Quelli del Sessantotto, una generazione ripugnante
D - Un altro mito nazionale è quello del Settantotto
Il Settantotto per la verità è stato una cosa comica e tragica. Erano figli della borghesia che avrebbero dovuto abbattere la borghesia Il vecchio Karl Marx sarebbe inorridito. E' stata una truffa fin dall¹inizio, purtroppo ha lasciato sul campo alcuni poveracci _ non borghesi _ che alla fine si sono trovati del tutto déraciné, sradicati. Penso emblematicamente al rapporto tra Leonardo Marino, operaio Fiat, e l'intellettuale Adriano Sofri A parte pochi, come Mario Capanna che infatti è sparito, tutti gli,altri erano in malafede fin dall'inizio, giocavano a fare la rivoluzione in strada e poi la sera rientravano a casa a andavano alle feste. E' stata una generazione ripugnante.
Oggi dirige i maggiori quotidiani
Ecco: ammesso e non concesso che quella fosse una rivoluzione, ci sono due possibilità: o la vinci, o la perdi, ma in questo caso devi essere passato per le armi. Invece han perso e fanno i politici, i direttori di quotidiani o di reti televisive.
Conquistare la prima pagina del Corriere della sera era in verità la loro ambizione fin dall¹inizio, fatte alcune debite eccezioni, che, perlopiù, poi sono infatti sparite dalla circolazione. Quelli del settantotto, tra l'altro, una volta raggiunto il potere sinodo dimostrati peggiori dei padroni delle ferriere.
Li ricordo, quelli del Sessantotto: fascisti borghesi ancora pochi mesi, spaccavano vetrine quando non crani. Adesso chiamano la "pula", ne diventano sostenitori assatanati, mentre dividono la magistratura in due, quella con i poveri cristi e invece quella che deve essere iper-garantista con lorsignori i loro amici. Sono degli autentici sporcaccioni.
(Da la Padania del 20 ottobre 2005)




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