Una cooperativa rossa si aggiudica l’appalto Tav
di Sergio Menicucci
Sono “i compagni” romagnoli della società cooperativa di muratori e cementisti di Ravenna (Cmc) che hanno preso possesso di sei lotti su 57 necessari per costruire il tunnel di 7 km, largo tra 3 e 6 metri, indispensabile come test per la costruzione del tratto dell’alta velocità Torino-Lione.Naturalmente doverosamente incappucciati per non farsi riconoscere e non esporsi alle ritorsioni. La polemica si inasprisce al punto che il presidente Ds della regione Piemonte, Mercedes Bresso, minaccia le dimissioni. Barricate, fuochi, presidi, colloqui tra dimostranti e forze dell’ordine in assetto antisommossa, infatti, continuano. “Resisteremo” dicono i 5-10 mila valligiani come cinquant’anni anni fa, quando le brigate partigiane erano riuscite a conquistare i monti della Val di Susa.
Megafono in bocca, piedi su una grossa bobina di legno, il fronte anti-Tav per eccellenza, reduce da tante battaglie ecologiste, grida che da lì non se ne andrà nessuno. I lavori non devono proseguire. I sindaci chiedono di essere ricevuti al Quirinale dopo che il Presidente Ciampi ha chiaramente osservato che l’Italia non può permettersi di essere isolata dal resto d’Europa. D’altra parte era stato proprio l’inquilino del Quirinale a battersi perché l’Italia non fosse esclusa dall’alta velocità. Il primo tracciato passava, infatti, per la Svizzera evitando il nostro paese. Ma è anche battaglia politica tra i due poli. Il centrodestra è da sempre favorevole alla realizzazione dell’opera. La sinistra è divisa. Dopo Berlusconi e Fini anche la terza punta dello schieramento della Casa delle libertà interviene nella polemica. Pier Ferdinando Casini invita la sinistra a parlare chiaro, a non essere ambigua come invece sta facendo il leader dell’Unione Romano Prodi, preoccupato di non scontentare l’ala della sinistra radicale ed ambientalista.
Per Casini “quello che sta accadendo è molto grave. La sinistra ha grosse responsabilità nella regione Piemonte. Quando si bloccano importanti infrastrutture non ci si può lamentare se l’Italia rimane tagliata fuori dall’Europa e se la crescita economica italiana rischia di essere diversa da quella della Francia e della Germania”. D’altra parte le manifestazioni bloccano ogni forma di dialogo. Il portavoce del commissario dei trasporti Jacques Barrot ha ribadito che il progetto è strategico anche per diminuire l’impatto negativo del trasporto su strada in continuo aumento. L’Unione Europea ha inoltre nominato come coordinatrice della realizzazione del “Corridoio 5” Loyola de Palacio, che ha fatto molti sforzi per avviare un tavolo di dialogo e fornire chiarimenti sul progetto. Parlando del rischio amianto temuto dai cittadini, gli osservatori europei sostengono che oggi esistono molte tecniche in grado di proteggere e minimizzare ogni pericolo.
Quello che alcune forze della sinistra radicale non vogliono accettare è un tipo di modernizzazione che li metterebbe politicamente fuori gioco. La linea ad alta velocità che da Lisbona raggiunge Lione per poi entrare in Italia a Torino e quindi proseguire verso Lubiana e Kiev rientra nei trenta progetti “Ten” dell’Ue, che disegnano una linea trasfrontaliera con un tracciato che intercetta i Corridoi 1 e 8 collegando meglio il Nord e il Sud dell’Europa. D’altra parte tra l’Italia e la Francia l’unico passaggio è quello del traforo del Frejus, con i suoi 14 chilometri di galleria sempre più intasati. Il no alla Tav allunga la lista dei tanti no delle sinistre alle riforme di cui necessita l’Italia: scuola, università, giustizia, mercato del lavoro, infrastrutture, grandi opere pubbliche.[/




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