Mardano.In origine postato da motan
Devo fare un test di dialetto per dimostrarlo?
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Mardano.In origine postato da motan
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E' l'incidenza di questi avvenimenti in certi lidi che fa la differenza!In origine postato da motan
Mi sembra ingeneroso da parte tua mettere tutte le persone sullo stesso piano.
Comunque delitti e suicidi non ci sono solo al sud. Prendere degli esempi di quelle zone, per denigrarne gli abitanti in generale mi sembra un tantino superficiale...
Delitti d'Italia
Red Azione
Osservatorio sul crimine II
La distribuzione geografica
In Italia una variabile di grande importanza nell'analisi delle disuguaglianze nel livello di paura della popolazione è costituita, però, anche dalla collocazione geografica. Al nord e al sud la paura di subire un reato, di essere aggrediti o rapinati ha misure differenti. Il grafico seguente fornisce una rappresentazione di queste differenze piuttosto marcate. In Campania oltre il 40% della popolazione ha dichiarato di avere paura a camminare da sola la sera al buio mentre in Trentino Alto Adige e in Valle d'Aosta - le due regioni italiane con i più bassi livelli di paura - meno del 15% della popolazione condivide questo sentimento. La paura è più diffusa nelle regioni in cui ci sono grandi centri metropolitani, con le regioni meridionali generalmente in testa: la Campania con Napoli, poi la Puglia con Bari, il Lazio con Roma, il Piemonte con Torino, la Sicilia con Palermo e Catania, la Lombardia con Milano.
In fondo alla classifica stanno, invece, le regioni del nord senza centri urbani di dimensioni paragonabili alle grandi città menzionate, come appunto il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta.
Naturalmente la paura di subire un reato varia al variare del tasso di criminalità della zona in cui si vive. Ma non tutti i reati influenzano la paura della vittimizzazione allo stesso modo. Sono soprattutto furti e rapine ad influenzare la paura personale della criminalità, mentre la grande criminalità organizzata non sembra avere una chiara relazione con tale sentimento
È noto che Sicilia e Calabria sono tra le regioni italiane con il più alto tasso di omicidi; eppure, se si considera la distribuzione regionale della paura della criminalità, si osserva che queste due regioni si collocano sotto il Lazio ed il Piemonte, che hanno tassi di omicidio ben più bassi.
Fa la differenza nella percezione della paura. Però non significa che se al sud c'è la mafia, tutti sono mafiosi. Ogni persona fa storia a sè.In origine postato da Liutprando
E' l'incidenza di questi avvenimenti in certi lidi che fa la differenza!
Delitti d'Italia
Red Azione
Osservatorio sul crimine II
La distribuzione geografica
In Italia una variabile di grande importanza nell'analisi delle disuguaglianze nel livello di paura della popolazione è costituita, però, anche dalla collocazione geografica. Al nord e al sud la paura di subire un reato, di essere aggrediti o rapinati ha misure differenti. Il grafico seguente fornisce una rappresentazione di queste differenze piuttosto marcate. In Campania oltre il 40% della popolazione ha dichiarato di avere paura a camminare da sola la sera al buio mentre in Trentino Alto Adige e in Valle d'Aosta - le due regioni italiane con i più bassi livelli di paura - meno del 15% della popolazione condivide questo sentimento. La paura è più diffusa nelle regioni in cui ci sono grandi centri metropolitani, con le regioni meridionali generalmente in testa: la Campania con Napoli, poi la Puglia con Bari, il Lazio con Roma, il Piemonte con Torino, la Sicilia con Palermo e Catania, la Lombardia con Milano.
In fondo alla classifica stanno, invece, le regioni del nord senza centri urbani di dimensioni paragonabili alle grandi città menzionate, come appunto il Trentino Alto Adige e la Valle d'Aosta.
