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Discussione: E' Guerra....

  1. #1
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    Predefinito E' Guerra....

    Due distinte operazioni di polizia e carabinieri in Calabria
    La prima legata alle indagini per la morte di Antonio Dragone
    'Ndrangheta, arresti per omicidio boss
    fermato traffico internazionale di cocaina
    La droga veniva dal Sudamerica, arrivava in Italia e da qui veniva smistata anche in altri Paesi europei. Tutto sotto la conduzione della cosca di Africo

    REGGIO CALABRIA - Due operazioni contro la 'ndrangheta sono state condotte stamane da polizia e carabinieri in Calabria, a pochi giorni dall'omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno. La prima si è conclusa con un'ordinanza di custodia cautelare e alcuni provvedimenti di fermi in relazione all'omicidio del boss Antonio Dragone, di 62 anni, assassinato a Cutro il 10 maggio del 2004 a colpi di bazooka. Mentre l'altra operazione ha portato alla scoperta di un vasto traffico di cocaina, con riflessi anche su alcuni condizionamenti elettorali nel
    comune di Bruzzano Zeffirio: oltre 40 gli arresti, non solo in Calabria ma anche in altre regioni italiane e all'estero.

    L'operazione dei carabinieri. L'operazione contro il narcotraffico è stata invece condotta dai carabinieri del Ros di Reggio Calabria, ed è diretta contro un'organizzazione dedita al traffico internazionale di cocaina. Con i Ros hanno lavorato le polizie di Spagna, Olanda, Francia, Belgio e Serbia Montenegro.

    Nel corso delle indagini i carabinieri del Ros hanno scoperto un vasto flusso di cocaina proveniente dal Sud America e diretto in Italia. L'organizzazione era guidata dalla cosca della 'ndrangheta di Africo il cui capo è Giuseppe Morabito, detto 'u tiradrittu, arrestato l'anno scorso dopo anni di latitanza.

    Per l'acquisto della cocaina in Sud America, secondo quanto si è appreso, gli esponenti della 'ndrangheta avevano costituito un cartello con i trafficanti stranieri di cocaina. La droga, dopo il suo arrivo in Italia, veniva esportata anche in altre nazioni europee.

    L'operazione della polizia. Le indagini che hanno portato all'operazione della polizia di questa mattina, contro alcune cosche del Crotonese, hanno permesso di fare luce sull'omicidio di Dragone, ucciso alla periferia di Cutro il 10 maggio del 2004. Dragone viaggiava a bordo di un'autovettura blindata che venne speronata dall'auto dei sicari, che poi esplosero numerosi colpi di arma da fuoco contro il presunto capo dell'omonima cosca. Del delitto sono accusati Giovanni Abramo, 29 anni, e Pietro Ciampà, 34 anni, destinatari di due delle sette ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Dda di Catanzaro. La polizia sta anche eseguendo, in Calabria ed in Emilia Romagna, cinque perquisizioni domiciliari.

    L'operazione, denominata "Grande Drago", è stata eseguita da personale della squadra mobile di Crotone, Bologna, Catanzaro e Reggio Emilia: infatti sono stati anche individuati i presunti autori di numerose estorsioni compiute ai danni di imprenditori emiliani.

    Armi sequestrate
    Numerose armi sono state trovate e sequestrate dai carabinieri nel corso di alcune perquisizioni compiute nei confronti di persone residenti nel nord dell'Italia e ritenute vicine agli ambienti della 'ndrangheta calabrese.

    (21 ottobre 2005)

  2. #2
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    Speriamo che, anche stavolta, non vadano liberi dopo 2 settimane....

  3. #3
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    ROMA - Pressione sulla Locride, un ''cospicuo'' aumento di uomini ''altamente specializzati'', tutti provenienti da fuori e, quindi, ''non soggetti a condizionamenti di carattere locale'' e, soprattutto, ''l'aggressione ai patrimoni illecitamente costituiti'' e la tutela degli amministratori locali, che in Calabria in nove mesi, hanno subito 67 intimidazioni.

    E' questo il ''programma straordinario'' contro la 'ndrangheta, presentato oggi dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, convinto che ''i cittadini apprezzeranno questo impegno'' che si protrarra' ''fin quando lo stato non verra' a capo di questa potente organizzazione criminale''.

