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Discussione: Donne prete

  1. #91
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Donne prete

    In origine postato da Augustinus
    L'atteggiamento del cattolico allora è credere, senza riserve.

    ah beh.....adesso capisco meglio il perchè della difficoltà di reperite preti e di riempire le chiese....

  2. #92
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Donne prete

    In origine postato da pensiero
    ah beh.....adesso capisco meglio il perchè della difficoltà di reperite preti e di riempire le chiese....
    Il problema non è di quantità, ma oggi è di qualità ...

  3. #93
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    In origine postato da Augustinus
    A tuo beneficio, ti riposto la prima e la tredicesima regola di S. Ignazio di Loyola, che contraddistinguono l'atteggiamento del cattolico rispetto ad altri:

    [353] Prima regola. Messo da parte ogni giudizio proprio, dobbiamo avere l'animo disposto e pronto a obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che è la nostra santa madre Chiesa gerarchica.

    ...

    [365] Tredicesima regola. Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti noi crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e signore nostro che diede i dieci comandamenti.
    Lo SPirito Santo è dato a tutti i credenti in Cristo non solo a pochi cardinali, con tutto il rispetto per Ignazio di Loyola, la Chiesa del 1500 era strutturata diversamente dalla Chiesa delineata dal Concilio Vaticano II che non ha ancora trovato piena attuazione. Non è che i cardinali contano più di milioni di laici e religiosi.

  4. #94
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    Predefinito

    In origine postato da ragazzosemplice
    Lo SPirito Santo è dato a tutti i credenti in Cristo non solo a pochi cardinali, con tutto il rispetto per Ignazio di Loyola, la Chiesa del 1500 era strutturata diversamente dalla Chiesa delineata dal Concilio Vaticano II che non ha ancora trovato piena attuazione. Non è che i cardinali contano più di milioni di laici e religiosi.
    Ma stai scherzando? Qui non si stava parlando di cardinali, ma di Magistero. Esso è sempre quello, tanto più che l'esclusione delle donne dal sacerdozio è stata proclamata come verità di fede o per lo meno prossima alla fede da Giovanni Paolo II.
    Le regole di S. Ignazio, dunque, valgono sempre. A parte che la struttura della Chiesa non è cambiata, atteso che essa è di diritto divino e dunque immutabile. Ad ogni buon conto, ti posto un documento di anni recenti della Congregazione per la Dottrina della Fede, a firma di un certo Card. Ratzinger (che forse conoscerai), che riporta quanto io dico:

    Congregazione per la dottrina della fede

    NOTA ILLUSTRATIVA DOTTRINALE DELLA FORMULA CONCLUSIVA DELLA PROFESSIO FIDEI


    29 giugno 1998)

    1. Fin dai suoi inizi la Chiesa ha professato la fede nel Signore crocifisso e risorto, raccogliendo in alcune formule i contenuti fondamentali del suo credere. L'evento centrale della morte e risurrezione del Signore Gesù, espresso prima con formule semplici e in seguito con formule più compiute 1, ha permesso di dare vita a quella ininterrotta proclamazione di fede, in cui la Chiesa ha trasmesso sia quanto aveva ricevuto dalle labbra e dalle opere di Cristo, sia quanto aveva imparato «per suggerimento dello Spirito santo» 2.

    Lo stesso Nuovo Testamento è testimone privilegiato della prima professione proclamata dai discepoli, immediatamente dopo gli avvenimenti di Pasqua: «Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» 3.

    2. Nel corso dei secoli, da questo nucleo immutabile che attesta Gesù Figlio di Dio e Signore, si sono sviluppati Simboli a testimonianza dell'unità della fede e della comunione delle Chiese. In essi si raccolgono le verità fondamentali che ogni credente è tenuto a conoscere e professare. È per questo che prima di ricevere il Battesimo, il catecumeno deve emettere la sua professione di fede. Anche i Padri radunati nei concili, venendo incontro alle diverse esigenze storiche che richiedevano di presentare più compiutamente le verità di fede o di difenderne l'ortodossia, hanno formulato nuovi Simboli che occupano fino ai nostri giorni «un posto specialissimo nella vita della Chiesa» 4. La diversità di questi Simboli esprime la ricchezza dell'unica fede e nessuno di essi viene superato o vanificato dalla formulazione di una ulteriore professione di fede in corrispondenza a nuove situazioni storiche.

