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Discussione: Ahahahahhahah!

  1. #31
    Totila
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    Io proporrei una cosa agli etnonazionalisti del sud: d'ora in avanti rispetto reciproco; ma non si adombrino ogni qualvolta si parla male di certo "meridionalismo". Ognuno di noi ha le sue rogne.
    Voi avete la criminalità organizzata, noi abbiamo la massoneria organizzata, il comunismo e il catto-comunismo. Ognuno ha la sua croce.

  2. #32
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    Originally posted by Totila
    Sulla conquista del sud, con noi sfondi una porta aperta. Noi i cosiddetti padri della patria li avremmo volentieri impiccati

    [...]Io proporrei una cosa agli etnonazionalisti del sud: d'ora in avanti rispetto reciproco; ma non si adombrino ogni qualvolta si parla male di certo "meridionalismo". Ognuno di noi ha le sue rogne.
    E' una cosa che io ho cercato di fare fin da subito subendo continue cancellazioni.
    Totila, sei una persona che rispetto ed ho segnalato anche su "Due Sicilie" il fatto che tra i moderatori del presente forum eri l'unico avvicinabile.
    A parlar male di certo "meridionalismo" siamo noi i primi, chi mi conosce di persona conosce anche i miei giudizi durissimi su tanti meridionali. Ma da qui a sparare insulti gratuiti, infarciti di luoghi comuni, che hanno realtà storica solo nella pappardella risorgimentalista e filopiemontese che subiamo da 144 anni, questo non lo si può accettare.
    Se "parlar male di un certo meridionalismo" vuol dire denunciare una caratteristica atavica dei popoli meridionali, una 'tara' incorreggibile, io sono d'accordo: tutti i popoli ne hanno ed io posso elencare quelle dei settentrionali... Ma se mi descrivete il meridionale come "terrone" (arretrato, pigro, rozzo, povero, accattone, imbroglione, che vive di espedienti), cioè pari pari a come descritto dalla propaganda risorgimentale (che, mi sembra, odiate ) e dall'attuale televisione di Stato, io insorgo.

    Il fatto che tu parli di "conquista del sud" denota già conoscenza di talune problematiche, ma questo dovrebbe anche farti capire che il problema dell'emigrazione ha le sue radici proprio là, e che dopo aver saccheggiato e annesso un paese non si può pretendere di lavarsene le mani. Io non ho conosciuto compatrioti contenti di essere emigrati, e tutti coloro che hanno avuto possibilità di far ritorno in patria lo hanno fatto. Gli altri, ma sono una minoranza, che dopo un po' cominciano a fingere di essere settentrionali o cominciano a parlare in veronese o milanese, mi fanno schifo. Se organizzerete degli stadi di pinochetiana memoria per toglierli da mezzo, mi candido fin da ora per guidare una ruspa .
    **********************
    Sud in armi - Luogotenenza

  3. #33
    W il Patriottismo Siciliano!
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    Originally posted by Totila
    L'hai spiegato tu perchè l'ho tirato in ballo. Il tifo calcistico per la "nazziunala" è un fenomeno tipicamente meridionale.
    Curioso per una terra che dovrebbe odiare il tricolorume quanto noi questo atteggiamento.
    Io e te lo odiamo, per motivi diversi forse, ma lo odiamo. La gente che non sa nulla di storia, cultura o che sa ma non vuole alterare le cose per paura di peggiorare una situazione già precaria, non parteggia, o almeno non ancora, per l'indipendenza, e questa è la maggioranza, purtroppo, come lo è a Firenze (sei di Firenze, no?), ma ancor più al Sud proprio per i motivi che ti ho appena elencato.

  4. #34
    Alvise
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    Originally posted by Il Civilizzatore

    Quest'ultima affermazione è già più difficile da dimostrare, e ti auguro sinceramente che sia vera. Oltre a quelli "stanziali", decine di migliaia di ebrei furono espulsi dal Meridione tra il '400 e il '500, trasferendosi al nord. Una semplice ricognizione sulla diffusione dei cognomi ebraici in Italia li circoscrive quasi tutti al Nord . Addirittura la Lega, con un esempio che tanto vi irrita, tiene due dei tre ministeri in mano a persone di origine ebraica (Maroni, Castelli) ed uno in mano a sospetto (Calderoli).

    A quanto ho sempre letto, gli ebrei nel corso della storia d'Europa, sono stati la minoranza che più di tutte ha praticato l'esogamia.

    Ma cos'hanno di ebraico i cognomi Maroni e Castelli?