    Si tratta, come le ha definite Pisanu, di ''risposte puntuali ed efficaci all' aggressione della 'ndrangheta in Calabria'', che il ministro, assieme ai responsabili delle forze dell'ordine, dei servizi segreti, dell'antidroga e della Dia, riuniti al Viminale, sta mettendo a punto, dopo aver riferito ieri, prima al Senato e poi alla Camera, sull'omicidio Fortugno ed aver raccolto le ''importanti indicazioni'' emerse dal dibattito in aula. Un piano, ha assicurato Pisanu, che dara' ''in tempi brevi risultati positivi''.

    PIU' UOMINI E PRESSIONE SULLA LOCRIDE: Sono uomini ''altamente specializzati'' ha sottolineato il ministro e ''provenienti dall'esterno'', non soggetti dunque a ''pressioni locali''. Ma non solo: il piano si concentra in particolare sulla Locride, dove e' gia' in atto un intervento per ''accrescere in misura consistente il numero degli operatori delle Forze di Polizia''. Arma dei Carabinieri e Polizia, ha aggiunto, ''hanno gia' inviato un numero cospicuo di uomini del Cio (compagnia interventi operativi) e uomini che fanno capo al reparto Cacciatori''. Mentre per la Guardia di Finanza intervengono gli specialisti Antiterrorismo e pronto intervento (API). Non si punta, in sostanza, a quanto si apprende, sulla quantita', benche' si tratti di centinaia di persone, giunte anche dalle regioni limitrofe, ma soprattutto sull'esperienza e sulla specializzazione degli uomini impegnati in Calabria.

    AGGRESSIONE AI PATRIMONI ILLECITI: E' uno degli ''obiettivi principali'' del programma speciale. ''Bisogna sviluppare -ha detto il ministro- tutte le misure di prevenzione patrimoniale e personale per aggredire i patrimoni illecitamente costituiti''. Un compito affidato, in particolare, allo Scico della Guardia di Finanza che controllera' ''patrimoni, appalti, operazioni e arricchimenti sospetti''. E' anche previsto, ha spiegato Pisanu, ''il ricorso ad appropriati dispositivi di legge, come l'applicazione dell'articolo 12/VI della legge 501 del '94, la norma cioe' che prevede la confisca obbligatoria dei beni appartenenti a condannati definitivi, quando e' evidente la sproporzione tra redditi dichiarati e patrimoni posseduti''.

    TUTELARE AMMINISTRATORI LOCALI: ''Il programma -ha detto il ministro- prevede un attenzione particolare al fenomeno delle intimidazioni mafiose agli amministratori locali: 67 in Calabria dall'inizio dell'anno al 15 ottobre''. Amministratori, ha assicurato, che vanno ''tutelati nel miglior modo possibile'' perche' sono ''testimoni tra i piu' degni della presenza dello stato in Calabria''.

    FONDAMENTALE COLLABORAZIONE CON MAGISTRATI: ''Perche' il programma abbia successo -ha detto Pisanu- occorre una collaborazione sempre piu' stretta con i magistrati calabresi. Siamo certi di trovare la loro disponibilita' e sappiamo che il Csm riserva un'attenzione particolare a questo problema''. Ed ha poi ricordato che mercoledi' il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso andra' a Reggio Calabria ''ed avra' a disposizione il direttore della Dia e i responsabili di Ros, Sco e Scico''.

    PARTICOLARE ATTENZIONE AD ATTIVITA' ANTIDROGA: Per questo alla riunione ha partecipato anche il direttore centrale del servizio antidroga. Il programma straordinario, ha assicurato il ministro, ''porra' particolare attenzione alle attivita' antidroga''. E verranno messe a punto misure ''per il controllo di appalti, l'analisi di flussi finanziari ed il controllo di tutti i soggetti calabresi a qualche titolo coinvolti in indagini sul traffico di droga''.


