http://www.lamescolanza.com/Temp2005...i=16122005.htm
La Banda Furbetti
Fiorani arrestato. Ricucci, Consorte e Gnutti indagati. Politici nel mirino dei giudici. E un "regista", Fazio, che per ora resiste. Ascesa e crollo di un gruppo di potere che voleva prendersi tutto
di Vittorio Malagutti
Quando si è seduto per la prima volta di fronte a loro, gli investigatori della Guardia di Finanza non ci hanno messo molto a capire che quella fonte poteva portarli molto lontano. Donato Patrini era stato per anni l'ombra di Gianpiero Fiorani. Era il suo più stretto collaboratore, di fatto una sorta di segretario personale. Proprio per questo Patrini conosceva molti segreti della vertiginosa scalata al potere dell'ex boss della Popolare Italiana. Ed è stato il suo racconto, tra ottobre e novembre, a imprimere un'accelerazione decisiva all'inchiesta giudiziaria sulla scalata ad Antonveneta. Una svolta che nella serata di martedì 13 dicembre ha portato all'arresto di Fiorani e di alcuni dei suoi uomini di fiducia.
Patrini ha spiegato tempi e modi di un gran numero di operazioni riservate della banca di Lodi. E ha fornito nuovi indizi a un sospetto da tempo coltivato dagli investigatori. E cioè che il vorticoso giro dell'insider trading, delle operazioni di Borsa illegali gestite da Fiorani e dai suoi compari servisse ad arricchire non solo imprenditori e professionisti amici, ma anche uomini politici. Le indagini sono in corso. Ai pm mancano ancora alcuni tasselli importanti per formalizzare le accuse, ma questo nuovo fronte dell'inchiesta potrebbe presto riservare sorprese eclatanti. Del resto, come si è appreso nei giorni scorsi, almeno due parlamentari, Luigi Grillo (Forza Italia) e Ivo Tarolli (Udc), entrambi strenui pubblici sostenitori di Fiorani, in tempi recenti avevano aperto conti correnti alla Lodi su cui erano affluiti i proventi di speculazioni finanziarie. Mentre Aldo Brancher è stata beneficiato sul suo conto alla Lodi con 400 mila euro frutto di operazioni finanziarie disposte dalla banca.
Nuovi sospetti, nuovi indizi che vanno a ingrossare il fiume in piena dei reati contestati alla banda dei furbetti. Non solo Lodi, quindi, ma anche gli altri sodali che insieme a Fiorani hanno dato l'assalto ai piani alti della finanza nazionale. Emilio 'Chicco' Gnutti e Stefano Ricucci, innanzitutto, mentre le indagini nelle ultime settimane si stanno concentrando anche sul ruolo dell'Unipol e dei suoi top manager, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, entrambi titolari di conti correnti alla Lodi su cui sono affluiti i proventi di speculazioni finanziarie per milioni di euro. Ormai è chiaro: l'assalto al cielo è fallito. L'Antonveneta, oggetto del desiderio di Lodi, batte bandiera olandese. La Bnl inseguita da Unipol resta in bilico, con gli spagnoli del Banco Bilbao Vizcaya pronti al contrattacco. E Ricucci, finanziato per anni a piene mani da Lodi, adesso rischia il crack dopo aver tentato invano di espugnare la fortezza del 'Corriere della Sera'.
Ma non è solo questione di banche e giornali. La cordata di uomini nuovi che ha tentato l'attacco ai cosiddetti salotti buoni si è sfaldata sotto il peso di accuse infamanti. Altroché rinnovamento. Altroché aria nuova nelle stanze del capitalismo italiano. La miserevole fine delle ambizioni di Fiorani e compagni sta scoperchiando il più grave scandalo bancario dai tempi dell'Ambrosiano di Roberto Calvi. La scalata al potere si fondava sulla finanza off shore, sui prestiti occulti, sull'insider trading. In breve sulla violazione sistematica delle più elementari regole del mercato. Un saccheggio, più che una scalata. Una lista di irregolarità che ha lasciato interdetti perfino i magistrati. A tal punto, si legge nell'ordinanza di custodia contro Fiorani, che "non è stato ancora possibile arrivare sia a una definizione esatta di tutte le condotte illecite poste in essere, attesa la loro quantità (non esiste affare della banca che non presenti carattere di anomalia), sia a una precisa quantificazione economica di profitti realizzati, che comunque superano le diverse centinaia di milioni di euro con corrispondente nocumento della banca". Come dire: hanno rubato così tanto che ci serve più tempo per fare tirare le somme di questa immensa scorreria.
