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  1. #61
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    FILMATO..........CLICCA QUI PER IL "GRIDO DEL SILENZIO"

    http://www.manikomio.it/papaboys/tv/...so.wmv&tipo=vi

    ...causato da una "libera scelta"....LA TUA......perchè anche se non sei tu ad abortire fisicamente.......queste stragi pesano sulla coscienza di tutti, è un reato di questa Società......perchè questa vita stroncata apparteneva ALLA SOCIETA' DI DOMANI e "TU" gli hai impedito di vivere.......

    L'aborto procurato è un raggiro mortale. Lo afferma proprio uno dei fondatori del movimento abortista negli Stati Uniti, il dott. Bernard Nathanson, famoso ginecologo di New York. Ora Nathanson, dichiarandosi responsabile di 75.000 aborti, si prodiga in tutto il mondo, con il Movimento per la vita, affinché sia rispettato il diritto alla vita di ogni uomo sin dal suo concepimento.
    In Irlanda a Dublino, durante la campagna per il referendum del 7 settembre 1983 sul "Pro Life Amendment", vinto con una maggioranza di due terzi dal Movimento per la vita, Nathanson ha pronunciato un discorso che tutti devono conoscere.

    Eccone la traduzione.

    Dopo la pubblicazione in America del mio libro, tre anni fa, sono stato spesso invitato a tenere conferenze con il deputato Henry Hyde, eminente rappresentante del movimento per la vita nel Congresso degli Stati Uniti. La stampa, a proposito di queste conferenze, ha coniato l'espressione "Hyde Show"; in effetti il deputato Hyde è alto un metro e 70 cm, pesa 125 kg, assomiglia ad un giocatore di rugby o di calcio. Oratore brillante ed agile, con una folta chioma argentea, si presenta così: "Sono un feto, vecchio di 660 mesi...".

    Parlerò oggi di politica e di chirurgia abortiva in generale, accennando specialmente agli emendamenti "pro life", alla Costituzione. Ci battiamo per una penalizzazione definitiva ed irrevocabile dell'aborto. A quelli, che pur essendo contrari all'aborto, giudicano l'emendamento della Costituzione una misura inutile e troppo drastica, rispondo menzionando elementi di storia americana per convincerli dell’utilità di questa mossa tattica.

    Molti hanno sentito parlare di me come del "direttore della più grande clinica abortiva del mondo", il "Centro per la salute sessuale e riproduttiva" (Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti: 60.000 dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire dalla liberalizzazione dell'aborto. Avevo 35 medici alle mie dipendenze. La clinica operava dalle 8 del mattino a mezzanotte dei giorni feriali e festivi, escluso solo il giorno di Natale. lo stesso ho effettuato privatamente circa 15.000 altri aborti e così sono responsabile in tutto di circa 75.000 aborti. Non sono fiero di questi dati statistici, ma è necessario tenerli presenti. Il mio discorso ne guadagnerà in credibilità e autorità.

    Sono stato uno dei fondatori della Naral (National association for repeal of abortion law), l'unione nazionale per l'abrogazione della legge sull'aborto, chiamata più tardi "Lega d'azione per il diritto all'aborto" (Abortion rights action league). Quest’ultima fu il primo gruppo politico attivo per la legalizzazione dell'aborto negli Stati Uniti, fondato da Laurence Lader, Betty Freedan, nota femminista, Carol Brightcer, attiva nella politica a New York City, e da me, nel 1968. A quell'epoca era temerario fondare un movimento simile.

    Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati (7.500 dollari il primo anno) ed era audace l'idea di voler cambiare le leggi sull'aborto. Secondo sondaggi non ufficiali, il 99,5% dell'opinione pubblica a New York City era contro una legalizzazione dell'aborto. Noi quattro fondatori, riuscimmo però in due anni a rovesciare a New York la legge contro l'aborto in vigore da 140 anni. Questa città divenne così la capitale dell'aborto in America. Tre anni più tardi, su nostra richiesta, la Corte Suprema legalizzò l'aborto nei 50 Stati dell'Unione. La nostra tattica, per realizzare il nostro scopo, è stata con piccole varianti, la stessa di quella usata in tutto il mondo occidentale. Per chi mi ascolta, è importante saperlo. Vale per tutti: per l'Italia, per il Canada, come per la Gran Bretagna. In questo momento la lotta infuria nella cattolicissima Spagna. Non c'è società occidentale che venga risparmiata. Tutte ne subiscono il contagio.