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  4. #4
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    'NDRANGHETA: IN EMILIA TENTACOLI DELLE COSCHE CROTONESI
    CATANZARO - I tentacoli della 'ndrangheta del crotonese si estendono fino all' Emilia Romagna. A certificarlo, una volta di piu', sono i risultati del' operazione ''Grande Drago'' scattata alle prime ore dell' alba di oggi ed eseguita da personale della squadra mobile di Crotone, Bologna, Catanzaro e Reggio Emilia, con la collaborazione del servizio centrale operativo della polizia di stato e dei carabinieri del reparto operativo di Crotone. L' inchiesta - coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro - ha portato all' arresto di Giovanni Abramo indicato come uno dei killer di Antonio Dragone, 62 anni, boss di Cutro, ucciso nel maggio del 2004. IL lavoro investigativo ha consentito inoltre di fare luce anche su un sistema estorsivo che aveva come teatro Reggio Emilia e come obiettivo diverse imprese operanti nel settore edile. Sei le persone fermate: Antonio Dragone (19 anni), Antonio Ciampa' (18), Giuseppe Arabia (39), Alfonso Paolini (52), Pietro Ciampa' (34) e Salvatore Ciampa' (59). 'Gia' dall' ottobre del 2003 - ha detto il sostituto procuratore della Dda Sandro Dolce - la preoccupazione era quella di sapere cosa sarebbe successo con l' uscita di Dragone dal carcere. Lui stesso, come confermano alcune registrazioni, aveva tranquillizzato i suoi adepti perche' una volta uscito le cose si sarebbero rimesse a posto''. Una volta in liberta' il boss Dragone, che gia' dietro le sbarre manifestava inquietudine per il fatto di avere perso terreno nei confronti della cosca Grande Aracri, si era impegnato a ridare vitalita' alle estorsioni in Emilia attraverso l' azione diretta, ma anche con l' ottenimento di subappalti mediante l' impresa ''ArtEdile'' di Reggio Emilia, gestita da Salvatore Arabia che sara' ucciso nel 2003. In seguito, con l' omicidio di Salvatore Blasco, il 22 marzo 2004, invece, la cosca aveva reso palese il tentativo di riassumere il controllo del territorio anche nella zona del crotonese. Matura in questo scenario la decisione dei Grande Aracri di progettare e realizzare l' esecuzione di Dragone. ''Nel crotonese - ha detto il procuratore della Dda catanzarese Mariano Lombardi - e' difficilissimo lavorare e i collaboratori quando ci sono ammettono anche gravi delitti, ma quasi mai danno indicazioni sugli organigrammi. Ogni paese ha la sua 'ndrina che procede separatamente e con enormi difficolta' si riesce a fare luce sugli episodi pregressi''. ''In questa operazione - ha sostenuto Mario Spagnuolo, coordinatore della Dda catanzarese - non abbiamo avuto collaboratori di giustizia, ma ci siamo mossi sulla base di lavoro investigativo puro''. Per Spagnuolo ''la criminalita' del crotonese e' stata interessata da una mutazione genetica: dalla fase di lotta sanguinaria si e' giunti ad una dimensione di tipo imprenditoriale. Una criminalita' che non opera solo sul territorio ma vive e agisce su tutto il Paese''. La stretta sinergia attuata tra forze dell' ordine e' stata sottolineata dai questori di Catanzaro Romolo Panico (''attivita' che e' quotidiana'') e di Crotone Raffaele Salerno, secondo il quale ''le cosche del crotonese hanno una forte radicamento sul territorio, ma mettono in mostra anche grande capacita' di globalizzarsi''. Il comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone, Angelo Cuneo, infine, ha sostenuto che le ''cosche hanno modificato il loro profilo, acquisendo connotati piu' manageriali''.