  5. #35
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    Originally posted by Federico II
    "Gli immigrati cercano di imporre le proprie tradizioni e la propria cultura su quelle autoctone padano-alpine...". Se parli anche degli immigrati meridionali e siciliani, entri un po' in contraddizione: non avevi parlato della loro abitudine a ghettizzarsi? Come possono rubarvi tradizioni? Questo vuol dire, a maggior ragione, che la vostra cultura non è forte. Sondaggi (ora non ricordo se dell'ISTAT o di altro Ente) hanno accertato proprio questo: le vostre lingue sono in pericolo di estinzione, mentre sono a bassissimo rischio d'estinzione le lingue meridionali e a pericolo nullo d'estinzione il siciliano.
    Forse perchè la vostra cultura e le vostre lingue sono più simili a quelle degli allogeni rispetto alle nostre.

    Questo è un grave indice per voi, Der Wehrwolf, e la 'colpa' (se di colpa si può parlare) non è certo degli immigrati, ma vostra indipendentemente da questi. Vedi la Sicilia: quante mescolanze di etnie e culture si sono susseguite nei secoli? Un'infinità, eppure ancor oggi esistono tradizioni, feste, riti, lingue (seppur influenzate da questo maledetto italiano) ancora vive e vegete, nonostante le numerose interferenze esterne. Intendiamoci: non è mia abitudine parlare per dare aria alla bocca. Studio demoetnoantropologia e mi laureerò tra breve.
    Si. Lo ho ammesso..può anche essere colpa nostra che siamo troppo buoni con gli immigrati meridionali e con gli allogeni.

    Per quanto riguarda le definizioni, ti cito Cirese, esimio antropologo: "<< Cultura >> [...] non è il contrapposto di << incultura >>, e non intende designare certe attività o certi prodotti intellettuali che sono o sembrano più elevati [...]; vuole denominare, invece, il complesso delle attività e dei prodotti intellettuali e manuali sell'uomo-in-società, quali ne siano le forme ed i contenuti, l'orientamento ed il grado di complessità [...] e quale ne sia la distanza dalle concezioni e dai comportamenti che nella nostra società vengono più o meno ufficialmente riconosciuti come veri, giusti, buoni e, più generalmente, << culturali >>" Questa definizione, ampliata dallo stesso Cirese, venne per la prima volta formulata da Tylor nel 1871. Cirese continua: "Il concetto etno-antropologico di cultura è il risultato del superamento di un atteggiamento mentale più o meno consapevole e dichiarato che va sotto il nome di << etnocentrismo >>. L'atteggiamento etnocentrico [...] consiste in ciò: che le forme, i contenuti e più in genere i valori della propria cultura vengono assunti come metro di misura e di valutazione delle forme, dei contenuti e dei valori delle culture altrui [...] Di conseguenza vengono giudicati positivamente tutti i fatti che rientrano nei propri quadri mentali [...] e si respingono nel negativo tutti quelli che rispondono ad altre concezioni e visioni del mondo." (Cirese, Cultura egemonica e culture subaltene, Sellerio, Palermo, 1971). Ti rispecchi in questo?

    Ti cito ancora un altro studioso, ossia Forgacs, sociologo: "Le strategie economiche e politiche [italiane] includevano, negli anni post-unitari, una pesante tassazione ed un sistema selettivo di credito e spesa pubblica che servirono solo a trasferire le risorse da Sud a Nord, e inoltre una politica economica liberista che fece in modo che le nascenti industrie meridionali venissero esposte alla concorrenza di quelle settentrionali più avanzate." (Forgacs, L'industrializzazione della cultura italiana (1880-2000), Il Mulino, Bologna, 2000). Da qui... l'emigrazione... Non prendertela con i miei conterranei se sono emigrati dove possono vivere, dato che ci è stata tolta la possibilità di avere un'economia, e già dai soliti 145 anni... dato che, saprai, che il Regno delle Due Sicilie era una delle potenze economiche europee del XIX ecolo... al contrario del Regno di Sardegna, il quale aveva sì più industrie, ma meno liquidi; il Sud, basato sull'agricoltura e su un discreto numero di industrie, era economicamente messo meglio di molti altri Stati preunitari.
    Il mio etnonazionalismo trova radici più nel Movimento e nell'ideologia voelkisch.

    Studiando la cultura germanica ci si imbatte, presto o tardi, in un aspetto di difficile comprensione per chiunque non sia tedesco: si tratta del concetto di Volk. Non esistendo un corrispettivo italiano si potrebbe tentare di tradurre il vocabolo come razza o anche popolo, tuttavia il vero significato trascende quello della pura definizione biologica per sconfinare in un campo che ha a che fare più con la sfera spirituale che con quella materiale. Si parla di volk, quando si vuole identificare una comunità di individui di matrice germanica che sentono vibrare dentro di sé il medesimo anelito alla purezza del sangue, che partecipano della natura percependo una sorta di forza vitale o una essenza trascendente cosmica che li tiene insieme.

