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    Predefinito Cosa succede ad Assisi?

    LETTERA APOSTOLICA MOTU PROPRIO CONTENENTE NUOVE DISPOSIZIONI CIRCA LE BASILICHE DI SAN FRANCESCO E DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI IN ASSISI, 19.11.2005


    TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

    Da tutto il mondo si guarda con speciale considerazione alla Basilica di San Francesco in Assisi che conserva e custodisce le spoglie mortali del Serafico Santo e alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, che racchiude in sé la insigne chiesetta della Porziuncola: la prima è affidata all’Ordine dei Frati Minori Francescani Conventuali e la seconda all’Ordine Francescano dei Frati Minori.

    I Romani Pontefici, da parte loro, hanno sempre avuto singolari vincoli e speciale sollecitudine per questi due Templi Maggiori francescani propter eorum praestantiam atque dignitatem e li hanno voluti finora soggetti direttamente alla loro giurisdizione. Lungo i secoli i Frati Conventuali ed i Frati Minori con la loro sollecita opera e la loro testimonianza hanno tenuto vivo lo spirito ed il carisma di San Francesco, diffondendo nel mondo intero il suo messaggio evangelico di pace, di fraternità e di bene.

    Considerata l’esigenza di realizzare una più efficace intesa tra le attività che si svolgono sia nella Basilica di San Francesco (con annesso Sacro Convento), sia nella Basilica di Santa Maria degli Angeli (ed unito Convento) e la pastorale della Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, e anche con la pastorale promossa a livello regionale e nazionale dalle rispettive Conferenze episcopali, ci è parso utile modificare l’attuale disciplina giuridica, così come regolata dal nostro venerato Predecessore, Papa Paolo VI di f. m. mediante il M. p. "Inclita toto", dell’8 agosto 1969, per quanto riguarda la Basilica di San Francesco (con annesso Sacro Convento), e mediante la Decisione ex Audientia, del 12 maggio 1966, per quanto attiene alla Basilica di Santa Maria degli Angeli (ed unito Convento), aggiornandone le norme alle odierne necessità.

    Disponiamo e stabiliamo pertanto quanto segue:

    I. Alla Basilica di San Francesco e all’annesso Sacro Convento, come anche alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, assegniamo come Nostro Legato un Cardinale di S.R.C., il quale, pur non godendo di giurisdizione, avrà il compito di perpetuare con la sua autorità morale gli stretti vincoli di comunione tra i luoghi sacri alla memoria del Poverello e questa Sede Apostolica. Egli potrà impartire la Benedizione Papale nelle celebrazioni che presiederà in occasione delle maggiori solennità liturgiche.

    II. Il Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino d’ora innanzi avrà la giurisdizione prevista dal diritto sulle chiese e sulle case religiose per quanto riguarda tutte le attività pastorali svolte dai Padri Conventuali della Basilica di San Francesco e dai Frati Minori di Santa Maria degli Angeli.

    III. I Padri Francescani, Conventuali e Minori, per tutte le iniziative che hanno risvolti pastorali, dovranno pertanto chiedere ed ottenere il consenso del Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino. Questi, poi, sentirà il parere del Presidente della Conferenza Episcopale Umbra per le iniziative che hanno riflessi sulla Regione umbra o della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana per le quelle a più ampio raggio.

    IV. Quanto alla celebrazione dei sacramenti nelle Basiliche suddette valgono le norme del Codice di diritto canonico e quelle vigenti nella Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino.

    Esorto quindi i Figli di San Francesco, cui sono affidate le due menzionate Basiliche, ad attenersi con generosa disponibilità alle norme esposte in questo Motu proprio in spirito di sincera comunione con il Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e, per suo tramite, con la Conferenza episcopale regionale e con quella nazionale.

    Nonostante qualunque cosa in contrario.

    Dato a Roma, presso S. Pietro il 9 novembre 2005, anniversario della Dedicazione della Basilica Lateranense, primo anno del Nostro Pontificato.