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  5. #5
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    FORTUGNO: INDAGINI; DUE IPOTESI, DELITTO LOCALE O NO
    LOCRI - Ormai, a cinque giorni dal delitto, le indagini sul delitto Fortugno sono davanti a questo bivio: ci sono, infatti, due scuole di pensiero dietro le indagini sull' assassinio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria. Una indica l' origine del delitto nella locride ed una la ipotizza con una causale distante da dove e' stato commesso l' omicidio. Negli ambienti investigativi, ai piu' alti livelli, in Calabria e a Roma, il quadro che viene fuori e' esattamente quello su descritto. Entrambe le ipotesi vengono vagliate attentamente. Le indagini, si fa rilevare, sono comunque nella fase iniziale e vi sono gruppi qualificati di investigatori che si stanno dedicando a tempo pieno agli accertamenti integrati alle forze dell' ordine locali. Gli accertamenti sono volti a verificare tutte le situazioni pregresse ed attuali che potrebbero fare da sfondo all' omicidio dell' esponente della Margherita, senza tralasciare alcunche', anche perche', al momento, una chiave di lettura univoca non sarebbe ancora emersa. Il territorio in cui e' avvenuto il delitto ''e' difficile'' viene evidenziato in ambienti investigativi che sottolineano anche come, in contesti del genere, talvolta, basta una piccola spinta per aprire uno scenario che puo', quanto meno, indirizzare verso un determinato gruppo criminale. Oltre al contesto, l' attenzione di carabinieri e polizia e' incentrata sulla dinamica del delitto e sull' arma usata, una pistola calibro 9x19 mai usata prima nel reggino. Armi analoghe hanno sparato nel vibonese e gli inquirenti vogliono adesso verificare se siano state usate in altre regioni. Al riguardo l' armamento sembra costituire un elemento ''di un certo pregio''. Non altrettanto sembra potersi dire della vettura usata dal killer per recarsi sul luogo dell' agguato; una vettura di piccola cilindrata, probabilmente una A112 di colore scuro. La convinzione degli investigatori e' che sia stata abbandonata in qualche bosco chissa' dove. Al riguardo, pero', sorprende un po' chi partecipa alle indagini, il fatto che al momento non sia giunta alcuna segnalazione. Una certezza che sembra essere stata raggiunta e' quella relativa alla presenza di un basista, ma non inteso nel senso di qualcuno che lavorava al seggio dove erano in svolgimento le primarie dell' Unione, ma di qualcuno che ha seguito l' esponente della Margherita nei suoi spostamenti, indicando al killer il momento migliore per entrare in azione. Un elemento che indica la determinazione di uccidere Fortugno proprio in quel luogo ritenendo, evidentemente, di fare un gesto eclatante. Il che riconduce alla matrice politica del delitto finalizzato a lanciare un messaggio e deciso per vicende non direttamente collegabili alla funzione della vittima. Al vaglio degli investigatori c' e' anche la situazione criminale della locride dove i due gruppi storici, i Cataldo ed i Cordi', sono stati decimati da una faida sanguinosa e dagli arresti e dove, e' la convinzione di molti addetti ai lavori, vi sia una nuova leva di criminali, ancora piu' sanguinari dei predecessori perche' assettati di potere e senza equilibri consolidati. Materiale su cui lavorare, comunque, sottolineano gli investigatori non manca. Probabilmente il riferimento e' a quanto rilevato da un investigatore di alto livello, che ha precisato che negli ultimi mesi la locride e' stata sottoposta ad approfonditi controlli, anche con l' uso di strumentazioni tecnologiche. Tutto viene spulciato con meticolosita' certosina. Niente viene escluso, neanche gli articoli di giornale. Tutte le informazioni vengono vagliate e studiate nel caso in cui possano costituire spunto per l' inchiesta. Anche il movente legato al settore della sanita' non viene escluso a priori e rientra nel novero delle possibili piste. Al riguardo, il comandante del Ros, il gen. Giampaolo Ganzer, ha rilevato come sia ''notorio che gli interessi della famiglia Morabito (la cosca piu' potente della vicina Africo colpita stamani da un' operazione del Ros, ndr) fossero particolarmente attenti anche al settore sanitario quindi certamente tutte le verifiche potranno essere fatte''. ''Al momento - ha aggiunto - non mi sembra ci siano collegamenti diretti tra l' operazione di stamani e l' omicidio anche se e' chiaro che la cosca e' una delle piu' influenti di tutto il reggino. Vi sono tante ipotesi di carattere generale sugli equilibri della 'ndrangheta nel dopo Morabito che forse in qualche misura esercitava un ruolo di mediazione tra le varie famiglie, tra interessi anche contrapposti delle varie 'ndrine''. E stasera, intanto, il magistrato titolare dell' inchiesta il sostituto della Dda Giuseppe Creazzo, avra' un vertice con l' aggiunto della Dda, Franco Scuderi, per fare il punto sulle indagini. A Scuderi riferira' anche l' esito dell' incontro avuto oggi a Locri con la vedova di Fortugno, Maria Grazia Lagana', sui contenuti del quale non sono trapelate indiscrezioni.

