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Discussione: Fuoco amico...

  1. #91
    Me, Myself, I
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    In Origine Postato da Ronnie
    "banana"? maddai è arcinoto... è il secondo cognome di Bojangles..


    MrBojangles, plìs; per voi bananas.
    Cos'è tutta 'sta confidenza?

  2. #92
    Tremendo
    Ospite

    Predefinito

    In Origine Postato da maimaria
    2003: 45° posto e 5,9 mld di dollari

    2004: 30° posto e 10 mld di dollari

    2005: 25° posto e 12 mld di dollari

    Conflitto di interessi? No, solo interessi.
    Per fare questa montagna di soldi devi avere le spalle ben coperte e avere molti "amici", anche se sono "sinistrati" fanno bene il loro "lavoro"..

    Abbate Michele (PPI). "Il mio ragionamento è questo: complotti contro Previti non ce ne sono, nessun segno di malanimo da parte dei magistrati. Ma l'inchiesta è chiusa, tutte le carte fanno già parte del processo, l'imputato non ha più modo di manipolarle. E allora perché metterlo in carcere?". Così parlò Abbate alla giunta per le Autorizzazioni a procedere, il 14 gennaio '98, facendo pendere la bilancia dalla parte dei no all'arresto disposto dal gup di Milano. E un anno dopo concesse il bis per Dell'Utri, tuonando contro "l'accanimento inquisitorio" di chi voleva il suo arresto. In compenso, sempre in giunta, votò per le manette a Giancarlo Cito, che tanto non contava e non costava nulla.

    Bandoli Fulvia (DS). Salvatrice di Previti, assente per Dell'Utri.

    Bianco Enzo (Democratici). Prima sindaco di Catania, poi ministro dell'Interno, non trova di meglio che chiudere la legislatura con una circolare che va al di là delle più rosee aspettative di Cosa Nostra: la numero 559/442/2000, che produce la revoca dei presidî fissi dinanzi alle abitazioni dei magistrati antimafia e degli altri obiettivi ad alto rischio, nonché l'abolizione delle scorte per i sostituti procuratori. Anche a Palermo. Il tutto, in nome della "sicurezza dei cittadini".

    Boato Marco (Verdi). Dopo un lungo e variopinto peregrinare da Lc al Psi, dal Psdi ai Verdi, il lottatore continuo assurge nientemeno che alla presidenza del "Comitato garanzie" della Bicamerale, un gradino sotto D'Alema, col gradimento berlusconiano. E non tradisce le attese: il Comitato si occupa di giustizia, in barba alla legge istitutiva, che di giustizia nemmeno parlava. Le sue innumerevoli bozze sulla giustizia, sfornate a getto continuo, sono musica per le orecchie del Cavaliere. Licio Gelli applaude, ma chiede il copyright" perché "la bozza Boato è copiata dal mio Piano di rinascita nazionale". Anche Previti si spella le mani e chiede i diritti d'autore: "Quello che sostenevo nel '94 si sta realizzando oggi in Bicamerale e in parlamento: dalla riforma del Csm alla revisione del 513.(…) I miei guai iniziarono allora, quando avanzai quei progetti di riforma" (20-9-97). Francesco Saverio Borrelli e Gerardo D’Ambrosio crepitavano interviste da Milano. Da Palermo, Gian Carlo Caselli mandava a dire: la bozza del relatore Marco Boato non ci piace e non va bene. Mentre Agostino Cordova, da Napoli, sfregiava il Palazzo a modo suo: «La riforma della giustizia in Bicamerale? E’ il trionfo di Licio Gelli e della P2» Centro-sinistra e centro-destra approvano l'ultima bozza. Poi però Berlusconi, non capendo il regalo che gli fanno, manda tutto all'aria. Intanto Boato si consorzia con il filosofo berlusconiano Marcello Pera (Forza Italia) per dare vita a una sedicente "Convenzione per la giustizia", nata appositamente per dirottare qualche miliardo di denaro pubblico all'anno al Foglio di Giuliano Ferrara, edito da Veronica Lario in Berlusconi e, grazie a Boato, dai contribuenti italiani. Salvatore di Previti e Dell'Utri dall'arresto, si convince che il suo storico fiasco bicamerale sia colpa dei giudici. Così continua ad attaccarli e insultarli per tutta la legislatura. Cogliamo fior da fiore. "Alcuni pm hanno un disegno politico, vogliono determinare la politica legislativa parlamentare" (27-7-97). "L'utilizzo dei collaboratori di giustizia ha provocato una degenerazione del concetto stesso di prova" (15-4-99). "Se oggi mi si chiede se viviamo in uno Stato di diritto, rispondo: formalmente sì, di fatto no" (15-3-97). "Nulla esclude che governo e parlamento, periodicamente, con legge ordinaria, fissino direttamente direttive e indirizzi in materia di politica criminale" (13-3-97). "Una soluzione politica per Tangentopoli deve farsi carico di tutte le emergenze, anche di quella Craxi, un ex presidente del Consiglio che si trova in esilio" (8-7-98). "L'appello dei pm (contro la bozza Boato, n.d.a.) è una sorta di pronunciamento latinoamericano" (7-4-97). "C'è un uso politico sistematico di atti giudiziari. Difficile resistere alla tentazione di collegare l'iniziativa del pool con l'approssimarsi dell'esame parlamentare dei testi della Bicamerale" (20-12-97). "Una divisione del Csm in modo uguale tra laici e togati sarebbe un ragionevole punto di mediazione" (22-3-97). "Di Pietro è il simbolo di gravi deviazioni del modo di amministrare la giustizia" (21-7-97). "Metteremo in Costituzione il principio della separazione delle carriere, con il Csm che si articolerà in sezioni distinte" (9-11-97). "L'analisi di Gherardo Colombo è un fatto paranoide, nel senso tecnico della parola" (22-2-98). Poi in vista delle elezioni, gli consigliano di tacere. E lui si eclissa un po', sperando di farsi dimenticare. Ma gli sventurati elettori del suo collegio, in quel di Rovereto, hanno ottima memoria.

    Borrometi Antonio (PPI). Membro della giunta per le autorizzazioni a procedere, vota esattamente come Abbate: contro all'arresto di Previti e Dell'Utri, ma a favore di quello di Cito.

    Boselli Enrico (SDI). "Quel Craxi che aveva rapporti di amicizia con Brant, Mitterrand e Palme, ora è all'estero malato e costituisce uno straordinario caso umano e politico. Il leader del socialismo italiano per più di un quindicennio non può, a causa del coinvolgimento nel sistema irregolare del finanziamento della politica, essere considerato un criminale". E' Enrico Boselli che parla (1-3-99), l'ex mascotte di Bettino, ora leader dello Sdi: quello che fece cadere il D'Alema I perché non si decideva a riabilitare Craxi e impose, in cambio dei voti al D'Alema II, la Commissione parlamentare d'inchiesta su Tangentopoli (cioè su Mani Pulite).

    Bressa Gianclaudio (PPI). "La mole di documenti che la magistratura milanese ha prodotto a sostegno del rinvio a giudizio di Previti è la principale dimostrazione che quel che dovevano fare lo hanno già fatto: che motivi ci sono allora per privare della libertà un deputato?" (15-1-98). Se non hanno le prove, non devono arrestare. Se hanno le prove, che motivo c'è di arrestare? Morale: quando c'è di mezzo un potente, non è mai il caso di arrestare.

    Burlando Claudio (DS). Ex sindaco di Genova ed ex ministro dei Trasporti, dalemiano di ferro, verrà ricordato, oltreché per le sciagure ferroviarie, per un disastro politico: l'"operazione Sansa". L'astuto siluramento di Adriano Sansa, giudice galantuomo e sindaco onesto e capace dopo gli scandali e i pasticci dell'era Burlando. Sansa viene cacciato dopo un solo mandato per far posto all'ex socialista Giuseppe Pericu. Poi, tre mesi fa, gli offrono una candidatura-foglia di fico per le politiche del 2001. Ovviamente invano.

    Calvi Guido (DS). Negli anni di Tangentopoli era l'avvocato difensore di Occhetto e D'Alema. Poi, come spesso accade in Italia, ha cominciato a scrivere le riforme della giustizia in parlamento. Attivissimo nell'apposita commissione del Senato, nel '99 ebbe l'idea geniale di estendere ai processi in corso l'incredibile incompatibilità tra gip e gup nello stesso processo. Così la premiata ditta Previti-Berlusconi-Squillante-Verde & C. poté finalmente sbarazzarsi dell'odiato gup Rosato nel lodo Mondadori, e farsi assolvere dal nuovo giudice, Lupo.

