Amore e guerra», un album anomalo
Ruggeri: tanta cronaca (e la storia «rivisitata»)
MILANO - La bambina non riesce a capirsi con la colf filippina e allora passa il tempo davanti alla tv. «Così vede in sequenza una casa che cade, il matrimonio di Anna Falchi, la fame nel mondo, le Lecciso, gli sviluppi del delitto di Cogne. Insomma, ci stanno abituando a un'altalena di emozioni molto forte». E’ Enrico Ruggeri a spiegare «Trash», uno dei brani del suo nuovo album «Amore e guerra». «Che sono poi - aggiunge - le due grandi pulsioni che generano emozioni e ispirano la scrittura. Ci si emoziona quando ci si innamora, ma anche quando si apre un giornale e si entra da spettatori nel grande frullatore. Ogni 10 minuti c'è l'occasione per scrivere una canzone».
Ecco allora «L'americano medio» che parla di paura e blindatura: «Siamo una società che si regge sulla paura. Abbiamo tutti porte blindate, antifurti, ci vacciniamo, controlliamo il colesterolo, saliamo in macchina e ci parte la sirena. Così ogni tanto qualcuno decide di tutelarci da queste paure e le strumentalizza...». «L'uomo dei traslochi» ricorda invece un altro successo di Ruggeri, «Il portiere di notte», mentre «Il romantico aviatore» evoca lo stile di Paolo Conte.
Infine, a sorpresa, un brano sull’ultima guerra: «Paisà». «Ci si può domandare che senso abbia nel 2005 una canzone del genere - spiega Ruggeri -. Beh, va di moda rileggere la storia e io lo faccio in chiave ironica. Noi eravamo in guerra, avventura tragica. E di colpo quelli che fino a poco prima erano i nemici diventano i portatori di democrazia. Prima radevano al suolo le città (ricordiamoci i 500 bambini della scuola di Gorla uccisi durante un bombardamento) e poco dopo li accogliamo come liberatori apprezzando cicche, cocacola e am-lire. Corsi e ricorsi. A volte entrano da liberatori e vengono accolti con gentilezza, a volte meno (Iraq)».
Cronista, cantautore, cantastorie. Qual è il suo mestiere? «Questo. L’unica cosa che so fare e mi diverte».
Mario Luzzatto Fegiz
Corriere della sera




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