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    'NDRANGHETA: REGGIO; TUTTI I TENTACOLI DEGLI 'AFRICOTI'
    REGGIO CALABRIA - Era Milano la base operativa della cosca ''Morabito'' di Africo Nuovo, la citta' in cui arrivavano gli ordini impartiti dalla Locride agli affiliati alla cosca per acquistare la cocaina dai narcos sudamericani. Nel capoluogo della Lombardia, in particolare, operavano uomini di assoluta fiducia ed esponenti della cosca, come Salvatore Morabito, Giovanni Pratico', Francesco Bruzzaniti e Francesco Pizzinga, che assicuravano le periodiche forniture di cocaina provenienti da Cile, Peru', Paraguay, Uruguay, attraverso la Spagna e l'Olanda. Le indagini, condotte dal Ros in collaborazione con L'Udyco central della polizia nazionale di Madrid, hanno consentito inoltre, di localizzare ad Alicante uno dei ''contatti'' della cosca in terra spagnola, il croato Marjian Horvat, quest'ultimo complice di di Rade Cukic, un montenegrino che si era sottratto al regime di protezione dopo un falso pentimento. In Peru', gli ''africoti'' potevano contare sulla narcotrafficante Yaneth Chavez Rojas, i cui corrieri si incaricavano di introdurre in Europa, e quindi in Italia, la cocaina attraverso la Spagna. In collaborazione con la polizia cilena e quella di Spagna, i carabinieri del Ros documentavano le responsabilita' della Chavez Rojas mentre si interessava di far giungere dal porto di Santiago del Cile, 150 chilogrammi di cocaina, destinazione il Belgio. Nel milanese, la cosca ''africota'' aveva anche avviato una serie di attivita' inerenti lo sfruttamento della prostituzione di donne provenienti dall'Est europeo, che giungevano a Milano grazie a falsi contratti di lavoro stipulati da societa' commerciali di comodo. Un capitolo dell'indagine, riguarda anche la vicenda amministrativa del comune di Bruzzano Zeffirio, distante pochi chilometri da Africo Nuovo. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, in occasione della consultazione elettorale del maggio 2002, pesanti minacce erano state rivolte ai cittadini affinche' votassero la lista ''Uniti per Bruzzano'', che vinse le elezioni, all'interno della quale erano presenti soggetti vicini a Giuseppe Morabito ''u tiradrittu'', nonno per parte materna, del calciatore Giuseppe Sculli. Secondo quanto reso noto, si sono riscontrate nell'ultimo anno a Bruzzano Zeffirio alcuni attentati contro un consigliere comunale, ed una serie di minacce indirizzate al sindaco, Rosa Marrapodi, invitata a dimettersi dall'incarico.

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    'NDRANGHETA: OPERAZIONI POLIZIA, BILANCIO 2005
    ROMA - Dall'arresto di Domenico Nasso a quello di Carmine Alvaro. Nel 2005, le operazioni della Polizia contro la 'ndrangheta hanno colpito numerosi esponenti, sia tra i ranghi piu' bassi, che fra le 'autorita'' . Gli arresti e le ordinanze di custodia cautelare sono state 73; i reati contestati vanno dalla rapina, al traffico internazionale di droga, dall'omicidio e al tentato rapimento. Il primo grande 'nome' del 2005 e' Domenico Vincenzo Nasso, pluripregiudicato calabrese di 34 anni, catturato in Francia il 2 febbraio scorso, nei pressi di Cannes: doveva espiare 6 anni di reclusione per rapine a mano armata. Nasso - ricercato da oltre due anni e vicino alla cosca mafiosa Bellocco di Rosarno (Rc) - e' considerato dalle forze dell'ordine ''un personaggio estremamente pericoloso''. Ecco, in ordine cronologico, le operazioni piu' importanti della polizia: 4 FEBBRAIO - A Bruxelles, in Belgio, e' arrestato Bruno Giorgi, detto 'il lungo', della cosca dei Romeo di San Luca (Rc). Latitante dal 1999, deve scontare una condanna a 16 anni di reclusione per associazione mafiosa. 8 MARZO - Eseguiti 4 provvedimenti restrittivi per usura ed estorsione. Gli interessati erano tutti pregiudicati. 5 APRILE - Per aver favorito la latitanza di un ricercato, vengono eseguite 4 ordinanze di custodia cautelare ai danni di Umberto, Domenico e Michele Bellocco, nonche' di Francesco Nocera.

