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  1. #61
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    No voglio uno Stato che possa essere degno erede della tradizione iniziata con Ruggero III e finito con Francesco II, e che si ricordi dei gloriosi popoli di stirpe indogreca, come gli Ausoni e i Sanniti, che lo hanno visto crescere. Uno Stato, una Nazione, con delle sue istituzioni, una bandiera, un inno, una cultura e delle leggi. Che il Popolo del Sud possa sentirsi ancora appartenente ad esso.

    L'Italia (cioè la Padania fino alla Sicilia) non lo è.

  2. #62
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    Citazione Originariamente Scritto da Conterio
    Mi dai dei dispiaceri Ferruccio, quando dici il falso su questo argomento. Lo fai involontariamente, o forse perche sei un buon Lombardo , ma le cose non andarono per "ingrandire il Piemonte" andarono per fare l'Italia.

    Si tratta di capire da che parte si vuol stare, dentro l'Italia o fuori, ma ciò non deve falsare l'opera di Casa Savoia....

    Come ebbi già modo di scrivere in merito .....

    *****

    Quale Unità per l’Italia ?

    In Italia furono diverse le correnti di pensiero, che, nel periodo precedente la formazione dello Stato unitario, si ispirarono al federalismo; tutte partivano dalla presa d’atto della situazione politica italiana dell’epoca, caratterizzata dalla presenza di sette diversi Stati.
    A premessa di ogni idea e giudizio , mi piace citare le parole di Napoleone Bonaparte espresse dal’Elsilio di S.Elena :

    L’Italia è una sola nazione. L’unità dei costumi, della lingua, della letteratura dovrà finalmente, in un avvenire più o meno prossimo, riunire i suoi abitanti sotto un sol governo

    Era chiaro quindi anche nella testa del Grande Napoleone, che i tempi delle divisioni e dei servaggi stranieri erano arrivati inevitabilmente alla fine dei loro giorni … ma come ?

    Tra i primi a teorizzare la soluzione federalista, ma vista come fase iniziale al processo di unificazione, fu il Conte Gian Francesco Galeoni di Napione Coccolato, il quale, nel 1791, diede alle stampe in Torino uno studio dal titolo “Idea di una confederazione delle Potenze d’Italia”.
    Ancora nel 1791-92 diede alle stampe, sempre in Torino un’opera in due volumi “Dell’uso e dei pregi della lingua italiana” quale legame di nazionalità

    Nel 1814, Benedetto Borselli di Savona, proponeva un’”associazione di Stati Italiani, con una Dieta di Sovrani, e di repubbliche, presieduta dal Pontefice”. Era il primo esempio si suggerimento di federalismo neo-guelfista.

    Nel 1846, Vincenzo Gioberti, confermava questa teoria sul “Il primato morale e civile degli Italiani”, dove rilevava che l’Italia aveva in se tutte le condizioni del suo risorgimento nazionale e politico, senza ricorrere agli aiuti ed alle imitazioni straniere, e che l’unità italiana poteva essere realizzata dal Papa, sotto forma di una confederazione dei vari Stati.

    Un’evoluzione dell’idea di Gioberti, si riscontra nel saggio “La Costituzione secondo la giustizia sociale, con un’appendice sull’unità d’Italia” che scrisse Antonio Rosmini Serbati a Napoli nel 1848. Il filosofo cattolico sosteneva (profeticamente) che l’unità sarebbe stata aiutata dal progredire dei mezzi di comunicazione che avrebbero ridotto le distanze, e dai matrimoni misti, che avrebbero attenuato le pur evidenti differenze di carattere degli Italiani.

    Alla scuola neo-guelfa, si contrappongono le concezioni federaliste laiche di Giuseppe Ferrari e Carlo Cattaneo (Milano), che non ravvisavano la necessità di un organo comune tra le varie repubbliche (che sognavano), ma ritenevano fosse sufficiente il sentimento di necessità e mutuo soccorso di fronte al pericolo straniero !
    Carlo Cattaneo in effetti nutriva una forte avversione nei confronti dei vicini Savoia, ed a lui è attribuito il disegno di una Lega di Stati Italiani, uniti sotto la presidenza dell’Imperatore d’Austria.
    (quando si parla di Leccaculo !!!!)
    Questo concetto è il tema di diversi scritti apparsi su “Il politecnico”, un periodico di Milano del tempo.

    Chi si opponeva radicalmente alle tesi Federaliste era Giuseppe Mazzini. Egli infatti ravvisava un nesso tra il frazionamento dell’Italia ed il suo servaggio…. Nell’individualismo degli Italiani stessi “che si nutre di tutte quelle gelosie, gare e vanità di città e di municipi, passioncelle abbiette e meschine che brulicano nella penisola come vermi nel cadavere di un generoso”.