    Volk è il popolo di un determinato luogo che sa di essere una manifestazione della natura del luogo e ne subisce l'influenza. I teorici volkisch (del volk) asserivano che i germani, essendo nati in una zona tipicamente nordica, cupa e misteriosa, sono guidati inconsciamente da un foltissimo ed inarrestabile anelito alla Luce (concepita anche come Luce divina), una Luce in diretto rapporto con una conoscenza istintiva che deve essere recuperata e attualizzata in un sistema coerente, filosofico affinchè possa uscire dalla sua dimensione inconscia ed affiorare nell'universo senziente. La dottrina razzista tipicamente germanica assorbe la sensibilità vòlkisch e la dispone su piani di conoscenza che tentano una indagine razionale. La relazione tra la natura del luogo di nascita e le caratteristiche caratteriali di un popolo assume tuttavia toni di deciso antisemitismo man mano che si avvicina alla fine del XIX sec., seguendo l'onda di una cultura sotterranea che fuoriesce allo scoperto con filosofi come Otto Gmelin, Friederich Ratzel, Wilhelm Heinrich Riel, Bertold Auerbach e altri.



    SANGUE; COSMO E NATURA

    Se, infatti, i tedeschi anelavano alla Luce, che non è solo fisica ma anche spirituale, i popoli semitici, per il fatto di provenire da lande deserte e sterili, sarebbero dotati di scarsa spiritualità e di attitudini materiali, dedicando la loro vita ad attività esecrabili come l'usura. Si tratta di una indagine teorica speculativa, senza basi effettive o scientifiche, che cercherà l'appoggio della comunità accademica attraverso il processo conoscitivo eugenetico (cioè che tende al miglioramento della stirpe) operato sotto il III Reich e le indagini antropologiche e antropometriche. Va notato che la sensibilità vòlkisch (si tratta di questo, prima di una sistematizzazione in una filosofia) si fonda sulla dottrina del radicamento nel luogo di nascita e della misteriosa "forza vitale", aspetto condiviso anche da G. B. Shaw, un'energia che lega l'individuo ad un destino di potenza. Nel caso germanico verso la realizzazione darwinista della supremazia del più forte, anch'essa una legge naturale. Una posizione antimodernista e anti-industriale poiché rigetta il progresso tecnologico in favore di un ritorno alle campagne, all'universo di origine, in cui il popolo tedesco avrebbe ritrovato la sua reale genesi, confuso dallo sradicamento operato dalla civiltà industriale che aveva allontanato l'uomo dal suo vólk. La natura è percepita come un organismo vitale spontaneo, ricolmo di energia vitale a cui attingere a piene mani con una volontaria immersione spirituale: si tratta, quindi, di un sentimento che presenta tracce evidenti di sapore mistico. Chi partecipa del medesimo vòlk percepisce nettamente il legame che si instaura naturalmente tra i membri del gruppo e le caratteristiche caratteriali si riflettono nell'ambiente di nascita: nessun estraneo può appropriarsi di un vòlk che non è suo né trovare autorealizzazione al di fuori del suo alveo naturale. Tuttavia, il concetto di popolo o razza in questo senso non va racchiuso all'interno di un argine nazionale, in quanto i membri dello stesso vòlk possono appartenere anche a stati diversi ma con caratteristiche somatiche e spirituali simili; allo stesso modo una nazione può essere spaccata in due dalla differente anima volkish degli abitanti. L'uomo perde ogni illusione illuministica razionale, empirica di dominatore della natura per entrare in una dimensione naturale di fusione cosmica, lasciandosi guidare dal proprio istintuale bisogno di una realizzazione spirituale e biologica con la natura.