    Camo Giuseppe (Democratici). Senatore calabrese della vecchia Dc, viene eletto nel Cdu, poi passa all'Udr, poi al gruppo misto, poi ai Democratici. Elio Veltri e altri lo contestano perché inquisito nel 1995 per abuso d'ufficio.

    Cardinale Salvatore (Udeur). Potente ex Dc siciliano, eletto col Polo e ribaltato nell'Ulivo al seguito di Mastella, troneggia sulla poltronissima di ministro delle Poste e telecomunicazioni. Ma la legge sul riordino non passa, quella sul conflitto d'interessi nemmeno, e la gara dei telefonini Umts puzza di pastetta distante un miglio. Lui intanto definisce il suo vecchio spirito guida, Caloggero Mannino, imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, vittima di un "processo politico".

    Carotti Pietro (PPI). Responsabile giustizia dei Popolari, ha dato il nome al pacchetto attuativo del giudice unico: un guazzabuglio di norme e cavilli, molti dei quali copiati pari pari dal programma di Cesare Previti. Sempre in prima fila nell'assalto ai pm cattivi e ai pentiti cattivissimi, sempre sul fronte del colpo di spugna, s'è anche lui eclissato con l'approssimarsi del voto. Ma anche nel collegio di Rieti hanno memoria lunga.

    Carra Enzo (Udeur). Mentre persino Berlusconi giudica "impresentabili" vecchi arnesi come Martelli e De Michelis, il centro-sinistra ha pronto un collegio per lui, Enzo Carra, giornalista, ex missino, poi forlaniano, poi mastelliano. Ultimo domicilio conosciuto: il tavolo delle trattative per le candidature dell'Ulivo, dov'è capodelegazione dell'Udeur insieme a Giorgianni (vedi sotto). Le sue credenziali: una condanna definitiva a 1 anno e 4 mesi per falsa testimonianza nel processo Enimont.

    Cecchi Gori Vittorio (PPI). L'uomo che voleva diventare Berlusconi e invece è rimasto Cecchi Gori presenta, in scala tutti gli irrisolti conflitti d'interesse del Cavaliere.

    Cento Paolo (Verdi). Il giorno del voto sull'arresto di Dell'Utri: "Non ho ancora letto le carte della procura di Palermo e comunque per correttezza non anticiperei il voto. Credo però che vada garantita al massimo la tutela del parlamentare. (...) Prima di votare per l'arresto occorre porsi non una ma 150 interrogativi. Nei casi precedenti l'ho fatto e quindi non ho votato a favore delle richieste delle procure, astenendomi. Ma nella sostanza il mio voto era contro gli arresti (di Previti e Cito, n.d.a.)" (24-3-99). Infatti vota contro anche per Dell'Utri. Poi però si accorge che non è molto democratico: potenti in parlamento, poveracci in galera. Così, per evitare futuri imbarazzi, chiede di abrogare la custodia cautelare tout court, salvo per i reati di sangue. Come già previsto dall'abortito decreto Biondi. Potenti in parlamento, poveracci in galera.

    Ceremigna Enzo (SDI). Membro della giunta per le Autorizzazioni a procedere, salva Previti, Cito e Dell'Utri. Massima coerenza.

    Cerulli Irelli Vincenzo (PPI). Salva Previti di sicuro, gli altri non si sa.

    Cimadoro Gabriele (Misto). Celebre per essere il cognato di Di Pietro e per fumare sigari lunghi mezzo metro, passa dal Ccd all'Italia dei Valori all'Udeur ai Democratici al Misto. Ma continua a segnalarsi per due soli requisiti: i sigari lunghi mezzo metro e la parentela con Di Pietro. Se si applica, può fare di più.

    Corleone Franco (Verdi). E' arrivato a fare lo sciopero della fame per il varo dell'indulto di Fassino (cioè di quella norma che sconta 2 mesi ogni 6, cioè quattro mesi all'anno, cioè un terzo della pena, ai detenuti). Sua la celeberrima massima: "Il problema è soprattutto l'uscita dal carcere come deterrente alla recidività" (5-11-98). Il che, detto da un passante, sarebbe anche divertente. Dal sottosegretario alla Giustizia, un po' meno.

    Crema Giovanni (SDI). Salva Previti e Dell'Utri. Per il resto, vedi Boselli.

    D'Alema Massimo (DS). La guerra a Prodi e all'Ulivo, la Bicamerale, Berlusconi padre costituente, la controriforma della giustizia modello Gelli-Previti, Boato al Comitato garanzie, Del Turco all'Antimafia, La Russa (avvocato di Previti) alle Autorizzazioni a procedere. E poi il governo D'Alema invece delle elezioni anticipate, il ribaltone di Mastella, l'alleanza con Cossiga, il camerata Misserville sottosegretario, i funerali di Stato offerti per Craxi, le altre riforme penali su misura per i processi di Berlusconi e i suoi cari, i tentativi di depenalizzare il finanziamento illecito dei partiti, i referendum boicottati, la scelta di Amato, Berlusconi editore dei suoi libri, le comparsate da Vespa, Costanzo e Gianni Morandi, gli insulti ai giornalisti veri, il trio dei Lothar (Velardi, Minniti e Rondolino), l'operazione Telecom-Colaninno, Palazzo Chigi come una banca d'affari, Berlusconi tenuto artificialmente in vita quando era sull'orlo della rovina, la visita pastorale alla Mediaset, il conflitto d'interessi in freeze salvo poi scoprire l'altro giorno, a sorpresa, che Silvio è addirittura "ineleggibil", il "primato della politica" e il ritorno della partitocrazia, e ora la guerra sorda a Rutelli in "feeling" con Amato. Tutto in cinque anni. Condito da frasi indimenticabili: "Tanto per essere chiari, penso che le modifiche costituzionali sulla giustizia saranno minime" (19-10-96). "La Bicamerale si occuperà di federalismo, parlamento e governo" (22-1-97). "La magistratura sarà uno dei temi che più seriamente dovrà impegnare la commissione" (11-2-97). "Non m'interessa sapere perché Berlusconi vuole l'accordo sulle riforme. Se per una volta gl'interessi della Mediaset coincidono con quelli del paese, a me va bene lo stesso" (31-12-95). "Sono preoccupato da un'eventuale caduta di Berlusconi, che potrebbe produrre lo sfaldamento del Polo e determinare un arresto nel processo di costruzione di una vera democrazia dell'alternanza" (31-5-96). "In Berlusconi vedo la buona volontà" (28-6-96). "Berlusconi non è Belzebù. E' un uomo simpatico" (12-3-96). "Forza Italia è un partito confinante con il Pds. Ma il nostro non è inciucio: è antagonismo collaborante" (19-12-96). "Berlusconi è il leader di uno schieramento che ha raccolto i voti di oltre 15 milioni di nostri concittadini. Se una forza così rilevante vuole discutere di giustizia, lo si deve fare" (27-2-98). "Il potere giudiziario ha finito per prendere una visibilità e un protagonismo pericolosi. Quello giudiziario è un potere che deve agire in modo silenzioso, non stare sulle prime pagine dei giornali" (9-1-97). "Quanto a Mani Pulite, forse bisognerebbe un po' ridimensionare la portata di questo evento. Le inchieste di Milano hanno scoperto quello che era già noto a tutti" (27-2-98). "Questo (un articolo di Massimo Riva sulla Repubblica contro la depenalizzazione del reato di illecito finanziamento ai partiti, n.d.a.) è un residuo di cultura antidemocratica. (…) Vedo in giro giustizialisti che si eccitano all'odore di monnezza: scarafaggi" (28-12-96). "La sinistra italiana deve liberarsi di una cultura minoritaria di tipo giacobino" (15-7-95). "Ringrazio il senatore Cossiga per il suo appoggio: è un gesto importante, la guerra fredda è finita" (16-10-98). "Nel 1992, quando l'edificio della politica era indebolito, nelle sue strutture portanti la magistratura gli ha dato lo scossone finale. (…) Perché non è intervenuta prima? Eppure c'erano gli stessi reati, gli stessi magistrati e gli stessi politici e la stessa Costituzione. (…) I giudici non hanno proceduto perché la politica era forte." (28-4-98) "Quello di Gherardo Colombo è un teorema che nasce da una visione disperata, tipica di quanti si concepivano come avanguardie rivoluzionarie. Colombo è un estremista, per lui la politica è il regno del Male. Un teorema che ho già sentito, tipico di quanti si considerano avanguardie rivoluzionarie, non nuovo all'estremismo di sinistra. Il bersaglio sono le riforme, per colpirle ci si traverse da rivoluzionari. (22-2-98). "Pansa è animato da un furore giacobino sul tema della giustizia" (13-7-95).

