OMNIA SUNT COMMUNIA
Maurizio Pagliassotti
Torino
Per chi crede che la Val di Susa sia ormai un tranquillo territorio pronto a ricevere tondini e colate di cemento sarà un pessima giornata. «Poche centinaia di persone si oppongono al progetto, sono una frangia isolata» ha detto pochi giorni fa Mario Virano, presidente dell'Osservatorio tecnico sulla Tav al Ministro delle infrastrutture (soprannominato anche Attila quando era Ministro dell'ambiente) Altero Matteoli. «Solo quattro sindaci su sessanta non vogliono la Tav» ha aggiunto.
Questa mattina invece una grossa trave verrà posta di traverso lungo la già tortuosa via che porterà all'apertura dei cantieri. A Venaus infatti si svolgerà il "Compra un posto in prima fila. Atto secondo", una specie di guerriglia burocratica che passa attraverso l'acquisto di microlotti di terreno che dovranno essere espropriati uno per uno quando ruspe e trivelle si presenteranno per iniziare i lavori. Ci sarà un notaio che dalle otto del mattino fino alle otto di sera validerà i mille e cinquecento atti di acquisto che di fatto allungheranno all'infinito i tempi degli espropri. Lo shopping Notav era già avvenuto circa due mesi fa a Chiomonte, anche al tempo in mille e cinquecento si comprarono un pezzettino di terra. Al tempo però fu poco più che un colpo di teatro perché Chiomonte è sempre stato un falso bersaglio. Il progetto che prevede lo sbocco del tunnel di base in questo piccolo paese con sviluppo ferroviario successivo a zig zag per la valle non sta in piedi tecnicamente: non esiste un pezzo di carta del formaggio con un disegno vero e i costi esploderebbero. Un po' di fumo per far vedere che qualcosa in questi anni è stato fatto.
Oggi invece si compra a Venaus, ovvero l'unico posto dove il percorso Tav può passare. Verranno acquistati i terreni dove nel dicembre 2005 ci furono dei furiosi scontri tra manifestanti e polizia, a due passi dal presidio permanente costruito esattamente tre anni fa. Al tempo era un microcontainer con qualche volenteroso che ci dormiva ogni tanto. Oggi è un specie di villa sempre presidiata.
L'operazione "Compra un posto in prima fila" arriva in un momento importante per la questione Tav. Fra pochi giorni infatti terminerà il lavoro dell'Osservatorio tecnico. Due anni in cui molto lavoro è stato fatto, ma che ha provocato anche una forte frattura tra il movimento e una parte dei sindaci che hanno partecipato agli incontri.
Sono stati prodotti due quaderni che in sostanza ammettono che non esisterà nessun flusso merci in esponenziale crescita per i prossimi decenni, e che la ferrovia storica oggi è sottoutilizzata e potrebbe trasportare anche quaranta milioni di tonnellate annue di merci. Non una parola è stata scritta su eventuali percorsi. Il movimento teme però che un parte dei sindaci, in primis l'ex amatissimo Antonio Ferrentino, abbia fatto il salto della quaglia e stia lavorando al fine di trovare un accordo con il nuovo governo per far trangugiare l'opera alla valle. Il palese cambio di opinione di alcuni sindaci, soprattutto dell'alta valle, non rende tranquilli. Il sindaco di Cesana Torinese, Antonio Serra, tre anni fa dopo gli scontri di Venaus si faceva fotografare alle manifestazioni con striscioni in mano; oggi, forse emozionato dai fatali incontri romani, si dice favorevole alla mega opera. D'altronde il suo territorio è già stato abbondantemente devastato da una inutilizzata mega pista da bob.
Visti questi elementi poco rassicuranti, il movimento Notav ha deciso di fare shopping. L'operazione non sarà sufficiente a bloccare i lavori ma manda un chiaro segnale: ci siamo, siamo forti e tanti, ma soprattutto prima di aprire anche solo un tombino dovrete fare i conti con noi. Attualmente la forza del movimento può essere quantificata così: cinquemila persone, su trentamila Notav residenti in valle, pronte al presidio fisico di qualunque zona. Altri duemila, tra centri sociali, movimenti politici, cittadini comuni arriverebbero da Torino. Settemila persone pronte a mettersi di traverso con le brutte maniere. Questo nel periodo invernale, mentre in quello estivo ovviamente i numero crescerebbero molto. Mario Virano che parla di «poche centinaia di oppositori» conosce bene questa situazione ma deve rendere conto del suo, inutile, operato ai nuovi referenti politici desiderosi di sentire che tutto va bene. Come ai tempi di Mussolini e dei battaglioni di carri armati inesistenti.
Beppe Joannas, sindaco Prc di Bussoleno, uno dei quattro accusati da Virano di essere ancora contrari alla Tav in Val di Susa, osserva che domani sarà un giorno ancora più importante: «Noi sindaci faremo la nostra proposta di tracciato in Osservatorio che ovviamente, almeno per me, non potrà che essere il potenziamento della linea storica senza la costruzione del tunnel di base».
Non sono pochi, però, nel partito trasversale degli affari che aspettano una proposta molto diversa, che dia sfogo così al più grande mangia mangia della storia patria.
Liberazione 15/06/2008
ARDITI NON GENDARMI




Rispondi Citando