    IL RITORNO ALLE ORIGINI

    II vòlk si manifesta anche come entità storica proveniente da un remoto passato e l'uomo germanico sente vibrare il suo retaggio atavico nel sangue della razza pura volkish che così bene viene descritta nel "De Bello Gallico" di Cesare e, soprattutto, nella "Germania" di Tacito. In un periodo in cui il romanticismo tedesco aveva risvegliato i sentimenti archetipici, migliaia di tedeschi rilessero la loro storia, le loro origini nelle pagine dell'autore latino e si riscoprirono biondi, forti e pieni di energia esplosiva. Tuttavia, come nel caso del periodo post-Versailles di Weimar, la tensione spirituale non riusciva a trovare un corrispettivo politico: ancora prima, moti e le rivoluzioni del 1848, malgrado le speranze diffuse, non avevano portato in Germania ad una unificazione reale di tipo volkish. Alla proclamazione del re di Prussia come imperatore da parte di Bismark nel 1871 seguì il nuovo governo che fu chiamato Secondo Reich e che si occupò di problemi burocratici che, come nel periodo di Weimar, nulla avevano a che spartire con la frustrazione di una mancata realizzazione spirituale di unità della comunità tedesca volkish. In effetti, il II Reich si preoccupava di rafforzare la sua stabilità politica ed economica, aumentare l'industrializzazione e l'inurbamento a scapito del legame naturale del popolo con la sua terra e questo dovette sembrare un tradimento culturale alla sensibilità volkish. Come ricorda G. Mosse, il nuovo Reich fu salutato da entusiasmi che maturavano da un un'attesa pressoché messianica di unità politica e spirituale mai ottenuta, ma la Realpolitik di Bismark fu fonte di cocente delusione in quanto il germanesimo non entrava a far parte di alcun aspetto del nuovo governo. Fu facile allora rivolgersi al passato, in una ricerca delle proprie origini razziali e ritrovare nella natura e nel concetto di vòlk quella unità spirituale che era stata disattesa per così tanto tempo. Il processo psichico archetipico scattò come una molla e si manifestò naturalmente, autonomamente, come una manifestazione generale di spiritualità cosmica, nel fenomeno dei Wandervogel, gruppi di giovani che organizzavano lunghe gite domenicali nelle foreste tedesche alla ricerca di una identità spirituale. Non si tratta di una semplice insofferenza politica, questi gruppi, che diventarono sempre più grandi e organizzati, avevano come scopo il ripristino degli antichi riti e usanze germaniche. Molti di essi svolsero ricerche approfondite allo scopo di ritrovare e riattualizzare gli antichi culti solari; come nuovi adoratori del Geist (lo Spirito) sentivano la potenza della forza vitale spingerli verso un punto di genesi. Si tratta, in termini tecnici, di un regressus ad uterum (ritorno all'utero), un bisogno di ritrovare coesione, sicurezza, approvazione all'interno del seno materno, in un legame con la madre terra che solo così poteva essere realizzato.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #36
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    Originally posted by Il Civilizzatore
    Benissimo, allora vediamo se con questo buffo personaggio riesci ad intrattenere una conversazione seria senza nasconderti dietro la censura.


    Su questo siamo d'accordo... se tu mi conoscessi sapresti che sono mooolto più razzista di te


    [/b]

    Quest'ultima affermazione è già più difficile da dimostrare, e ti auguro sinceramente che sia vera. Oltre a quelli "stanziali", decine di migliaia di ebrei furono espulsi dal Meridione tra il '400 e il '500, trasferendosi al nord. Una semplice ricognizione sulla diffusione dei cognomi ebraici in Italia li circoscrive quasi tutti al Nord . Addirittura la Lega, con un esempio che tanto vi irrita, tiene due dei tre ministeri in mano a persone di origine ebraica (Maroni, Castelli) ed uno in mano a sospetto (Calderoli).

    [/b]

    Noi proveniamo da antica tradizione politeista. Il pensiero "unico" dei popoli semiti, all'origine dell'attuale omologazione, non ci appartiene. Curioso, invece, che voi difendiate con tanta foga la vostra idea di "verità assoluta"

    [/b]

    Se l'economia non si basasse sull'oro e sull'usura (e in questo dovresti essermi maestro), vivrebbe meglio chi ha più risorse "naturali". Se il sud non è mai "morto di fame", anzi era uno dei popoli che in Europa stavano relativamente meglio, prima dell'aggressione nordista, un motivo ci sarà...

    [/b]
    Ti assicuro che sono bazzecole, in confronte agli aiuti alla FIAT e agli interessi scaturiti dalla svendita del Banco di Napoli...


    [/b]

    Su questo sono d'accordissimo e fossi in te farei lo stesso, cercando di difendere la mia identità. Ma il problema nasce un po' prima di quegli anni là, ed è da ricercarsi nell'annessione indiscriminata dei territori meridionali, consumatasi sotto gli aspici giudeo-massonici con doppiezze, sotterfugi e tradimenti.