    3. La promessa di Cristo Signore di donare lo Spirito santo, il quale «guiderà alla verità tutta intera» 5, sostiene perennemente il cammino della Chiesa. E per questo che nel corso della sua storia alcune verità sono state definite come ormai acquisite per l'assistenza dello Spirito santo e sono pertanto tappe visibili del compimento della promessa originaria. Altre verità, comunque, devono essere ancora più profondamente comprese, prima di poter giungere al pieno possesso di quanto Dio, nel suo mistero di amore, ha voluto rivelare agli uomini per la loro salvezza6.
    Nella sua cura pastorale, anche di recente la Chiesa ha creduto opportuno esprimere in maniera più esplicita la fede di sempre. Ad alcuni fedeli, inoltre, chiamati ad assumere particolari uffici nella comunità a nome della Chiesa, è stato fatto obbligo di emettere pubblicamente la professione di fede secondo la formula approvata dalla Sede Apostolica 7.

    4. Questa nuova formula della Professio fidei, che ripropone il Simbolo niceno-costantinopolitano, si conclude con l'aggiunta di tre proposizioni o commi, che hanno lo scopo di meglio distingue re l'ordine delle verità a cui il credente aderisce Merita di essere esplicitata la coerente spiegazione di questi commi, perché il loro significato originario dato dal magistero della Chiesa sia ben capito, recepito e conservato in modo integro.

    Nell'accezione odierna si sono venuti a condensare intorno al termine «Chiesa» diversi contenuti che, pur veri e coerenti, hanno bisogno tuttavia di essere precisati nel momento in cui si fa riferimento a funzioni specifiche e proprie dei soggetti che in essa operano. A tal proposito, è chiaro che sulle questioni di fede o di morale il soggetto unico abilitato a svolgere l'ufficio di insegnare con autorità vincolante per i fedeli è il Sommo Pontefice e il Collegio dei Vescovi in comunione con lui 8. I Vescovi infatti sono «dottori autentici» della fede, «cioè rivestiti dell'autorità di Cristo» 9, poiché per divina istituzione sono succeduti agli Apostoli «nel magistero e nel governo pastorale»: essi esercitano insieme con il Romano Pontefice la suprema e piena potestà su tutta la Chiesa, sebbene questa potestà non possa essere esercitata se non consenziente il Romano Pontefice 10.

    5. Con la formula del primo comma: «Credo pure con ferma fede tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o trasmessa e che la Chiesa, sia con giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelato», si vuole affermare che l'oggetto insegnato è costituito da tutte quelle dottrine di fede divina e cattolica che la Chiesa propone come divinamente e formalmente rivelate e, come tali, irreformabili 11.

    Tali dottrine sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa e vengono definite con un giudizio solenne come verità divinamente rivelate o dal Romano Pontefice quando parla «ex cathedra» o dal Collegio dei Vescovi radunato in concilio, oppure vengono infallibilmente proposte a credere dal magistero ordinario e universale.

    Queste dottrine comportano da parte di tuffi i fedeli l'assenso di fede teologale. Per tale ragione chi ostinatamente le mettesse in dubbio o le dovesse negare, cadrebbe nella censura di eresia, come indicato dai rispettivi canoni dei Codici canonici 12.

    6. La seconda proposizione della Professio fidei afferma: «Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo». L'oggetto che viene insegnato con questa formula comprende tutte quelle dottrine attinenti al campo dogmatico o morale 13 che sono necessarie per custodire ed esporre fedelmente il deposito della fede, sebbene non siano state proposte dal magistero della Chiesa come formalmente rivelate.