    Nel 1968, il nostro gruppo, la Naral, era consapevole di andare incontro ad una sconfitta nel caso di un sondaggio serio ed onesto. Indicammo così ai mass-media e al pubblico i risultati di un sondaggio fittizio, nel quale, secondo noi un 50-60% degli americani erano favorevoli alla liberalizzazione dell'aborto. La nostra tattica consisteva nell'invenzione di dati frutto di consultazioni popolari inesistenti. Il nostro obiettivo divenne presto realtà. Il pubblico, al quale dicevamo che tanti erano per l'aborto, mutò opinione e diventò davvero favorevole all'aborto. Vorrei dunque consigliare di essere molto critici e guardinghi di fronte a informazioni, diffuse dalla stampa e da notiziari della radio e della televisione: purtroppo l'informazione inesatta e tendenziosa rimane per gli abortisti il metodo migliore di propaganda.

    Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione. Falsificammo i dati sugli aborti clandestini (sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente al pubblico e alla stampa la cifra di un milione. Così anche Hitler, ripetendo il falso, riuscì a convincere tutta la Germania della veridicità di quanto asseriva. Sapevamo che la mortalità annuale negli aborti clandestini era di circa 200-250 donne. Noi invece dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino. Questi dati fittizi influenzarono l'opinione pubblica americana che si convinse della necessità di cambiare la legge.

    Il primo anno dopo la liberalizzazione, il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno 750.000. Questa cifra, salì nel 1980 a 1,55 milioni, secondo i dati ufficiali. L'aumento degli aborti, dalla loro legalizzazione, si è dunque moltiplicato per 15 (dai 100.000 di prima si è passati infatti a 1,55 milioni nel 1980). Questa constatazione basta a dimostrare quanto fosse nefasta la nostra propaganda.

    Una delle nostre tattiche consisteva nel convincere la gente che la penalizzazione dell'aborto avrebbe aumentato considerevolmente il numero degli aborti clandestini. Invece dai dati qui sopra elencati, risulta il contrario: è lecito pensare, che nel caso di una penalizzazione torneremmo ad una cifra vicina a quella anteriore, cioè a circa 100.000.

    L'aumento degli aborti dopo la loro liberalizzazione sta anche a dimostrare la diminuzione nella popolazione del senso di responsabilità in materia sessuale. Attualmente l'aborto viene considerato da molti alla stregua di un controllo delle nascite e non c'è la possibilità di fermarne la valanga.

    Ci siamo pure serviti della cosiddetta "carta cattolica", rivelatasi molto proficua per la nostra propaganda. Nel 1968 l'opinione pubblica da noi si schierava contro la guerra del Vietnam. Tutti, giovani, studenti ed intellettuali compresi, erano contrari a questa guerra. La gerarchia cattolica invece la appoggiava ancora. Noi, alludendo a questo suo atteggiamento, ed evocando quello da lei adottato di fronte all'aborto, tirandone conseguenze a nostro profitto, guadagnavamo alle nostre idee, quelli che erano contrari a questa guerra (e dunque, secondo noi, favorevoli all'aborto... ). Confidando nell'appoggio dei cattolici, cosiddetti intellettuali e liberali, evitando di attaccare il Papa, per non alienarci simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo i mass‑media della sua influenza negativa in merito al problema della liberalizzazione dell'aborto.

    Ho conservato alcuni documenti inerenti alla mia attività di allora. Si tratta di circolari, mandate ai nostri gruppi d'azione, con le quali denunciavamo l'atteggiamento della Chiesa cattolica in materia. I mass-media se ne impadronirono ed ebbero così un grande impatto sull'opinione pubblica. Ecco alcuni esempi di questa propaganda. Circolare dei 12 maggio 1972 della Naral: parlando dei presidente Níxon, «gli si rimproverava di essersi messo d'accordo con la gerarchia cattolica ed ì] cardinale Cooke, nella campagna contro l'aborto a New York, per ottenere voti». Anche nel Michigan, continua il documento, Nixon «militò contro l'aborto assieme alla gerarchia cattolica, rischiando di far degenerare la questione in una guerra di religione». «La gerarchia cattolica è decisa ad imporre le sue opinioni in materia d'aborto, e presto sarà in pericolo la Carta dei diritti, perché il cardinale Cooke farà legge anche nelle nostre camere da letto. Inammissibile che la Chiesa, legiferando imponga ad una donna di avere un figlio contro la sua volontà. L'esperienza di New York ha dimostrato l'inesorabilità della gerarchia cattolica, la sua totale mancanza di rispetto dell'opinione della maggioranza dei cattolici». In questo modo siamo riusciti a dividere i cosiddetti cattolici liberali dalla loro gerarchia e a infrangere la loro resistenza all'aborto.
    Ancora un estratto della circolare: «Sondaggi d'opinione confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne cattoliche che hanno praticato l'aborto: corrisponde alla loro percentuale nella popolazione totale».