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  8. #8
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    Delitto Fortugno, i contatti tra il medico boss coinvolto nel caso
    e un'utenza in uso al ministero dell'Interno. Ecco i documenti
    'Ndrangheta, telefonate al Viminale
    spuntano chiamate a numeri segreti
    Si scava nei tabulati sul traffico telefonico tra il 1997 e il 2003
    dai nostri inviati ATTILIO BOLZONI e CARLO BONINI


    Giuseppe Pansera, medico e genero del boss Morabito, arrestato nel 2004

    REGGIO CALABRIA - Nell'inchiesta sull'omicidio di Francesco Fortugno ci sono cinque proiettili calibro 9 x 21 marca Luger e una consulenza tecnica che ha rovesciato tanta polvere sul morto. Ci sono tanti, troppi contatti, diretti e indiretti, che in questa storia portano al Viminale. È il giallo delle telefonate, quelle che apparentemente sono al centro della scena investigativa, quelle che erano state intercettate tra il vice presidente del parlamento calabrese ucciso domenica al seggio e il medico Giuseppe Pansera, al tempo solo il genero incensurato del boss Giuseppe Morabito detto "Tiradritto" e poi schedato come boss.

    Siamo andati a vederla quella perizia, abbiamo sfogliato centinaia di pagine di tabulati, abbiamo trovato un groviglio di numeri che raccontano alcuni fatti.

    Il primo fatto: in tre anni, dal 1997 al 2000, Francesco Fortugno e Giuseppe Pansera si sono parlati al telefono solo 12 volte e sempre per una manciata di secondi. Il secondo fatto: su 464 utenze portate all'attenzione della magistratura dal consulente tecnico, quelle 12 tracce telefoniche non sono state né trascritte né presentate al pubblico ministero di Milano perché "assolutamente ininfluenti per le indagini". Il terzo fatto: tra centinaia di cellulari sospetti il consulente ne ha individuato due intestati al "Ministero degli Interni Dipartimento di Pubblica Sicurezza" e poi ne ha scoperti almeno altri 18 senza codici, cellulari "blindati", senza numero e senza identificativo. Il quarto e ultimo fatto: Giuseppe Pansera, quando era già latitante per un traffico di stupefacenti, telefonava a un personaggio che a sua volta era in contatto con un'utenza del ministero degli Interni. Cosa si potevano mai dire un ricercato della 'ndrangheta e uomini collegati al Viminale?

    A una settimana dall'uccisione dell'uomo politico calabrese il Racis di Messina (il reparto delle investigazioni scientifiche dei carabinieri) sta completando il rapporto sulla scena del delitto. Di certo, al momento, ci sono il calibro e la marca delle pallottole che hanno ucciso Francesco Fortugno. E più di un dubbio sulle testimonianze che parlano "di un killer che si è allontanato con un complice su una A112". Gli investigatori sono molto perplessi: "Fare un omicidio di questo tipo utilizzando un'A112, vuol dire farsi trovare: in Italia di quelle macchine non ne girano ormai più di cento". E sospettano anche che i killer non siano della Locride ma siano venuti da Reggio o da lì vicino. Naturalmente con un nulla osta di una o di più 'ndrine locali.

    Ma torniamo al giallo del tabulato. E cominciamo a ricostruire tutti i "collegamenti" telefonici tra Fortugno e il suo collega Pansera in 36 mesi, sfogliando pagina per pagina la consulenza tecnica. Bisogna precisare subito che il nome di Francesco Fortugno neanche compare in quel documento che si chiama "Elaborazione analitico-relazionale dei dati di traffico di utenze radiomobili e di telefonia di base", la perizia che il consulente Gioacchino Genchi ha consegnato al sostituto procuratore della repubblica di Milano Laura Barbaini, la titolare di un'inchiesta su mafia e coca nella Locride con agganci in Lombardia. Il nome di Francesco Fortugno - al contrario di altri 464 tra i quali professionisti calabresi, trafficanti, professori universitari di Messina, farmacisti della Locride, tanti imprenditori, qualche avvocato - era stato relegato in una specie di "cestino" con tanti altri uomini e donne individuati attraverso l'esame dei tabulati.

    Ripescando il nome di Francesco Fortugno da quel contenitore e verificando a una a una tutte le tracce telefoniche si scopre che le conversazione tra lui e il futuro boss non sono 31 né 26, ma solo 12. Alcune sono state rivelate da due ponti radio diversi e così, una telefonata fatta nello stesso momento risulta come due telefonate. È il caso di una conversazione tra i due - chiama Giuseppe Pansera dall'ospedale di Melito Porto San Salvo in località Acquedotto (la perizia indica sempre il luogo preciso delle chiamate) - alle 9, 55 minuti e 7 secondi del 29 novembre 2000. Nel tabulato è riportata due volte da due diversi ponti radio. Qualche mese prima, siamo nel novembre del 1999 - esattamente il giorno 22 - Pansera chiamava ancora Fortugno.

