Si sono inventati l'esistenza delle armi di Saddam e hanno massacrato un intero popolo; ora rischiano semplici dimissioni per menzogne meno gravi. La terra dell'ingiustizia.
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Dopo due anni di indagini si avvia alla conclusione l'inchiesta su quello che è stato soprannominato il Cia-Gate. Il magistrato Patrick Fitzgerald si preparerebbe (secondo la stampa Usa) a incriminare Lewis Scooter Libby, il braccio destro del vicepresidente Dick Cheney, per falsa testimonianza davanti al gran giurì. Resterebbe indagato invece Karl Rove, consigliere politico di George Bush.
Fonti della Casa Bianca hanno anticipato le dimissioni di Libby se l'incriminazione verra' confermata nelle prossime ore. Il presidente Bush anche in caso di incriminazioni manterrebbe fede al suo programma che prevede una visita a Norfolk in Virginia prima di andare a Camp David per il fine settimana. Rove , il vice capo di gabinetto della Casa Bianca, non sarebbe incriminato per ora, ma resterebbe sotto inchiesta. La sua posizione farebbe sì che Fitzgerald potrebbe chiedere al giudice di prorogare il mandato del gran giurì: non una buona notizia per la Casa Bianca. Non è escluso però che il procuratore possa chiedere invece una proroga, se ritenesse di non avere ancora raccolto tutti gli elementi necessari per entrare nella fase giudiziale.
Libby sembra essere l'uomo nel mirino: Fitzgerald sembra convinto di poter provare che il braccio destro di Cheney abbia rivelato intenzionalmente alla
stampa l'identita' dell'agente della Cia Valerie Plame. Nei giorni scorsi è emerso anche il coinvolgimento dello stesso Cheney nella fuga di notizie sull'identità di Plame, moglie del diplomatico di carriera Joseph Wilson. Fu Cheney a fare il nome della donna a Libby, in una conversazione privata che i due ebbero circa un mese prima che l'attivita' "top secret" della donna venisse rivelata al pubblico in un articolo firmato dal columnist conservatore Robert Novak, il 14 luglio 2003.
La conversazione tra il vice presidente e il suo assistente non costituisce certo reato. Ma prova l'interesse dell'amministrazione per Wilson, un ex ambasciatore che osava mettere in dubbio le ragioni della Casa Bianca per dichiarare guerra all'Iraq. Non solo. Il fatto che Cheney e Libby parlassero anche della moglie di Wilson puo' dare sostegno alla teoria della cospirazione, che vede alcuni membri dell'amministrazione intenti a screditare il diplomatico per impedirgli di sostenere che la campagna irachena si basava su presupposti completamente campati in aria.
Il caso Wilson
L'intera faccenda ruota intorno a Wilson e alla moglie. Nel 2002 Wilson era stato inviato in missione in Niger per verificare l'attendibilità di un rapporto di intelligence sul tentativo di Saddam Hussein di acquistare 500 tonnellate di uranio. Il rapporto risultò poi contraffatto. Al suo ritorno dall'Africa, il diplomatico disse di non aver trovato nessuna conferma alla presunta compravendita. Questo non impedì tuttavia che il rapporto fasullo venisse citato da Bush nel suo discorso sullo Stato dell'Unione del 28 gennaio 2003.
Diversi mesi dopo l'invasione dell'Iraq, il 6 luglio di quello stesso anno, Wilson firma un articolo sul New York Times in cui accusa l'amministrazione di aver ingannato gli americani sull'arsenale nucleare di Saddam Hussein. Qualche giorno dopo, l'ex ambasciatore viene indirettamente "punito" per mezzo dell'articolo di Novack, che di fatto espone la moglie di Wilson, Valerie, rivelando il suo nome e la sua attività. Esporre un agente segreto è reato. Chi è il mandante? Viene aperta un'inchiesta, affidata a Fitzgerald, e il Cia-gate ha inizio.


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