    BENEDICTUS PP. XVI
    Gilbert

  2. #2
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    Predefinito Il nuovo vescovo di Assisi e l'eucaristia

    PRESENTAZIONE DELLA
    “REDEMPTIONIS SACRAMENTUM”
    (Certi punti da osservare o da evitare
    nei confronti della Ss.ma Eucaristia)


    INTERVENTO DI S.E. MONS. DOMENICO SORRENTINO



    Desidero offrire alcune chiavi di lettura dell’Istruzione Redemptionis Sacramentum perché se ne possa cogliere soprattutto l’afflato spirituale che la anima.

    L’Istruzione, come essa stessa ricorda al n. 2, dipende dall’Enciclica Ecclesia de Eucharistia e ne porta l’ispirazione di fondo. Il fatto che abbia lo stile proprio di un discorso a valenza anche disciplinare, non toglie che il suo cuore pulsante sia un cuore "contemplativo". E’ un Documento che, a modo suo, risponde all’urgenza additata dal Papa nella Lettera Apostolica Spiritus et Sponsa, ossia l’esigenza di una "spiritualità liturgica" (Spiritus et Sponsa n.16). E’ significativo leggere la presente Istruzione anche alla luce di questo recente pronunciamento papale, che ripropone con forza l’attualità della Sacrosanctum Concilium, la Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia, di cui abbiamo appena celebrato il XL anniversario.

    Sotto il profilo contenutistico, l’Istruzione non fa che ribadire la normativa liturgica vigente. Ma non lo fa in maniera arida. Sia nel proemio che lungo il percorso, pur in modo stringato, richiama le motivazioni che danno senso alla normativa. Ne emerge un’immagine della liturgia eucaristica, e della corrispondente normativa, che si può sintetizzare in queste tre prospettive:

    a. espressione di fede;
    b. esperienza del mistero;
    c. vissuto di comunione.

    a. Espressione di fede

    La liturgia, e in modo speciale l’Eucaristia, è il luogo privilegiato in cui la Chiesa confessa la sua fede. La confessa nel modo più alto, cioè nel dialogo di amore con il suo Signore. Dialogo che, nella sua espressione liturgica, si caratterizza per il fatto che non è in gioco un solo credente o un gruppo di credenti, ma la Chiesa stessa. Si tratta della preghiera "pubblica", che proprio per questo suo carattere, supera la portata delle altre preghiere, ed anzi, al dire del Concilio, "nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado" (cf Sacrosanctum Concilium 7). Preghiera intrinsecamente determinata dalla professione di fede, ed al tempo stesso capace di proiettare sempre nuova luce sui contenuti della fede, in un rapporto circolare tra la lex orandi e la lex credendi, principio fondamentale a cui anche il Documento si richiama, quando afferma: "La sacra Liturgia, infatti, è intimamente collegata con i principi della dottrina e l’uso di testi e riti non approvati comporta, di conseguenza, che si affievolisca o si perda il nesso necessario tra la lex orandi e la lex credendi ( n. 10). E’ almeno un rischio che si corre, e che spiega perché nella liturgia nulla possa essere lasciato all’arbitrio: la posta in gioco è troppo grande! Al n.9 l’Istruzione ricorda che attraverso i riti e le preghiere della liturgia passa l’intero flusso della fede e della tradizione. Gli abusi rivelano talvolta ignoranza del significato stesso delle norme, per mancanza di conoscenza del loro senso profondo e della loro antichità. Considerazione, questa, che richiama l’esigenza di una più approfondita e sistematica opera di formazione liturgica del popolo di Dio, alla quale il Santo Padre ci ha anche recentemente richiamati: "Rimane più che mai necessario incrementare la vita liturgica all’interno delle nostre comunità, attraverso una formazione adeguata dei ministri e di tutti i fedeli, in vista di quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche che è auspicata dal Concilio" (Spiritus et Sponsa, 7).