    Tali dottrine possono essere definite in forma solenne dal Romano Pontefice quando parla «ex cathedra» o dal Collegio dei Vescovi radunato in concilio, oppure possono essere infallibilmente insegnate dal magistero ordinario e universale della Chiesa come «sententia definitive tenenda» 14. Ogni credente, pertanto, è tenuto a prestare a queste verità il suo assenso fermo e definitivo, fondato sulla fede nell'assistenza dello Spirito santo al magistero della Chiesa, e sulla dottrina cattolica dell'infallibilità del magistero in queste materie 15. Chi le negasse assumerebbe una posizione di rifiuto di verità della dottrina cattolica 16e pertanto non sarebbe in piena comunione con la Chiesa cattolica.

    7. Le verità relative a questo secondo comma possono essere di natura diversa e rivestono quindi un carattere differente per il loro rapportarsi alla rivelazione. Esistono, infatti, verità che sono necessariamente connesse con la rivelazione in forza di un rapporto storico; mentre altre verità evidenziano una connessione logica, la quale esprime una tappa nella maturazione della conoscenza, che la Chiesa è chiamata a compiere, della stessa rivelazione. Il fatto che queste dottrine non siano proposte come formalmente rivelate, in quanto aggiungono al dato di fede elementi non rivelati o non ancora riconosciuti espressamente come tali, nulla toglie al loro carattere definitivo, che è richiesto almeno dal legame intrinseco con la verità rivelata. Inoltre non si può escludere che a un certo punto dello sviluppo dogmatico, l'intelligenza tanto delle realtà quanto delle parole del deposito della fede possa progredire nella vita della Chiesa e il magistero giunga a proclamare alcune di queste dottrine anche come dogmi di fede divina e cattolica.

    8. Per quanto riguarda la natura dell'assenso dovuto alle verità proposte dalla Chiesa come divinamente rivelate (1º comma) o da ritenersi in modo definitivo (2º comma), è importante sottolineare che non vi è differenza circa il carattere pieno e irrevocabile dell'assenso, dovuto ai rispettivi insegnamenti. La differenza si riferisce alla virtù soprannaturale della fede: nel caso delle verità del 1º comma l'assenso è fondato direttamente sulla fede nell'autorità della parola di Dio (dottrine de fide credenda); nel caso delle verità del 2º comma, esso è fondato sulla fede nell'assistenza dello Spirito santo al magistero e sulla dottrina cattolica dell'infallibilità del magistero (dottrine de fide tenenda).

    9. Il magistero della Chiesa, comunque, insegna una dottrina da credere come divinamente rivelata (1º comma) o da ritenere in maniera definitiva (2º comma), con un atto definitorio oppure non definitorio. Nel caso di un atto definitorio, viene definita solennemente una verità con un pronunciamento «ex cathedra» da parte del Romano Pontefice o con l'intervento di un concilio ecumenico. Nel caso di un atto non definitorio, viene insegnata infallibilmente una dottrina dal magistero ordinario e universale dei Vescovi sparsi per il mondo in comunione con il Successore di Pietro. Tale dottrina può essere confermata o riaffermata dal Romano Pontefice, anche senza ricorrere a una definizione solenne, dichiarando esplicitamente che essa appartiene all'insegnamento del magistero ordinario e universale come verità divinamente rivelata (1º comma) o come verità della dottrina cattolica (2º comma). Di conseguenza, quando su una dottrina non esiste un giudizio nella forma solenne di una definizione, ma questa dottrina, appartenente al patrimonio del depositum fidei, è insegnata dal magistero ordinario e universale - che include necessariamente quello del Papa -, essa allora è da intendersi come proposta infallibilmente 17. La dichiarazione di conferma o riaffermazione da parte del Romano Pontefice in questo caso non è un nuovo atto di dogmatizzazione, ma l'attestazione formale di una verità già posseduta e infallibilmente trasmessa dalla Chiesa.