    E' quello che noi abbiamo cercato di fare 144 anni fa, pagando la guerra civile con decine di migliaia di morti. Purtroppo con l'oro e con la corruzione di ministri e generali si possono vincere molte guerre. Così fu per i 25000 che dovettero reimbarcarsi invece di spazzare via i mille forcaioli venuti ad invadere, mentre il galantuomo cavùr, con alle spalle il burattinaio Rotschild, assicurava che il Piemùnt non era assolutamente d'accordo... [/B]

    1)

    2) Gli ebrei furono espulsi anche da molte città padano-alpine:
    Ad esempio:
    nel 1171 da Bologna
    nel 1475 gli ebrei furono espulsi da tutto il Trentino. E gli ebrei lanciarono contro il Trentino il cherem (scomunica), che vige tuttora .....
    dal 1796 fu interdetta agli ebrei la stabile dimora a Bologna
    nel 1550 viene fatto divieto a tutti gli ebrei di risiedere a Genova
    nel 1560 tutti gli ebrei sono esplusi da Venezia
    nel 1597 tutti gli ebrei sono esplusi dal Ducato di Milano

    3)Ripeto non si capisce la linea del forum delle Due Sicilie: vi è chi si dice itagliano, chi siciliano, chi neoborbone....

    4)L'economia basata sull'oro è opera di giuda.

    5)Può darsi..ma sono milioni di euro.

    6)Bene. Allora perchè i meridionali non se ne ritornano tutti a casa loro?
    Con gli allogeni ci arrangiamo noi....
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  7. #37
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    Originally posted by Der Wehrwolf
    Forse perchè la vostra cultura e le vostre lingue sono più simili a quelle degli allogeni rispetto alle nostre.



    Si. Lo ho ammesso..può anche essere colpa nostra che siamo troppo buoni con gli immigrati meridionali e con gli allogeni.



    Il mio etnonazionalismo trova radici più nel Movimento e nell'ideologia voelkisch.

    Studiando la cultura germanica ci si imbatte, presto o tardi, in un aspetto di difficile comprensione per chiunque non sia tedesco: si tratta del concetto di Volk. Non esistendo un corrispettivo italiano si potrebbe tentare di tradurre il vocabolo come razza o anche popolo, tuttavia il vero significato trascende quello della pura definizione biologica per sconfinare in un campo che ha a che fare più con la sfera spirituale che con quella materiale. Si parla di volk, quando si vuole identificare una comunità di individui di matrice germanica che sentono vibrare dentro di sé il medesimo anelito alla purezza del sangue, che partecipano della natura percependo una sorta di forza vitale o una essenza trascendente cosmica che li tiene insieme.

    Volk è il popolo di un determinato luogo che sa di essere una manifestazione della natura del luogo e ne subisce l'influenza. I teorici volkisch (del volk) asserivano che i germani, essendo nati in una zona tipicamente nordica, cupa e misteriosa, sono guidati inconsciamente da un foltissimo ed inarrestabile anelito alla Luce (concepita anche come Luce divina), una Luce in diretto rapporto con una conoscenza istintiva che deve essere recuperata e attualizzata in un sistema coerente, filosofico affinchè possa uscire dalla sua dimensione inconscia ed affiorare nell'universo senziente. La dottrina razzista tipicamente germanica assorbe la sensibilità vòlkisch e la dispone su piani di conoscenza che tentano una indagine razionale. La relazione tra la natura del luogo di nascita e le caratteristiche caratteriali di un popolo assume tuttavia toni di deciso antisemitismo man mano che si avvicina alla fine del XIX sec., seguendo l'onda di una cultura sotterranea che fuoriesce allo scoperto con filosofi come Otto Gmelin, Friederich Ratzel, Wilhelm Heinrich Riel, Bertold Auerbach e altri.



    SANGUE; COSMO E NATURA

    Se, infatti, i tedeschi anelavano alla Luce, che non è solo fisica ma anche spirituale, i popoli semitici, per il fatto di provenire da lande deserte e sterili, sarebbero dotati di scarsa spiritualità e di attitudini materiali, dedicando la loro vita ad attività esecrabili come l'usura. Si tratta di una indagine teorica speculativa, senza basi effettive o scientifiche, che cercherà l'appoggio della comunità accademica attraverso il processo conoscitivo eugenetico (cioè che tende al miglioramento della stirpe) operato sotto il III Reich e le indagini antropologiche e antropometriche. Va notato che la sensibilità vòlkisch (si tratta di questo, prima di una sistematizzazione in una filosofia) si fonda sulla dottrina del radicamento nel luogo di nascita e della misteriosa "forza vitale", aspetto condiviso anche da G. B. Shaw, un'energia che lega l'individuo ad un destino di potenza. Nel caso germanico verso la realizzazione darwinista della supremazia del più forte, anch'essa una legge naturale. Una posizione antimodernista e anti-industriale poiché rigetta il progresso tecnologico in favore di un ritorno alle campagne, all'universo di origine, in cui il popolo tedesco avrebbe ritrovato la sua reale genesi, confuso dallo sradicamento operato dalla civiltà industriale che aveva allontanato l'uomo dal suo vólk. La natura è percepita come un organismo vitale spontaneo, ricolmo di energia vitale a cui attingere a piene mani con una volontaria immersione spirituale: si tratta, quindi, di un sentimento che presenta tracce evidenti di sapore mistico. Chi partecipa del medesimo vòlk percepisce nettamente il legame che si instaura naturalmente tra i membri del gruppo e le caratteristiche caratteriali si riflettono nell'ambiente di nascita: nessun estraneo può appropriarsi di un vòlk che non è suo né trovare autorealizzazione al di fuori del suo alveo naturale. Tuttavia, il concetto di popolo o razza in questo senso non va racchiuso all'interno di un argine nazionale, in quanto i membri dello stesso vòlk possono appartenere anche a stati diversi ma con caratteristiche somatiche e spirituali simili; allo stesso modo una nazione può essere spaccata in due dalla differente anima volkish degli abitanti. L'uomo perde ogni illusione illuministica razionale, empirica di dominatore della natura per entrare in una dimensione naturale di fusione cosmica, lasciandosi guidare dal proprio istintuale bisogno di una realizzazione spirituale e biologica con la natura.



