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  1. #61
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Ecco cosa ci aspetta in futuro in Padania

    In origine postato da motan

    Se invece dell'alloggio si dovesse pagare una tassa, a mio parere, non cambierebbe niente sull'effetto di scoraggiare l'assunzione. Con in più il problema che l'immigrato, non avendo una casa al suo arrivo, aumenterebbe i problemi nel gestire la sua presenza.
    * D' accordo che l' assunzione sarebbe scoraggiata in entrambi i modo, ma:

    1. Con il "mio" contributo al fondo di risarcimento per comunitari disoccupati" (aut simile), con quei soldi si aiuterebbero le vittime, particolarmente importante in uno stato come l' italia che lascia morire di fame i disoccupati dopo 6 mesi e non fa nulla per trovare loro un lavoro. Invece il "diritto alla casa" aiuta solo l' immigrato.

    2. Forse i giornali non ne hanno parlato perche' "politically incorrect" da una parte, e "La Padania" non puo' certo criticare una legge proposta da Bossi. Pero' nell' alloggio garantito c'e' il pericolosissimo germe della sancita ineguaglianza dei lavoratori. Oltre ad essere palesemente incostituzionale ("tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge"), puo' portare, nel paese dei cavilli a derive devastanti: se si puo' de facto remunerare una categoria piu' di un' altra, allora si puo' stabilire anche un salario piu' alto per gli uomini (o per le donne, il senso non cambia), per gli Ariani, per i Cattolici, per i soci di Forza Italia... capisci dove voglio arrivare? La distruzione della concertazione tra le parti sociali e la possibilita' di leggi razziali o simili.
    E' esattamente quanto sta facendo in Friuli-V.G. l' assessore Antonaz (R.C.) con i criteri per l' assegnazione di alloggi dell' ATER: dato che gli "extra" hanno il diritto alla casa, li mette in cima alle graduatorie.
    In questo paese i giudici non ragionano secondo lo spirito della legge e per questo e' pericolosissimo dire "beh, in questo caso nessuno strillera', anche se forziamo un po' la Costituzione, tanto saranno tutti contenti". Prima o poi lo strappo sara' utilizzato per scopi anche opposti a quelli per cui era nato.

    MEDITATE SUL CASO ANTONAZ !!!

  2. #62
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    Predefinito

    In origine postato da Diderot

    Non si dovrebbe dire Padanìa, con l'accento sulla ì ?
    Questo mi sa che te lo ha messo in testa Sgarbi che la pronuncia sempre così...

  3. #63
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    Predefinito un termine è chiaro

    BELAN

  4. #64
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    Predefinito almeno uno è chiaro

    belan

  5. #65
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    Predefinito

    In origine postato da Eridano
    In Padania, a nord della Linea Gotica.
    Il vostro errore di fondo è quello di credere di poter disporre della c.d. padania come di cosa di proprietà della lega.
    Diderot

  6. #66
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    Predefinito

    In alto a destra sta scritto:

    Forum Padanista dedicato al libero dibattito: questo spazio non è legato nè dipende da alcun partito o movimento politico

    Inoltre non ci vuole molto ad accorgersi che su questo Forum la maggioranza e' estremamente critica sull' operato della Lega.
    Percio' non ha senso rivolgersi ai forumisti di Padania come se questo Forum fosse quello della Lega.

  7. #67
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    Predefinito

    Mittel, pvt.

  8. #68
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    Predefinito Re: un termine è chiaro

    In origine postato da dime can
    BELAN

    è il tuo nome ? chiarissimo
    Diderot

  9. #69
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    Predefinito Re: rileggetevi la risposta di mitteleuropeo

    In origine postato da dime can
    le forze d'okkupazione che ci sono da noi (polizia, carabinieri, finanza) non sono pagate per proteggere i cittadini del nord e non abbiamo milizie private.
    al sudde le milizie private (mafia, 'ndrangheta e camorra) ci sono e provvedono alla bisogna. gli extra devono obbedire. se non obbediscono spariscono. e le forze d'occupazione al sudde se ne stanno al calduccio in caserma.
    dime can.
    è per questo che non ci sono problemi,per ora al sud,o perchè non sono ancora abbastanza per imporre la forza dei numeri?