    Danese Luca (Udeur). Ex Dc, è il nipote di Andreotti, come sempre abilissimo a dividere i suoi uomini un po' a destra (Selva, Fiori e anche qualcuno non piduista), un po' al centro (lui e Pomicino nel partito di D'Antoni) e un po' a sinistra (Danese con Mastella). Sinistra, ovviamente, si f per dire. Quando viene assolto lo zio Giulio per insufficienza di prove si scatena contro la procura di Palermo: "Una vicenda durata troppo a lungo, basata su accuse così folli e nociva per l'immagine del nostro paese all'estero".

    Debenedetti Franco (DS). Per lui, senatore liberal dei Ds che scrive sulla Stampa, sul Foglio e sul Sole-24 ore e che quando dirigeva la Superga portò la produzione a Singapore, il conflitto d'interessi di Berlusconi è una roba che si mangia. Per lui, in campagna elettorale, "non bisogna demonizzare d'avversario". E nemmeno prima della campagna elettorale. E nemmeno dopo. Berlusconi va bene sempre, ottimo e abbondante.

    Del Turco Ottaviano (SDI). Già segretario confederale aggiunto della Cgil in quota Craxi, poi segretario del Psi postcraxiano. Eletto a Montecitorio con Rinnovamento Italiano, viene subito spedito a presiedere la commissione Antimafia. Per il Polo è una garanzia: insulta la procura di Palermo, soprattutto Guido Lo Forte, e i pentiti, difende Berlusconi e Andreotti (senza dimenticare Craxi e il Caf). Fior da Fiore. "Ci sono assassini (il pentito Salvatore Cancemo, n.d.a.) che, a quattro giorni da un'elezione vinta dal partito d'opposizione (Forza Italia, n.d.a.), vanno in aula e con i tg della sera annunciano che il capo del maggior partito dell'opposizione è un tipo che ha fatto i soldi sistemando il tritolo sotto le auto dei magistrati, accusando di stragismo quel Berlusconi che, con Aznar e Kohl, è alla guida della maggioranza del Parlamento europeo. Oggi capita a Berlusconi, che ha le spalle larghe ed eccellenti avvocati per difendersi. Ma domani toccherà ad altri, a quegli altri che oggi sono al governo. Basta con questi pentiti. Intervengano Ciampi, Violante e Mancino" (20-6-99). "Chi paga le tasse non accetta l'idea di veder poi quei soldi finire nelle tasche di Balduccio Di Maggio" (20-1-98). "Basta con la "memoria a rate" e la "verità a cottimo" dei pentiti. Entro sei mesi dovranno dire tutto ciò che sanno, e poi tacere per sempre" (7-10-99). "Definire pentito un signore (Brusca, n.d.a.) che ha sciolto nell'acido un bambino di 11 anni vuol dire, anche involontariamente, attribuirgli uno spessore morale" (18-2-99). Senza dimenticare il pool di Milano ("Mettere Ilda Boccassini alla procura di Milano è come mettere la volpe a guardia dal pollaio", 1998) e l'adorato Bettino ("Provo vergogna per quello che hanno fatto a Craxi, un uomo che ha onorato l'Italia", 1999). Così lo promuovono ministro delle Finanze del governo Amato. Lui ingaggia subito una battaglia con il Secit, reo di aver lanciato un allarme sull'evasione fiscale. Poi riceve in pompa magna al ministero Luciano Pavarotti, il tenore che risiede a Montecarlo e deve al fisco italiano qualche decina di miliardi, ma vorrebbe patteggiare un congruo sconto comitiva. "Questa notte non ho dormito", confida lui (Del Turco, non Pavarotti) quel giorno, tutto umido, dopo aver stretto le mani del più grosso evasore fiscale d'Italia. Ultimamente Caselli, nel suo libro sugli anni di Palermo, ha ricordato l'amarezza per i continui attacchi di Del Turco. E lui: "Sono critiche che mi fanno onore. (…) Caselli era troppo impegnato a fare altro. (…) Lui doveva fare il testimonial dell'antimafia, la cosa che gli è riuscita meglio durante il suo mandato. Peccato che per questo abbia dovuto fare troppe deleghe ai suoi sostituti e non si è occupato dei processi" (10-3-01). E Del Turco, di chi faceva il testimonial?

    De Mita Ciriaco (PPI). Il re dei riciclati democristiani, l'ex segretario nazionale della grande Dc, l'ex ministro ed ex presidente del Consiglio, alla veneranda età di 73 anni ha appena vinto la sua ultima battaglia: quella di diventare segretario dei Popolari della Campania. Nientemeno.

    De Piccoli Cesare (DS). Leader dei dalemiani a Venezia, s'è salvato solo grazie alla prescrizione dal processo per una tangente Fiat da 300 milioni versata su alcuni conti svizzeri nel '92, della quale -ha stabilito il Tribunale di Venezia- lui era "il beneficiario finale". D'Alema l'ha promosso deputato, Amato sottosegretario. Ovviamente all'Industria.

    Di Nardo Aniello (Udeur). Nato a Castellammare, residente a Sorrento, eletto nel Polo e poi traghettato nel centro-sinistra sulla zattera di mastella, era il pupillo di Carmine Mensorio, l'ex senatore Dc e poi Ccd ricercato dalla Dda di Napoli per associazione camorristica e morto suicida nel '96, dopo una lunga latitanza all'estero.

    Dini Lamberto (Rinnovamento Italiano). "Lo voterei, se fosse scapolo", aveva detto Montanelli con una delle sue battute fulminanti. Ora c'è qualche ragione per non votarlo nemmeno se divorzia da lady Donatella. Per certe indimenticabili uscite sul colpo di spugna: "Il finanziamento illecito e il falso in bilancio sono problemi che non si possono tenere aperti perché danneggiano le imprese" (27-7-97. Per il suo voto salva-Previti. Per l'ingaggio di alcuni fra i peggiori riciclati della Prima Repubblica nel partito di Rinnovamenti (sic) italiano. E soprattutto per il pasticciaccio brutto di Telekom Serbia sotto inchiesta alla procura di Torino (9 mila miliardi di denaro pubblico versati nelle tasche del tiranno Milosevic, sotto sanzioni dell'Occidente nel 1997, più 60 spesi fra provvigioni, mediazioni e probabili tangenti). Perché delle due l'una: o Dini non sapeva, e allora vuol dire che sa fare il ministro degli Esteri. Oppure sapeva, e allora vuol dire che non sa fare il ministro degli Esteri.

    Duilio Lino (PPI). Salvatore di Previti.

    Evangelisti Fabio (DS). Si astiene sull'arresto di Dell'Utri.

    Fantozzi Augusto (Democratici). Detto "Testarossa" per la fiammante Ferrari su cui viaggia, commercialista di successo scoperto da Lamberto Dini nel governo del '95 (era ministro delle Finanze), ha lasciato Rinnovamento per i Democratici e presiede la commissione Bilancio della Camera. Sua la massima: "L'evasione fiscale c'è e ci sarà sempre, siamo un popolo latino" (29-10-00).

    Folena Pietro (DS). Responsabile giustizia del Pds negli anni del dalemismo sfrenato e della Bicamerale, pensa bene di allinearsi all'aria che tira con una celebre apertura alla separazione delle carriere - "Nella riforma costituzionale dovrebbe rimanere il principio di una netta separazione di funzioni tra pm e giudici, con una norma che renda possibile nei prossimi anni una separazione delle acrriere più netta" (28-4-98) - molto applaudita dal Polo e dal partito trasversale degli avvocati. E' lui il garante del patto ferreo con il Polo in materia di giustizia, che blocca le utili e dunque sgradite riforme di Flick. E' lui che lotta strenuamente per far passare la riforma del 513 che paralizza e rimanda indietro i processi di Tangentopoli. E' lui, in compagnia di qualche compagno, che lancia la ccia al pm (e al giudice, quando condanna). "Il paese non sopporta più il circuito autonomo tra pm, sistema massmediatico-politico e opinione pubblica che sopportò fra il 1992 e il '95" (20-9-96). "Dobbiamo costituzionalizzare Mani Pulite" (5-10-96). "Quelle di Gherardo Colombo sono accuse deliranti (…) un atto eversivo" (22-2-98).

    Follieri Luigi (PPI). Altro protagonista dell'indimenticabile commissione Giustizia, fucina di riforme salva-eccellenti. Sua, fra l'altro, l'idea di vietare la pubblicazione delle foto degli arrestati e dei nomi dei pm.