Naturalmente la paura di subire un reato varia al variare del tasso di criminalità della zona in cui si vive. Ma non tutti i reati influenzano la paura della vittimizzazione allo stesso modo. Sono soprattutto furti e rapine ad influenzare la paura personale della criminalità, mentre la grande criminalità organizzata non sembra avere una chiara relazione con tale sentimento
È noto che Sicilia e Calabria sono tra le regioni italiane con il più alto tasso di omicidi; eppure, se si considera la distribuzione regionale della paura della criminalità, si osserva che queste due regioni si collocano sotto il Lazio ed il Piemonte, che hanno tassi di omicidio ben più bassi.
A me non piacerebbe, se fossi uno del sud, che gli altri pensassero di me che sono un delinquente, perchè nella mia zona ci sono più reati che altrove. Tutto qui.


Mardani, Moderoni e Modardi:In origine postato da Eridano
Mardano.
Moderoni e modardi
di Gilberto Oneto
Esistono tre livelli successivi di presa di coscienza della nostra padanità. Il primo consiste nel rendersi conto che le cose nella repubblica italiana non funzionano: gli ospedali fanno schifo, i treni sono lerci e lenti, le autostrade care e intasate, i burocrati maleducati, la giustizia ingiusta, gli immigrati sono arroganti e pericolosi, le gabelle e i gabellieri oppressivi, eccetera.
E' una consapevolezza che hanno raggiunto tutti i residenti in Padania, anche i più gnucchi, con la sola ovvia eccezione di mafiosi, extracomunitari, malavitosi, servi dello stato, giornalisti prezzolati e politici corrotti cui tutta questa situazione da quarto mondo va bene e fa del bene.
Ma, ad eccezione di tutti questi galantuomini che sono responsabili e beneficiari dello sconquasso complessivo, tutti gli altri si rendono perfettamente conto del degrado in cui si vive e sono incazzati a diversi livelli di intensità che derivano dal grado di reattività e di assuefazione dei singoli o dalla loro collocazione geografica sul territorio.
Nei grandi agglomerati urbani ci sono più motivi per incazzarsi ma la gente è molto meno reattiva. Il secondo livello è quello della presa di coscienza dello sfruttamento economico della Padania da parte dell'Italia.
I cittadini si rendono finalmente conto di essere sistematicamente munti da tasse, balzelli e prebende a cui non corrispondono servizi adeguati e che - soprattutto - colpiscono con particolare astio alcune categorie e talune aree.
E' la fase delle tabelle statistiche, dei dati sul prelievo fiscale, sull'incidenza del prelievo sul Pil, sul residuo fiscale (differenza fra il dare e l'avere), e di tutte quelle tabelle e cartine che indicano che una parte geografica della repubblica paga di più dell'altra o, addirittura, che una paga e l'altra no, che una produce e l'altra consuma.
Si tratta di informazioni che il regime tenta di nascondere o di minimizzare ma che cominciano a essere conosciute (e riconosciute) anche dai Padani più disattenti e disinformati. Il terzo livello di presa di coscienza consiste nella (quasi fisiologica) trasformazione delle considerazioni sullo sfruttamento economico in conseguenti ragionamenti sull'iniquità istituzionale.
E' la fase "federalista" nella quale la gente si rende conto che lo sfruttamento economico della Padania è il coerente e inevitabile frutto della struttura centralista dello stato e delle sue modalità di prelievo e di spesa.
Si arriva a capire che la soluzione dei problemi economici e fiscali non può che avvenire attraverso una radicale riforma dello stato, attraverso il giusto riconoscimento delle autonomie locali.
È una presa di coscienza graduale che passa dalla voglia di decentramento sempre più marcato, di autonomia prima amministrativa e poi politica, di federalismo, fino al riconoscimento del sacrosanto e naturale diritto all'autodeterminazione.
Fino a qui si tratta però ancora di elaborazioni che prevedono riforme generiche che hanno una valenza universale e che dovrebbero trovare applicazione ovunque.
E' solo al quarto livello che ci si rende finalmente conto che le soluzioni istituzionali non possono essere slegate da precise connotazioni culturali e identitarie, che gli sfruttatori sono dei veri e propri oppressori e che sfruttatori (e oppressori) e sfruttati (e oppressi) non sono più solo entità generiche ma che hanno nomi e cognomi precisi.