    Quindi, tendenza al frazionamento e decadenza italiana camminano su due rette parallele, e la conclusione di Mazzini era “solo l’unità e soltanto la repubblica possono assicurare durata alla libertà e all’indipendenza”.
    (se vedesse il ccaos repubblicano d'oggi però.....)

    In conclusione, le correnti di pensiero che agitarono la nostra penisola e prepararono il Risorgimento italiano, si polarizzarono intorno a due punti fondamentali : unità e federazione. Il 1848 fu l’anno d’oro delle concezioni federaliste, ma segnò anche l’inizio del loro declino per la sconfessione del programma neo-guelfo da parte di chi avrebbe dovuto orchestrare (Pio IX) e per il fallimento del primo esperimento di azione federale (campagna militare del 1848-49)

    E veniamo proprio alla prima campagna militare, nella quale S.M. il Re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia Carignano, uno dei fautore del federalismo neo-guelfo, si lanciò generosamente nella prima guerra d’indipendenza, al richiamo dei moti e degli innumerevoli subbugli contro lo straniero ….Il 23 marzo 1848, Re Carlo Alberto volle assegnare al suo esercito il tricolore italiano, quale segno evidente che non era intenzione conquistare, ma “costruire” a proprio rischio e pericolo, la realizzazione dell’agognata indipendenza, se possibile in collaborazione con gli altri Regni sovrani della penisola. Egli infatti afferma :
    E per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell’unione italiana, vogliamo che le nostre truppe, entrando sul territorio della Lombardia e della Venezia, portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera tricolore italiana”.

    Ed effettivamente la prima parte della campagna, vide in campo non solo l’armata Sarda, ma al suo richiamo, risposero il Regno di Napoli, con un corpo al comando del Generale Pepe, ed anche lo Stato Pontificio, invio il suo al comando del Generale Durando.
    Questa partecipazione congiunta, di diversi Stati, più quella dei numerosi volontari da ogni parte dell’Italia, e persino dalla Dalmazia consenti numerosi e brillanti successi. Questi successi però, fecero anche sorgere gelosie e preoccupazioni nei Principi, i quali ritirarono l’adesione all’iniziativa, passando di fatto dalla parte dello straniero, deludendo non poco le speranze e le illusioni dei rivoluzionari, ma anche di casa Savoia.


    Ancora il 1° Febbraio 1849 comunque, alla ripresa delle operazioni militari, Carlo Alberto di Savoia, ormai solo contro il nemico Austriaco, auspicava al ricomponimento dell’originario programma neo-guelfo affermando nel Discorso della Corona in Parlamento : “Ci aiuteranno nel nobile arrigo l’affetto e la stima delle nazioni più colte ed illustri d’europa, e specialmente di quelle che ci sono congiunte coi vincoli comuni della nazionalità e della patria. A stringere viemmeglio questi nodi fraterni intesero le nostre industrie; e se gli ultimi eventi dell’Italia centrale hanno sospeso l’effetto delle nostre pratiche, portiamo fiducia che non siano per impedirlo lungamente”, e più oltre a conclusione del medesimo discorso affermava ancora : “La confederazione dei Principi e dei Popoli Italiani è uno dei voti più cari del nostro cuore e useremo ogni studio per mandarle prontamente ad effetto

    E’ chiaro quindi che il Regno di Sardegna ed i Savoia aderendo a questo principio, manifestavano la volontà di realizzare l’unità Italiana non contro gli Stati preesistenti, ma con il loro coinvolgimento e la loro collaborazione.

    NON POSSIAMO RESTARE INSENSIBILI AL GRIDO DI DOLORE......

    VITTORIO EMANUELE II° al Parlamento di Torino discorso della corona 1859
    ( se non sbaglio ).


    Signor Ambasciatore , mi spiace che i nostri rapporti con l'Impero d'Asurgo non siano cosi' buoni ..............

    VITTORIO EMANUELE II° durante un ricevimento rivolto all'ambasciatore di Vienna che azveva solo un significato:guerra !

    Ripeto: il perno del Risorgimento fu la casa Savoia.Nente casa Savoia niente
    Risorgimento. Chiaro anzi chiarissimo.

    Tuttavia dietro l quinte tanti interessi interagivano e non sempre disinteressatamente.Ma alla fine e' accademia:nessuna nazione e' saltata fuori
    in maniera immacolata.Meglio esistere che restare a opezzetti: ESSERE O NON ESSERE.

    Alla fine la Monarchia in Italia non fu fatta fuori perche' aveva persa la guerra
    ma semplicemente perche' aveva fatta l'Italia.

