Scendo le scale della metropolitana di corsa. Ho fatto tardi con gli amici e adesso va a finire che perdo pure l'ultimo metrò. Proprio non ne ho voglia di tornare a casa a piedi, perché pensare ad un taxi neppure se ne parla, ovviamente; dove li trovo i soldi?
Passo la tessera dell'abbonamento sul sensore, oltrepasso il tornello. Sento arrivare sotto i miei piedi, cigolante, il treno. Mi precipito come un pazzo per l'ultima rampa. A metà percorso riconosco lo sbuffo delle porte che si aprono, faccio i gradini a due alla volta. Arrivo sulla banchina che quasi cado per terra, le porte si stanno richiudendo, una voce dall'altoparlante mi conferma che questo è l'ultimo convoglio metropolitano, con un colpo di reni mi lancio verso le porte socchiuse; le oltrepasso a fatica, sono dentro. Sudato come un pazzo, con la camicia che ha un lembo fuori dai pantaloni, gli occhiali appannati, ma sono dentro.
Quando si dice la fortuna.
Mi chiamo Antonio Parisi, ho 22 anni, sto tornando a casa dopo una pizza con gli amici. Io ancora non lo so, ma fra 23 minuti sarò un uomo morto.
L'ultimo metrò, da Strane storie di Gianni Biondillo