    10. La terza proposizione della Professio fidei afferma: «Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell'intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio episcopale propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo».

    A questo comma appartengono tutti gli insegnamenti -in materia di fede o morale - presentati come veri o almeno sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio solenne né proposti come definitivi dal magistero ordinario e universale. Tali insegnamenti sono comunque espressione autentica del magistero ordinario del Romano Pontefice o del Collegio Episcopale e richiedono, pertanto, l'ossequio religioso della volontà e dell'intelletto 18. Sono proposti per raggiungere un'intelligenza più profonda della rivelazione, ovvero per richiamare la conformità di un insegnamento con le verità di fede, oppure infine per mettere in guardia contro concezioni incompatibili con queste stesse verità o contro opinioni pericolose che possono portare all'errore 19.

    La proposizione contraria a tali dottrine può essere qualificata rispettivamente come erronea oppure, nel caso degli insegnamenti di ordine prudenziale, come temeraria o pericolosa e quindi «tuto doceri non potest».

    11. Esemplificazioni. Senza alcuna intenzione di esaustività o completezza, si possono ricordare, a scopo meramente indicativo, alcuni esempi di dottrine relative ai tre commi sopra esposti20.

    Alle verità del primo comma appartengono gli articoli di fede del Credo, i diversi dogmi cristologici 21 e mariani 22; la dottrina dell'istituzione dei sacramenti da parte di Cristo e la loro efficacia quanto alla grazia 23; la dottrina della presenza reale e sostanziale di Cristo nell'Eucaristia 24 e la natura sacrificale della celebrazione eucaristica 25; la fondazione della Chiesa per volontà di Cristo 26; la dottrina sul primato e sull'infallibilità del Romano Pontefice 27; la dottrina sull'esistenza del peccato originale 28; la dottrina sull'immortalità dell'anima spirituale e sulla retribuzione immediata dopo la morte 29; l'assenza di errore nei testi sacri ispirati 30; la dottrina circa la grave immoralità dell'uccisione diretta e volontaria di un essere umano innocente 31.

    Per quanto riguarda le verità del secondo comma, con riferimento a quelle connesse con la rivelazione per necessità logica, si può considerare, ad esempio, lo sviluppo della conoscenza della dottrina legata alla definizione dell'infallibilità del Romano Pontefice, prima della definizione dogmatica del concilio Vaticano I. Il primato del Successore di Pietro è stato sempre creduto come un dato rivelato, sebbene fino al Vaticano I fosse rimasta aperta la discussione se l'elaborazione concettuale sottesa ai termini «giurisdizione» e «infallibilità» fosse da considerarsi parte intrinseca della rivelazione o soltanto conseguenza razionale. Comunque, anche se il suo carattere di verità divinamente rivelata fu definito nel concilio Vaticano I, la dottrina sull'infallibilità e sul primato di giurisdizione del Romano Pontefice era riconosciuta come definitiva già nella fase precedente al concilio. La storia mostra pertanto con chiarezza che quanto fu assunto nella coscienza della Chiesa era considerato fin dagli inizi una dottrina vera e, successivamente, ritenuta come definitiva, ma solo nel passo finale della definizione del Vaticano I fu accolta anche come verità divinamente rivelata.

    Per quanto concerne il più recente insegnamento circa la dottrina sulla ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini, si deve osservare un processo similare. Il Sommo Pontefice, pur non volendo procedere fino a una definizione dogmatica, ha inteso riaffermare, comunque, che tale dottrina è da ritenersi in modo definitivo 32, in quanto, fondata sulla parola di Dio scritta, costantemente conservata e applicata nella Tradizione della Chiesa, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale 33. Nulla toglie che, come l'esempio precedente può dimostrare, nel futuro la coscienza della Chiesa possa progredire fino a definire tale dottrina da credersi come divinamente rivelata.