    Fumagalli Carulli Ombretta (Rinnovamento Italiano). Ex Dc andreottiana, nemiva acerrima di Falcone quand'era membro laico del Csm, viene rieletta nel '94 con il Ccd. Appena diventa sottosegretario alla Protezione Civile del governo Berlusconi si scatena l'alluvione in Piemonte, emergenza che lei affronta con chiome a cresta di gallo e scarpette di raso da ballo. Nel '96 torna alla Camera col Polo ma poi, in preda ad astinenza da poltrone, passa a Rinnovamento. E appena diventa sottosegretario alla Sanità esplode l'allarme "mucca pazza". Lei, "la zia della Barbie" - come la chiama Montanelli - segue comicamente l'emergenza, tentando subito di far passare un mezzo colpo di spugna sulle farine animali con il principio della "soglia di tolleranza": cioè della modica quantità consentita.

    Giorgianni Angelo (Udeur). Fino al '96 fa il pm a Messina, dove si autocelebra come "il Di Pietro siciliano". Poi apre un'inchiesta su certe tangenti agli amici di D'Antoni, e si ritrova candidato per Rinnovamento Italiano in un collegio blindato, in quel di Fano. Eletto senatore, nel governo Prodi diventa addirittura sottosegretario all'Interno. Poi lo cacciano a pedate, nel '98, quando esplode il "caso Messina". Lui s'incolla alla poltrona, resiste, sgomita, minaccia, ma alla fine deve andarsene. Dini, imbarazzato, finge di non conoscerlo. Così lui lo molla, passa al Gruppo misto, poi al Ppi, e infine nell'Udeur. Che lo manda a trattare le candidature al tavolo dei collegi. A braccetto con Carra, il pregiudicato.

    Intini Ugo (SDI). Non è più parlamentare, ma gli piacerebbe tornare a esserlo. Il buon vecchio Ugo Palmiro, però è sottosegretario agli Esteri del governo Amato. Lui che solo tre anni fa scriveva editoriali sul Giornale del tipo: "La pacificazione dopo la guerra civile sarà possibile solo dopo il ritorno di Craxi in patria" (31-10-98). E un anno fa rincarava: "Craxi non s'è mai arricchito, è vittima di una persecuzione politica, di un colpo di Stato dei giudici fascisti". Poi invitava lo Sdi a unirsi al Ps di De Michelis e ad "uscire dal centro-sinistra". Poi ci è entrato lui, nel centro-sinistra. Con una bella poltrona incollata dietro.

    Lavagnini Severino (PPI). Nato a Montecompatri (Roma), consulente finanziario, già segretario provinciale e poi regionale della Dc, andreottiano doc, noto alle cronache come organizzatore dei "Meeting degli amici di Sbardella", è senatore del Ppi e sottosegretario del governo Amato. Anche lui all'Interno.

    Li Calzi Marianna (Udeur). Magistrato, già sostituto procuratore generale a Caltanissetta (fu lei a chiedere l'assoluzione in Appello di Alberto Di Pisa, imputato e condannato in primo grado per essere il "corvo" delle lettere anonime contro Falcone), ha trovato anche il sistema per essere sempre al governo. Eletta in Forza Italia nel '94, sottosegretario del governo Berlusconi, rieletta in FI nel '96, passa a Rinnovamento e diventa sottosegretario alla Giustizia dell'Ulivo. Come tale propone in commissione Anticorruzione una modica quantità consentita di falso in bilancio. E' membro della giunta per le Autorizzazioni a procedere, dove vota no all'arresto di Giudice, si astiene su Cito e, quando tocca a Previti, rimane a casa. Donna coraggio.

    Loiero Agazio (Udeur). Ex Dc, ex Polo (Ccd e Cdu), ribaltonista con Mastella & C., è imputato da tre anni per abuso d'ufficio al Tribunale di Roma: aveva messo in piedi un ufficio raccomandazioni con i soldi e le segretarie del Sisde. Ma il processo slitta in continuazione, perché lui non c'è mai: improrogabili impegni di governo. E così, prima ancora della prima sentenza, la prescrizione è già scattata. MicroMega lo scrive e Loieroi risponde offeso. MicroMega lo sfida a rinunciare alla prescrizione: se lo farà e sarà assolto nel merito, faremo campagna per lui. Ma, di fronte a quella offerta, Loiero tace.

    Manconi Luigi (Verdi). Sociologo sardo con nessuna esperienza ambientalista, assurse un giorno alla guida dei Verdi. Con esiti disastrosi. Finché il partito, ridotto a percentuali da albumina, si diede una leader, Grazia Francescato, più consona alla ragione sociale. Manconi scrive su tutti i giornali di centro, destra e sinistra (molto apprezzata la sua rubrica "Né grazia né giustizia" sul Foglio di Giuliano Ferrara e Veroniva Lario in Berlusconi). Quasi sempre contro quei torturatori dei pm italiani. Qualche scampolo di saggezza manconiana: "Nell'interrogatorio del giudice Luigi Lombardini (da parte di Caselli, n.d.a.) poteva configurarsi un vero e proprio accanimento giudiziario" (18-8-98). "Magistrati e giornalisti hanno un unico progetto criminoso" (19-9-96). "Bocca e Pansa soffrono di sindrome bellicista e giustizialista" (l'Unità, 20-8-98). "Certi giudici vivono in condizioni di perenne emergenza, persino nelle forme di esistenza e negli stili di vita" (18-8-98). Dev'essere per questo che il ministro Bianco ha ritirato scorte e presidî fissi: per regalare ai magistrati una vita normale.

    Marini Franco (PPI). Ex leader della Cisl, ex segretario del Ppi, fa da sponda per anni al D'Alema bicamerale. Decisivo con il suo Ppi nel doppio salvataggio di Previti e Dell'Utri.

    Mastella Clemente (Udeur). Eletto con il Polo, già ministro del governo Berlusconi, ora pilastro dell'Ulivo, non si perita di chiedere poltrone a più non posso. Lui e i suoi han salvato prima Previti e poi Dell'Utri. E quando quest'ultimo l'ha sfangata, il primo a raggiungerlo per stringergli la mano a Montecitorio e a congratularsi per lo scampato pricolo, è stato Mastella: "E' grazie a noi se non è finito in galera" (14-4-99). Il meglio, comunque, l'ha dato parlando. "Ci vuole coraggio per uscire da Tangentopoli. Affermare che se ne esce solo con i processi significa mentire, accettare una logica da Norimberga permanente. (…) Nonostante Tangentopoli, la corruzione continuerà a esistere. E allora niente menzogne di comodo da parte di chi vuol tenere sotto ricatto perenne la politica" (2-9-96). "Craxi è in esilio come i Savoia. Sarebbe umano consentire un suo rientro" (17-7-99).

    Meluzzi Alessandro (Udeur). Il multiforme psichiatra torinese, massone, ipergarantista, è detto "prezzemolo" per essere riuscito a cambiare in pochi anni 8, diconsi 8 casacche: Pci, Psi, Forza Italia, Udr, Rinnovamento, Misto, Verdi, Udeur (e, mentre scriviamo ignoriamo se siano alle viste nuovi spostamenti, o magari qualche scossa di assestamento). Ora si spera nella nona: quella di disoccupato. Almeno come politico.

    Misserville Romano (Udeur). Camerata di lunga data eletto in An, scivola nel centro-sinistra sulla barca di Cossiga (Udr) e diventa per un giorno sottosegretario dell'indimenticabile governo D'Alema. Poi qualcuno se ne accorge e D'Alema deve rinunciare al suo apporto. Lui passa all'Udeur.

    Parenti Tiziana (Udeur). Eletta sempre in Forza Italia, l'inquieta ex pm milanese gravitava nelle parti di Mastella. Salvo complicazioni. Ma tanto nel Polo quanto nell'Ulivo non ha mai smesso di sputacchiare bile sugli ex colleghi di Mani Pulite. Lei che, prima di entrare in politica, aveva un'inchiesta su certi affari tra editoria dell'ex Pci, Berlusconi e la tv di Stato russa. Eppure, appena qualche mese dopo, se ne uscì con la balla: "Appena Berlusconi è sceso in politica, ci fu un'escalation dell'inchiesta sulla Fininvest, che raggiunse il picco alla vigilia delle elezioni" (23-7-94). Durissima contro Di Pietro, le presunte "toghe rosse" e i loro ancor più presunti mandanti, è immancabilmente approdata nel centro-sinistra di Di Pietro e dei molto presunti mandanti.

    Pellegrino Giovanni (DS). "Certi pm sono animati da un afflato da potere religioso che si preoccupa solo di punire gli eretici" (13-8-98). "I nostri pm sono di parte, sono l'accusa e basta. Agiscono come i pubblici accusatori anglosassoni, fuori dallo logica del nostro modello giurisdizionale" (3-9-98). "C'era un disegno strategico delle procure per assumere una posizione di primato. (…) Creare un nuovo equilibrio istituzionale in cui i poteri di controllo assumono un'egemonia fu l'obiettivo dichiarato degli stessi magistrati" (2-12-96). "Al processo Andreotti c'è stata supplenza della magistratura sull'aspetto storiografico" (25-8-99).

