo caso più nel campo della politica. Ho sottoscritto la proposta dei Pacs perché rappresenta il punto di caduta più ragionevole per tutti. Dissento dal mio amico Francesco, non sono d’accordo. Perché sostiene questa posizione? Non ne ho la più pallida idea”.
Paolo Gentiloni, che pure da una vita divide amicizia e politica con il presidente della Margherita, è invece meno stupito dei suoi colleghi. “Non sono sorpreso. Di questi temi Francesco parla spesso, conosco le sue posizioni e le sue perplessità. Io, ovviamente, non sono convinto delle sue tesi”.
Giachetti: “Ha espresso una posizione personale. Se si dovrà decidere quale deve essere la posizione della Margherita, allora lo faremo democraticamente. E democraticamente spero che la proposta di Rutelli risulti minoritaria”. Già oggi, della faccenda si potrebbe parlare durante la riunione dell’esecutivo.
“Non è all’ordine del giorno – spiega Realacci – ma ne dovremo discutere. Se non nell’esecutivo, un chiarimento ci dovrà essere nella riunione della direzione di giovedì”.
Ma Gentiloni, che pure se non è convinto della tesi rutelliana, avanza una sua richiesta: “Deve avere cittadinanza nell’Unione. Mi preoccupano titoli a nove colonne, come quelli dell’Unità:
‘Nell’Unione è rivolta contro Rutelli’, mi fanno venire voglia di schierarmi immediatamente dalla parte di Rutelli”.
Ma perché il presidente della Margherita ha deciso la sua sortita sui Pacs? “Francesco è fatto così, parla animato da una sincera convinzione”, è la premessa di Realacci.
“Certo – aggiunge – c’è anche una componente di calcolo politico, magari il timore che passi un’idea zapaterista della coalizione”.
E sul tema, dice ancora Gentiloni:
“Mi preoccupa l’autorappresentazione di un centrosinistra come centrosinistra laicista e non cattolico. Questo sarebbe un autentico disastro per il centrosinistra stesso. Nel merito non condivido la posizione di Rutelli, ma ripeto: deve avere diritto di cittadinanza nell’Unione”.
Anche Realacci, nel merito, non è convinto di quello che dice Rutelli: “Non credo che si possa parlare di un contratto privato al posto dei Pacs. Un rapporto di amore e di affetto che lega due persone non è come l’acquisto di un motorino. Sulla fecondazione assistita, Rutelli aveva motivazioni più robuste. In questo caso, al di là delle forzature propagandistiche…”.
I rutelliani, questi che lo sono innanzi tutto perché di Rutelli amici, distinguono generalmente tra la posizione al tempo del referendum e quella di oggi. Considerando in generale quella attuale più fragile. Nessuno di loro ha nascosto dubbi o perplessità o netta contrarietà al presidente della Margherita.
Il quale ha ascoltato, ha replicato, ha fatto come credeva meglio fare.
“Se il partito sceglie questa linea io non sono d’accordo”, avverte ancora Roberto Giachetti, che è anche segretario della Margherita romana. Ma pure lui, come gli altri, difende Rutelli dagli attacchi più duri. “Penso che sul piano politico stia facendo benissimo”.
E insieme precisa: “Ma penso anche che questo dibattito faccia male a quelle tantissime coppie non sposate, eterosessuali e non, che aspettano da anni una legge che regoli la loro condizione”.
In realtà, la disputa tra Pacs e Ccs, a sentire Gentiloni, si riduce a questo: “Non capisco: se la posizione di Rutelli vuole dare una rilevanza giuridica diversa, a secondo del nome, a mio avviso è un errore e dissento; se è solo una disputa terminologica, allora è semplicemente una perdita di tempo”.
Ovviamente, non solo gli amici di Rutelli si interrogano dentro la Margherita. Le posizioni, nel partito, sono le più diverse.
Dice Giuseppe Gambale, membro dell’esecutivo: “Alcune forze della coalizione, a partire dai Ds, vogliono reinnestare su tale vicenda un nuovo scontro ideologico, sotto la bandiera dei diritti civili. Eppure la lezione dei referendum dovrebbe essere servita”.
Un altro deputato, Pierluigi Mantini, la pensa in maniera del tutto opposta: “Il modello privatistico proposto è inefficace nei confronti dei terzi e della società”. E annuncia: “I parlamentari della Margherita, impegnati nella competente commissione Giustizia, andranno avanti sulla linea del no ai matrimoni gay e del sì ai Pacs, non avendo avuto indicazioni diverse”.
Su il Foglio
saluti




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