    Si può anche richiamare la dottrina circa l'illiceità della eutanasia, insegnata nell'Enciclica Evangelium vitae. Confermando che l'eutanasia è «una grave violazione della legge di Dio», il Papa dichiara che «tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa e insegnata dal magistero ordinario e universale» 34. Potrebbe sembrare che nella dottrina sull'eutanasia vi sia un elemento puramente razionale, dato che la Scrittura non sembra conoscerne il concetto. D'altra parte emerge in questo caso la mutua interrelazione tra l'ordine della fede e quello della ragione: la Scrittura infatti esclude con chiarezza ogni forma di autodisposizione dell'esistenza umana che è invece supposta nella prassi e nella teoria dell'eutanasia.

    Altri esempi di dottrine morali insegnate come definitive dal magistero ordinario e universale della Chiesa sono: l'insegnamento sulla illiceità della prostituzione 35 e e sulla illiceità della fornicazione 36.

    Con riferimento alle verità connesse con la rivelazione per necessità storica, che sono da tenersi in modo definitivo, ma che non potranno essere dichiarate come divinamente rivelate, si possono indicare come esempi la legittimità dell'elezione del Sommo Pontefice o della celebrazione di un concilio ecumenico, le canonizzazioni dei santi (fatti dogmatici); la dichiarazione di Leone XIII nella Lettera apostolica Apostolicae curae sulla invalidità delle ordinazioni anglicane 37...

    Come esempi di dottrine appartenenti al terzo comma si possono indicare in generale gli insegnamenti proposti dal magistero autentico ordinario in modo non definitivo, che richiedono un grado di adesione differenziato, secondo la mente e la volontà manifestata, la quale si palesa specialmente sia dalla natura dei documenti, sia dal frequente riproporre la stessa dottrina, sia dal tenore della espressione verbale 38.

    12. Con i diversi Simboli di fede, il credente riconosce e attesta di professare la fede di tutta la Chiesa. E per questo motivo che, soprattutto nei Simboli più antichi, si esprime questa coscienza ecclesiale con la formula «"Noi crediamo". Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: «"Io credo" è la fede della Chiesa professata personalmente da ogni credente, soprattutto al momento del battesimo. "Noi crediamo" è la fede della Chiesa confessata dai Vescovi riuniti in concilio o, più generalmente, dall'assemblea liturgica dei credenti. "Io credo": è anche la Chiesa, nostra Madre, che risponde a Dio con la sua stessa fede e che ci insegna a dire: "Io credo", "Noi crediamo"»39.

    In ogni professione di fede, la Chiesa verifica le diverse tappe cui è giunta nel suo cammino verso l'incontro definitivo con il Signore. Nessun contenuto viene superato dal trascorrere del tempo; tutto, invece, diventa patrimonio insostituibile attraverso il quale la fede di sempre, di tuffi e vissuta in ogni luogo, contempla l'azione perenne dello Spirito di Cristo Risorto che accompagna e vivifica la sua Chiesa fino a condurla nella pienezza della verità.

    Roma, dalla Sede della congregazione per la Dottrina della Fede il 29 giugno 1998, solennità dei santi Pietro e Paolo, Apostoli.

    + JOSEPH Card. RATZINGER Prefetto

    + TARCISIO BERTONE SDB Arcivescovo emerito di Vercelli Segretario

    ------------------------------------------------------------------------------

    NOTE

    1 Le formule semplici professano, normalmente, il compimento messianico in Gesù di Nazaret; cfr., ad es., Mc 8,29; Mt 16,16; Lc 9,20: Gv 20,31, At 9,22. Le formule complesse, oltre alla risurrezione, confessano gli eventi principali della vita di Gesù e il loro significato salvifico; cfr., ad es., Mc 12, 35-36; At 2, 23-24; 1 Cor 15, 3-5; 1 Cor 16,22; Fil 2,7.10-11; Col 1,15-20; 1 Pt 3,19-22; Ap 22 20. Oltre alle formule di confessione di fede relative alla storia della salvezza e alla vicenda storica di Gesù di Nazaret culminata con la Pasqua, esistono nel Nuovo Testamento professioni di fede che riguardano l'essere stesso di Gesù, cfr. 1 Cor 12,3: "Gesù è il Signore". In Rm 10,9 le due forme di confessione si trovano riunite insieme.

