Pena di morte per il dialetto...


Pena di morte per il dialetto...


Vero, si chiama pigrizia mentale, una pessima malattia...Originariamente Scritto da Fenris
Non parlo dialetti per incapacità mentale.


E di tutti quei tipini che starebbero bene con la zappa in mano e si trascinano inutilmente studiando cose che non interessano loro?Originariamente Scritto da Fenris


Diego, hai riferito di una situazione particolare, che potrà certamente essere vera e sussistere in alcuni casi, ma la realtà è quella che hai descritto subito dopo: ragazzini che a 15 anni vogliono rendersi indipendenti dai genitori e comportarsi da adulti, sacrificando cultura ed istruzione a questa velleità. Io lo trovo profondamente sbagliato. L'età dell'infanzia e dell'adolescenza sono quelle in cui si è più ricettivi, e sono quelle che vanno sfruttate per studiare, specie se se ne hanno le capacità e le possibilità (cioè una famiglia senza problemi economici alle spalle).
E non per discutere del Nigergate o dell'Anghelopoulos, ma perchè la cultura personale è indispensabile per far funzionare la mente come si deve, per sapersi muovere a proprio agio nel mondo, per sapersi relazionare, per poter ragionare, per poter conoscere e capire, per non essere limitati, per rendersi conto del mondo in cui si vive e del perchè è così e non in un altro modo, per saper cogliere le differenze e le sfumature, e per mille altri motivi che sarebbe troppo lungo elencare.
Io sono fermamente convinto che l'ignoranza sia IN SE' un disvalore ed un male. Poi c'è bisogno anche degli ignoranti, perchè sono quelli che ti rimettono a posto la macchina o il rubinetto di casa, e non mi passa neanche per la testa di simunire il valore del loro lavoro, per me non esistono lavori nobili e meno nobili. Anzi, apprezzo decisamente di più l'artigiano, l'operaio o il contadino del dirigente della multinazionale.
Però ti sarai reso conto anche tu che con persone ignoranti si può avere a che fare solo in questi ambiti lavorativi, perchè per qualsiasi altra cosa sono troppo limitate, e non poche volte rischiano di metterti a disagio. Perchè hanno proprio una visione del mondo diversa dalla tua, necessariamente più ristretta. Non è una questione di classismo o snobbismo, è semplicemente oggettivo.
Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.


Quelli vadano tranquillamente a zappare. Io ho scritto chiaramente che sbaglia chi lascia gli studi presto pur avendo le capacità e le possibilità per continuare.Originariamente Scritto da Il_Grigio
Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
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Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.


Fra una persona colta ed una persona ignorante non c'è scambio intellettivo, ma può esserci scambio umano...sicuramente la prima deve sacrificare molto, credo di essere giunta alla conclusione che sia un tipo di amicizia impossibile.Originariamente Scritto da Fenris


Addirittura!Originariamente Scritto da Flora


In molti casi è così, sempre con le dovute eccezioni, almeno per quanto riguarda la mia personale esperienza.Originariamente Scritto da DiegoVerona


Scusa il ritardo, ho appena finito di cenare.Originariamente Scritto da Fenris
Fenris, non sono d'accordo.
Considero "apertura mentale", "sapersi relazionare", "capacità di ragionamento" eccetera dei valori (incontestabili) figli dell'intelligenza, non del proprio bagaglio culturale. Intelligenza che può essere sì stimolata attraverso studi e letture, ma che è comunque un qualcosa di innato. A me QUESTO sembra incontestabile.
Aggiungo che non ritengo lo studio come l'unica strada per realizzarsi e ribadisco che iniziare ad avere in mano certe cifre già durante l'adolescenza non implica doversi abbandonare alla voglia irrefrenabile di scooter, telefonini e tirate di coca, all'edonismo insomma, al quale comunque molti dei miei acculturati colleghi universitari non sembrano proprio voler rinunciare.
Non ho nessun pregiudizio nell'ascoltare chi mi parla in dialetto infilando una bestemmia a frase perché è l'unica maniera in cui sa comunicare, né chi mi parla italiano in un modo tale che la sua preparazione cultura risulti evidente. Pregiudizi ne ho, e tanti, ma questo non è il caso. A 15 anni sono già evidenti le capacità scolastiche di una persona: chi lo è dovrebbe continuare a studiare, e sarebbe un peccato (ma nulla di più) se non lo facesse, chi non lo è dovrebbe ritirarsi (sempre che non si abbia voglia di fare anni di magre figure davanti ai professori... a chi gioverebbe?).
E poi l'hai detto anche tu: come faremmo senza gli "ignoranti" gommisti, idraulici e muratori?


Ma ne sei certa? Intanto dimmi un po cosa intendi con cultura, a questo punto son curioso...Originariamente Scritto da Flora
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