    IL RITORNO ALLE ORIGINI

    II vòlk si manifesta anche come entità storica proveniente da un remoto passato e l'uomo germanico sente vibrare il suo retaggio atavico nel sangue della razza pura volkish che così bene viene descritta nel "De Bello Gallico" di Cesare e, soprattutto, nella "Germania" di Tacito. In un periodo in cui il romanticismo tedesco aveva risvegliato i sentimenti archetipici, migliaia di tedeschi rilessero la loro storia, le loro origini nelle pagine dell'autore latino e si riscoprirono biondi, forti e pieni di energia esplosiva. Tuttavia, come nel caso del periodo post-Versailles di Weimar, la tensione spirituale non riusciva a trovare un corrispettivo politico: ancora prima, moti e le rivoluzioni del 1848, malgrado le speranze diffuse, non avevano portato in Germania ad una unificazione reale di tipo volkish. Alla proclamazione del re di Prussia come imperatore da parte di Bismark nel 1871 seguì il nuovo governo che fu chiamato Secondo Reich e che si occupò di problemi burocratici che, come nel periodo di Weimar, nulla avevano a che spartire con la frustrazione di una mancata realizzazione spirituale di unità della comunità tedesca volkish. In effetti, il II Reich si preoccupava di rafforzare la sua stabilità politica ed economica, aumentare l'industrializzazione e l'inurbamento a scapito del legame naturale del popolo con la sua terra e questo dovette sembrare un tradimento culturale alla sensibilità volkish. Come ricorda G. Mosse, il nuovo Reich fu salutato da entusiasmi che maturavano da un un'attesa pressoché messianica di unità politica e spirituale mai ottenuta, ma la Realpolitik di Bismark fu fonte di cocente delusione in quanto il germanesimo non entrava a far parte di alcun aspetto del nuovo governo. Fu facile allora rivolgersi al passato, in una ricerca delle proprie origini razziali e ritrovare nella natura e nel concetto di vòlk quella unità spirituale che era stata disattesa per così tanto tempo. Il processo psichico archetipico scattò come una molla e si manifestò naturalmente, autonomamente, come una manifestazione generale di spiritualità cosmica, nel fenomeno dei Wandervogel, gruppi di giovani che organizzavano lunghe gite domenicali nelle foreste tedesche alla ricerca di una identità spirituale. Non si tratta di una semplice insofferenza politica, questi gruppi, che diventarono sempre più grandi e organizzati, avevano come scopo il ripristino degli antichi riti e usanze germaniche. Molti di essi svolsero ricerche approfondite allo scopo di ritrovare e riattualizzare gli antichi culti solari; come nuovi adoratori del Geist (lo Spirito) sentivano la potenza della forza vitale spingerli verso un punto di genesi. Si tratta, in termini tecnici, di un regressus ad uterum (ritorno all'utero), un bisogno di ritrovare coesione, sicurezza, approvazione all'interno del seno materno, in un legame con la madre terra che solo così poteva essere realizzato.
    Der Wehrwolf, perdonami, ma credo che quanto hai riportato sia di un'anti-scientificità spaventosa. Non conosco Voelkisch: non l'ho mai sentito nominare, ma se la sua ideologia si basa su quello che hai riportato, beh... capisco perché non sia tanto famoso in ambito antropologico.
    Siamo arrivati ad un crocevia, almeno. Termino solo col dirti che ciò di cui parli non rispecchia affatto i concetti antropologici di cultura, etnia o etnicità e, se vuoi davvero saperne di più, ti consiglio qualche autore: Cirese (già citato), A. Buttitta, Guggino, Levi-Strauss, Malinowski, Saussure, Forgacs (già citato), Miceli, Ruffino, Giacomarra. Se vuoi ti do qualche titolo.