    Pieroni Maurizio (Verdi). Capogruppo al Senato, accusa di "giacobinismo" i Ds perché hanno votato per l'arresto di Previti e candidato Di Pietro.

    Pinto Michele (PPI). Presidente della commissione Giustizia del Senato, quella che in tre anni non è riuscita a ratificare il trattato Italia-Svizzera sulle rogatorie. Come attenuante, va detto che la carne al fuoco era tanta: c'era da approvare tutto il programma di Previti.

    Pisapia Giuliano (Rifondazione Comunista). Figlio d'arte e membro autorevole del partito trasversale degli avvocati in parlamento, è entrato e uscito tre o quattro volte da Rifondazione (l'ultima volta era dentro). E ha spesso attaccato i giudici di Milano e Palermo, accusati di ogni sorta di servizi e nequizie contro i poveri imputati (molti dei quali suoi clienti). Qualche scampolo. "Nel 1992-93 c'era un emergenza processuale. Grazie ai giudici per quello che avete fatto, ma adesso è ora di tornare alle regole" (26-9-98). "Ho votato no all'arresto di Dell'Utri perché c'era fumus persecutionis, un atteggiamento discriminatorio dei pm di Palermo" (14-4-99. "Una ventina di pm continuano a lanciare attacchi forsennati al parlamento. Ma la magistratura s'è stufata e ha…cominciato a prendere le distanze" (14-8-98). "Bisognerà inserire un argine alla validità probatoria delle dichiarazioni raccolte dai pm modificando l'articolo 192: il 192 dovrà dire chiaramente che le dichiarazioni di un cimputato possono portare alla condanna solo se supportate da riscontri oggettivi riferiti al singolo imputato e al singolo reato" (26-11-98). "Sulla prescrizione, il Pool paga soltanto i suoi errori. Pensava che bastassero le confessioni. (…) Certi pm, da Milano a Reggio Calabria a Palermo, cercano di scaricare sul parlamento la loro incapacità di portare a termine le indagini e i processi". Non gli è piaciuta nemmeno la sentenza che in primo grado condannava Barlusconi per le tangenti alla guardia di finanza: "La prova logica non fa parte e non può far parte della nostra cultura giuridica. (…) Non è ammissibile ed è in contrasto con il codice" (6-10-98). Peccato che la prova logica sia il caposaldo di tutti i processi indiziari. E che ogni giorno, su quella base, vengono condannate centinaia di comuni mortali. Vota pressoché tutte le controriforme della giustizia. Ma almeno una cosa buona la fa: l'emendamento che ripristina l'Appello nei processi per i giornalisti nelle diffmazioni a mezzo stampa.

    Pistelli Lapo (PPI). Vicepresidente del gruppo parlamentare popolare, anche lui salvatore di Previti.

    Sabattini Claudio (DS). Quando si parla di depenalizzare finanziamento illecito e falso in bilancio, lui è sempre pronto. Il fatto che venga dall'Emilia, terra delle coop rosse, è puramente casuale.

    Salvati Michele (DS). Docente universitario, esponente "liberal" dei Ds, famoso per tre scatti d'ingegno. L'ultimo è l'appello dal Foglio di Berlusconi contro chi denuncia il conflitto d'interessi e le collusioni criminali di Berlusconi ("Non bisogna demonizzare gli avversari"). In precedenza, il lancio insieme a Manconi della candidatura di Emma Bonino al Quirinale al posto di Ciampi, e la celebre puntata di Pinocchio in cui Gad Lerner lo invitò come contradditore di Romiti, ma lui non trovò meglio che fargli da spalla. Nel 1998 un settimanale sotto la cresta dell'onda, Liberal, nomina Antonio Fazio "Uomo dell'anno". La giuria è composta da Romiti e Tronchetti Provera (Confindustria), Casini (Ccd), Urso (An) e Salvati (Ds). Chi è l'intruso?

    Salvi Cesare (DS). E' lui, nel '96, a spianare la strada alla Bicamerale lanciando insieme a Folena la paola d'ordine: separare le carriere. Attacca il pool di Milano a ogni piè sospinto. Invoca una perizia psichiatrica per Gherardo Colombo. Assalta Flick, reo di fare il ministro della Giustizia senza chiederli il permesso, e di aver preparato un buon pacchetto giustizia che i Ds non voglioni approvare per non disturbare Berlusconi. Salvi si schiera addirittura per la ricusazione del giudice Crivelli, che farà perdere un anno al processo Berlusconi-Finanza, facendo scattare prima la prescrizione ("Il caso Crivelli è la prova della distorsione dei rapporti fra accusa e difesa", 6-10-96). Poi dice pure: "Non voglio più vedere i giudici in tv" (18-11-98). "Non è accettabile che poche persone (i pm) siano depositarie della liceità o meno di certi comportamenti" (6-10-96). "Si è pensato, sbagliando, che un gruppo di magistrati di Milano avrebbero potuto risolvere il problema della corruzione. Stiamo vedendo che non è così." (6-10-96). Nel novembre '98 la Corte costituzionale dichiara inconstituzionale una legge incostituzionale: quella sul nuovo articolo 513. Salvi attacca pure la Consulta: "Basta invasioni di campo della Corte Costituzionale" (26-11-98). Chi non fa quel che vuole Salvi è un invasore.

    Saraceni Luigi (Misto). Magistrato, ex verde, poi DS, infine passato al gruppo Misto. Insieme a Semeone (AN) ha partorito la legge svuotacarceri, quella che rebde ancor più difficile l'ingresso in carcere dei condannati definitivi e ancor più aleatoria la certezza della pena. Anche lui, come Salvi, tuona contro "le invasioni di campo della Corte Costituzione". Immancabile il suo no all'arresto di Dell'Utri, per la decisiva ragione che è un perseguitato politico: "Non ho ancora letto le carte, ma a occhio e croce mi pare che questa extrema ratio della custodia cautelare si poteva fare a meno di chiederla" (Il Foglio, 13-3-99).

    Schietroma Gianfranco (SDI). Figlio d'arte, pure lui -come suo padre- leader dei residuati socialdemocratici. Membro della giunta per le Autorizzazioni a procedere, salva sia Previti sia Dell'Utri.

    Scoca Maretta (Udeur). Avvocato, eletta due volte nel Ccd, è passata poi all'Udeur. Al seguito del noto partito trasversale forense, ha caldeggiato tutte le controriforme della giustizia. Ultimamente è passata dall'Udeur al Misto. Per andare dove?

    Sinisi Giannicola (DS). Magistrato pugliese, candidato e trombato per la presidenza della Regione, è stato sottosegretario all'Interno con delega ai collaboratori di giustizia. E lì s'è distinto per una politica punitiva dei collaboratori, soprattutto dei testimoni di mafia. Tagliando indisciminatamente sussidio e protezione un minuto dopo la loro ultima deposizione all'ultimo processo. E gettondoli in strada, in pasto alle cosche processate per le loro accuse.

    Soda Antonio (DS). L'avvocato emiliano è un altro ipergarantista, fautore della separazione delle carriere dei giudici e di vari colpetti di spugna. Membro autorevolissimo della Bicamerale, ha condiviso con Boato e D'Alema tutti i cedimenti sulla giustizia. Anche lui, sul 513, non ha trovato di meglio che prendersela, anziché col parlamento che approva leggi incostituzionali, con la Consulta che fa il suo dovere, giudicandole tali.

    Soro Antonello (PPI). Presidente del gruppo parlamentare popolare, è fra gli artefici del salvataggio di Previti, con questa nobile motivazione: "Io sono convinto che non ci sia fumus persecutionis, ma non bisogna drammatizzare in senso politico tutta la vicenda". Ma la Costituzione prevede che si respinga un provvedimento di arresto solo quando c'è fumus persecutionis. Senza entrare nel merito di un provvedimento. Che spetta solo al giudice, non al capogruppo del Ppi.

    Villetti Roberto (SDI). Socialista, era direttore dell'Avanti! quando Craxi vergava i corsivi anonimi, minatori e ricattatorii contro Di Pietro e il pool di Milano. Lui, zitto, pubblicava e firmava il giornale. Premiato con un collegio del centro-sinistra, ha continuato a custodire la memoria craxiana contro i soliti detrattori. Fra le sue memorabili imprese nell'ultima legislatura: la guerra per sostenere al Mugello Sandro Curzi contro Di Pietro; la strenua battaglia per la commissione d'inchiesta contro Mani Pulite; l'appello a Violante perché tappasse la bocca a Pecorario Scanio, che con "atto grave e inaudito" invitava il centro-sinistra a votare per l'arresto di Previti; il voto non solo contro l'arresto di Dell'Utri, ma addirittura contro l'autorizzazione all'udo delle intercettazioni "indirette" dei falsi pentiti che gli telefonavano; l'accorato appello pro amnistia, ma solo "a patto che non riguardi i reati socialmente pericolosi" (cioè quelli degli altri, mai quelli dei propri amici o degli amici di Berlusconi). E infine un oracolo imperituro (12-6-98): "Berlusconi, malgrado tutto, resta molto debole".