    b. Esperienza del mistero

    Il documento ricorda, al n. 5, che le norme liturgiche, al di là del loro carattere funzionale, hanno un’anima, ossia un senso profondo, spirituale, che fa appello a una osservanza non solo esteriore, ma interiore. Questa interiorità, in ultima analisi, è il rapporto con Cristo, che nella liturgia esercita il suo sacerdozio associando a sé la Chiesa. Le norme, in quanto espressione della coscienza ecclesiale orientata dallo Spirito di Dio soprattutto attraverso il discernimento e la guida dei Pastori, garantiscono la validità e la dignità dell’azione liturgica, e con essa anche il "rendersi presente" di Cristo. Una presenza non astratta o semplicemente simbolica, ma tanto viva da consentire che Cristo giunga alla nostra portata, come avviene in massimo grado nella celebrazione eucaristica. Se l’Eucaristia è ben celebrata, i tratti del volto di Cristo delineati nel Vangelo divengono, in qualche modo, percepibili al cuore credente, come avvenne per i discepoli di Emmaus che "lo riconobbero nello spezzare il pane" (Lc 24, 31). Non a caso il documento al n. 6 ricorda questo significativo episodio pasquale. La liturgia appare così come via al mistero, e la normativa come segnaletica che consente di percorrerla con sicurezza. Dice a tal proposito l’Istruzione che le parole e i riti della Liturgia, "espressione fedele maturata nei secoli dei sentimenti di Cristo", "ci insegnano a sentire come lui"(n. 5). E’ additato anzi in questo il fine ultimo che il Documento persegue: "…condurre a tale conformità dei sentimenti nostri con quelli di Cristo, espressi nelle parole e nei riti della Liturgia" (ivi).

    c. Vissuto di comunione

    Un’altra cifra dell’Istruzione è la logica di comunione che essa intende promuovere. L’immagine di Chiesa che emerge dal Documento è quella di una comunità gerarchicamente ordinata, in cui l’uguaglianza fondamentale di ogni battezzato si coniuga con la diversità dei carismi e dei ministeri. La liturgia, e in particolare l’eucaristia, è epifania della Chiesa, nella sua unità e nella sua varietà.

    Questo è sottolineato innanzitutto dall’insistenza sulla legittima autorità deputata a regolamentare l’ambito liturgico. In conformità con il dettato del Vaticano II, è posto in chiara luce il ruolo del Vescovo, coordinato e subordinato a quello del Successore di Pietro. Si precisano, in ambito celebrativo, i ruoli dei presbiteri, dei diaconi, dei laici. L’enfasi del Documento sulla distinzione tra sacerdoti e laici va letta in questa chiave di rispetto dei doni propri di ciascuno. Sarebbe perciò fuorviante valutare tale distinzione con logiche proprie della società civile. La comunità liturgica ha l’identità della "ecclesìa", parola che – si ricorda al n. 42 - dal greco "klesis", "chiamata", indica l’essere convocati dall’alto, come popolo in cui Dio si rende presente e in cui Cristo agisce nello Spirito, attraverso le vocazioni ministeriali che sovranamente stabilisce. L’esigenza di un sacerdote ordinato, che celebri l’Eucaristia "in persona Christi", sta dentro questa logica. E questa certo non oscura la partecipazione liturgica viva e operosa che, regolata da adeguate norme, spetta a tutti i battezzati. Infine, ancora nella prospettiva della comunione, è da intendere l’affermazione del "diritto" dei fedeli ad una celebrazione degna, e pertanto anche del loro diritto ad esigerla, quando si verificassero inadempienze ed abusi, ricorrendo alla legittima autorità, purché tutto avvenga coniugando verità e carità (cf n. 184). La liturgia non può diventare un "campo di battaglia".

    Una domanda potrebbe sorgere a questo punto: certo, espressione di fede, esperienza del mistero, servizio di comunione, questo è la liturgia e la normativa che la regola! Ma non è troppo dire tutto questo a proposito di una serie di norme di diverso tenore, senza distinguere tra ciò che è essenziale e immutabile e ciò che invece è di sua natura riformabile? Non c’è il rischio così di irrigidire la normativa, "blindandola", escludendo per principio possibili miglioramenti o adattamenti? Non ci sono, nella liturgia, norme che di loro natura sono soggette al cambiamento, come dimostra la storia di duemila anni, fino alla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II?