  10. #70
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    Predefinito Re: riflessione pacata sulla padania

    In origine postato da Diderot
    Padania: questa parola è entrata nel linguaggio comune da quanto la usa la Lega. Prima nessuno la usava. Del resto non esiste una definizione univoca di Padania.
    Dal punto di vista storico, non è rintracciabile nel corso dei secoli un'entità unitaria definibile col nome di Padania. Dal punto di vista strettamente geografico, essa coincide forse con la pianura padana o, meglio, con il bacino idrografico del Po, che non è una regione geograficamente ben definita.
    Se consideriamo come Padania le attuali otto regioni del nord-Italia, vediamo come i suoi confini cambino virtualmente a seconda che si usi di volta in volta il criterio geografico, storico o linguistico. Ogni criterio porta di volta in volta a includere o escludere dalla Padania aree differenti, e la sovrapposizione di questi criteri dà luogo ad una serie assai numerosa e problematica di eccezioni. La zona di Nizza, parte dell'Istria, il Canton Ticino, i paesi grigionesi di lingua romanza, solo per citare alcuni esempi, sono aree esterne agli attuali confini della Repubblica italiana che a vario titolo e grado potrebbero essere incluse in un'ipotetica nazione padana. Lo stesso ragionamento vale per alcune zone della Toscana e delle Marche. Specularmente, varie aree del Friuli e del Trentino-Alto Adige, numerose comunità di lingua provenzale o franco-provenzale (valli del cuneese), le valli di Lei e di Livigno, difficilmente, nonostante la collocazione geografica, si potrebbero considerare padane.
    Particolarmente complesse sono poi le situazioni delle zone linguistiche miste e delle numerose isole linguistiche esistenti nel nord-Italia (Walser, Cimbri e Mocheni, ecc.). Emblematico è il caso delle comunità ladine, isole linguistico-culturali divise fra tre diverse province a loro volta linguisticamente divise (italiano e tedesco) e che hanno rapporti di connessione assai diversi con la cosiddetta Padania. Lo "status" padano di tutte le aree citate ad esempio dovrebbe dunque dipendere, al di là della collocazione geografica, - unico elemento inequivocabile - dal grado, se così si può dire, di partecipazione ad una storia, una lingua e una cultura "padana". Siamo così giunti al cuore del nostro problema, poiché l'esistenza di una lingua e di una storia unitaria della Padania è ancora tutta da dimostrare.
    Quanto alla lingua, le stesse difficoltà riscontrate nella definizione di un'entità geografica padana si riscontrano anche nella definizione di una Koinè padana. .
    La parentela che esiste tra il dialetto di Cuneo e quello di Rimini piuttosto che di Pordenone risulta perciò così lontana da impedire il formarsi di un'identità padana contrapposta al resto della penisola solo su base linguistica.
    Se consideriamo "Padania" il bacino idrografico del Po, è mai esistito un momento storico in cui questa entità fisico-geografica è stata anche un'entità politica o sociale unitaria ? E’ mai esistita una collettività definibile come "popolo padano" ?
    Al tempo della massima espansione dell'impero romano (II secolo), quella che potrebbe essere considerata la più lontana "antenata" della Padania, la cosiddetta "Gallia Cisalpina", è completamente romanizzata ed assorbita dalla cultura latina (lingua, strutture sociali, politiche, giuridiche ed economiche).
    Nel 526, alla morte di re Teodorico, il dissolvimento dell'Impero è compiuto. L'Europa occidentale è divisa tra i regni romano-barbarici dei Franchi, dei Vandali, dei Visigoti, degli Ostrogoti e dei Burgundi. La "Padania" non si distingue dal resto della penisola italiana che fa parte, assieme al sud della Francia e (approssimativamente) alle attuali Slovenia e Croazia, del regno degli Ostrogoti. Parte dell'attuale Piemonte è invece territorio del regno dei Burgundi, che diventerà in futuro la Savoia.
    L’Italia, alla fine del VI secolo, è divisa tra possedimenti longobardi e bizantini: la valle padana è occupata dai Longobardi e il nome Lombardia sta a designare tutta la pianura padana. Quanto lontana eredità longobarda contribuisce oggi a formare un'eventuale identità padana? Come valutare le notevoli eccezioni costituite da Venezia, dall'Esarcato e dalla Pentapoli? Come considerare l'esistenza dei due grandi ducati longobardi di Spoleto e Benevento, che comprendevano buona parte dell'Italia centro-meridionale?