  8. #38
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    Originally posted by Federico II
    Der Wehrwolf, perdonami, ma credo che quanto hai riportato sia di un'anti-scientificità spaventosa. Non conosco Voelkisch: non l'ho mai sentito nominare, ma se la sua ideologia si basa su quello che hai riportato, beh... capisco perché non sia tanto famoso in ambito antropologico.
    Siamo arrivati ad un crocevia, almeno. Termino solo col dirti che ciò di cui parli non rispecchia affatto i concetti antropologici di cultura, etnia o etnicità e, se vuoi davvero saperne di più, ti consiglio qualche autore: Cirese (già citato), A. Buttitta, Guggino, Levi-Strauss, Malinowski, Saussure, Forgacs (già citato), Miceli, Ruffino, Giacomarra. Se vuoi ti do qualche titolo.
    Voelkisch non è un filosofo....


    Con il termine völkisch si suole indicare un movimento politico-culturale nato in Germania. Il pensiero völkisch, che aveva le sue radici profonde nel periodo delle guerre napoleoniche ed in istanze romantiche, nasceva da un senso di frustrazione rispetto ad un'unificazione compiuta sotto l'egida prussiana e ad una scissione confessionale del paese, per recuperare un'identità etnonazionale più profonda e genuina, che si basasse sullo spirito popolare. Germanesimo ed antropologia razziale, antimodernismo e biologismo sono alcune delle facce che caratterizzano il pensiero völkisch. Un legame di popolo a livello biologico attraverso il Sangue e la Razza ed un mitico radicamento nel Suolo dell'Heimat, nell'idioma e negli usi e costumi trasmessi dalla Tradizione rappresentano il pensiero völkisch. Un movimento di reazione radicale contro la devastazione della vita spirituale determinato dall’industrializzazione, dall’urbanesimo e dal materialismo culturale ed economico.
    Questa reazione in Germania tra il 1890 ed il 1920 s’incarna nel movimento völkisch che vedeva nel ritorno alla terra e nelle origini contadine e tradizionali l’unica via di salvezza. Il profondo amore ed il radicamento sulla “Heimat”, la terra degli antenati, l’interesse per i miti e per la preistoria germanica coinvolsero in quegli anni un vasto numero d’intellettuali, scienziati, scrittori, artisti e poeti.

    Illustri autori völkisch furono:


    Houston Stewart Chamberlain
    Theodor Fritsch
    Heinrich Class
    Julius Langbehn
    Paul de Lagarde
    Artur Dinter
    Georg Ritter von Schönerer
    Walther Darrè (il filosofo del Sangue e Suolo )
    Hans F.K. Günther
    Ferdinand Ludwig Clauss
    ...e mooolti altri...
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  9. #39
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    In primis, ringrazio i moderatori per aver riaperto il 3d.

    Originally posted by Der Wehrwolf
    1)


    Con l'ideologia voelkish con me sfondi una porta aperta. Se tu mi conoscessi, ripeto, rimarresti a dir poco meravigliato

    2) Gli ebrei furono espulsi anche da molte città padano-alpine:


    D'accordo, ma la tua affermazione (alla quale ho replicato nel 3d cancellato) era errata. Gli ebrei furono cacciati anche dal Meridione, viceregno spagnolo.

    dopo il 1492, tutti gli ebrei della Spagna furono espulsi dai sovrani Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia e, successivamente, dal Portogallo. Molti di questi fuggiaschi si rifugiarono nella penisola italiana. L'Inquisizione spagnola impose che anche gli ebrei che vivevano nell' Italia meridionale e nella Sicilia (circa 120 mila persone) lasciassero queste regioni. Fu un esito biblico, che causò nel giro di qualche decennio la progressiva e definitiva scomparsa degli ebrei da tutto il mezzogiorno d' Italia. Gli ebrei risalirono la penisola e si fermarono in parte a Roma...

    Comunque, ti ripeto, basta dare un'occhiata alle liste dei cognomi ebraici in Italia e anche a quella delle comunità ebraiche, per farsene un'idea.
    La cosa più orribile è che molti "padano-alpini", pur non essendo razzialmente ebraici, ne hanno adottato le prerogative, facendo in tal modo attechire il sistema dell'oro soprattutto al nord...


    3)Ripeto non si capisce la linea del forum delle Due Sicilie: vi è chi si dice itagliano, chi siciliano, chi neoborbone....


    I) Ripeto, la nostra è una cultura dalle radici politeiste che il tempo non è riuscito a cancellare. Le "verità une" e le "rivelazioni" dei popoli del deserto non ci appartengono.