    Chi legge attentamente l’Istruzione vi troverà la risposta. Se essa, infatti, raccoglie e ribadisce tante norme, non tralascia di distinguere il loro peso. Al n. 7, ad esempio, distingue tra i precetti derivati direttamente da Dio e le leggi promulgate dalla Chiesa, invitando a "considerare convenientemente l’indole di ciascuna norma". Al n.13 sono richiamati i vari "gradi" con cui le singole norme si raccordano con la legge suprema della salvezza delle anime. Nell’ultimo capitolo vengono distinti gli abusi in rapporto alla loro gravità, non senza tuttavia ricordare che anche i meno gravi non vanno trattati con leggerezza.

    Ma pur facendo doverose distinzioni, va detto che sempre, nell’osservanza di tutte le norme, quelle di maggiore e quelle di minor rilievo, si esplicita l’autentico senso ecclesiale. Né si potrebbero motivare gli abusi in nome dell’adattamento pastorale, tacciando l’attuale normativa di rigidità. Per dirla con le parole del Papa, "il rinnovamento liturgico realizzato in questi decenni ha dimostrato come sia possibile coniugare una normativa che assicuri alla Liturgia la sua identità e il suo decoro, con spazi di creatività e di adattamento che la rendano vicina alle esigenze espressive delle varie regioni, situazioni e culture" (Spiritus et Sponsa n. 15). Si potrebbe aggiungere che la richiesta di osservanza, che dà il tono a questo documento, non comporta alcun divieto di approfondire e proporre, come accadde nella storia del "movimento liturgico" e anche oggi normalmente avviene nell’ambito degli studi teologici, liturgici e pastorali. Quello che è assolutamente escluso è fare della liturgia una zona franca di sperimentazioni e di arbitri personali, non giustificati da nessuna buona intenzione.

    In conclusione, fornendo questo strumento di indirizzo - teologico-pastorale e giuridico insieme -, la Santa Sede si pone sulla linea di quell’opera di discernimento che la Chiesa ha sempre operato nel corso dei secoli. Significativamente, più di una volta, in linea con l’Enciclica Ecclesia de eucharistia, si ricorda la pagina di 1 Cor 11, quella in cui Paolo riprende aspramente i Corinzi per una celebrazione eucaristica fatta in spregio della carità verso i poveri: il primo documento "contro gli abusi". L’odierna Istruzione è tutt’altro che una novità.

    Ma ritengo importante che se ne colga, al di là del senso correttivo, l’intimo senso promozionale. Pur in filigrana, traspaiono le linee di una spiritualità liturgica e di una pastorale liturgica. E’ qui indubbiamente l’antidoto radicale agli abusi. Letta così, l’Istruzione elaborata dalla Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, d’intesa con la Congregazione per la Dottrina della fede, mi pare possa essere accolta come uno strumento utile, e spero efficace, perché, a quarant’anni dalla Sacrosanctum Concilium, e mentre ci si avvia a un altro momento importante come l’annunciato Sinodo sull’Eucaristia, la liturgia sia sempre meglio vissuta come fonte e culmine della vita ecclesiale.

    23 aprile 2004
    Gilbert

  3. #3
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    Caro Gilbert.......interessante è il Motu Proprio fresco fresco.......ma non vedo l'attinenza con il secondo messaggio che hai postato

    comunque sul Motu Proprio si sapeva ed era nell'aria una presa di posizione da parte del Vaticano circa alcuni atteggiamenti un pò troppo "ecumenici" di iniziative prese da Assisi senza la consultazione del vescovo

    Non dimentichiamo la diramazione della bandiera della Pace partita e divulgata da Assisi.....una bandiera che è invece il simbolo dell'Associazione dell'arcigay e non dimentichiamo le famose fotografie circolate di un Buddha posto sull'altare all'interno della Chiesa di Assisi che conserva la Porziuncola

