IAZZA. Una manifestazione ordinata: slogan sì
ma senza insulti. E sul palco l'intero vertice dell'Unione
Così il Professore
fece il "miracolo"
di CONCITA DE GREGORIO
Abbagliato dal riflesso D'Alema infila gli occhiali scuri. "Vedi che è giusto che sia Romano il leader? Solo a lui poteva riuscire...", ride col vicino di palco. Sono i vantaggi di chi dialoga con l'Altissimo: il sole dopo una settimana di pioggia e dunque centomila persone in piazza coi bambini seduti per terra a fare cerchio, uomini a torso nudo, ragazze in canottiera. Solo Prodi poteva, inoltre, riuscire nel miracolo di far stare sul palco cento persone tra cui cinque o sei segretari di partito altrettanti candidati alle primarie, un paio di ex presidenti del Consiglio, svariati ex ministri aspiranti al reincarico e parlare lui solo. Il presidente dell'Anci Domenici a nome dei Comuni, e poi lui. Bertinotti al suo fianco, certo, per tutto il tempo alla destra del padre: però zitto, sorridente e zitto.
Mastella un po' cupo, è vero, insolitamente laconico ("siamo uniti nella distinzione") e defilato nelle retrovie, costretto da altri impegni a una fuga precoce che gli ha sottratto la gioia dell'applauso finale. Veltroniassente, sì, ma perché partiva proprio ieri mattina per il suo viaggio annuale ad Auschwitz e d'altra parte anche se ci fosse stato non avrebbe potuto che mettersi accanto ad Eva Catizone sindaco di Cosenza e agli altri arrivati col tricolore e il gonfalone. "I due terzi dei comuni, delle provincie, delle regioni d'Italia sono amministrati dal centrosinistra: è per questo che la Finanziaria ci toglie l'ossigeno", si accalora Leonardo Domenici sindaco di Firenze al microfono e dalla piazza sale un boato. "E' così, è una vendetta", conferma all'amica una signora di mezza età partita stamattina alle sei da Milano, filo di perle e permanente in ordine.
E' una piazza ordinata come quei capelli, questa. Composta, rigorosa. Una piazza di gente ancora giovane ma non giovanissima, pochi ragazzi coi tamburi, molte coppie sui quaranta coi bambini piccoli, moltissime donne sui cinquanta coi mariti al braccio, amiche anziane che si riparano dal caldo con l'ombrello, uomini col cane al guinzaglio e giornali sottobraccio: la generazione di mezzo, la classe media. Impiegati, insegnanti, medici, gente come la trovi la mattina nella metro e più difficilmente a cantare in coro sulle barricate. L'Italia dei vicini di casa. "E' proprio questa la novità - dirà poi Domenici attraversando la piazza - è che la gente normale ora vive sulla sua pelle le difficoltà quotidiane: l'impoverimento del paese è arrivato a far paura a chi non ne aveva". Hanno scritto slogan come "Berlusconi fai solo Casini", niente insulti, niente urla, "con Tremonti e Berlusconi andiamo tutti a ruzzoloni", ruzzoloni in piazza non s'era sentito mai. C'è molta Rai allo scoperto, anche, dirigenti e quadri, ed è un segnale: in Rai si sente sempre in anticipo l'aria che tira. Fra la folla c'è Nanni Moretti con Silvia Bonucci. Benigni non è venuto perché non si dicesse che era per far pubblicità al suo film, dicono. Grande consenso per Mariangela Melato sul palco: annuncia per venerdì lo sciopero dello spettacolo contro la Finanziaria.
