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Discussione: Un PAC di troppo.....

  1. #11
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    In Origine Postato da ragazzosemplice


    ....

    e REPORT è una trasmissione fatta benissimo, tutti i servizi sono stradocumentati.
    E' vero, non sono un giornalista per cui non posso giudicare a livello professionale, ma i servizi tutto sommato mi sembrano buoni.
    Manca, tuttavia (ma nel giornalismo italiano è così purtroppo), una buone dose di approfondimento in certi campi, dove si procede per luoghi comuni (specie in campo economico).
    Questo servizio ha le stesso pecche.

  2. #12
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    In Origine Postato da ragazzosemplice
    Per correttezza la conduttrice si chiama Milena Gabanelli e non Gubianelli e REPORT è una trasmissione fatta benissimo, tutti i servizi sono stradocumentati.
    D'accordo , la conduttrice si chiama Milena Gabanelli.
    E , tu dici , i servizi sono stradocumentati.
    Allora , spiegami alcune cose.
    1) La trasmissione ha chiarito perchè fra il produttore di pesche e il supermercato il prezzo triplica ?
    2) La trasmissione ha chiarito perchè la grande azienda cerealicola prende i contributi CE , mentre la piccolissima azienda ortofrutticola no ? (Guarda che la risposta è nella domanda , se hai un minimo di conoscenza dei problemi e delle strutture dell'agricoltura della CEE).
    La questione è che in Italia , abbiamo la pessima abitudine di presentare i problemi non nella loro oggettività e con l'obiettivo che vengano risolti possibilmente in via definitiva (per quanto a volte difficile se non impossibile) , ma semplicemente per trarne dei vantaggi mediatici o ideologici...
    Per questo si fa vedere solo una parte delle cose...
    Non le si espone nella loro totalità ed oggettività...
    E' per questo che da noi le cose rimangono sempre uguali , lì dove sono , e tutti continuiamo a parlarne....
    Appunto , a parlarne : vi immaginate se ci fosse una risposta definitiva e risolutiva alle cose , che ci starebbero a fare tanti giornalisti , RAI e non ?

  3. #13
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    In Origine Postato da Lizard
    Fa parte della linea scelta da questo programma. Uno degli aspetti meno considerati in tutto il servizio è la capacità organizzativa italiana: sembriamo impossibilitati a creare strutture complesse, e sembra che questa impossibilità derivi dai poteri forti.

    Tali poteri forti, che esistono e prosperano in Italia, tuttavia, non possono essere sempre presi come caprio espiatorio (o banale scusa) per determinate problematiche.

    Per essere più generali comunque, il servizio ha messo in luce all'occhio esperto i danni di certi paradigmi economici, di cui la UE si fa portatrice.
    No , credo che una volta tanto , qui i poteri forti non c'entrino per nulla.
    Il limite dell'agricoltura italiana è la dimensione fondiaria.
    Non sto qui ad approfondire il tema , parlando di economie di scala o quant'altro.
    Un settore caratterizzato da aziende di dimensioni ridotte può sopravvivere nella misura in cui si creano aggregazioni fra le strutture stesse.
    La forma più elementare di aggregazione , come noto , è dalla fine dell''800 la cooperazione.
    Questo processo (cooperazione) si è sviluppato in modo capillare in altri paesi europei , in parallelo peraltro a un fenomeno di progressivo ingrandimento aziendale.
    Da noi no , non c'è stato nè l'aumento della dimensione dell'azienda , e solo parzialmente il fenomeno cooperativo , limitato ad alcune regioni del paese...
    Nel 1978 la CE , visto che se Maometto non va alla montagna e quindi deve succedere il contrario , emise una direttiva che incentivava la costituzione di "Associazioni di produttori ".
    Tale direttiva venne recepita dallo stato Italiano , e poi dalle Regioni , titolari della competenza nel settore agricolo.
    Tali associazioni di produttori dovevano gestire il processo di concentrazione dell'offerta del prodotto , che avrebbe consentito un adeguato potere contrattuale verso la domanda , che a sua volta si era concentrata da sola (vedi supermercati e grandi centrali di acquisto).
    Quali effetti ha prodotto la suddetta direttiva CE ?
    Diciamo che è stata recepita in pieno in alcuni settori (vedi produzione latte)..In altri si sono formate grandi strutture di aggregazione dell'offerta , vedi ortofrutta , però solo in alcune regioni....
    In generale mi sento di affermare che il processo di aggregazione obiettivo della direttiva è stato realizzato solo in minima parte , e ciò in rapporto appunto della estrema frammentazione delle strutture fondiarie che caratterizzano l'agricoltura italiana...
    E qui si ricade appunto a quanto ho detto in altra risposta , vale a dire sull'interesse di qualche importante organizzazione professionale al mantenimento di un enorme numero di strutture di dimensione minima....