    Violante Luciano (DS). Trascorre l'intera legislatura a prendere le distanze e a litigare con Luciano Violante uno (quello dell'Antimafia). Comprende i "ragazzi di Salò". Condannare il "protagonismo dei giudici". Abbasso il procuratore Napoli Agostino Cordova, che indaga su coop rosse e camorra. E abbasso il gup di Milano Alessandro Rossato, che osa non farsi prendere in giro da Previti durante l'interminabile udienza preliminare (Violante solleva addirittura il conflitto fra poteri dello Stato dinanzi alla Consulta, aprendo la strada all'annullamento dei rinvii a giudizio per "Toghe sporche" e alla ripartenza daccapo anche di quel processo, uno dei pochi non ancora avviati a prescrizione sicura). Quanto all'amnistia, "se ne parlerà quando saranno state fatte le riforme" (auspicio formulato dalle colonne del Foglio, 23-11-97). Quanto a Gherardo Colombo e alla sua intervista sui ricatti della Bicamerale: il presidente della Camera, insieme a quello del Senato, verga un ukase bulgaro per stigmatizzare le sacrosante critiche. Il pool chiede l'arresto di Previsti? Violante torna a confidarsi con Il Foglio: "Bisogna usare della autorizzazioni all'arresto di un parlamentare con estrema prudenza" (23-12-97). Un'altra volta dà manforte a chi vorrebbe depenalizzare il finanziamento illecito dei partiti: "Se non sbaglio, il reato di finanziamento illecito esiste soltanto in Italia" (13-7-98. Non è vero, ma fa lo stesso). Poi torna a caldeggiare l'amnistia: "Guardiamo come il Sudafrica ha chiuso una fase storico-politica nella verità e senza crudeltà. (…) La sede per la riconciliazione nazionale dopo la guerra fredda italiana è il parlamento" (5-12-99). Nessuno spiega dove sia la guerra fredda in Tangentopoli: derubati contro ladri? E chi l'ha mai dichiarata? Violante vara anche una meritoria commissione Anticorruzione, che elabora una decina di ottime leggi per rendere più difficile Tangentopoli e più facile scoprirla. Poi però se ne dimentica, infatti di quelle leggi non ne è passara neanche una.

    Marco Travaglio
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    De Piccoli Cesare (DS). Leader dei dalemiani a Venezia, s'è salvato solo grazie alla prescrizione dal processo per una tangente Fiat da 300 milioni versata su alcuni conti svizzeri nel '92, della quale -ha stabilito il Tribunale di Venezia- lui era "il beneficiario finale". D'Alema l'ha promosso deputato, Amato sottosegretario. Ovviamente all'Industria.

    adesso è segretario regionale del veneto
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    Tangentopoli: anche il Pci-Pds con le mani nel sacco Post #1 di 13

    Parallelamente al grande filone d'inchiesta su Mani Pulite, se ne sviluppa un altro, più piccolo, sulle tangenti al Pci-Pds.
    Ma prima sgomberiamo subito il campo da un equivoco: le indagini furono sulle tangenti, non sui finanziamenti illeciti (peraltro discutibili). e ciò per un motivo solo: il decreto Amato-Conso del 1993, il vergognoso colpo di spugna con cui furono amnistiati gran parte dei finanziamenti illeciti ai vari partiti: quelli al Pentapartito ma anche al Pci-Pds e i famosi "rubli di Mosca".
    L'opinione pubblica di destra si chiede sempre: ma perché il Pentapartito è uscito sconfitto da Mani Pulite ed invece il Pci no? due inesattezze in una domanda. Per prima cosa, alle Coop, invece che le tangenti, spesso il Pci imponeva delle commissioni, lavori, incarichi e quant'altro per le coop. Queste "ricambiavano" finanziandolo e rendicontando a regolare bilancio. Iniziativa senz'altro discutibile, ma penalmente inattaccabile. Secondo, non è affatto vero che il Pci-Pds non sia mai stato toccato da nessun magistrato. Nei casi di mazzette, si è sempre proceduto a regolare indagine.
    Nel 1993 Lorenzo Panzavolta, manager del gruppo Ferruzzi, confessa l'invio di denaro sporco, relativo al 1991: tre tangenti di 621 milioni l'una a Dc, Psi e Pds. L'ultima tangente è quella che ci interessa. Tale massa di denaro, famosa col nome di conto Gabbietta, secondo l'accusa, sarebbe transitata dal gruppo Ferruzzi nelle casse della Quercia. Tiziana Parenti, all'epoca PM a Milano, procede all'arresto di Primo Greganti, ex funzionario comunista, detto "il compagno G". Costui nega che i soldi fossero per il partito; afferma di essere entrato in contatto con la Ferruzzi tramite delle consulenze eseguite per quell'azienda in Cina, e di aver intascato personalmente la tangente di 621 milioni, sottolineando di averli usati per l'acquisto di un appartamento in Via Tirso a Roma. Viene scarcerato dopo una delle pene più lunghe nella storia di Mani Pulite: 4 mesi. Il caso verrà definitivamente archiviato nel 1997 dal Giudice Clementina Forleo per "assoluta mancanza d'indizi probatori".
    Nel 1995, il PM Ielo condanna Greganti a tre anni di carcere per una seconda tangente, sempre di 621 milioni, transitata dall'Enel al Pds.
    Oltre a lui, altri maggiorenti del partito vengono indagati e condannati. Si tratta, in massima parte, di esponenti della corrente migliorista del Pds, quelli che cercavano accordi col Psi milanese di Tognoli e Pillitteri. Alcuni nomi: Luigi Carnevale (vicepresidente Mm), Sergio Evolo Soave (Lega cooperative), Roberto Cappellini (segretario del Pds milanese), Giovanni Cervetti (deputato Pds), Barbara Pollastrini (segretaria provinciale del Pds milanese), Giulio Caporali (amministrazione FS a Milano), Renato Pollastrini (ex-tesoriere del Pci); questi ultimi due assolti in base all'amnistia Amato-Conso.
    A Torino la Eumit, controllata dal Pci e dal governo tedesco orientale, viene condannata per falso in bilancio (avrebbe stornato circa un miliardo in nero dalle sue casse a quelle della Ecolibri per consentirle di ripianare i debiti).
    Sui coinvolgimenti della segreteria nazionale del Pds, ha indagato per 2 anni il PM Carlo Nordio, non riuscendo a venire a capo di nulla.
    Cusani, al processo Enimont, racconta di una megatangente da 1 miliardo portata da Raoul Gardini a Via delle Botteghe Oscure. Porcari, l'autista di Gardini, conferma tutto. Che fine ha fatto quella tangente? Di Pietro chiama a testimoniare Achille Occhetto e Massimo D'Alema, ma le due convocazioni vengono annullate perché il reato di cui era imputato Cusani viene prescritto. Archiviata dal GIP Beatrice Cossia, per mancanza d'indizi, un'altra inchiesta sollecitata da Craxi, ai danni di Occhetto e D'Alema.
    intanto le due ispezioni ministeriali promosse da Biondi e Mancuso finiscono con l'escludere insabbiamenti del pool a favore delle tangenti rosse.

