Pretoria aiuta l’atomica degli ayatollah
Fonti dell’intelligence israeliano hanno confermato il supporto diretto del Sudafrica al programma di sviluppo di armi nucleari di Teheran. Numerose delegazioni tecniche sudafricane avrebbero visitato l’Iran negli ultimi diciotto mesi per mettere a punto i dettagli del supporto di Pretoria al programma iraniano in particolare nell’arricchimento dell’uranio.
Alle Nazioni Unite il Sudafrica è uno dei più strenui oppositori alle iniziative tese a impedire la proliferazione nucleare iraniana.
Isolato dall’embargo internazionale, il Sudafrica dell’apartheid
sviluppò un’intensa cooperazione militare con Israele che consentì di acquisire non solo armi convenzionali ma anche tecnologia nucleare. In base alla dottrina
dell’accerchiamento nemico, anche a Pretoria la bomba atomica era ritenuta necessaria come deterrente contro aggressioni
dai paesi africani confinanti, ma dopo la caduta dell’apartheid ogni programma atomico militare fu abbandonato.
Così la tecnologia atomica iraniana diretta a minacciare
Gerusalemme contiene “know-how” israeliano.
Armi russe e cinesi giunte a destinazione
La cooperazione tra Iran e Russia va ben al di là delle tecnologie e dei reattori per il programma nucleare civile di Teheran.
L’ultima conferma è giunta pochi giorni or sono con il lancio del primo satellite iraniano messo in orbita dalla base russa di
Plesetsk utilizzando un razzo Kosmos 3-M, un vettore a basso costo impiegato da Mosca per portare nello spazio i satelliti di numerosi paesi.
Il satellite iraniano “Sina-1” è programmato per le telecomunicazioni ma anche per l’osservazione essendo dotato
di alcune telecamere ad alta definizione.
La sua orbita consentirà di monitorare tutto il medio oriente inclusi quindi Israele e le forze anglo-americane in Iraq.
Le armi più moderne in dotazione all’Iran sono state fornite dalla Russia: centinaia di carri armati T-72, i 3 sottomarini tipo Kilo, i 15
caccia Mig 29 e i 25 bombardieri Sukhoi 24 mentre secondo indiscrezioni Mosca potrebbe aver fornito anche i moderni missili
antiaerei e antimissile S-300.
Pechino ha finora venduto armi a bassa tecnologia, quali quaranta caccia F-7/Mig 21, motovedette lanciamissili, motosiluranti ma anche i missili antinave lanciabili da batterie mobili costiere. Sono armi impiegate dai pasdaran del Corpo delle Guardie rivoluzionarie, in grado di minacciare direttamente il traffico di petroliere in tutto il Golfo Persico alle quali si è aggiunto recentemente il missile Raad, copia iraniana del cinese C-802 con 150 chilometri di raggio d’azione.
E via mare contano su una buona flotta
Sul finire degli anni Ottanta, mentre imperversava il conflitto Iran-Iraq, l’occidente dovette inviare nel Golfo forze navali per
proteggere le petroliere dalle mine e dagli assalti dei pasdaran. In questi anni Teheran ha potenziato la flotta dei pasdaran (20
mila effettivi) a scapito della marina (18 mila) con nuclei di incursori subacquei, minisommergibili e un’ottantina di unità leggere di origine cinese, nordcoreana e nazionale in gran parte dotate di razzi e siluri leggeri, oltre a decine di piccole imbarcazioni
in vetroresina e addirittura acquascooter utilizzabili anche per compiere attacchi suicidi. Il blocco dello stretto di Hormuz e della navigazione delle petroliere nel Golfo Persico rimane una delle più importanti opzioni strategiche dell’Iran, seconda soltanto alla possibilità di condurre attacchi missilistici con armi di distruzione
di massa. I tre sottomarini classe Taregh (tipo Kilo russo), in caso di ostilità, avrebbero il compito di seminare mine all’imbocco di
Hormuz mettendo a repentaglio l’accesso ai terminal petroliferi del Golfo.
Le operazione nel vicino Iraq
Il 20 ottobre il generale Rick Lynch, portavoce della forza multinazionale a Baghdad, ha riferito che dall’inizio dell’anno sono
stati catturati 376 guerriglieri stranieri nell’Iraq centrosettentrionale. Tra i prigionieri provenienti da paesi islamici vi sono 78 egiziani, 66 siriani, 32 sauditi, 17 giordani e 13 iraniani.
L’intelligence britannico ritiene che una maggiore presenza di iraniani sia riscontrabile nel settore di Bassora, dove ieri
una bomba ha fatto almeno venti vittime.
da il Foglio
saluti




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Nobis ardua 