    2 Cfr. Concilio ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum, 7.

    3 1 Cor 15,3-5.

    4 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 193.

    5 Gv16,13.

    6 Cfr. Concilio ecumenico Vaticano II, Cost dogm. Dei Verbum, 11.

    7Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Professione di fede e Giuramento di fedeltà, AAS 81 (1989), 104 106; Codice di Diritto Canonico, can. 833.

    8 Cfr. Concilio ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 25.

    9Ivi, n.25.

    10 Cfr. ivi, n. 22.

    11 Cfr. DS 3074.

    12 Cfr. Codice di Diritto Canonico, cann. 750 e 751; 1364, § 1; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, cann. 598; 1436, § 1.

    13 Cfr. Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 4: AAS 60 (1968),483; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Veritatis splendor, 36-37: AAS 85 (1993), 1162-1163.

    14 Cfr. Conc. ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 25.

    15 Cfr. Concilio ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum 8 e 10; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Mysterium Ecclesiae, 3: AAS 65 (1973), 400-401.

    16 Cfr. Giovanni Paolo II, Motu proprio Ad tuendam fidem, del 18 maggio 1998.

    17 Si consideri che l'insegnamento infallibile del magistero ordinario e universale non viene proposto soltanto con una dichiarazione esplicita di un dottrina da credersi o da ritenersi definitivamente, ma anche è espresso mediante una dottrina implicitamente contenuta in una prassi di fede della Chiesa, derivata dalla rivelazione o comunque necessaria per la salvezza eterna, e testimoniata dalla Tradizione ininterrotta: tale insegnamento infallibile risulta oggettivamente proposto dall'intero corpo episcopale, inteso in senso diacronico, e non solo necessariamente sincronico. Inoltre l'intenzione del magistero ordinario e universale di proporre una dottrina come definitiva non è generalmente legata a formulazioni tecniche di particolare solennità; è sufficiente che ciò sia chiaro dal tenore delle parole adoperate e dai loro contesti.

    18 Cfr. Conc. ecum. Vat. Il, Cost. dogm. Lumen gentium, 25 Congregaz. per la Dottrina della Fede, Istruz. Donum veritatis, 23 AAS 82 (1990), 1559-1560.

    19 Cfr. Congregaz. per la Dottrina della Fede, Istruz. Donum ueritatis, nn. 23 e 24: AAS 82 (1990), 1559-1561.

    20 Cfr. Codice di Diritto Canonico, cann. 752; 1371; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, cann. 599,1436, §2.

    21 Cfr. DS 301-302.

    22 Cfr. DS 2803; 3903.

    23 Cfr. DS 1601; 1606.

    24 Cfr. DS 1636.

    25 Cfr. DS 1740; 1743.

    26 Cfr. DS 3050.

    27 Cfr. DS 3059-3075.

    28 Cfr. DS 1510-1515.

    29 Cfr. DS 1000-1002.

    30 Cfr. DS 3293; Concilio ecumenico Vaticano II, Cost dogm. Dei Verbum, 11.

    31 Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 57: AAS 87 (1995), 465

    32 Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Ordinatio sacerdotalis, 4: AAS 86 (1994), 548.

    33 Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Risposta al dubbio circa la dottrina della Lettera apostolica "Ordinatio sacerdotalis": AAS 87 (1995), 1114.

    34 Giovanni Paolo II, Lett. enc. Euangelium vitve, 65: AAS 87 (1995), 477.

    35 Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2355.


    36 Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2353.

    37 Cfr. DS 3315-3319.

    38 Cfr. conc. ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 25; congregaz. per la Dottrina della Fede, Istruz. Donum veritatis, 17,23 e 24: AAS 82 (1990), 1557-1558, 1559-1561.