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    QUANDO LE GRU VOLAVANO BASSO (O DELLA STRANA ALLEANZA PDS-FININVEST)

    In occasione della costruzione di un centro commerciale a Grugliasco (TO) nel 1993, si verifica un fatto che oggi sarebbe strano: Fininvest e Pds locale si ritrovano indagati fianco a fianco nell'inchiesta per la costruzione del "più grande centro commerciale italiano".
    La procura torinese, competente per territorio, sospetta che la Fininvest, per ottenere l'edificabilità, abbia pagato tangenti ai partiti, fra cui il Pds.
    In comproprietà delle "Gru" sono anche i francesi del gruppo Trema e l'italiana Standa.
    Fatto strano, a costruire materialmente la shopville di Berlusconi, quella che poi ha ospitato le dichiarazioni di Berlusconi il 9 dicembre 1993 e quindi, il vero teatro della 'discesa in campo', sono due coop rosse: la Coopsette di Reggio Emilia e la Cooperativa Antonelliana di Torino, fusesi per l'occasione nel gruppo Galileo.
    Il 14 dicembre scattano le manette, su richiesta del Pm Ferrando, per il sindaco pidiessino di Grugliasco Bernardi, l'ex sindaco del Pci Ferrara, tre consiglieri socialisti ed un democristiano.
    Su di loro grava l'accusa di aver intascato una tangente di 2 miliardi di vecchie lire, distribuita dal manager di Trema, l'italofrancese Alberto Milan. Lui però assicura Ferrando di essersi occupato solo dell'aspetto "comunale" tangentizio, e dichiara che al resto ci ha pensato la Fininvest-Standa.
    Allora il Pm Ferrando interroga: Aldo Brancher, manager Fininvest e già ufficiale della Guardia di Finanza, coinvolto nel 1987 in un presunto giro di tangenti; Sergio Chiamparino, all'epoca segretario provinciale del Pds milanese; Berlusconi, che accetterà di varcare il palazzo di giustizia sabaudo solo nell'aprile 1994; Primo Greganti, già coinvolto nella famosa tangente da 621 milioni.
    In particolare desta attenzione la strana coppia Brancher-Greganti: i due lavorano spesso insieme, sono molto affiatati, l'uno spesso varca gli uffici dell'altro.
    Carlo Orlandini, nel 1989 presidente dell'Euromercato, viene interrogato dal Pm ed ammette di aver incontrato quell'anno l'allora segretario del Pci torinese Piero Fassino. Poi fa una cosa molto strana. Subito dopo l'interrogatorio con Ferrando, scive una lettera via fax allo stesso Fassino:

    "Caro dottor Fassino, sono stato invitato dal dottor Ferrando (...), come teste nell'inchiesta sul centro commerciale di Grugliasco di cui (...) sono stato l'ideatore ed il promotore. Gli ho detto (a Ferrando, nda) che fino a quando non mi sono dimesso (maggio 1989) (...) non si è avuto alcun problema di tangenti, poiché si trattava dell'acquisto di cosa futura (...). Mi ha chiesto (Ferrando, nda) se conoscevo Greganti, Brancher che non ho mai visto; ho invece ricordato (...) il sindaco Lorenzoni e poi il nostro incontro; e come Lei mi avesse espresso appoggio a condizione che non vi fosse alcun pagamento (...) Un saluto cordiale, Carlo Orlandini".

    Orlandini, scrivendo tale lettera a Fassino, e per conoscenza ai manager Trema a Parigi, compie una plateale violazione del segreto investigativo. Perché?
    Interrogato dalla procura torinese, Antonio Crivelli, ex capogruppo del Pci a Grugliasco dichiara una cosa molto sospetta: sulla costruzione del centro commerciale parla di "accordi già presi attraverso altri canali" e che "i consiglieri dovevano semplicemente adeguarsi". Rapporti sotterranei con la Fininvest-Standa?
    Crivelli parla poi di una voce molto insistente nel consiglio comunale di Grugliasco: che Fassino si sarebbe recato a Parigi per ritirare dei soldi dal gruppo Trema. Interrogato sia tale gruppo sia i consiglieri di Grugliasco, non se ne ricava nulla. La pista francese si chiude con un nulla di fatto.
    Le uniche tangenti accertate sono quelle del gruppo Trema ai politici locali.
    Tutta questa storia lascia inevasa una domanda inquietante: come mai un alto dirigente del Pci-Pds ha fatto da garante alla costruzione di un centro commerciale berlusconiano?

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    CHI E' CESARE DE PICCOLI?

    Una nota dei Ds del febbraio 2003 proclama che a capo della segreteria particolare di Fassino è stato messo un certo Cesare De Piccoli, 58 anni, veneziano, già nominato segretario della Quercia in Veneto dal 2001 su “indicazione” di D’Alema. Il fatto che viene taciuto è che il De Piccoli è stato processato e prescritto, con tanto di reato accertato, per una tangente percepita dalla Fiat Impresit, e versata su due conti svizzeri nel 1994.
    Il 21 gennaio 1994, al valico di frontiera con la Svizzera, la Finanza ferma un certo Ugo Montevecchi, amministratore di Fiat Engineering, che stava scappando nel paese del formaggio e della cioccolata con un carico di tutto rispetto: una montagna di carte nel portabagagli che testimonierebbe l’esistenza di un tesoro occulto della Fiat, noto con il conto svizzero di “Sacisa”.
    Montevecchi racconta ai finanzieri che sta portando tutto a Di Pietro perché ha preso precedenti accordi con lui, ma la cosa viene ritenuta quantomeno improbabile, dato che il Pm molisano si trova a Milano, non certo a Berna o Zurigo.
    In quelle carte, fra altre delizie, vengono scoperti tre nomi: “Accademia”, “Carassi” e “Linus”, corrispondenti ad altrettante mazzette versate al Pds veneto nel 1993 per un totale di 200 o 300 milioni di vecchie lire. Montevecchi, interrogato su ciò, fa il nome di Antonio Mosconi, all’epoca patron della Cogefar Impresit nonché esecutore materiale dell’operazione e già agli arresti domiciliari per altra condanna. A Mosconi viene notificato da Di Pietro un altro ordine di custodia cautelare, sempre domiciliare, in quanto avrebbe foraggiato un eurodeputato veneto (proprio De Piccoli), su conti riferibili a un consigliere regionale veneto sempre del Pds, Renato Morandina. “Denaro finalizzato alla campagna elettorale della corrente dell’on. Massimo D’Alema”, si legge nel provvedimento restrittivo.
    La Fiat Engineering era interessata a ripetere a Venezia l’operazione per la costruzione dello stadio Delle Alpi a Torino, ma con qualche ingranaggio in più “oliato” a dovere: ecco perché quei tre conti in nero al Pds veneto.
    Le indagini bancarie confermano tutto: fra il 1990 ed il 1992 Montevecchi ha accreditato fra i 200 ed i 300 milioni di vecchie lire sui conti svizzeri “Accademia” e “Carassi”, aperti da Morandina. Il quale racconta ai giudici che quel denaro era per lui e solo per lui, non per il partito. Greganti docet, evidentemente. E, a suo dire, non era nemmeno una tangente: si trattava, secondo la sua versione, di un compenso per una consulenza alla Fiat, inerente problemi ambientali e turistici in Laguna. Compenso versato, chissà perché, in nero.
    L’indagine su De Piccoli, Morandina, Mosconi e Montevecchi, aperta a Milano, passa dapprima a Torino, e poi per competenza a Venezia, dove il Pm Carlo Nordio chiede per loro il rinvio a giudizio nel 1999 per finanziamento illecito. Ma ormai siamo fuori tempo massimo e il 17 febbraio 2000 gli imputati strappano la prescrizione, anche se il passaggio di denaro è stato accertato al di là di ogni ragionevole dubbio.
    Due mesi dopo la prescrizione, De Piccoli viene nominato sottosegretario all’Industria sotto il governo Amato. Nel 2001 ottiene il posto di segretario dei Ds veneti; nel 2004 passa a capo della segreteria particolare di Piero Fassino.
    Il vecchio che avanza.

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    Rimozione forzata (di Marco Travaglio) Post #1 di 3

    Anche quest'articolo e' apparso in esclusiva su marcotravaglio.it ed e' gia' apparso su altri forum di POL:


    Gian Carlo Caselli ricorda sul Corriere della Sera che destra e sinistra sono altrettanto insofferenti ai controlli di legalità della magistratura, e quando si scoprono "troppe collusioni e troppa corruzione", i due poli si attivano con norme "bipartisan" per mettere in riga la magistratura. Luciano Violante (quello che secondo certi buontemponi sarebbe nientemeno che il "mandante" di Caselli) gli risponde per le rime, sostenendo che "noi non siamo come Berlusconi".

    A parte il fatto che Caselli non ha detto questo, ma ha detto ben altro, Violante deve aver perso la memoria. E ha fatto bene, perchè certe vergogne, dopo averle fatte e/o avallate, è meglio rimuoverle. Per chi invece volesse ricordarle, magari per evitare che vengano ripetute la prossima volta, ci sono due libri usciti da poco che le mettono in fila. Uno è "Il topino intrappolato" di Elio Veltri (Editori Riuniti), l'altro - e mi scuso per il conflitto d'interessi - è "Intoccabili" (mio e di Saverio Lodato, ed. Bur Rizzoli).