    Quanti inganni, quante bugie!

    Altro argomento in nostro favore: cercare di stigmatizzare una Chiesa gerarchica e reazionaria, spingendo i cattolici liberali a cambiar campo, schierandosi con noi in favore di una revisione della legge: «molti cattolici, pur non essendo personalmente per l'aborto, pensano che le donne debbano scegliere loro stesse la via da seguire in un campo tanto privato. Per sostenerle, consigliamo l'organizzazione in gruppi dei cattolici in favore di un cambiamento della legge».

    Citiamo un altro documento estratto dal Protocollo di un incontro al vertice avvenuto a Chicago il 9 gennaio 1971, presente l'elite dei nostro movimento: politici, deputati, senatori ed alti funzionari. «La maggior opposizione alla revisione della legge sull'aborto viene dalla Chiesa cattolica e dalle organizzazioni da lei appoggiate e finanziate come il "movimento per il diritto alla vita" (Right to life movement). Tutti i presenti sono al corrente della loro propaganda in questo senso. Sarà dunque importante sostenere movimenti di cattolici in favore della liberalizzazione dell'aborto, come quello di personalità attorno a Robert Dyman, deputato, e al cardinale Cushing». Quest'ultimo non era mai stato fautore di una revisione della legge. Diffondendone però la falsa notizia, siamo riusciti a convincere una certa quantità di cattolici indecisi e ad attirarli dalla nostra parte.

    In un altro documento, sotto il titolo "Profilo dell'opposizione" la Naral afferma: «L'opposizione (cioè la Chiesa cattolica) rappresenta una minaccia, dispone di mezzi finanziari importanti, è ben organizzata e possiede una rete funzionale di comunicazioni. I suoi argomenti polarizzano l'attenzione su certi valori religiosi, a danno di una società democratica». Chi invece predicava e con grande successo una polarizzazione religiosa, eravamo noi!

    Questa nostra campagna di propaganda serviva:

    a) a convincere i mass-media che gli antiabortisti erano tutti cattolici o cripto cattolici, sottomessi alla gerarchia;

    b) che i difensori dell'aborto erano invece colti, liberali, intellettuali, progressisti;

    c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista.

    Invece le Chiese ortodosse orientali, le "Churches of Christ", I'"American Baptist Association" la Chiesa luterana, le Chiese metodiste, l'Islam, l'Ebraismo ortodosso, i Mormoni, le "Assemblies of God" (la più grande comunità 15 milioni di Pentecostali negli Stati Uniti) erano all'unanimità contro l'aborto.

    Diverse comunità religiose avevano una posizione più mitigata senza però ammettere la liberalizzazione dell'aborto: la "Lutheran Baptist Convention", la Chiesa americana luterana, la Chiesa presbiteriana, e le Chiese battiste.

    Questa lista impressionante di Chiese non fu però mai pubblicata, e la nostra propaganda si limitò a denunciare la Chiesa cattolica.

    Ho sotto gli occhi una notizia del "Religions news service" apparsa due settimane fa in Giappone, Paese nel quale il cattolicesimo è ben poco diffuso. Ora un movimento importante nel Parlamento chiede l'abrogazione della legge dei 1949, che aveva autorizzato l'aborto; ciò per le catastrofiche conseguenze socio- economiche.

    I documenti da me citati, asseriscono che è anticostituzionale, da parte di gruppi religiosi, combattere l'aborto in violazione della legge che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa. Tacciono invece sul fatto che nel 1850 e nel 1860 furono pastori protestanti i promotori del movimento contro la schiavitù, che Martin Luther King, il difensore dei diritti civili per tutti era anche lui pastore e che preti cattolici come i Barrigan furono attivi nella campagna contro la guerra del Vietnam, al punto di essere perfino incarcerati per parecchi anni.