  4. #14
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    Se leggi bene ho proprio scritto che i poteri forti non possono essere presi come capro espiatorio ed infatti ho poi citato il problema dell'organizzazione strutturale complessa, che permetterebbe l'ottenimento di economie di scala. Il che eviterebbe i piagnistei collettivi e, soprattutto, certe affermazioni demagogiche.

  5. #15
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    E invcece non sarebbe meglioslegare i contributi dall'estensione dei terreni esoprattutto verificare che a fronte di un contributo avvenga un'effettiva produzione ? Oggi succede che molti prendono contributi e poi non coltivano niente.

  6. #16
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    In Origine Postato da Max50
    Per niente mito.
    La Gubianelli , come al solito , ceca l'aspetto sensazionale , vedi le rendite della Regina d'Inghilterra , senza avere la capacità di una vera analisi che metta a fuoco l'essenza dei problemi.
    Quindi la solita trasmissione sensazionalista , che mette in luce aspetti particolari che colpiscono la fantasia del telespettatore , ma che non dà una visione in grado di risolvere i problemi.
    Dal 1945 in poi , l'agricoltura italiana è stata in mano alla Coldiretti , che ha fatto il bello e cattivo tempo.
    La "Bonomiana" , così veniva chiamata dal suo fondatore (Bonomi) , era il cardine del regime democristiano.
    Se la DC era la diga contro il Comunismo , la Coldiretti era il ferro nel cemento di quella diga.
    L'organizzazione professionale , grazie alla sua capillare rete territoriale , riusciva a mandare da 70 a 80 parlamentari , fra deputati e senatori , questo fino alla metà degli anni '60 - 70.
    Se le altre componenti DC erano rissose , indisciplinate , pronte a metterselo nel culo reciprocamente , la componente Bonomiana era invece disciplinata più di un reggimento di granatieri di Pomerania , e ciò gli ha permesso di ottenere grandi vantaggi per la sua categoria (leggi organizzazione).
    E mi spiego : quando la CEE ha attuato politiche tese a incentivare l'ingrandimento delle aziende (vedi Mansholt , poi le "due" direttive) , ciò si è tradotto in Europa in politiche di incentivazione dell'aggregazione fondiaria (vedi SAFER in Francia).
    Da noi no , una tale politica avrebbe limitato la dimensione quantitativa della Coldiretti stessa , fatta da migliaia di funzionari , sottesi a milioni di microaziende di pochi ettari...
    Una politica di ricomposizione fondiaria , peraltro ripeto incentivata dalla CEE , avrebbe reso inutile la figura di migliaia di piccoli funzionari locali della Coldiretti...
    Ecco quindi la politica in italia di conservazione della microazienda ..e i nodi vengopno al pettine.
    La trasmissione della Gubianelli non ha messo in evidenza nulla di tutto questo.
    Anzi , demagogicamente ha fatto vedere che le grandi aziende prendono più contributi comunitari delle piccole...
    E inoltre , non ha messo in luce che una massa enorme di microaziende , i cui titolari nella maggior parte dei casi traggono reddito da altri settori , non ha alcuna motivazione ad aggregazioni tese a migliorare il potere contrattuale nelle contrattazione dei prodotti ( vedi organizzazione dei produttori)...
    Quindi , riassumendo , quella della Gubianelli , la solita trasmissikone RAI tesa al sensazionalismo e all'aspetto particolare , ma che non dà alcun contributo alla risoluzione dei problemi...
    La gabanelli ha detto chiaramente che uno dei problemi dell'agricoltura italiana e' appunto quello: solo il 30% delle aziende e' consociata in cooperative ed ha servizi tipo il frigo e/o riesce a produrre in quantita' sufficenti per la grande distribuzione.
    Grazie per la disanima storica, e' sempre importante capire il perche' si e' arrivati ad un certo punto, ma non mi sembra che il problema attuale dell'agricoltura italiana sia la presenza pervasiva della Coldiretti. A me e' parso di capire che i problemi siano attualemnte due