    II) Che la confusione regni, siamo i primi a denunciarlo. Voi avete subito lo snaturamento da relativamente poco, prima con la deportazione di decine di migliaia di meridionali e poi, cosa ben più grave, con l'invasione di milioni di allogeni fanatici e impermeabili a qualsiasi integrazione.
    Noi subiamo da 144 anni il candeggio cerebrale. Abbiamo dovuto salutare i nostri carnefici come "liberatori", noi siamo i vinti, e i vincitori hanno fatto tabula rasa, mancano punti di riferimento.

    III) Se ti prendessi la briga di sapere cos'è il movimento "neoborbonico", sapresti che il riferimento ai Borbone è soltanto paradigmatico, e non si tratta di un movimento filomonarchico. I Borbone furono solo gli ultimi a tenere uniti i popoli meridionali e a governare nell'interesse delle popolazioni meridionali.

    4)L'economia basata sull'oro è opera di giuda.

    Ovviamente concordo. Ma dimmi, da uno spassionato esame: al momento e da secoli a questa parte, chi è lo schiavo di giuda, il Nord o il Sud?


    5)Può darsi..ma sono milioni di euro.

    Sì, è sempre di milioni di euro che parliamo, non siamo nell'ordine dei miliardi...

    6)Bene. Allora perchè i meridionali non se ne ritornano tutti a casa loro?
    Con gli allogeni ci arrangiamo noi....
    La maggior parte di loro se lo augura.
    Forse non ci siamo capiti, ma la deportazione delle popolazioni meridionali ha risposto ad un preciso disegno.
    Prendi un paese dove disoccupazione e povertà sono allineate con gli stati europei, spoglialo, depredalo, saccheggialo, deporta gli oppositori politici, neutralizzane la resistenza armata con i modi più barbari, triplica la tassazione, distruggine la classe politica e sostituiscila con una "liberale", annettilo indiscriminatamente con un plebiscito-farsa, smantellane le industrie e riducilo a dominio semicoloniale, sottomettilo all'economia dell'oro, riscrivine la storia. Una volta fatto tutto questo, chiedi a coloro che hai costretto ad emigrare di andarsene da un paese che tu hai "unificato"?
    **********************
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  10. #40
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    Originally posted by Der Wehrwolf
    Voelkisch non è un filosofo....


    Con il termine völkisch si suole indicare un movimento politico-culturale nato in Germania. Il pensiero völkisch, che aveva le sue radici profonde nel periodo delle guerre napoleoniche ed in istanze romantiche, nasceva da un senso di frustrazione rispetto ad un'unificazione compiuta sotto l'egida prussiana e ad una scissione confessionale del paese, per recuperare un'identità etnonazionale più profonda e genuina, che si basasse sullo spirito popolare. Germanesimo ed antropologia razziale, antimodernismo e biologismo sono alcune delle facce che caratterizzano il pensiero völkisch. Un legame di popolo a livello biologico attraverso il Sangue e la Razza ed un mitico radicamento nel Suolo dell'Heimat, nell'idioma e negli usi e costumi trasmessi dalla Tradizione rappresentano il pensiero völkisch. Un movimento di reazione radicale contro la devastazione della vita spirituale determinato dall’industrializzazione, dall’urbanesimo e dal materialismo culturale ed economico.
    Questa reazione in Germania tra il 1890 ed il 1920 s’incarna nel movimento völkisch che vedeva nel ritorno alla terra e nelle origini contadine e tradizionali l’unica via di salvezza. Il profondo amore ed il radicamento sulla “Heimat”, la terra degli antenati, l’interesse per i miti e per la preistoria germanica coinvolsero in quegli anni un vasto numero d’intellettuali, scienziati, scrittori, artisti e poeti.

    Illustri autori völkisch furono:


    Houston Stewart Chamberlain
    Theodor Fritsch
    Heinrich Class
    Julius Langbehn
    Paul de Lagarde
    Artur Dinter
    Georg Ritter von Schönerer
    Walther Darrè (il filosofo del Sangue e Suolo )
    Hans F.K. Günther
    Ferdinand Ludwig Clauss
    ...e mooolti altri...
    Scusa per il fraintendimento, ma è la conferma che non conoscevo un movimento filosofico del genere. Avrà mica a che fare col successivo Nazismo? Se si, comprenderei molte cose...
    Tieni presente che dopo il Romanticismo sono nate altre correnti ben più esaustive del semplice 'sentimento' per il proprio essere parte di una nazione e, successivamente, di una razza. C'è l'Evoluzionismo, il Diffusionismo, lo Strutturalismo...

    Vorrei sapere da te cosa ne pensi della 'razza ariana'. Sono curioso.

 

 
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