    Insomma......credo che questo Motu Proprio possa essere riletto alla luce di quanto visse Ratzinger da cardinale Prefetto della Congregazione per la difesa della fede.....ricordiamo infatti che al primo incontro ecumenico ad Assisi fatto da Giovanni paolo II e carico di INCOMPRENSIONI.......Ratzinger RIFIUTO' DI PARTECIPARVI......chiese il permesso al Papa di fare un Documento chiarificatore, lo ottenne e abbiamo avuto LA DOMINUS JESUS che Giovanni Paolo II firmò, in tal modo al secondo incontro di Assisi anche Ratzinger andò a fianco del Papa

    Ma avrei piacere a leggere i pareri di altri.......
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
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    In Origine Postato da Caterina63
    Caro Gilbert.......interessante è il Motu Proprio fresco fresco.......ma non vedo l'attinenza con il secondo messaggio che hai postato


    Scusate, ho saltato un passaggio. Ecco spiegato il motivo...


    RINUNCE E NOMINE , 19.11.2005

    RINUNCIA DEL VESCOVO DI ASSISI-NOCERA UMBRA-GUALDO TADINO (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

    Il Papa ha nominato Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, conservandogli il titolo di Arcivescovo, S.E. Mons. Domenico Sorrentino, finora Arcivescovo Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

    S.E. Mons. Domenico Sorrentino

    S.E. Mons. Domenico Sorrentino è nato a Boscoreale, Provincia di Napoli e diocesi di Nola, il 16 maggio 1948. Ha compiuto gli studi medi nel Seminario Vescovile di Nola e nel Seminario Regionale di Salerno, quelli teologici, come alunno dell'Almo Collegio Capranica, presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendo il dottorato in Teologia. Si è Laureato in Scienze Politiche presso l'Università di Roma. Ha pubblicato numerosi volumi ed articoli in diverse riviste.

    E' stato ordinato sacerdote della diocesi di Nola il 24 giugno 1972. Ha espletato diversi incarichi: è stato collaboratore nella parrocchia Maria SS. della Stella a Nola, Parroco di S. Giorgio Martire a Liveri ed Assistente del Movimento Lavoratori dell' A. C.; ha insegnato religione nel Liceo vescovile parificato di Nola. È stato quindi direttore dell'Ufficio Catechistico; Vicario episcopale per l'Evangelizzazione e la Cultura; Canonico Teologo e membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori; direttore della Biblioteca diocesana "San Paolino"; Direttore e Docente di Teologia dogmatica nell'Istituto Superiore di Scienze Religiose "Duns Scoto" di Nola. Dal 1989 è stato Docente di Teologia Dogmatica e Spirituale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell' Italia Meridionale; dal 1992 ha prestato servizio presso la Prima Sezione della Segreteria di Stato.

    Il 17 febbraio 2001 è stato elevato all’Episcopato come Arcivescovo Prelato di Pompei. Il 2 agosto 2003 è stato nominato Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.


    Il messaggio postato era per iniziare a conoscere il nuovo vescovo di Assisi: la nomina è di oggi, come il motu proprio...
    La circostanza non mi sembra causale.

    P.S. Ho dato ora un titolo più chiaro al mio secondo post

    Gilbert

  5. #5
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    eheheheh ora si che è più chiaro grazie......

    Il vescovo uscente per motivi di età:




    S.E. Mons. SERGIO GORETTI
    vescovo di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino dal dicembre 1980 e creato vescovo il 6 gennaio del 1981.........


    e




    S.E. Mons. Domenico Sorrentino

    è stato anche ARCIVESCOVO-PRELATO EMERITO di POMPEI
    ho avuto modo di ascoltarlo nella Basilica di Pompei e vi posso assicurare che era commovente per la carica spirituale che emanava........
    La più recente pubblicazione è "Il Rosario e la nuova evangelizzazione" (Milano 2003). Dal 1992 al 2001 ha lavorato nella Segreteria di Stato, coniugando questo servizio con l'insegnamento teologico. Nominato Arcivescovo Delegato Pontificio per il santuario e Prelato di Pompei è stato ordinato vescovo il 19 marzo 2001. Il 2 agosto 2003 è stato nominato Segretario della Congregazione per il culto divino e la Disciplina dei Sacramenti.