    1) Una produzione indiscriminata che punta sulla quantita' e non sulla qualita' (e qui il PAC ha le sue responsabilita')

    2) Una catena produttore-consumatore che ha troppi passaggi (Cinque!) in cui tutti ci azzuppano il pane...

  7. #17
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    In Origine Postato da ragazzosemplice
    E invcece non sarebbe meglioslegare i contributi dall'estensione dei terreni esoprattutto verificare che a fronte di un contributo avvenga un'effettiva produzione ? Oggi succede che molti prendono contributi e poi non coltivano niente.
    Sarebbe bene abolire il concetto di 'contributo' in toto. L'esempio della PAC mostra come, quando i nodi vengono al pettine, inizino i piagnistei collettivi. Detta così, Ragazzosemplice, occorrerebbero pure i soldi per controllare.

  8. #18
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    In Origine Postato da Lizard
    Sarebbe bene abolire il concetto di 'contributo' in toto. L'esempio della PAC mostra come, quando i nodi vengono al pettine, inizino i piagnistei collettivi. Detta così, Ragazzosemplice, occorrerebbero pure i soldi per controllare.
    Forse di contributi ne hanno più bisogni i piccoli produttori che non riescono a ad andare avanti dati i prezzi imposti dai grossisti (prezzo che si triplica per il consumatore finale nella miriade di passaggi) che bisogno hanno di contributo aziende agricole come quellla di Benetton?

  9. #19
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    In Origine Postato da MetaPapero


    ...

    1) Una produzione indiscriminata che punta sulla quantita' e non sulla qualita' (e qui il PAC ha le sue responsabilita')
    Ha le sue responsabilità in quanto droga il mercato, anteponendo alla volontà del consumatore la volontà di qualcun altro. Come diceva giustamente nel servizio, si volevano grosse quantità per tenere bassi i prezzi. Tale politica del prezzo è a dir poco assurda: tu consumatore pagavi per avere un prezzo più basso.


    2) Una catena produttore-consumatore che ha troppi passaggi (Cinque!) in cui tutti ci azzuppano il pane...
    E' un problema enorme, presente nell'Italia delle PMI (small is beatiful si diceva qualche tempo fa). Ora che si deve iniziare a fare sul serio ci si inizia a lamentare. Sarebbe ora che i consumatori e i produttori prendessero in mano la situazione e saltassero quei passaggi che, per asimmetria, diventano necessari.

    Se io trovassi un produttore (o un'associazione di produttori) che mi vendesse ai prezzi che ho visto nel servizio (impensabili qui a Milano), magari on line, mi ci butterei a capofitto.

  10. #20
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    In Origine Postato da ragazzosemplice
    Forse di contributi ne hanno più bisogni i piccoli produttori che non riescono a ad andare avanti dati i prezzi imposti dai grossisti (prezzo che si triplica per il consumatore finale nella miriade di passaggi) che bisogno hanno di contributo aziende agricole come quellla di Benetton?
    Nessun contributo a nessuno, mi pare ovvio no? Soltanto perchè uno è piccolo deve avere i miei soldi? Se i prezzi sono 'imposti' dai grossisti, che si aggreghino, io perchè devo finanziare l'inefficienza?

 

 
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