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Discussione: dubbio

  1. #1
    spirito libero
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    Predefinito dubbio

    Ho trovato quetso, voi che ne sapete più di me è vero oppure è una bufala?



    --------------------------------------------------------------------------------

    (...) La schiavitù, di per sé, non ripugna affatto né al diritto naturale né al diritto divino, e possono esserci molti giusti motivi di essa, secondo l'opinione di provati teologi e interpreti dei sacri canoni. Infatti, il possesso del padrone sullo schiavo, non è altro che il diritto di disporre in perpetuo dell'opera del servo, per le proprie comodità, le quali è giusto che un uomo fornisca ad un altro uomo.

    (...) Ne consegue che non ripugna al diritto naturale né al diritto divino che il servo sia venduto, comprato, donato.

    (...) Pertanto i cristiani... possono lecitamente comprare schiavi, o darli in pagamento di debiti o riceverli in dono, ogni volta che siano moralmente certi che quei servi non siano né stati sottratti al loro legittimo padrone né trascinati ingiustamente in schiavitù... perché non è lecito comprare, senza il permesso del proprietario, la roba altrui, sottratta con il furto.

    Istruzione del 20 giugno 1866 della Sacra Congregazione per il Sant'Uffizio.
    In Collectanea S. Congregationis de Propaganda Fide seu Decreta Instructiones Rescripta pro apostolicis Missionibus, vol. I, n.1293, Roma 1907

    Grazie per l'eventuale smentita
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  2. #2
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    Predefinito Re: dubbio

    Originally posted by simplicio
    Ho trovato quetso, voi che ne sapete più di me è vero oppure è una bufala?



    --------------------------------------------------------------------------------

    (...) La schiavitù, di per sé, non ripugna affatto né al diritto naturale né al diritto divino, e possono esserci molti giusti motivi di essa, secondo l'opinione di provati teologi e interpreti dei sacri canoni. Infatti, il possesso del padrone sullo schiavo, non è altro che il diritto di disporre in perpetuo dell'opera del servo, per le proprie comodità, le quali è giusto che un uomo fornisca ad un altro uomo.

    (...) Ne consegue che non ripugna al diritto naturale né al diritto divino che il servo sia venduto, comprato, donato.

    (...) Pertanto i cristiani... possono lecitamente comprare schiavi, o darli in pagamento di debiti o riceverli in dono, ogni volta che siano moralmente certi che quei servi non siano né stati sottratti al loro legittimo padrone né trascinati ingiustamente in schiavitù... perché non è lecito comprare, senza il permesso del proprietario, la roba altrui, sottratta con il furto.

    Istruzione del 20 giugno 1866 della Sacra Congregazione per il Sant'Uffizio.
    In Collectanea S. Congregationis de Propaganda Fide seu Decreta Instructiones Rescripta pro apostolicis Missionibus, vol. I, n.1293, Roma 1907

    Grazie per l'eventuale smentita
    Non ci potrà essere nessuna smentita perchè le citazioni sono tratte dall'Istruzione indicata dettagliatamente; devi fartene una ragione: è tutto vero.

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito Re: dubbio

    Originally posted by simplicio
    Ho trovato quetso, voi che ne sapete più di me è vero oppure è una bufala?



    --------------------------------------------------------------------------------

    (...) La schiavitù, di per sé, non ripugna affatto né al diritto naturale né al diritto divino, e possono esserci molti giusti motivi di essa, secondo l'opinione di provati teologi e interpreti dei sacri canoni. Infatti, il possesso del padrone sullo schiavo, non è altro che il diritto di disporre in perpetuo dell'opera del servo, per le proprie comodità, le quali è giusto che un uomo fornisca ad un altro uomo.

    (...) Ne consegue che non ripugna al diritto naturale né al diritto divino che il servo sia venduto, comprato, donato.

    (...) Pertanto i cristiani... possono lecitamente comprare schiavi, o darli in pagamento di debiti o riceverli in dono, ogni volta che siano moralmente certi che quei servi non siano né stati sottratti al loro legittimo padrone né trascinati ingiustamente in schiavitù... perché non è lecito comprare, senza il permesso del proprietario, la roba altrui, sottratta con il furto.

    Istruzione del 20 giugno 1866 della Sacra Congregazione per il Sant'Uffizio.
    In Collectanea S. Congregationis de Propaganda Fide seu Decreta Instructiones Rescripta pro apostolicis Missionibus, vol. I, n.1293, Roma 1907

    Grazie per l'eventuale smentita

    Perchè smentire?
    Si teme forse di incorrere in qualcosa di poco gradevole?

    è un documento del 1907..........e allora?
    Non si pretenderà di giudicare gli usi e i costumi del passato con la mentalità ricorrente di oggi?

    Intanto il primo documento contro la schiavitù come SOPRAFFAZIONE è della Chiesa ed è del 1600.......qui non si parla di sopraffazione, ma di REGOLE DEL GIOCO, DI UN GIOCO CHE BEN TUTTI USAVANO.....non ci dimentichiamo che nello stesso tempo esistevano LE COLONIE CHE NESSUNO OGGI.... SI AZZARDA A CONDANNARE.......