    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  6. #6
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    Predefinito Re: Cosa succede ad Assisi?

    In Origine Postato da Gilbert
    III. I Padri Francescani, Conventuali e Minori, per tutte le iniziative che hanno risvolti pastorali, dovranno pertanto chiedere ed ottenere il consenso del Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino. Questi, poi, sentirà il parere del Presidente della Conferenza Episcopale Umbra per le iniziative che hanno riflessi sulla Regione umbra o della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana per le quelle a più ampio raggio.
    Cosa succede? Succede che da oggi i Reverendi Padri di Assisi, che negli ultimi anni hanno trasformato la Basilica e il Sacro Convento in un covo di pacifinti e semi-noglobal, da oggi hanno finito di fare di testa propria. La musica è cambiata, fratelli.
    Grazie Benedetto!

  7. #7
    spirito libero
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    Predefinito

    Cosa succede? Succede che da oggi i Reverendi Padri di Assisi, che negli ultimi anni hanno trasformato la Basilica e il Sacro Convento in un covo di pacifinti e semi-noglobal, da oggi hanno finito di fare di testa propria. La musica è cambiata, fratelli.

    E' stato così anche quando pregarono assieme il Papa, il Dalai Lama ecc.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  8. #8
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    In Origine Postato da simplicio


    E' stato così anche quando pregarono assieme il Papa, il Dalai Lama ecc.
    è stato così in che senso?


    ......credo che questo Motu Proprio possa essere riletto alla luce di quanto visse Ratzinger da cardinale Prefetto della Congregazione per la difesa della fede.....ricordiamo infatti che al primo incontro ecumenico ad Assisi fatto da Giovanni paolo II e carico di INCOMPRENSIONI.......Ratzinger RIFIUTO' DI PARTECIPARVI......chiese il permesso al Papa di fare un Documento chiarificatore, lo ottenne e abbiamo avuto LA DOMINUS JESUS che Giovanni Paolo II firmò, in tal modo al secondo incontro di Assisi anche Ratzinger andò a fianco del Papa


    questo Motu Proprio, se letto in questi termini PARTE PROPRIO DA GIOVANNI PAOLO II......il quale tollerò indubbiamente una certa situazione...mica si può cambiare qualcosa con la bacchetta magica ci vuole tempo, pazienza....SI IMBASTISCE prima e poi si cuce.....ora tocca a Benedetto XVI....Benedetto di nome e di fatto....
    BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE PER CONDURRE CORRETTAMENTE IL GREGGE........

    Il Motu Proprio esce sull'Osservatore domani......sul sito ufficiale di Assisi non ho letto nulla, ma ho notato un particolare che mi ha fatto brutto.....non c'è una sola pagina dedicata ai Vescovi, nè una pagina dedicata al Papa.....
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Cosa succede ad Assisi?

    In Origine Postato da Vox Populi
    Cosa succede? Succede che da oggi i Reverendi Padri di Assisi, che negli ultimi anni hanno trasformato la Basilica e il Sacro Convento in un covo di pacifinti e semi-noglobal, da oggi hanno finito di fare di testa propria. La musica è cambiata, fratelli.
    Grazie Benedetto!
    Deo gratias et Benedicto.


  10. #10
    Vox Populi
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    Predefinito

    Questa provvidenziale iniziativa del Santo Padre è in un certo senso paragonabile a quella presa pochi anni fa dal Suo predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, per il Convento di S. Giovanni Rotondo e le opere legate a S. Pio da Pietrelcina, affidate alla custodia e alla giurisdizione dell'Arcivescovo D'Ambrosio.
    Oltretutto non si fa altro che equiparare la situazione di Assisi a quella di altri Santuari, quali Loreto e Pompei, entrambi affidati alla cura pastorale di un Vescovo. Come è giusto che sia.

 

 
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