Nel nostro caso, lo sfruttatore e oppressore si chiama repubblica italiana, e gli oppressi si chiamano Padania, Toscana, Tirolo, Sardegna. Si arriva a capire che i ruoli non vengono attribuiti casualmente ma sono il marcatore di precise differenze storiche, culturali, etno-linguistiche, in una parola, identitarie.
Il quarto livello è così quello della presa di coscienza nazional-identitaria, dello scoprirsi finalmente diversi, "altri" rispetto allo stereotipo italiano che ci è stato imposto in lunghi decenni di propaganda, di forzato imprinting mediterraneo, di coercizione culturale e di soppressione identitaria. Il quarto livello è quello che prevede come irrinunciabile l'esercizio del diritto naturale di autodeterminazione e di libertà della nostra terra.
E' il livello della padanità, dell'indipendenza e della secessione.
I quattro livelli descritti sono organicamente legati e conseguenti uno all'altro e vanno inevitabilmente percorsi nell'ordine descritto, proprio come le diverse fasi di crescita e di formazione di un individuo: prima si osserva il mondo che ci circonda e ci si rende conto delle cose che non vanno, poi se ne traggono le prime e più rudimentali conseguenze e si capiscono la motivazione economiche, dopo si sviluppano ragionamenti più evoluti e complessi e si deducono i legami che fanno derivare l'economia dagli assetti istituzionali e, infine, che le istituzioni create dagli oppressori sono le gabbie degli oppressi e che questi ultimi trovano libertà e riscatto solo mediante l'istituzionalizzazione della propria diversità e identità.
Il percorso di presa di coscienza è questo e segue sempre lo stesso tracciato e la stessa sequenza logica per tutte le persone oneste e intellettualmente libere. Può variare solo la velocità di percorrenza (e di liberazione) che dipende dalle inclinazioni e dalle esperienze personali, dall'apertura mentale, dalla capacità di resistenza ai condizionamenti, dalla conoscenza delle cose, dal senso civico e dal coraggio che ciascuno ha.
È come un grande gioco dell'oca: qualcuno lo brucia di corsa, altri ci mettono una vita, carichi di dubbi, paure e ripensamenti.
Può finire solo con il raggiungimento dell'ultima casella e ci sono due pericoli sulla strada: cercare di saltare qualche casella o fermarsi su un gradino credendo di essere arrivati al traguardo. La gente ci deve arrivare attraverso tutte le sue fasi. Cercare di saltare un passaggio è pericoloso e controproducente.
Come nella notissima barzelletta del "cià-che-ciùlum", non si può prendere un padano, magari distratto e svogliato e con scarsa conoscenza e coscienza, e dirgli di brutto: "i treni sono sporchi e perciò dobbiamo fare la secessione"!
Non capirebbe il nesso (che infatti non è immediato) né i passaggi intermedi (che abbiamo saltato), ci prenderebbe per matti, terroristi o idioti, e interromperebbe il suo cammino al primo dei quattro livelli del percorso che vogliamo fargli fare.
Non andrebbe da nessuna parte e passerebbe tutto il resto della sua vita a sacramentare contro i treni sporchi convinto che non ci si possa fare nulla. Purtroppo è successo e succede ancora oggi quando si incontrano Padani troppo entusiasti con Padani lenti.
Gli si deve spiegare con grande pazienza (e semplifico) che i treni sono sporchi perché ci portano via i soldi che servirebbero per tenerli puliti, che i soldi ci vengono sottratti perché lo stato centralista italione è stato inventato proprio per sfruttare una parte a vantaggio di un'altra, che la cosa si può risolvere solo gestendo ciascheduno le proprie risorse e che, essendo le parti completamente diverse ed estranee l'una all'altra, è bene che si creino strutture differenti attraverso un pacifico, cosciente e democratico processo di separazione consensuale.
Non si fa fare la traversata della Manica a nuoto a chi sta cominciando a imparare a nuotare.