    39 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 167.

  5. #95
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    Per incidens, comunque dimentichi che chi ha specificatamente la funzione di Magistero è la Chiesa gerarchica.

  6. #96
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    La struttura della Chiesa non è cambiata nel tempo? Ma che dici!
    Certo che i vescovi hanno il compito di guide e di insegnamento ma da qui a dire che quello che dicono pochi cardinali sia come la Parola di Dio e dev'essere supinamente accettato da milioni di cristiani senza poter nemmeno muovere delle critiche motivate o delle obiezioni....non credo fosse questo il modello di Chiesa che aveva in mente Gesù, tant'è che il Concilio Vaticano II non è stato ancora completamente attuato.

  7. #97
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    In origine postato da ragazzosemplice
    La struttura della Chiesa non è cambiata nel tempo? Ma che dici!
    Certo che i vescovi hanno il compito di guide e di insegnamento ma da qui a dire che quello che dicono pochi cardinali sia come la Parola di Dio e dev'essere supinamente accettato da milioni di cristiani senza poter nemmeno muovere delle critiche motivate o delle obiezioni....non credo fosse questo il modello di Chiesa che aveva in mente Gesù, tant'è che il Concilio Vaticano II non è stato ancora completamente attuato.
    Mi sa che la tua ecclesiologia sia alquanto distorta, forse frutto di qualche ideologia (catto-comunista), da sempre estranea alla Chiesa.
    La Chiesa non è una democrazia nè è improntata secondo un modello democratico; non è una comunità, per intenderci, alla ... protestante. La Chiesa è una struttura, per quanto si voglia, pur sempre piramidale, al cui vertice vi è Cristo e poi via via sino a raggiungere i fedeli. In questa essenzialità, la Chiesa non può mutare: è di diritto divino positivo (cioè così l'ha voluta Cristo) e questa è verità di fede divina e cattolica.
    Le modifiche del Concilio Vaticano II non smentiscono questa struttura nè potrebbero farlo. Ne danno semplicemente una lettura diversa. Nè più nè meno. Ma l'essenziale rimane.
    I vescovi, come dici, hanno il compito di guide (??? guide-turistiche????), meglio di pastori di porzioni del popolo di Dio e insegnano autenticamente quando sono in comunione tra loro e soprattutto col Papa.
    Qui, ed è su questo che cadi, non si sta parlando di insegnamenti di quattro-cinque cardinali come ti ostili a ripetere, ma di Magistero ordinario ed universale della Chiesa (sai cos'è?) e di una sentenza definitiva, cioè di una definizione definitiva, data dal Papa in merito alla questione del sacerdozio femminile.
    Altro che quattro-cinque cardinali. Qui non si tratta di opinioni personali, ma di una questione di Magistero autentico verso il quale si deve prestare ossequio ed obbedienza, senza discuterne più.

  8. #98
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    Nei primi secoli le decisioni venivano assunte da tutta la comunità non da pochi membri a nome di Dio, e il Vaticano II affermando la dottrina del sacerdozio universale ha riscoperto la dimensione comunitaria dell'essere chiesa.






    Bisogna riformare la struttura autoritaria e maschilista della Chiesa cattolica

    "Noi Siamo Chiesa" in occasione della annunciata consacrazione sacerdotale di alcune donne in Austria,

    29 giugno 2002


    L'ordinazione in Austria di alcune donne al ministero sacerdotale da tempo annunciata per il 29 giugno testimonia di un disagio crescente sul ruolo della donna nella Chiesa cattolica.

    La ricerca teologica e quella storica hanno confutato da tempo in modo del tutto esauriente e convincente la tesi ufficiale che pretende che l'esclusione delle donne dai ministeri sia di diritto divino. La convinzione poi che su questa controversa questione si debbano scegliere strade nuove, come è già avvenuto nella Chiesa anglicana, si sta diffondendo ed è già condivisa da una larga parte dei credenti praticanti ( di ciò è testimonianza il noto sondaggio promosso da Mons. Andrew Greeley nel 1997 nei maggiori paesi a maggioranza cattolica).