    Questo fu il nostro modo tendenzioso di presentare le cose. Quando, da noi, la Conferenza episcopale si pronunciò per la sospensione delle armi atomiche, fu lodata dalla stampa per le sue idee progressiste. Nessuno criticò questa "ingerenza" negli affari dello Stato. Questa stessa Conferenza episcopale fu però aspramente criticata e attaccata quando appoggiò una mozione parlamentare che chiedeva la revoca della legge permissiva sull'aborto. Sfortunatamente sarà molto difficile ottenere questa revoca. Si tratta non solo di reprimere la tendenza attuale e di modificare un articolo della Costituzione, ma anche di annullare una sentenza della Corte Suprema.

    Consiglio ai gruppi "Pro Life'' della vostra Repubblica di tirare le dovute conseguenze dalla nostra esperienza, prima che la vostra Corte Suprema vi imponga una legge simile alla nostra.

    A parte la "carta cattolica" due altri metodi ci guidavano nella nostra propaganda.

    Il primo consisteva nel negare, malgrado le prove scientifiche attuali, che la vita ha inizio con il concepimento, che dunque nell'utero esiste già una persona, e che quest'ultima pretende protezione e sicurezza come noi.
    Il secondo metodo consisteva nell'influenzare i mass-media, ed era senz'altro il più efficiente.
    Spesso mi si domanda: dottore, come è possibile che lei abbia cambiato così radicalmente strada e quali ne sono i motivi?

    Ecco: la risposta.

    Quando lasciai la clinica, diventai direttore della divisione maternità di un grande ospedale di New York, la Columbia University Medical School. Ero responsabile del servizio prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie, come ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia, per appurare la salute del feto.

    La seconda tattica (giocando la "carta cattolica") consisteva nel negare la prova scientifica - ora irrefutabile dell'inizio della vita già a partire dal concepimento. Insistiamo sul fatto che questo problema non deriva dalla scienza ma dalla teologia, dal diritto, dall'etica, e dalla filosofia. I gruppi favorevoli all'aborto ribadiscono il fatto che è impossibile stabilire scientificamente l'inizio della vita.

    A dimostrazione della futilità di questa asserzione, cambiamo la parola “vita” con la parola “morte”. Se, come lo vorrebbero i gruppi abortisti, quest'ultima derivasse da un concetto morale, giuridico o teologico, ma non scientifico, sarebbe impossibile certificare la morte di qualcuno e i morti dei nostri cimiteri avrebbero diritto di voto. La mancanza di una definizione per la morte, in contrapposizione alla vita, creerebbe un caos totale.

    Difatti nel 1976 il presidente Carter incaricò una commissione di trovare una definizione della morte e di presentarla al Congresso, in modo che medici, avvocati, giudici ed altri potessero servirsene per dichiarare morta una persona. Da una parte tanti sforzi per definire la morte, dall'altra la dichiarazione dei gruppi abortisti, secondo i quali non si può definire la vita...

    Dobbiamo invece definirla. E’ una esigenza non solo scientifica, ma anche giuridica e morale. La vita si può definire: inizia dal concepimento, dalla fecondazione, e a partire da questo momento, l’essere concepito è un essere umano. Non esiste un altro momento nell'utero materno, nel quale da una "non persona" un essere diventa "persona", Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza e la vita è un filo continuo, dall'inizio alla fine.

    Credo quindi che l'aborto sia un atto di violenza inammissibile e che rappresenti la distruzione sistematica della vita umana. Pur ammettendo il fatto che una gravidanza non desiderata può creare gravi problemi, non è con la distruzione della vita che se ne troverà la soluzione, ma nella ricchezza dell'ingegno umano. L'aborto è una capitolazione di fronte a problemi sociali spiacevoli, una accettazione della violenza.

    Come scienziato so non credo, ma so che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore ad una esistenza divina che ci impone di mettere irrevocabilmente un termine ad un tale delitto.

    La storia non ci perdonerebbe una mancanza di coraggio, un fallimento.

    Vi ringrazio.

    Tratto da: http://www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/INDEXMOVIMENTO.htm
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #62
    torquemada
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    Tu pensa a come sarebbe il mondo se le mamme degli abortisti convinti avessero abortito!

  3. #63
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow PER ANTONIO.........