Il crepuscolo dei raider getta una luce sinistra su pezzi importanti della politica e delle istituzioni. Nella maggioranza di governo con la Lega e Forza Italia che nei mesi caldi delle scalate si sono battute per sdoganare i furbetti. Non si contano le dichiarazioni di esponenti leghisti, tra cui spiccava per attivismo il ministro Roberto Maroni, che hanno descritto il numero uno della Popolare di Lodi come il nuovo portabandiera di una fantomatica nuova finanza padana. Mentre nella calda estate delle scalate, quando Ricucci sembrava a un passo dalla conquista del 'Corriere della Sera', fu Aldo Livolsi, l'ex amministratore delegato della Fininvest e adesso finanziere in proprio, a cercare appoggi in Italia e all'estero per i cosiddetti uomini nuovi. Anche a sinistra i vertici diessini hanno chiuso gli occhi. Massimo D'Alema e Piero Fassino hanno respinto al mittente ogni sospetto, di fronte ai legami via via più evidenti tra la rete di Fiorani e Consorte, il campione della finanza cooperativa. Adesso però il numero uno dell'Unipol è costretto sulla difensiva. E con lui anche quella parte dei Ds che lo ha sempre difeso a spada tratta.
Del resto Fiorani in vent'anni di carriera all'arrembaggio non ha mai guardato in faccia a nessuno. Da destra a sinistra ha saputo conquistarsi sponsor e sostenitori. Non per niente gli amici lo avevano soprannominato 'l'incantatore di serpenti'. A Lodi, tra dirigenti e funzionari, viene conservato un dvd che racconta la convention dei dipendenti del 2003 a Genova. Il popolo dei bancari applaudiva a più non posso il suo condottiero che dimostrò eccezionali doti di showman. Per ore intrattenne la platea, introducendo gli ospiti, presentando la squadra dei manager di punta e decantando le magnifiche sorti della Popolare.
Il suo capolavoro, però, Fiorani lo aveva realizzato con Antonio Fazio, che già molto prima della vicenda Antonveneta aveva fornito un appoggio esplicito alla banca di Lodi e alla sua velocissima espansione. Quantomeno fin dai tempi della scalata occulta alla Popolare di Crema, compiuta in varie tappe tra il 1996 e il 2001, quando la Banca d'Italia non prese in considerazione le palesi irregolarità denunciate dalla Consob e diede luce verde, per l'ennesima volta, all'operazione varata da Fiorani.
L'amicizia con Fazio è stata coltivata negli anni a suon di inviti, incontri, cene, regalie varie, compresi orologi e gioielli di valore. Poi c'erano le vacanze. Erano tutti appassionati dell'Alto Adige e in estate si trovavano a passare qualche ora insieme nella Valle di Casies, oppure più su, tra le malghe della Val Pusteria, in località Sesto. E qualche volta, ad accompagnare i banchieri, c'erano anche i politici amici, quelli con il conto alla Lodi: Grillo e Tarolli.
Il banchiere di Lodi bussava e la famiglia del Governatore era pronta ad aprirgli generosamente le porte di casa. La signora Maria Cristina, anche lei omaggiata a più riprese nel corso degli anni, trattava quel simpatico banchiere di Lodi come un vecchio amico. E la conferma arriva dai testi delle intercettazioni telefoniche agli atti dell'indagine della magistratura. Anche le figlie del Governatore erano accolte a braccia aperte a Lodi. Una di loro, Maria Valeria, ha scritto addirittura un articolo sulla rivista patinata della Bipielle, dove venne pudicamente presentata con il titolo di 'studentessa', niente di più.
Quanto al figlio Giovanni, lui era stato sdoganato con la partecipazione alla Mille Miglia della primavera del 2005, tradizionale happening della finanza bresciana guidata da Gnutti. Così, mentre il babbo era alle prese con l'iter autorizzativo, quanto mai complesso, della scalata all'Antonveneta, l'erede si divertiva, frequentando alcuni degli scalatori, a quell'epoca già sospettati di manovre irregolari in Borsa.
I rapporti di amicizia con Fazio si sono portati in dote anche i legami con gli ambienti vaticani. Il boss della Popolare di Lodi, forse come attività di contorno all'abituale saccheggio, si dilettava a organizzare pensosi convegni sull'etica e la finanza, in cui ospitava vescovi, cardinali e intellettuali di area cattolica. E sul piano concreto Fiorani non ha mai fatto mancare i finanziamenti della banca a un gran numero di iniziative della Chiesa. Per esempio alla Fondazione Sorella Natura di Assisi, che ricorre anche nelle intercettazioni telefoniche di questa estate. Un ente sedicente ecologista molto caro al cardinale Re.
Al momento opportuno le gerarchie ecclesiastiche non hanno mancato di ricambiare il costante sostegno ricevuto da Fiorani. Nel pieno delle polemiche estive il cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale, trovò il tempo e il modo di mettere in guardia gli italiani sull'abuso delle intercettazioni telefoniche. Un argomento che a prima vista appare distante dalle questioni di etica o di morale, ma che, in compenso, suonava come un assist al Governatore Fazio e al suo pupillo Fiorani, immortalati in alcune memorabili telefonate finite agli atti dell'indagine della procura di Milano.




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