Osservando le due cartine dell'Africa, quella razziale e quella linguistica, si nota una sostanziale corrispondenza, in certi casi molto precisa, fra le rispettive aree. Ciò è molto interessante e dimostrerebbe o, quantomeno, porterebbe a ritenere che in aree con poca storia, per dir così, cioè dove non si sono costituite grandi compagini statali organizzate e c'è stata prevalente stanzialità e organizzazione primitiva di villaggio, i tratti culturali corrisponderebbero abbastanza bene a quelli razziali.
Sull'Africa settentrionale: probabilmente l'apporto camito-semitico, essendo il prodotto di invasioni di élites guerriere, è stato molto più culturale e spirituale che strettamente razziale, per cui oggi i nordafricani sono camitizzati prima e semitizzati poi nello spirito, ma la loro sostanza razziale è ancora, in gran parte, quella ancestrale mediterranea, non molto dissimile dalla nostra.
Probabilmente anche un fattore ambientale è intervenuto epsantemente: la desertificazione, che ha aumentato ed esteso molto più vicino alla costa le caratteristiche nomadiche, e quindi più camito-semitiche e meno mediterranee, di quelle popolazioni, erodendo progressivamente l'eredità neolitica di stanzialità e tradizione agricola.
Sull'Anatolia e la domanda di Padanik:
Come primo abbozzo di risposta (Felix saprà dire più e meglio di me) posso dire che probabilmente l'apporto turco (quindi mongolico) è stato dal punto di vista demografico e razziale trascurabile: la popolazione dell'Anatolia è ancora sostanzialmente quella di epoca bizantina e probabilmente di molto precedente: direi che già all'epoca degli Ittiti più o meno la fisionomia razziale della regione era probabilmente quella attuale.




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