    Risultano due conversazioni di 34 secondi l'una. La prima inizia alle 11,22,06, ma nella perizia si certifica che quattro secondi dopo - cioè contemporaneamente - Fortugno e Pansera hanno un'altra conversazione. Così si arriva prima a 26 telefonate tra i due e poi a 31. Capita anche il 18 gennaio del 2000 alle 11,55,02. E capita il 22 gennaio altre tre volte, tra le 9,01,36 e le 11,23,19. La perizia è molto precisa, asettica, svela ogni contatto, ogni numero che chiama e riceve, la località da dove partono le chiamate e la località dove arrivano.

    Basta leggerla per scoprire quanto hanno parlato in quei 3 anni, il medico ucciso e il medico che oggi è in carcere con una condanna a sedici anni per traffico internazionale di droga. Nella consulenza poi c'è un ultimo particolare: tutte le telefonate "rintracciate" sono state fatte o ricevute dagli ospedali di Locri e da quello di Melito Porto Salvo, nel primo lavorava Fortugno e nel secondo Pansera. Dodici conversazioni: la più lunga è di 181 secondi.

    Fin qui le strisce dei tabulati che riguardano l'uomo politico ammazzato dalla 'ndrangheta. Uscendo da quel "cestino" dove era finito Fortugno si entra invece nel vivo di quell'inchiesta su mafia e droga. E analizzando - anche qui uno dopo l'altro - quelle 464 utenze intercettate nei contatti dalla perizia, si trovano tracce che gli investigatori avevano ritenuti "spunti interessanti". Soprattutto due: quei numeri di telefono intestati al Ministero degli Interni Dipartimento di Pubblica sicurezza. I numeri si trovano nel quarto foglio delle 464 utenze "attenzionate". Il primo è un 33559879.. che è stato monitorato dal 6 febbraio del 1999 al 3 gennaio del 2002.

    Il secondo è un 33559878.. monitorato dal 25 febbraio 1999 al 31 dicembre 2001. La sorpresa è al primo numero. Viene chiamato due volte - la prima dalla Puglia e la seconda dalla Campania - da un uomo che è in stretto contatto con Giuseppe Pansera quando il medico è già latitante. Due conversazioni. Una alle 21,50,52 dell'8 dicembre del 2000, l'altra alle 12,13,45 del primo gennaio 2001.

    In quei giorni Pansera era ricercato. Qualche mese prima era sfuggito alla cattura della polizia mentre viaggiava sulla costa jonica, scortato da cinque auto cariche di picciotti. Qualche mese dopo sarà catturato dai carabinieri. A chi appartenevano quei numeri che il consulente tecnico ha individuato come intestati al Viminale? Abbiamo chiamato, prima uno e poi l'altro. Sono ancora attivi. Al primo ci ha risposto la voce giovane di una ragazza: "Non so niente della Calabria, non conoscono il signor Pansera o il signor Fortugno, ha acquistato tre anni fa questo telefono usato". Al secondo cellulare intestato al Ministero ci ha risposto un uomo: "Sono un funzionario del ministero e non autorizzato a rivelare la mia identità, posso solo dirvi che questo è un telefono di servizio che ho in uso da tre anni".

    Ma nel tabulato dei contatti telefonici c'è altra materia per le indagini. Una miriade di nomi stranieri e una miriade di telefonate fatte in tutti gli angoli del mondo: in Spagna, tante in Bulgaria, a Sao Tome, in Svizzera, in Francia, in Germania. E poi ci sono 18 utenze non identificate. Diciotto numeri chiamati da personaggi in qualche modo sotto indagine o sfiorati dalle indagini sul traffico di droga che non sono stati individuati. Il consulente non è riuscito a risalire né al numero né al codice di quei telefoni. Telefoni fissi o radiomobili assolutamente "bui".

