C'è una ragione all'equivoco: la chianca (e il suo diminutivo chianculella), propriamente è un pezzo di legno, di ridotto spessore, abbastanza lungo e di varia larghezza, ma mai superiore ai 30-40 cm., dalla forma rettangolare. La chianca veniva usata come tagliere e luogo di esposizione della merce dal venditore di carne. In pratica era la parte principale del suo negozio. Successivamente, verso la fine dell'800, le chianche furono sostituite da pezzi di pietra o di marmo.Testo originale scritto da patatrac
Sono sostanzialmente d'accordo con te sulla definizione che dai di "chianca", da cui "chianchiere", cioè "macellaio".
Ma c'è chi dice che le "chianche" fossero le mattonelle che tapezzavano le pareti e i pavimenti delle macellerie. Cosa ne pensi?
E' termine diffusissimo tra i muratori, perché la chianca, inteso come pezzo piatto, aveva (ed ha tuttora) un largo uso.
La chianca, intesa come mattonella, ha forma e dimensioni simili a quelle della chianca intesa come pezzo di legno.
Probabilmente il termine, di origine greco, intendeva esprimere una particolare forma. Difatti è un toponimo che ricorre anche di particolari luoghi piatti (o pianeggianti), ossia di altezza (o spessore) limitato e di dimensioni rettangolare. Difatti è un toponimo presente nelle regioni in cui più è stata presente la dominazione bizantina, come le coste della Puglia, della Lucania e della Calabria.
Napoli è stata capitale di un ducato bizantino fino alla conquista normanna, dal 638 al 1137, e quindi grossa influenza ha avuto la presenza della lingua greca (preesistente e persistente alla stessa presenza romana) nello svuiluppo del napoletana.
E' una mia interpretazione, ma credo che abbia dei supporti etimologici.




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