    Antò....mi rivolgo alla tua competenza......
    ieri ho partecipato ad un incontro proprio sulla questione dell'aborto....io ascoltavo......
    c'era comunque un medico........uno studioso del nostro ordinamento giuridico, un sacerdote che insegna all'università La Sapienza e due donne una di 23 anni che studia medicina.ed un altra che ha abortito, ma è appunto una "pentita".........

    Per farla breve.....si proponeva (ed è qui che chiedo la tua competenza) quanto segue......

    eliminare dal contesto della Legge la giustificazione che l'aborto sia innanzi tutto un "atto lecito", cioè, si parlava proprio partendo dal contesto dell'OMICIDIO PRETERINTENZIONALE.........e che la Legge ha reso giustificato circa i feti.....
    a questo si proponeva appunto che lo Stato deve comunque garantire nelle sue strutture sanitarie la possibilità di esercitare l'aborto in ordine al fatto del "pericolo della madre", cioè se la madre è in pericolo, non deve essere considerato un omocidio preterintenzionale la decisione in cui portasse la madre, i genitori, a dover abortire....(questo in fondo è anche il discorso che fa la Chiesa in questi casi, cioè, pur considerando sempre l'aborto un omicidio, se esso è causato da situazioni indipendenti da una volontà propria, nessuno può essere in tal caso perseguibile come se avesse compiuto un reato deliberato.....).....
    Che le strutture sanitarie devono comunque sia esercitare, non per una questione di Legge, ma per una questione PROFESSIONALE.......la responsabilità anche propria di capire (ed esercitare) un aborto....diciamo impropriamente "lecito", ma che comunque là dove non sia possibile umanamente..fare diversamente...... dovrebbe essere il medico e non semplicemente una ragazza di 13 anni a poter decidere......dopo ovviamente fatti tutti i passi necessari di AIUTO ALLA DONNA......

    Infine la proposta dice:
    eliminare quella sciocchezza sulla privace.......dal momento che se un ragazzo di 14 anni commette atti vandalici sono i genitori a PAGARE..... perchè per l'aborto delle figlie.....si è inventato che i genitori non debbano essere responsabili?
    La proposta dimostrava anche i danni fatti sia alle adolescenti, quanto alle famiglie con questa privace che ha aumentato invece il divario fra genitori e figli....
    Privando i genitori di un controllo e di atti RESPONSABILI verso i figli minorenni, si è finito per scaricare il problema addosso agli adolescenti stessi i quali, proprio perchè immaturi, non sono in grado di fare una scelta ponderata.........




    Ergo.la proposta sarebbe dunque quella di eliminare l'aberrazione EDUCATIVA che l'aborto sia un atto lecito..per poter rinserire nel tessuto sociale la responsabilità propria di un atto che uccide una vita.......Poi che lo Stato aumenti gli sforzi di controllo per intervenire immediatamente là dove una donna in attesa, sia IMMEDIATAMENTE MESSA IN CONDIZIONI di poter far nascere questo figlio...dal momento che è dimostrato che là dove queste donne vengono sostenute psicologicamente e economicamente, la maggiorparte finisce per tenersi il figlio......
    I dati hanno dimostrato che l'anno scorso grazie al MPV e grazie anche ad altre associazioni di sostegno, ben 3.000 donne hanno finito per comprendere il valore della vita...e non hanno abortito.... segno evidente che la Legge 194, posta nei termini che conosciamo ha seminato anche una cultura della morte, cioè, ha fatto crescere due intere generazioni con l'idea che abortire fosse lecito........

    Che te ne pare?
    ritieni possibile una soluzione del genere? Oppure per questioni prettamente ospedaliere questa idea non è fattibile?

    Ciao...e grazie, ti leggerò nel pomeriggio e se preferisci usa anche il privato
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #64
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    Originally posted by Caterina63
    scusami ho forse giudicato il tuo rapporto con Dio?........la domanda era:

    Originally posted by torquemada
    Attieniti a quanto dice la legge di Dio e ribadisce la Chiesa Cattolica.

    tu hai detto che è ciò che fai....io ho solo risposto in base a ciò che TU dici di credere, ossia: che l'aborto è un male, però lo Stato che lo permette, che LEGALIZZA L'OMOCIDIO DI UNA VITA CHE DEVE NASCERE HA PIU' VALORE DELLA LEGGE DI DIO.......