La mattinata comincia piano, con la piazza che si riempie poco a poco di gente che scivola giù dal Pincio. A destra della discesa c'è un bus rosso con lo striscione dei giovani comunisti: "Voglio disobbedire, disertare, amare". E' da lì, da via del Babuino, che arrivano i senza casa guidati dalla candidata "senza volto" Simona Panzino. Aveva detto che avrebbe "attraversato" le primarie, intanto attraversa la piazza: sono con lei giovani madri sfrattate, persone anziane, i "senza diritti delle case occupate". Sfilano senza eccessi, qualcuno temeva che avrebbero 'disturbatò la manifestazione e invece semplicemente la tagliano passandoci dentro: "Siamo qui per mettervi davanti ai problemi primari", dice Panzino, poi spariscono verso piazzale Flaminio. Sul palco salgono sindaci assessori e consiglieri di municipio in gran numero. Ivan Scalfarotto fa conoscenza con D'Alema, conversa con Parisi ("lei ha dato legittimazione alle primarie", gli dice il braccio destro di Prodi), Giovanna Melandri lo abbraccia. Giuliano Amato sta in disparte con la giacca su una spalla, accanto a lui Lamberto Dini. Rutelli porta un tutore al braccio operato: "Siamo qui per dare forza a Prodi", dice mentre i suoi della Margherita, dietro al palco, discutono di come rispondere all'intervista in cui Parisi rilancia la lista unica, Renzo Lusetti particolarmente seccato.
Bertinotti in maglia verde e sigaro ben saldo alla destra del microfono e dunque in tutte le inquadrature tv. "Bello il discorso di Prodi - dirà poi andandosene - ha parlato di 'classe', ha attaccato le rendite: fa molto bene la competizione a sinistra". Anche Cofferati è in verde, ha le dita fasciate per l'artrite: "Mi hanno tolto 37 milioni di euro in due anni: tagli alle spese, tagli veri". Domenici è lì che dice, applaudito come un leader, che "per risparmiare si potevano non dare 200 milioni di euro al digitale terrestre, fare l'election day e magari venire via dall'Iraq", che "questo governo secondo la Corte dei Conti ha speso il 21 per cento oltre il tetto prefissato per spese di rappresentanza nel 2004" e che questa Finanziaria fatta tagliando i soldi alle autonomie locali è un disastro ma per tutti i cittadini. Dietro al palco provano il loro numero di folklore ai tamburelli i "Figli di Lauro" di Sessa Aurunca, portati da Pecoraro Scanio come prova vivente di quel che cesserà di esistere per mano di Tremonti. Flavia Prodi e poco distante Lella Bertinotti conversano al sole. Maddalena, la figlia che Giovanna Melandri ha allattato al ministero, ha già cambiato i denti e risponde che a scuola va bene, grazie.
Il discorso di Prodi, che Richi Levi e Silvio Sircana in apprensione sul palco devono aver limato fino all'ultimo, risponde alle attese di una piazza. Il professore non è solito parlare alle folle, qui le accende subito con "la politica estera ridotta a incontri nei ranch e nelle dacie, nelle ville private fortificate coi nostri soldi", il passaggio su villa Certosa entusiasma, poi viene l'accenno pacifista: "Siamo stati trascinati in una guerra non voluta solo perché il presidente del Consiglio potesse essere invitato alla corte del mondo, ma ci sono arrivate solo le briciole". Applausi al passaggio sulle tre i ("irresponsabilità, interesse, incompetenza"), sulla "Finanziaria di chi sta scappando", sull'ipotesi di referendum se passasse la riforma elettorale. Coro di "nooo" alla domanda "è questo il paese in cui vogliamo vivere?", sventolio di bandiere alla promessa di "tassare le rendite finanziarie, non il lavoro". Un uomo a torso nudo con bretelle rosse e croce d'oro al collo, sotto palco, gli urla "forza Prodi che la salita non ti spaventa", lui lo guarda e sorride, ringrazia "per il fair play" i candidati alle primarie, la piazza risponde ritmando "unità, unità".
Infine la promessa: saremo "fermi nell'etica, lungimiranti nell'economia e nella politica, coraggiosi nelle azioni e fedeli alla Costituzione". Parte la musica, avanzano in prima fila Leoluca Orlando e la Sbarbati, Rosi Bindi e Fassino, Rizzo saluta a pugno chiuso. Cantano tutti l'inno di Mameli, Scalfarotto a occhi chiusi con la mano sul cuore. Poi Bella ciao, spontanea dalla piazza ma breve. Prodi abbraccia Bertinotti, Mastella è già andato via. Chi è invitato e chi resta a Roma si ferma a pranzo da D'Alema, a casa sua.
(10 ottobre 2005)


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