Non si propone la secessione a chi fa ancora fatica ad accettare che non è cosa del tutto normale che gli freghino la pensione o che gli diano solo ospedali lerci e pieni di marocchini.
E' inevitabile che arriverà a capirlo, ma va guidato a seconda della sua capacità di procedere nel ragionamento, secondo i suoi mezzi. Il processo è irreversibile per tutti, cambiano solo le velocità di percorrenza.
Sbagliarle significa fare annegare il nuotatore principiante o fare bloccare la gente su uno dei gradini intermedi. E' proprio quello che vogliono i nostri avversari e che cercano di farci fare.
Al primo stadio ci sono, abbiamo detto, arrivati quasi tutti ed è un terreno, quello della protesta, in cui ci guazzano quasi tutti, ivi compresi quelli che sono la causa di quasi tutti i mali e i disagi: non c'è un partito di regime, un sindacato, un vescovone o un politicante che non sbraiti contro i disservizi e contro il casino in cui viviamo e in cui loro hanno contribuito a cacciarci.
Al secondo livello ci sono arrivati, almeno in Padania, in moltissimi ma vengono anche qui intercettati dalle sirene di regime: le sinistre che propongono vecchi rimedi classisti o la lotta contro l'evasione (giusto per continuare nel vecchio trucco di dividere i Padani e metterli gli uni contro gli altri), le destre che blaterano di efficienza, di diminuzione delle tasse e di creazione di fantomatici posti di lavoro.
A tutti poi va bene così perché è solo così che prendono i voti italioni che li fanno sopravvivere. Quelli che sono faticosamente arrivati al terzo stadio vengono invece allettati con adescamenti e distrazioni nuovi di zecca: promesse di decentramento amministrativo, belle parole sulle riforme istituzionali, elucubrazioni sul federalismo fiscale, federalismo nazionale, sul federalismo solidale e su altre stronzate del genere.
Lungo tutte le caselle del percorso, il regime blandisce con promesse bugiarde, minaccia sfracelli bosniaci e fiamme dell'inferno, lancia accuse di razzismo e di egoismo, propina buonismi e melensaggini (la solidarietà, gli orfanelli albanesi, le indulgenze plenarie), si inventa sempre nuove menzogne e distrazioni (le televisioni piene di tette, il superenalotto, calcio, lustrini e festival).
All'ultimo livello ci sono arrivati tanti Padani, ancora troppo pochi però per ribaltare tutto, ma abbastanza per aiutare tutti i milioni di nostri fratelli che arrancano ai livelli inferiori e vengono distratti o bloccati dai mascalzoni che non li vogliono fare salire.
Ma, proprio come nel gioco dell'oca, chi è arrivato al traguardo ha vinto e non può più correre nessun pericolo di perdere la posizione. Chi si è finalmente scoperto padano e ha sposato la causa dell'identità e dell'indipendenza della Padania non può più essere ricacciato e tenuto fermo ai livelli inferiori di questa presa di coscienza.
Può anzi muoversi in tutta libertà lungo il percorso a dare una mano agli altri. Il preciso compito di chi è arrivato è proprio quello di liberare anche gli altri dalle loro paure e dai condizionamenti culturali e psicologici che li tengono prigionieri.Dall'ultimo livello non si può più precipitare giù mentre si può sempre cadere da quelli inferiori.
E' quello che cercano di fare i nostri nemici e che sono purtroppo anche riusciti a fare. Tanti erano saliti fino al secondo livello con noi poi è comparso uno che si è detto l'Unto del Signore che gli ha promesso salami attaccati alle ciovende, ci hanno creduto e sono ridiscesi a protestare contro i disservizi postali.
Alcuni erano riusciti ad arrampicarsi fino al terzo livello, gli hanno fatto annusare improbabili regioni autonome (e cadreghe) e sono scivolati in fondo a mugugnare per l'intasamento delle strade venete.
Chi si è convinto dell'indipendenza della Padania non si smuove più di qui, anche se la Lega dovesse sparire e se Bossi (una eventualità invero piuttosto improbabile...) diventasse missino.I rapporti fra i vari livelli si rovesciano in termini di effetti pratici. Mi spiego: se la presa di coscienza sale verso l'alto, l'azione politica scenderà verso il basso.