    Hai detto:
    ......ma mi attengo a quanto dice la legge e ribadisce la Corte Costituzionale........

    ergo.....non ho giudicato la tua coscienza, ho espresso una constatazione di fatto: tu sei a favore dell'omicidio dei feti!
    Per l'ennesima volta: sono contrario all'aborto, ma credo che proibirlo per legge non serva a contrastarlo ma al contrario lo favorisca aumentado i danni sia ai feti che alle donne.

  5. #65
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    Predefinito Re: PER ANTONIO.........

    Originally posted by Caterina63
    Antò....mi rivolgo alla tua competenza......
    ieri ho partecipato ad un incontro proprio sulla questione dell'aborto....io ascoltavo......
    c'era comunque un medico........uno studioso del nostro ordinamento giuridico, un sacerdote che insegna all'università La Sapienza e due donne una di 23 anni che studia medicina.ed un altra che ha abortito, ma è appunto una "pentita".........

    Per farla breve.....si proponeva (ed è qui che chiedo la tua competenza) quanto segue......

    eliminare dal contesto della Legge la giustificazione che l'aborto sia innanzi tutto un "atto lecito", cioè, si parlava proprio partendo dal contesto dell'OMICIDIO PRETERINTENZIONALE.........e che la Legge ha reso giustificato circa i feti.....
    a questo si proponeva appunto che lo Stato deve comunque garantire nelle sue strutture sanitarie la possibilità di esercitare l'aborto in ordine al fatto del "pericolo della madre", cioè se la madre è in pericolo, non deve essere considerato un omocidio preterintenzionale la decisione in cui portasse la madre, i genitori, a dover abortire....(questo in fondo è anche il discorso che fa la Chiesa in questi casi, cioè, pur considerando sempre l'aborto un omicidio, se esso è causato da situazioni indipendenti da una volontà propria, nessuno può essere in tal caso perseguibile come se avesse compiuto un reato deliberato.....).....
    Che le strutture sanitarie devono comunque sia esercitare, non per una questione di Legge, ma per una questione PROFESSIONALE.......la responsabilità anche propria di capire (ed esercitare) un aborto....diciamo impropriamente "lecito", ma che comunque là dove non sia possibile umanamente..fare diversamente...... dovrebbe essere il medico e non semplicemente una ragazza di 13 anni a poter decidere......dopo ovviamente fatti tutti i passi necessari di AIUTO ALLA DONNA......

    Infine la proposta dice:
    eliminare quella sciocchezza sulla privace.......dal momento che se un ragazzo di 14 anni commette atti vandalici sono i genitori a PAGARE..... perchè per l'aborto delle figlie.....si è inventato che i genitori non debbano essere responsabili?
    La proposta dimostrava anche i danni fatti sia alle adolescenti, quanto alle famiglie con questa privace che ha aumentato invece il divario fra genitori e figli....
    Privando i genitori di un controllo e di atti RESPONSABILI verso i figli minorenni, si è finito per scaricare il problema addosso agli adolescenti stessi i quali, proprio perchè immaturi, non sono in grado di fare una scelta ponderata.........




    Ergo.la proposta sarebbe dunque quella di eliminare l'aberrazione EDUCATIVA che l'aborto sia un atto lecito..per poter rinserire nel tessuto sociale la responsabilità propria di un atto che uccide una vita.......Poi che lo Stato aumenti gli sforzi di controllo per intervenire immediatamente là dove una donna in attesa, sia IMMEDIATAMENTE MESSA IN CONDIZIONI di poter far nascere questo figlio...dal momento che è dimostrato che là dove queste donne vengono sostenute psicologicamente e economicamente, la maggiorparte finisce per tenersi il figlio......
    I dati hanno dimostrato che l'anno scorso grazie al MPV e grazie anche ad altre associazioni di sostegno, ben 3.000 donne hanno finito per comprendere il valore della vita...e non hanno abortito.... segno evidente che la Legge 194, posta nei termini che conosciamo ha seminato anche una cultura della morte, cioè, ha fatto crescere due intere generazioni con l'idea che abortire fosse lecito........

    Che te ne pare?
    ritieni possibile una soluzione del genere? Oppure per questioni prettamente ospedaliere questa idea non è fattibile?

    Ciao...e grazie, ti leggerò nel pomeriggio e se preferisci usa anche il privato
    Da questo messaggio è evidente Caterina che non conosci la lege 194 la quale afferma all'articolo 12:

    La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge e’ fatta personalmente dalla donna. Se la donna e’ di eta’ inferiore ai diciotto anni, per l'interruzione della gravidanza e’ richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potesta’ o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potesta’ o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all'articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volonta’, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, puo’ autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.
    Qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potesta’ o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l'esistenza delle condizioni che giustificano l'interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell'interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all'articolo 7, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potesta’ o la tutela (2/cost).