    Non si può fare di tutt'erba un fascio, occorre saper discernere I REGOLAMENTI che regolavano appunto questioni che in una dato tempo ERANO LA NORMALITA'......da ciò che è dottrinale.....

    ma lascio la tastiera a chi ne sa più di me anche con testi vari.....

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    Il problema è che in quel documento si fa riderimento alla legge naturale, che è stato più volte ribadito su questo forum essere immutabile e indipendente dai tempi e dai costumi...
    Se si sostiene che la legge naturale, su cui si fonda il magistero della Chiesa, sia mutabile allora crollano come un castello di sabbia tante altre cose...

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Originally posted by CTALIMC
    Il problema è che in quel documento si fa riderimento alla legge naturale, che è stato più volte ribadito su questo forum essere immutabile e indipendente dai tempi e dai costumi...
    Se si sostiene che la legge naturale, su cui si fonda il magistero della Chiesa, sia mutabile allora crollano come un castello di sabbia tante altre cose...
    Infatti la schiavitù, come espressione della legge naturale non è mica abolita

    scusami tu per vivere hai necessità di avere UN PADRONE..certo non si chiama più PADRONE, perchè ti stipendia, perchè ti è semmai "superiore"...perchè l'uomo ha sviluppato LA CONVIVENZA CIVILE.....i diritti, ecc......ciò non toglie che tu per vivere hai bisogno di REGOLARTI IN UN DARE E AVERE..... se poi sei tu proprietario, per esempio di una piccola azienda, a tua volta diventi PADRONE...di altri....mi dirai: "ma che dici mica sono IL PADRONE!!" bè...diciamo che cambiando l'ordine degli addendi il risultato NON cambia

    Parliamo tanto della piaga della PROSTITUZIONE DOVE SI C'E ANCORA OGGI una schiavitù di cui vergognarsi veramente.......c'è lo sfruttamento minorile.....ma poi ci scandalizziamo DI ALCUNE NORME CHE NEL 1907 REGOLAVANO L'AVERE UNO SCHIAVO che non dimentichiamolo fra questi c'era LA SERVA......termine che in passato NON era affatto dispregiativo che guarda caso diventa dispregiativo CON LA RIVOLUZIONE FRANCESE
    oggi si dice COLLABORATRICI DOMESTICHE........che non è altro che l'essere SERVA di qualcuno

    Occorre, io credo, affrontare questi temi distaccandoci da certi falsi moralismi e da facili pietismi..(non dico a te), ma in generale
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
    Napoléon I
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    Il documento è autentico, e riporta la visione cattolica della schiavitù, istituto oggi caduto per lo più in disuso, concordemente con quanto esposto da san Paolo nella Scrittura.
    La schiavitù, o servitù, viene infatti definita (negando interpretazioni estranee al concetto cristiano) come un diritto perpetuo ad un facere, da parte di un'altra persona. Non ha nulla a che spartire con catene, fruste e marchi a fuoco. Trattasi meramente di un istituto in materia di diritto di lavoro, che , a causa delle mutate condizioni socioeconomiche, e di una diversa dottrina giuridica sul rapporto di lavoro, che oggi non è più praticabile. Può essere ancora individuato in alcuni sistemi giuridici, come lavoro coatto (i c.d. "lavori forzati"). Fondamentalmente a livello dottrinale (in senso giuridico, non teologico) sì è persa la nozione del lavoro e della capacità lavorativa come un quid facente parte del patrimonio di una persona, limitando tale visione a ciò che è liquidabile. In altre parole, per fare un esempio, se un debitore nullatenente risulta insolvente, il creditore, attualmente la prende in saccoccia, un tempo, avrebbe potuto riscattare il proprio passivo, col proprio lavoro (eventualmente, obbligatovi coercitivamente).
    Non si pensi infatti alla schiavitù di cui parla il decreto, come di un lavoro a titolo gratuito, vi è sempre un sinallagma (anche nel caso di lavori forzati, il galeotto sconta col lavoro, un delitto da lui compiuto, quindi vi è corrispettività). Nemmeno lo si paragoni con situazioni tipo schiavi cristiani in terre mussulmane, o schiavi negri, in piantagioni di cotone. Tali situazioni, non conformi alla morale cattolica, sono prive di corrispondenza e di influenza col presente decreto.
    Quando poi si parla di compravendita di schiavi, ovviamente, non si intende (come già spiegato sul concetto di schiavitù) l'acquisto dela persona (e quindi della disponibilità esclusiva e totale del corpo e dello spirito di un uomo), ma dell'acquisto di un diritto perpetuo (ma anche non perpetuo) a svolgere una mansione lavorativa. Infatti anche il diritto a ricevere una prestazione fa parte del patrimonio di una persona, e come tale può essere alienato. Il "padrone", nel vendere uno schiavo, non fa altro che cedere dietro compenso, ad altri, il diritto a ricevere una prestazione di lavoro, da parte di un terzo.
    Viene inoltre ribadito il concetto di legittima riduzione in schiavitù, la quale normalmente può (o poteva) essere o volontaria, oppure comminata dall'autorità in virtù di un reato grave o di una insolvenza. E' esclusa la predazione o la tratta di esseri umani.