    In pillole: chi ha approvato, dal 1996 al 2001, una serie di leggi non previste dal programma di Prodi ma da quello di Previti? L'Ulivo. Chi ha votato col Polo (che allora era minoranza in Parlamento) l'abrogazione del'abuso d'ufficio non patrimoniale, la controriforma dell'articolo 513 che gettava via le dichiarazioni accusatorie di Tangentopoli e Mafiopoli, l'articolo 111 della Costituzione ("giusto processo") che copiava il 513 appena bocciato dalla Corte costituzionale, la legge contro i pentiti di mafia, la depenalizzazione dell'utilizzo di false fatture, la legge sulle indagini difensive che consente lo strapotere degli avvocati prima ancora che venga avviata un'indagine da un magistrato, e così via? L'Ulivo. Chi ha detto che bisognava depenalizzare i reati finanziari? Piero Fassino. Chi ha sollevato il conflitto di attribuzioni fra Parlamento e Tribunale di Milano per mandare a monte i processi a Previti e Berlusconi per corruzione dei giudici? Gli allora presidenti di Camera e Senato, Violante e Mancino. Chi presiedeva la Bicamerale che, a suon di bozze Boato, ledeva l'indipendenza della magistratura ben peggio di quanto non farà la controriforma Castelli dell'ordinamento giudiziario? D'Alema. E chi votò le bozze Boato in Bicamerale? Tutto il Polo e tutti i partiti dell'Ulivo, salvo Rifondazione. E chi salvò Previti e Dell'Utri dal carcere negando l'autorizzazione ai mandati di cattura spiccati dai giudici di Milano e Palermo? Il Polo e un pezzo del centrosinistra. Quando Violante ci avrà gentilmente spiegato quell'incredibile sequela di vergogne, con l'aggiunta della mancata legge antitrust e della mancata legge sul conflitto d'interessi, potrà credibilmente interloquire con Caselli, e con i propri eventuali elettori. Volendo poi esagerare, potrebbe poi tradurre in italiano una frase da lui pronunciata in piena Camera il 28 febbraio 2002, durante il dibattito sulla legge Frattini sul conflitto d'interessi: "Onorevole Anedda, lei sa - chieda conferma agli onorevoli Letta e Berlusconi - che alla caduta del primo governo Berlusconi (dicembre '94, ndr), noi garantimmo che non gli sarebbero state toccate le televisioni". Visto che un mese prima (novembre '94) la Corte costituzionale aveva stabilito che una delle tre reti Fininvest avrebbe dovuto andare su satellite, Violante potrebbe spiegare a quale titolo si impegnò con Berlusconi a violare quella sentenza della Consulta; perchè gli elettori non ne furono avvertiti; e se la promessa era gratis o in cambio di qualcosa. (9/8/2005)

    -----------------------
    Di Pietro? Ecco i nostri "alleati". Occhio. Post #1 di 4

    Il Resto del Carlino, 02.08.2002

    LEGITTIMO SOSPETTO
    La battaglia è finita, ma la guerra continua


    Torna il legittimo sospetto ed è anche un po' merito di Antonio Di Pietro. Paradosso e scherzi della politica. Come Di Pietro è un magistrato, Melchiorre Cirami, il senatore che a sorpresa, una quindicina di giorni fa, l'aveva riesumato, scatenando la nuova «guerra» sulla giustizia. Ed è l'unico parlamentare eletto dall'Italia dei Valori, Valerio Carrara, il senatore che ha trovato il marchingegno tecnico in grado di scardinare l'ostruzionismo del centrosinistra e cancellare d'un colpo i cinquecento emendamenti dell'opposizione.
    E così la legge che consente di ricusare il giudice sospettato di non essere imparziale, ora «legge Carrara», passa sul filo di lana lo scoglio del Senato per approdare a Montecitorio, in autunno, per il voto definitivo. Carrara e Di Pietro si separarono subito dopo il 13 maggio: l'uno dichiarò che non si sarebbe posto «contro» il governo Berlusconi; l'altro lo definì «piccolo uomo, arrivista e approfittatore». Sembrava destinato a un ruolo di peone di Palazzo Madama, confinato in quel limbo politico che è il gruppo Misto. Ed eccolo, invece, lui chimico e farmacista, protagonista della battaglia d'estate sulla giustizia con quel maxiemendamento, giuridicamente dotto e raffinato, che fa gongolare la maggioranza e stordisce ancor di più l'urlante opposizione.



    l'unico parlamentare che è riuscito finora ad eleggere Di Pietro è passato con Berlusconi il giorno dopo le elezioni e ha lottato come un leone a favore della Legge Cirami.
    http://www.gruppi.margheritaonline.i...natori/223.jpg

    ----------------
    Ce lo vedi Padellaro a scoperchiare la pentola della Eumit, delle coop rosse, delle tangenti Enel, della valigetta a Botteghe Oscure eccetera?
    ----------------------------------

  3. #93
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    In Origine Postato da FreeFlag
    ....Chissà con quale animo sarà tornato a casa Talabani se solo qualcuno gli ha riferito che questi personaggi sono dei bugiardi matricolati, ambigui, falsi e ipocriti che hanno strumentalizzato la vicenda per bassi interessi di bottega.
    Hai ragione. Berlusconi, Fini, Martino sono proprio come li descrivi.

    Complimenti.

  4. #94
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    In Origine Postato da Tremendo
    Per fare questa montagna di soldi devi avere le spalle ben coperte e avere molti "amici", anche se sono "sinistrati" fanno bene il loro "lavoro"..
    ----------------
    Ce lo vedi Padellaro a scoperchiare la pentola della Eumit, delle coop rosse, delle tangenti Enel, della valigetta a Botteghe Oscure eccetera?
    ----------------------------------
    E tutto ciò cosa cambia rispetto a chi ha fatto della politica ragion di vita dei suoi interessi? Siete voi, leghisti, al governo con Costui.

    P.S.
    Che i parlamentari, poi, si dimostrino casta intoccabile e auto-proteggente, su questo ti dò ragione

  5. #95
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    In Origine Postato da Tremendo
    Per fare questa montagna di soldi...
    Ma tu pensi che qualcuno sia stato tanto interessato da leggere tutto la paccottiglia che hai postato?

    Poi scommetto che, da buon analfabeta, neanche avrai capito quello che hai copiato.

    P.S.: ma una volta non c'era un limite alla lunghezza dei post?

  6. #96
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    In Origine Postato da MrBojangles


    Povero Cav. Bugia, allora; lo massacrerete alle prossime elezioni...
    Sai: non è che puoi fare molto altro se non "leccare" quando ti trovi in mano di brutti ceffi armati di mitra e coltellacci.
    La Sgrena, poi, è una giornalista: è il suo mestiere "lucrare" pubblicando le proprie esperienze.
    Infine: non te la finirai mai di dare del terrorista a chi è SOLAMENTE contro la guerra?
    Penso che un conto sia essere contro la guerra.
    Un altro conto prendere a pretesto la guerra per sparare merda sui suoi avversari politici: così facendo li incrimina in lungo e in largo e ne approfitta per fare propaganda. E' il vostro asso nella manica questo atteggiamento...

  7. #97
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    In Origine Postato da Malik
    Ma è il vignettista fallito....
    Forattini ?????


  8. #98
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    In Origine Postato da Compa
    Penso che un conto sia essere contro la guerra.
    Un altro conto prendere a pretesto la guerra per sparare merda sui suoi avversari politici: così facendo li incrimina in lungo e in largo e ne approfitta per fare propaganda. E' il vostro asso nella manica questo atteggiamento...
    Berlusconiani? Specializzati in rigiramento delle frittate.
    Berlusconi prende a pretesto la guerra proprio per indicare i suoi "nemici" politici come amici dei terroristi e anti-americani. A che anno sei degli stage di auto-imbonimento di Forza Italia? L'hai conseguito il Master?

  9. #99
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    In Origine Postato da marcejap
    L'appellativo di "Cavalier banana" a Berlusconi venne dato da Altan in alcune sue vignette. Da allora gli è rimasto; e naturalmente i maldestri suoi sostenitori sono diventati "bananas".

    Insomma, prendetevela con Altan, bananas che non siete altro
    Non si finisce mai di imparare..
    e io che pensavo che venisse da quando si era messo
    la "ban(d)ana"....mi sembra sicuramente più logico (è una storpiatura)...certo meglio di un appellattivo sciocco e senza significato nato dal nulla...non mi sembra che Silvio somigli ad una banana...semmai più a Dumbo

  10. #100
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    In Origine Postato da Compa
    Penso che un conto sia essere contro la guerra.
    Un altro conto prendere a pretesto la guerra per sparare merda sui suoi avversari politici: così facendo li incrimina in lungo e in largo e ne approfitta per fare propaganda. E' il vostro asso nella manica questo atteggiamento...
    Io non ho "assi"; né nella manica né altrove.
    Io continuo a proporre ed a (tentare di) discutere di FATTI; documentati e LEGGIBILI da tutti.
    La mia non è "propaganda"; è un tentativo d'informazione "alternativa".

 

 
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