    Se sei a conoscenza di ospedali dove non si rispetta quanto disposto dalla legge o di persone che consentano tali abusi, specie nel caso di minorenni, t'invito a rivolgerti immediatamente alla magistratura.

  6. #66
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    Originally posted by antonio
    come sarebbe a dire non sanno dove sbattere la testa?
    han saputo bene dove sbattere qualche altra cosa pero'...
    e non sanno ora dove sbattere la testa?
    L'Italia non e' un paese che soffra per la guerra e non siamo un popolo di violentatori..e quelle che vanno ad abortire non lo fanno perche' violentate...
    che l'aborto non sia reato per l'ordinamento non esclude che, con tutta evidenza, sia un crimine contro la vita.
    Pienamente d'accordo, ed inoltre perchè non ricorrere alla possibilità di partorire e non riconoscere il bambino garantita dalla nostra normativa? Capisco che portare avanti una gravidanza per nove mesi non sia uno spasso e che l'idea di affidare a qualcun altro il proprio figlio sia come minimo fonte di ansia, ma allora perchè ricorrere all'aborto?
    Sarò anche ingenuo, ma non vedo un solo motivo per abortire quando è possibile affidare ad altri il proprio figlio, certo ci sono anche motivazioni di ordine medico per quanto attiene alla salute della madre, ma ho come l'impressione che ci si sia marciato troppo sopra soprattutto nel caso dei potenziali rischi di carattere psicologico. Poi Antonio ne sa più di me e potrà dirmi se su questo sbaglio

  7. #67
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    Originally posted by torquemada
    Tu pensa a come sarebbe il mondo se le mamme degli abortisti convinti avessero abortito!
    Forse in questo caso potremmo essere un pò meno intransigenti sull'aborto

    Per Nosferatu: visto che ritieni il mio umorismo da manicomio ti rassicuro che scherzo

  8. #68
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by antonio
    la proposta di cui parla caterina pone fondamentalmente tre problemi:
    1) si puo' cambiare in quella direzione? volendo si puo'...occorre trovare il consenso
    2) riconoscendo l'aborto come extrema ratio e dunque come procedura medica alla stregua di altre, si precluderebbe la possibilita' di fare obiezione di coscienza..e io non vorrei sentirmi in alcun modo oblbigato ad apprendere tale pratica..(io in generale, come medico)
    3) anche se tu parti dal presupposto che ci deve essere un percorso di dissasuasione alla fine in qualche modo ti vedresti intrappolato dentro quei meccanismi..nel senso che , implicitamente, la accetteresti...

    una cosa non molto dissimile e' stata fatta in germania...
    erano infatti le perplessità che mi sono venute ieri........
    in particolare il punto due.....dove mi ci rispecchio.....e dove appunto una persona aveva posto una domanda simile: "a cosa servirebbe essere medico obiettore di coscienza?"
    Al punto 3 infatti.....non vedo altro che la nostra debolezza umana pienamente fallibile.che automaticamente andrebbe a rincorrere la "via più facile"
    A questo punto, correggimi se sbaglio.resterebbero due aspetti legati fra loro:

    1) aggiustare il danno primario che la Legge ha fatto, cioè, definire legittimo un omicidio, contraddicendo la Costituzione stessa che dice "non puoi uccidere".......

    2) prevenzione fatta anche di incentivi IMMEDIATI.......

    i due punti sono subordinati l'uno all'altro perchè se una generazione cresce sapèendo che uccidere è sbagliato, ma che se uccido un feto ho "fatto bene"....come si fa ad educare alla vita le future generazioni?......quale via d'uscita abbiamo?
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #69
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    Originally posted by ragazzosemplice
    A me non sembra proprio come credo di non essere in contraddizione quando affermo che per combattere l'alcolismo la strada sbagliata è la proibizione degli alcolici.
    Per combattere le discrimazioni omosessuali invece, bisogna proibirle.
    Che ridere.

  10. #70
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    Cosa c'entrano le discriminazioni con le dipendenze?
    Forse per combattere le discriminazioni razziali le favorisci stailendoper legge che i bianchi hanno più diritti dei neri o viceversa?

 

 
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