    E' bello ed istruttivo pero' non restare nella visione di un Risorgimento che ebbe le sue pagine scure: il Risorgimento e' tutto da riscrivere dice Mussolini in storia di un anno - il tempo del bastone e della carota ! Ed era uno che era stato sul Casrso , un interventista con Corridoni e che il Risorgimento lo conosceva bene.

    Alla fin dei conti però l'inzio della prima guerra di indipendenza fu il giorno piu' bello di quel tempo !

    Del resto pensiamo a cosa successe o non successe nel Risorgimento tedesco!

  3. #63
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    Citazione Originariamente Scritto da Ferruccio
    NON POSSIAMO RESTARE INSENSIBILI AL GRIDO DI DOLORE......

    VITTORIO EMANUELE II° al Parlamento di Torino discorso della corona 1859
    ( se non sbaglio ).


    Signor Ambasciatore , mi spiace che i nostri rapporti con l'Impero d'Asurgo non siano cosi' buoni ..............

    VITTORIO EMANUELE II° durante un ricevimento rivolto all'ambasciatore di Vienna che azveva solo un significato:guerra !

    Ripeto: il perno del Risorgimento fu la casa Savoia.Nente casa Savoia niente
    Risorgimento. Chiaro anzi chiarissimo.

    Tuttavia dietro l quinte tanti interessi interagivano e non sempre disinteressatamente.Ma alla fine e' accademia:nessuna nazione e' saltata fuori
    in maniera immacolata.Meglio esistere che restare a opezzetti: ESSERE O NON ESSERE.

    Alla fine la Monarchia in Italia non fu fatta fuori perche' aveva persa la guerra
    ma semplicemente perche' aveva fatta l'Italia.

    E' bello ed istruttivo pero' non restare nella visione di un Risorgimento che ebbe le sue pagine scure: il Risorgimento e' tutto da riscrivere dice Mussolini in storia di un anno - il tempo del bastone e della carota ! Ed era uno che era stato sul Casrso , un interventista con Corridoni e che il Risorgimento lo conosceva bene.

    Alla fin dei conti però l'inzio della prima guerra di indipendenza fu il giorno piu' bello di quel tempo !

    Del resto pensiamo a cosa successe o non successe nel Risorgimento tedesco!

    VERO.

    Saluti Ferruccio e Buon Natale !!

  4. #64
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    Citazione Originariamente Scritto da Conterio
    VERO.



  5. #65
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    Citazione Originariamente Scritto da Conterio
    VERO.

    Saluti Ferruccio e Buon Natale !!
    ALTRETTANTO !

    sEgue l'Inno al Re sardo.....

    il VERO BELLISSIMO INNO REALE !

  6. #66
    Sono ateo! grazie a Dio Bunel
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    Citazione Originariamente Scritto da Runes
    No voglio uno Stato che possa essere degno erede della tradizione iniziata con Ruggero III e finito con Francesco II, e che si ricordi dei gloriosi popoli di stirpe indogreca, come gli Ausoni e i Sanniti, che lo hanno visto crescere. Uno Stato, una Nazione, con delle sue istituzioni, una bandiera, un inno, una cultura e delle leggi. Che il Popolo del Sud possa sentirsi ancora appartenente ad esso.

    L'Italia (cioè la Padania fino alla Sicilia) non lo è.
    Veramente l'Italia romana era fino all'appennino toscano, laddove cominciava la Gallia Cisalpina. Poi Napoleone ci ha confuso un po' le idee proclamando il Regno d'Italia nella solo pianura padana.

    Perchè questo percorso sarebbe finito con Francesco II, dioguardi?
    lupocattivo

  7. #67
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    Citazione Originariamente Scritto da lupocattivo
    Veramente l'Italia romana era fino all'appennino toscano, laddove cominciava la Gallia Cisalpina. Poi Napoleone ci ha confuso un po' le idee proclamando il Regno d'Italia nella solo pianura padana.

    Perchè questo percorso sarebbe finito con Francesco II, dioguardi?

    E perchè, con chi è finito, con Andreotti?

  8. #68
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    "La Patria", ma tu guarda se un comunistaccio come me deve andare a fare certi discorsi, la Patria, scrivevo, esula dagli uomini che la governano, è un ideale più grande. Non s'è fermata ai Franceschiello e ai Cecco Beppe, è stata unificata, dai Savoia, il meridione è libera parte di un libero Stato.

    Stare a fare, come fai tu, discorsi faziosi sulle persecuzioni presunte, attualmente in corso secondo te, nei confronti del meridione è un esercizio interessante quanto inutile.

    Posso enumerarti, se vuoi, (ti ricordo che io sono abbruzzese) tutte le colpe che lo Stato unitario ha nei confronti del sud, quelle che hai scritte tu e cento altre, ma a che vale?