La Padania libera sicuramente si darà istituzioni autonomiste, che saranno in grado di risolvere i problemi di perequazione economica che, a loro volta, toglieranno di torno gran parte dei fastidi quotidiani che fanno incazzare la gente.
Se avremo avuto l'accortezza di non spaventare il Padano pavido con ragionamenti troppo spicci (tipo: "treni sporchi ergo secessione") ma se l'avremo fatto arrivare piano piano all'identità e all'indipendenza, si renderà conto che l'indipendenza, attraverso la riforma istituzionale, e l'utilizzo più onesto delle risorse, permetterà di avere treni puliti ed efficienti e anche tutto il resto. I nemici sono tanti e il cammino è difficile.
Noi non dobbiamo sprecare risorse. I nostri fratelli padani viaggiano a velocità diverse, dobbiamo aiutarli tutti ad arrivare, ciascheduno col proprio passo. Non dobbiamo imporre la velocità dei primi perché perderemmo gli altri per strada o quella dei più lenti perché stancheremmo i più veloci. Dobbiamo creare un sistema in cui tutti arrivino e aiutino gli altri ad arrivare.
Quindi la nostra azione politica e la nostra propaganda devono essere indirizzate a tutti i quattro livelli, bisogna sempre cercare di spostare la gente al livello superiore attraverso il ragionamento e la riflessione.
Per potere aiutare i fratelli padani a salire bisogna già essere arrivati all'ultimo livello, bisogna già esserci liberati dai condizionamenti che ci incatenano. Dobbiamo aiutare i lenti e i pigri ma dobbiamo soprattutto togliere di mezzo quelli che frenano o sabotano, i vari tipi di sedicenti moderati, dentro o fuori dal movimento padanista.
Ci sono infatti i moderoni, quelli che si fermano alle prime caselle per paura di salire, per poca intelligenza o per pigrizia. Sono i figli di secoli di scuole di regime, di mammismo e di oratorio. Sono i nostri fratelli che hanno il lardo attorno al cervello, poche palle e che vedono troppa televisione.
Sono i padani ciula, che lavorano e che non vogliono rogne, che mugugnano e si contentano di poco, che fanno la coda per pagare le tasse e che credono che Lissa sia stata una sconfitta. Bisogna spingerli e impedire che intasino il percorso.
Ci sono poi i modardi (per via della rima con infingardi, bastardi e comunardi) che sono invece lì proprio per fermare il flusso della liberazione, per scoraggiare, spaventare e far cadere la nostra gente.
Sono dappertutto, parlano di solidarietà a chi muove istanze economiche, pontificano di economia a chi ragiona di riforme istituzionali, elucubrano di federalismo con chi chiede libertà e indipendenza.
Dicono Alto Adige per Sud Tirolo, Paese per Italia, Nord per Padania, Stato per stato, dialetto per Lingua, riducono la Padania ad una associazione per la difesa della piccola industria, si proclamano "cittadini del mondo", citano Diogene, cercano compromessi e alleanze, sproloquiano sulla necessità di "amministrare bene", di colloquiare con tutti, di "non spaventare la gente per bene", di "non uscire dalla dialettica politica", di non dire le parolacce e - per la carità - di "non usare mai toni estremistici".
Ma sono lì per fermare il percorso di presa di coscienza della nostra gente. I moderoni sono nostri fratelli che si attardano per strada. I modardi sono i pidocchi che con le loro punture intralciano il cammino.
Una bella sfilza di luoghi comuni, di generalizzazioni, in cui non si fa distinzione dei luoghi in cui le cose funzionano oppure no e dove si vuole ingabbiare le persone in categorie mentali di comodo (extracomunitario, servo dello stato ecc).In origine postato da Maxadhego
Mardani, Moderoni e Modardi:
Moderoni e modardi
di Gilberto Oneto
Esistono tre livelli successivi di presa di coscienza della nostra padanità. Il primo consiste nel rendersi conto che le cose nella repubblica italiana non funzionano: gli ospedali fanno schifo, i treni sono lerci e lenti, le autostrade care e intasate, i burocrati maleducati, la giustizia ingiusta, gli immigrati sono arroganti e pericolosi, le gabelle e i gabellieri oppressivi, eccetera.