    Nel giugno dell'anno scorso a Dublino si è tenuta la Conferenza mondiale della WOW

    ( Women's Ordination Worldwide ) che si è conclusa con il dialogante invito al Papa perché "fosse revocato il divieto alla discussione sull'ordinazione delle donne" e perché sulla questione "fosse proseguito il dialogo coi vescovi, i religiosi, i preti e i laici". Questa sollecitazione non ha ricevuto alcuna risposta.

    Intanto, soprattutto nei paesi di vecchia cristianità, la struttura tradizionale della Chiesa cattolica si trova in difficoltà nel garantire il normale funzionamento delle attività pastorali; aumentano le funzioni affidate alle donne ma, quasi sempre e quasi ovunque, esse vengono limitate a servizi subalterni. L'autorità ecclesiastica dovrebbe abbandonare l'attuale modello celibatario, patriarcale e maschilista ed avere il coraggio di avvantaggiarsi fino in fondo della particolare sensibilità femminile nell'annuncio della Parola, nelle decisioni al più alto livello nell'organizzazione della comunità cristiana, nei servizi religiosi e nella spiritualità. Diventerebbe allora urgente ed inevitabile la piena partecipazione della donna a tutti i ministeri, compreso quello relativo alla celebrazione eucaristica. Si potrebbe così pensare che sia giunto il momento di dare attuazione nella vita delle comunità cristiane al principio di uguaglianza per cui le differenze tra le culture nazionali, le classi sociali e la condizione sessuale non devono essere causa di discriminazione alcuna, come afferma S.Paolo nel famoso passo della lettera ai Galati (cap.3 , 26-28).

    Il movimento "Noi Siamo Chiesa" esprime attenzione nei confronti di chi, in coscienza e con autonoma decisione, ritiene di portare avanti, anche con atti di rottura dell'ordinamento canonico, la piena corresponsabilità della donna nella vita della comunità cristiana. "Noi Siamo Chiesa" afferma nel contempo con forza che l'accettazione dell'ordinazione di donne ai ministeri ecclesiali sarebbe un progresso modesto se essa fosse "incorporata" nel modello autoritario e maschilista che presiede ora al funzionamento della Chiesa cattolica; si tratterebbe soprattutto di una "modernizzazione" che non intaccherebbe la sua attuale struttura patriarcale e piramidale.

    Il rischio di una cooptazione della presenza femminile nel ceto clericale è evidente.

    Per l'avvenire "Noi Siamo Chiesa" ipotizza che, nella chiesa locale, i compiti pastorali siano ridefiniti all'interno di una nuova ecclesiologia che sviluppi le premesse poste dal Vaticano II sulla questione del sacerdozio universale. Sempre più differenziati tali compiti siano responsabilità di un gruppo incaricato dalla comunità dei compiti di governo e di accompagnamento dei suoi membri; esso, come ai tempi della chiesa primitiva, dovrebbe essere formato di uomini e di donne, con un impegno a tempo determinato e dovrebbe avere la responsabilità di tutto ciò che è necessario in quanto "ecclesia Christi" compreso il compito di curare la presidenza della celebrazione eucaristica. L'accettazione successiva del gruppo da parte del vescovo sarebbe testimonianza di unità e di comunione tra le varie ecclesie. Verrebbe meno la struttura monarchico-clericale ed ogni donna ed ogni uomo alla pari potrebbe esercitare i suoi carismi al servizio della comunità.

    "Noi Siamo Chiesa"

    ( aderente all'International Movement We Are Church-IMWAC)

    Roma 29 giugno 2002

  9. #99
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    "Noi siamo Chiesa" è un movimento eretico, che è fuori dalla Chiesa cattolica.

  10. #100
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    Augustinus - ragazzo semplice: 5-0

    palla al centro.

 

 
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