    Dobbiamo concorrere per il progresso dell'Italia, insieme, se vuoi in antagonismo con il nord, ma nella stessa casa comune. Non certo auspicando una divisione dell'Italia, di una Italia che grazie al papato è rimasta divisa per secoli, oggetto di conquista dei più forti stati europei, colonizzata da questi. Vogliamo tornare a questo?

    Certo non mi riferisco a conquiste fisiche, annessioni ad un altro Stato europeo. Ma di quante "infiltrazioni" economiche siamo oggetto in questi anni di europeismo? Pensi che senza grandi gruppi industriali e bancari possiamo resistere? Pensi che un meridione, seccessionato dal settentrione possa resistere meglio che se unito al centro ed al nord.

    E poi, a me che abito a Roma, toccherebbe il governo del Pastore Tedesco, mon Dièu!!!!
    lupocattivo

  9. #69
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    Citazione Originariamente Scritto da lupocattivo
    "La Patria", ma tu guarda se un comunistaccio come me deve andare a fare certi discorsi, la Patria, scrivevo, esula dagli uomini che la governano, è un ideale più grande. Non s'è fermata ai Franceschiello e ai Cecco Beppe, è stata unificata, dai Savoia, il meridione è libera parte di un libero Stato.

    Stare a fare, come fai tu, discorsi faziosi sulle persecuzioni presunte, attualmente in corso secondo te, nei confronti del meridione è un esercizio interessante quanto inutile.

    Posso enumerarti, se vuoi, (ti ricordo che io sono abbruzzese) tutte le colpe che lo Stato unitario ha nei confronti del sud, quelle che hai scritte tu e cento altre, ma a che vale?

    Dobbiamo concorrere per il progresso dell'Italia, insieme, se vuoi in antagonismo con il nord, ma nella stessa casa comune. Non certo auspicando una divisione dell'Italia, di una Italia che grazie al papato è rimasta divisa per secoli, oggetto di conquista dei più forti stati europei, colonizzata da questi. Vogliamo tornare a questo?

    Certo non mi riferisco a conquiste fisiche, annessioni ad un altro Stato europeo. Ma di quante "infiltrazioni" economiche siamo oggetto in questi anni di europeismo? Pensi che senza grandi gruppi industriali e bancari possiamo resistere? Pensi che un meridione, seccessionato dal settentrione possa resistere meglio che se unito al centro ed al nord.

    E poi, a me che abito a Roma, toccherebbe il governo del Pastore Tedesco, mon Dièu!!!!
    Ma quale concorrenza? Tu sei uno dei tanti meridionali che non ha capito che ciò che oggi paghiamo è il prezzo della colonizzazzione romano-padana del 1861. Prova ad aprire qualche libro di storia (sempre quelli non scolastici) o ad approfondire e scoprirai che il brigantaggio è una conseguenza dell'invasione, ce non c'era manco l'ombra della mafia sotto i borbone, che la finanza meridionale era tra le migliori d'Europa. Tu, come tanti, non avete memoria storica, coscienza di Patria, interesse per la questione meridionale. A voi basta sapere che cè uno stato che vi da un lavoro, garanzie minime e un minimo di benessere. Se il Sud riacquisti carisma e forza non vi interessa. Bene, esattamente quello che vuole il Nord, un Sud spento e succube così potrà sempre vivere, LUI, di dualismo e dicotomia. Mi stupisco di chi non lo vuole capire.

  10. #70
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    Citazione Originariamente Scritto da Runes
    Ma quale concorrenza? Tu sei uno dei tanti meridionali che non ha capito che ciò che oggi paghiamo è il prezzo della colonizzazzione romano-padana del 1861. Prova ad aprire qualche libro di storia (sempre quelli non scolastici) o ad approfondire e scoprirai che il brigantaggio è una conseguenza dell'invasione, ce non c'era manco l'ombra della mafia sotto i borbone, che la finanza meridionale era tra le migliori d'Europa. Tu, come tanti, non avete memoria storica, coscienza di Patria, interesse per la questione meridionale. A voi basta sapere che cè uno stato che vi da un lavoro, garanzie minime e un minimo di benessere. Se il Sud riacquisti carisma e forza non vi interessa. Bene, esattamente quello che vuole il Nord, un Sud spento e succube così potrà sempre vivere, LUI, di dualismo e dicotomia. Mi stupisco di chi non lo vuole capire.
    Che sotto i Borboni non ci fosse neppure l'ombra della mafia mi sembra un affermazione eccessiva.Debbo anche ricordare che la Sicilia era una spina nel fianco dei Borboni . Ricordiamo RE BOMBA !

 

 
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