    Nel secondo foglio del tabulato sono stati registrati 13 numeri top secret con un movimento telefonico dal 1 luglio 2001 al 28 ottobre 2001, dal 4 gennaio 2000 al 28 marzo 2001, dal 14 maggio 2001 al 15 maggio 2002. Nel terzo foglio del tabulato altri 5 telefoni senza codice identificativo. Con un'altra marea di contatti telefonici: dal 19 febbraio 2002 al 18 gennaio 2003, dal 11 giugno 2002 al 14 gennaio 2003. A chi sono intestati questi telefoni "blindati"? Sono telefoni e numeri e codici mandati al macero? Sono numeri "inaccessibili" perché in uso a uomini di apparati riservati? E perché tutti quei contatti - di mesi, di anni - in quel contesto d'indagine sui traffici di droga della 'ndrangheta? La consulenza tecnica nel procedimento numero 3308/03 del registro generale della Procura della Repubblica di Milano naturalmente non lo spiega e non lo può spiegare. Una perizia è solo una perizia. Cerca dati, sforna numeri, li incrocia, li confronta.

    (23 ottobre 2005)

  9. #9
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    La Giunta parte civile nei processi contro le organizzazioni criminali
    La Corte d'Assise di Cosenza condanna l' 'ndrangheta a pagare 500.000 euro
    La Regione Calabria contro i clan
    Tre milioni per "danno all'immagine"


    CATANZARO - La Corte d'Assise di Cosenza ha condannato un clan calabrese a pagare 500.000 euro come risarcimento per il danno provocato all'economia e all'immagine della regione. E' la prima volta che un giudice calabrese ammette in una sentenza che le associazioni criminali danneggiano "l'intero tessuto sociale di una regione".

    Da aprile, da quando è salito al potere il centrosinistra, la giunta della Regione Calabria ha ordinato all'Avvocatura di costituirsi parte civile in ogni processo contro il clan mafiosi. L'ultimo atto è stato consegnato alla segreteria civile del Tribunale proprio oggi. La Regione Calabria chiede alle cosche di Guardavalle un risarcimento di tre milioni di euro: "Le loro attività delittuose - si legge nell'atto di costituzione - hanno condizionato la vita democratica di parte importante del territorio regionale e reso insicura l'esistenza di interi paesi".

    Rapine, estorsioni, ricettazioni, spaccio e detenzione di stupefacenti: sono accusati anche di omicidio gli 81, tra boss e gregari di Guardavalle finiti alla sbarra con l'accusa di aver esteso i propri tentacoli anche sul litorale laziale, da Anzio a Nettuno, Roma compresa. "Il processo è iniziato alla fine di agosto - ha spiegato Giuseppe Filippelli, capo dell'Avvocatura regionale - e noi abbiamo voluto, fin dalla prima udienza, costituirci parte civile per dimostrare ai calabresi onesti che nella lotta contro la mafia, le istituzioni ci sono, non latitano".

    Il fatturato dell' 'ndrangheta in Calabria supera il Pil della Regione: si stima che il giro d'affari della malavita organizzata in quella regione sia pari a 35 mila milioni di euro. Gli imprenditori hanno paura, fuggono dalla Calabria per cercare terre più tranquille dove investire: "Siamo al primo posto in Italia per l'emigrazione delle aziende", denuncia da tempo Filippo Callipo, presidente del'Assoindustria regionale. Il turismo soffre del clima di paura che incutono i clan e i tour operator stentano sempre più a vendere vacanze in quella terra.

    "Non c'è dubbio - ha sostenuto il governatore Agazio Loiero - che la costituzione di parte civile della Regione nei processi di mafia, sia motivata dal danno che la Calabria riceve per l'attività nefasta dei clan di cui la società civile intende liberarsi. La Regione ha l'obbligo di difendere i calabresi onesti, costretti a subire l'arroganza di una criminalità sempre più sofisticata e diffusa".

    (12 settembre 2005)

  10. #10
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    MAFIA: BIANCO, GRANDE SODDISFAZIONE PER ARRESTO DI FAZIO

    "Esprimo grande apprezzamento all'Arma dei carabinieri, al comandante provinciale dei carabinieri di Catania e a chi ha collaborato all'operazione. Ho chiamato personalmente il ministro dell' Interno e il comandante generale dell'Arma per complimentarmi". E' il commento di Enzo Bianco, presidente del Copaco, il comitato per la sicurezza dei servizi segreti. "Si tratta - ha aggiunto Bianco - di un duro colpo alla mafia, che arriva dopo quello inferto nei giorni scorsi dalla Squadra mobile di Catania. Operazioni come quelle effettuate in questi giorni, grazie alle forze dell'ordine ed alla magistratura, sono la migliore dimostrazione che e' possibile combattere la criminalita' ottenendo risultati di altissimo profilo".

 

 
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