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Lo spauracchio dei franchi tiratori si sta dissolvendo. Il ... Il congresso non dichiarato dei centristi fa emergere un Casini padre-padrone
Lo spauracchio dei franchi tiratori si sta dissolvendo. Il centrodestra comincia a credere che la riforma elettorale in senso proporzionale sarà approvata davvero. E, neanche troppo sotto voce, Silvio Berlusconi e gli alleati additano «un certo nervosismo» di Romano Prodi come la controprova che l’operazione può riuscire; e complicherà la strategia dell’Unione, azzoppandone l’eventuale vittoria. Il fatto che la riforma appaia un colpo di mano parlamentare è già archiviato. Viene liquidata come «sopra le righe» anche l’accusa a Pier Ferdinando Casini di non agire più da presidente della Camera «arbitro». E’ cominciata la fase finale. E Berlusconi riassegna agli alleati le parti: compresa quella di vittima sacrificale, alla quale sembra condannato il segretario dell’Udc. Per Marco Follini, reo di averlo sfidato apertamente e inutilmente, si sta aprendo una fase a dir poco purgatoriale. Anche ieri, il premier ha ironizzato su di lui a colpi di barzellette, sostenendo che Follini non si dimetterà perché è un democristiano «immarcescibile». Non solo. Il premier ha aggiunto che il garante della riforma elettorale è Casini; e che le primarie ormai sono superflue.
D’altronde, è come se si fosse svolto un congresso non dichiarato dell’Udc. L’anima antiberlusconiana di Follini ha dovuto fare i conti con la pancia di un partito stanco del Cavaliere, ma timoroso di rompere; e rapido a riconoscersi in un Casini riemerso come padre-padrone della formazione centrista, quando ha capito che Follini rischiava la frattura con Berlusconi.
Ieri, il presidente della Camera è stato criticato pesantemente prima dall’opposizione, poi dalla maggioranza. «Scontento tutti», ha detto. «Allora sono nel giusto». In realtà, la percezione del suo ruolo è cambiata. Se pure attento a dare garanzie trasversali sul piano regolamentare, ha aumentato il suo attivismo politico, tirandosi addosso accuse di parzialità. Ma anche questo, ormai, viene considerato secondario. La maggioranza vuole l’approvazione della riforma elettorale alla vigilia delle primarie dell’Unione, fissate per il 16 ottobre; e l’unica incognita sono eventuali obiezioni costituzionali del Quirinale
E’ un tentativo di rovinare la festa a Prodi, candidato da maggioritario; e la premessa di mesi avvelenati, nei quali la Cdl cercherà di rovesciare il pronostico di una disfatta. Il ritorno al sistema proporzionale serve a instillare gocce di incertezza sull’ineluttabilità della sconfitta; a far capire non solo ad un elettorato sfiduciato, ma alle classi dirigenti, che puntare su Prodi è arrischiato. Magari si tratta solo di un ultimo bluff. Eppure, l’Unione è la prima a mostrarsi allarmata.
da corriere di oggi....




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