E' una consapevolezza che hanno raggiunto tutti i residenti in Padania, anche i più gnucchi, con la sola ovvia eccezione di mafiosi, extracomunitari, malavitosi, servi dello stato, giornalisti prezzolati e politici corrotti cui tutta questa situazione da quarto mondo va bene e fa del bene.
Io stà consapevolezza del "tutto fa schifo" non l'ho ancora raggiunta.
La presa di coscienza, per me, non deve passare attraverso gli stadi che qualcuno (arbitrariamente) ha deciso per gli altri.
Altrimenti io la chiamo "adeguamento a un'ideologia", non diverso dai tentativi di chi, nella storia, ha preteso e pretende di stabilire in che cosa è corretto credere.
Perchè il fine non è di liberare la persona, ma di farla arrivare a pensare in un certo modo (indottrinamento).
Preferisco allora sentirmi un eretico, piuttosto che conseguire un'identità padana incapace di dialogare con chi non è suo simile..


il dolore il male ci sono dappertutto.
che i gonzi padani badino piuttosto a non farsi derubare, si facciano coraggio e pensino a secedere.


Preferisco allora sentirmi un eretico, piuttosto che conseguire un'identità padana incapace di dialogare con chi non è suo simile.. [/B][/QUOTE]
certo, tu sei libero di sentirti eretico o qualunque altra cosa, ma questo non modifica minimamente la mia e altrui libertà.
La cosa grave invece, è il fatto che questo stato si è inventato una nazione imponendosi con la violenza su popoli e governi legittimi e ora, ciliegina sulla torta, pretende di costituire la società multietnica con il deliberato proposito di cancellare ogni residua forma identitaria e culturale.
In origine postato da Maxadhego
Preferisco allora sentirmi un eretico, piuttosto che conseguire un'identità padana incapace di dialogare con chi non è suo simile..
certo, tu sei libero di sentirti eretico o qualunque altra cosa, ma questo non modifica minimamente la mia e altrui libertà.
La cosa grave invece, è il fatto che questo stato si è inventato una nazione imponendosi con la violenza su popoli e governi legittimi e ora, ciliegina sulla torta, pretende di costituire la società multietnica con il deliberato proposito di cancellare ogni residua forma identitaria e culturale. [/B][/QUOTE]
L'identità deve avere paura di perderla solo chi ce l'ha debole.
Quindi non capisco il timore di chi, come padano, sente di averne una ben definita.
Che poi la multietnicità cancelli le culture è tutto da vedere...


Forse hai ragione, ma la forza dei numeri si impone con prepotenza in questo processo.In origine postato da motan
L'identità deve avere paura di perderla solo chi ce l'ha debole.
Quindi non capisco il timore di chi, come padano, sente di averne una ben definita.
Che poi la multietnicità cancelli le culture è tutto da vedere...
Alcune decine di migliaia di immigrati, non cambierebbero di una virgola il contesto socio-culturale;
alcune decine di milioni sarebbero catastrofici.
Ad ogni buon conto; ognuno a casa propria.
L'ognuno a casa propria mi sembra un discorso utopistico.In origine postato da Maxadhego
Forse hai ragione, ma la forza dei numeri si impone con prepotenza in questo processo.
Alcune decine di migliaia di immigrati, non cambierebbero di una virgola il contesto socio-culturale;
alcune decine di milioni sarebbero catastrofici.
Ad ogni buon conto; ognuno a casa propria.
Anzi, pare che mai come nel 2006, il governo (di cui fanno parte anche i padani) concederà così tante quote d'ingresso (si parla addirittura di 300000 tra extracomunitari e neocomunitari).
In confronto la vituperata Turco era una dilettante...