    Quanto detto, non ripugni le coscienze di chi legge. Viviamo quotidianamente in un mondo in cui si verificano i medesimi fatti, che vengono ritenuti leciti, solo perchè chiamati con un altro nome.
    Non vorrei mai dare ragione a Marx, tuttavia, se pensiamo a certi operai, che non potendo (a causa o di impossibilità dovute a scarsa preparazione culturale, o a infelici situazioni economiche) fare altrimenti, sono costretti a svolgere in perpetuo la propria mansione, in un rapporto di sudditanza da un'azienda, come non fare il paragone?
    E' infamante vendere schiavi? ma allora come la mettiamo con i trasferimenti d'azienda? non si cedono forse i lavoratori, a questo e a quell'altro nuovo acquirente, come se fossero pertinenze della fabbrica, assieme alle mura dei capannoni e ai macchinari?
    Non sono forse queste tutte forme di "schiavitù" moderne?

    Ebbene, senza ipocrisie, si può tranquillamente dire che la schiavitù, come istituto di diritto privato, è cattolica, a norma del decreto del sant'Uffizio, dato sotto il pontificato del Beato Pio IX.

    Se poi qualcuno volesse far notare che il CCC al n° 2414, vieta la schiavitù come contraria alla dignità umana (e dunque al diritto naturale stesso), la spiegazione è presto fatta: mentre Pio IX e il sant'Uffizio, intendevano con essa, meramente il rapporto di lavoro perpetuo, come specificato, il CCC la intende invece col senso moderno del termine, e dunque il mercimonio sulla persona umana, per trarne un valore (e non dunque sul lavoro). Ricordiamo però che lo stesso CCC, cita san Paolo (Fm 16), il quale non parla affatto di abolizione della schiavitù, ma che i padroni trattino gli schiavi (che sono leciti), con il rispetto dovuto a dei Figli di Dio. Due sensi diversi, che portano a due conclusioni differenti, entrambe esatte entrambe complementari. Non facciamo lo sciocco errore che i tradizionalisti fanno, paragonando Dignitatis Humanae a Quanta Cura. Il Magistero (e il decreto del s. Uffizio è magisteriale) non si contraddice.

  7. #7
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    Sei sicuramente più ferrato te in materia, ma, perdonami, la cosa mi pare tirata un po' per i capelli...
    Una volta per schiavitù si intende il lavoro perpetuo, un'altra il mercimonio della persona umana... il tutto per affermare che non vi è contraddizione...
    Di questo passo si rischia di affermare tutto e il contrario di tutto, con la semplice giustificazione di dare a ogni parola un significato diverso...
    Le parole sono come pietre... sarebbe bene che avessero sempre lo stesso significato...

  8. #8
    Napoléon I
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    Epistemiologia ed ermeneutica sono branche della filosofia che dicono l'esatto contrario.

    Le parole non sono pietre. I concetti, i dogmi, le verità sono pietre. Proprio per questo esistono divisioni, in merito alla conoscenza e in merito alle religioni.
    Basti vedere tutte le confessioni cristiane. Non hanno tutti le stesse scritture? allora, se le parole hanno un solo significato pietroso, dovrebbe esistere pure una sola confessione cristiana, dato che l'interpretazione di parole uguali, dovrebbe essere sempre quella.

    ex.gr.

    Giustificazione per la sola fede: per lutero la Fede da sola giustifica, per i cattolici, la fede senza le opere è morta, poichè la fede porta con sè la carità.

    Allora chi tira per i capelli chi?

  9. #9
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    Grazie a Napoléon per l'esauriente spiegazione.

    Spesso si vedono presunte contraddizioni, e invece i problemi sono linguistici. Le parole vengono usate in relazione all'uditore, gli uditori sono diversi in diverse epoche, e, per farsi capire, si usano parole diverse o la stessa parola con diversi significati.

    Riducibili ad equivoci linguistici sono tutte le presunte contraddizioni che i tradizionalisti, quelli ribelli a Roma, trovano nel Magistero.

  10. #10
    Arjuna
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Napoléon I

    Non si pensi infatti alla schiavitù di cui parla il decreto, come di un lavoro a titolo gratuito, vi è sempre un sinallagma (anche nel caso di lavori forzati, il galeotto sconta col lavoro, un delitto da lui compiuto, quindi vi è corrispettività).
    Totalmente condivisibile,questa fu in tempi antichi la schiavitù (cui si riferiva S.Paolo),mentre purtroppo la schiavitù a noi più vicina fu atto barbarico di predazione.Alla prima ci si riferisce quando si parla di diritto naturale,alla seconda quando si condanna la schiavitù come contraria alla dignità umana.

 

 
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