    La distanza che ci separa da quel periodo è grandissima. Distanza non puramente cronologica, ma storica: numerosissimi e notevolissimi sconvolgimenti politici e sociali hanno cambiato il volto della pianura padana, altre invasioni e altre dominazioni hanno cambiato a più riprese (e in modo eterogeneo rispetto al territorio) la cultura delle sue popolazioni. Nel dialetto di Milano non sono infrequenti echi del francese: ma tanto poco un milanese si sente francese quanto un "padano" di oggi si sente - crediamo - longobardo.
    Alla dominazione longobarda seguì quella dei Franchi. Alla morte di Carlo Magno la "Padania" - sempre con l'eccezione di Venezia - è parte del regno d'Italia, a sua volta parte dell'immenso Sacro Romano Impero. La Padania non ha nessuna realtà autonoma. Dissolto anche l'impero carolingio, tutta l'Europa vede crescere una miriade di poteri locali e privi di stabilità, e il quadro è aggravato dalle nuove invasioni "barbariche".
    Da allora fino al secolo XIX la storia della "Padania" sembra essere soprattutto una storia di divisioni. Dalla fine del X secolo al XII il fenomeno della frantumazione del potere progredisce continuamente. Neppure in questo periodo è possibile scorgere un momento di unità dell'Italia settentrionale tale da poter essere considerato come fondamento storico di una attuale "Padania".
    Da un lato, notiamo subito che il rapporto tra molte città-Stato con mire espansionistiche sui territori limitrofi era fatalmente destinato ad essere conflittuale, e in questo senso sembra molto difficile parlare di unità. Dall'altro è proprio nella seconda metà del 1100 che il conflitto tra impero e comuni dà luogo alla formazione di leghe comunali in funzione anti-imperiale. E' del 1164 la cosiddetta lega veronese, che raggruppava Venezia, Verona, Padova e Vicenza. Storia nota è quella della lega lombarda, nata il 1° dicembre 1167 attorno alla leadership di Milano.
    Del 1176 è la battaglia di Legnano, in cui la "compagnia della morte" guidata da Alberto da Giussano sconfigge le armate di Federico Barbarossa. Tra le figure adottate simbolicamente durante le lotte risorgimentali, compariva proprio quella di Alberto da Giussano.
    Se pensiamo al Trecento, la divisione nel Nord-Italia è grandissima. È il periodo in cui cominciano a svilupparsi gli stati regionali: i ducati di Milano e di Savoia, le repubbliche marinare di Genova e Venezia, la repubblica di Firenze. E' un periodo di alta tensione politica e militare, e di tutto si può parlare tranne che di unità della Padania.
    Un altro grande salto per fotografare l'Italia del 1492, data che per convenzione segna il passaggio dal Medioevo all'età moderna: balza agli occhi la notevole frammentazione politico-territoriale, che ritroveremo pressoché invariata per almeno tre secoli ancora. Frammentazione ancor più notevole se si considera che dal Cinquecento cominciano a svilupparsi i grandi stati nazionali.
    La c.d. Padania insomma non è mai stata unita. Basti pensare alla divisione tra Repubblica Cisalpina o il Lombardo- Veneto. L'aspirazione all'unità benché patrimonio di un'elite, era forte e diffusa, e carica di tensioni ideali. Invece, l’attuale aspirazione all’unità della Padania è sostenuta solo da una piccolissima minoranza rissosa e berlusconica.
    diderot,
    la sua ricostruzione storica appartiene alla verità dei fatti o alla sua propria interpretazione?
    Ma se fosse anche vera penso che nessuna generazione possa avere la pretesa di fissare per sempre in una Costituzione ciò che vorranno le generazioni future.
    Nella cultura predominante di oggi,laica o laicista si afferma che la coppia (uomo e donna)ha diritto di non affermare l'indissolubilità dell'atto matrimoniale.Non vedo ragione meditata perchè si debba negare ad una comunità,ad una parte di nazione,rompere il patto costituzionale che è stato ratificato senza l'avallo del popolo sovrano con il referendum confermativo che invece si pretende per la modifica.
    Ci vuole spiegare su che si fonda tale pretesa?

 

 
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