VENAUS - È l'ottava notte passata al presidio di Venaus. I manifestanti non sono neppure un centinaio: sono- sparsi a difendere le barricate e a lavorare nella sede della Pro Loco per preparare qualcosa di caldo per tutti. Anche gli schieramenti delle forze dell'ordine mantengono la stessa calma di sempre e nulla lascerebbe pensare all'azione di forza che, da lì a poco, trasforma il presidio No Tav in una vero e proprio campo di battaglia, dove poliziotti e carabinieri si lanciano all'inseguimento di sparuti gruppi di manifestanti.
Sono da poco passate le 3,30 quando la colonna dei mezzi della polizia viene avvistata sulla statale e le sentinelle lanciano l'allarme. Ma è ormai troppo tardi: agenti e militari, in tenuta antisommossa, sono già appostati nei prati, nascosti dal buio della notte da cui hanno fatto irruzione, sbucando all'improvviso: poi, senza esitazione, sono cominciati a volare pugni e manganellate contro chiunque sbarrasse il loro cammino. L'effetto sorpresa è devastante: all'improvviso poliziotti e carabinieri, manganelli in resta e scudi alzati, sfondano la prima barricata, quella sul lato sud del cantiere: la ruspa della polizia non esita a distruggerla, incurante dei manifestanti che cercando di proteggerla vengo no trascinati nel fango. Poi è 12 barricata di fronte all'ingresso del cantiere a cedere, divelta ffi un gruppo di carabinieri, mentre gli agenti corrono schierati nella tendopoli in mezzo al bosco. Qui, sono almeno trecento militari e i poliziotti che caricano giovani, donne, giornalisti fotografi: in particolare due fotografi, Mario Solavaggione di Torino Cronaca e Alessandro Contaldo, di Repubblica, vengono bloccati e feriti; in un attacco ai giornalisti, intimati non riprendere le fasi del blitz il primo viene spinto durante carica in un fosso. Per la caduta il reporter si distorce una caviglia ed è necessario 1'interven del 118 per trasportarlo in ospedale a Susa dove viene curate giudicato guaribile in 15 giorni. Contaldo, dopo alcune minacce viene raggiunto da due agenti che, ripetutamente, lo colpiscono a manganellate sulla schiena. Provvidenziale, per il fotografo, l'intervento di un terzo agente, che ha allontanato i colleghi. Tra le vittime anche una donna dì 45 anni, Patrizia Triolo di Meana, reduce da un incidente stradale, giunta al presidio l'altra notte, ancora con il collare ortopedico. Colpita al pi volto durante la carica, anche pE per lei si sono aperte le porte del pronto soccorso di Susa: «Ero li sulla passerella prima del presidio - dice la donna - la polizia mi ha travolta mentre caricava. Mi hanno preso a manganellate, e sono caduta». Un anziano di 70 anni è stato travolto dalla carica, e anche una signora di 60 anni è stata raggiunta da numerosi colpi di manganello. I campeggiatori improvvisati vengono fatti sloggiare con la forza, alcuni svegliati a calci attraverso la tela delle tende.
Quindici, in tutto, i feriti condotti in ospedale a Susa per le ferite riportate: sembrano essere in quattro, invece, i carabinieri caduti durante la carica e rimasti lievemente contusi. Alle 5, la polizia riesce a chiudere i manifestanti in due gruppi, bloccare le vie di accesso e di uscita da Venaus e con il passare delle ore, con le ruspe, continuare a demolire i simboli del presidio. In due ore la piazza, però, si riempie di almeno altri 600 manifestanti, giunti da ogni parte della valle per continuare a lottare.
Alle 7 l'ultimo momento di tensione tra No Tav e forze dell'ordine: un ragazzo viene fermato e un anziano, caduto a terra per un malore, viene ricoverato in ospedale anche per i colpi ricevuti. Non è servito nulla per fermare la furia dei mille uomini delle forze dell’ordine: neppure la resa e le braccia alzate di chi ha occupato la sede della Pro Loco, fino a qualche la per fermare la furia dei mille attimo prima base e punto di uomini delle forze dell'ordine: ritrovo dei manifestanti, travolneppure la resa e le braccia ti anche loro dai manganelli.
F. Q., Torino Cronaca, 07/12/2005




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