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Discussione: Tutti contro Fazio.

  1. #61
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    Predefinito I cardinali protettori di Fazio e Fiorani

    http://www.lamescolanza.com/Temp2005...i=16122005.htm

    La Banda Furbetti
    Fiorani arrestato. Ricucci, Consorte e Gnutti indagati. Politici nel mirino dei giudici. E un "regista", Fazio, che per ora resiste. Ascesa e crollo di un gruppo di potere che voleva prendersi tutto


    di Vittorio Malagutti

    Quando si è seduto per la prima volta di fronte a loro, gli investigatori della Guardia di Finanza non ci hanno messo molto a capire che quella fonte poteva portarli molto lontano. Donato Patrini era stato per anni l'ombra di Gianpiero Fiorani. Era il suo più stretto collaboratore, di fatto una sorta di segretario personale. Proprio per questo Patrini conosceva molti segreti della vertiginosa scalata al potere dell'ex boss della Popolare Italiana. Ed è stato il suo racconto, tra ottobre e novembre, a imprimere un'accelerazione decisiva all'inchiesta giudiziaria sulla scalata ad Antonveneta. Una svolta che nella serata di martedì 13 dicembre ha portato all'arresto di Fiorani e di alcuni dei suoi uomini di fiducia.

    Patrini ha spiegato tempi e modi di un gran numero di operazioni riservate della banca di Lodi. E ha fornito nuovi indizi a un sospetto da tempo coltivato dagli investigatori. E cioè che il vorticoso giro dell'insider trading, delle operazioni di Borsa illegali gestite da Fiorani e dai suoi compari servisse ad arricchire non solo imprenditori e professionisti amici, ma anche uomini politici. Le indagini sono in corso. Ai pm mancano ancora alcuni tasselli importanti per formalizzare le accuse, ma questo nuovo fronte dell'inchiesta potrebbe presto riservare sorprese eclatanti. Del resto, come si è appreso nei giorni scorsi, almeno due parlamentari, Luigi Grillo (Forza Italia) e Ivo Tarolli (Udc), entrambi strenui pubblici sostenitori di Fiorani, in tempi recenti avevano aperto conti correnti alla Lodi su cui erano affluiti i proventi di speculazioni finanziarie. Mentre Aldo Brancher è stata beneficiato sul suo conto alla Lodi con 400 mila euro frutto di operazioni finanziarie disposte dalla banca.

    Nuovi sospetti, nuovi indizi che vanno a ingrossare il fiume in piena dei reati contestati alla banda dei furbetti. Non solo Lodi, quindi, ma anche gli altri sodali che insieme a Fiorani hanno dato l'assalto ai piani alti della finanza nazionale. Emilio 'Chicco' Gnutti e Stefano Ricucci, innanzitutto, mentre le indagini nelle ultime settimane si stanno concentrando anche sul ruolo dell'Unipol e dei suoi top manager, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, entrambi titolari di conti correnti alla Lodi su cui sono affluiti i proventi di speculazioni finanziarie per milioni di euro. Ormai è chiaro: l'assalto al cielo è fallito. L'Antonveneta, oggetto del desiderio di Lodi, batte bandiera olandese. La Bnl inseguita da Unipol resta in bilico, con gli spagnoli del Banco Bilbao Vizcaya pronti al contrattacco. E Ricucci, finanziato per anni a piene mani da Lodi, adesso rischia il crack dopo aver tentato invano di espugnare la fortezza del 'Corriere della Sera'.

    Ma non è solo questione di banche e giornali. La cordata di uomini nuovi che ha tentato l'attacco ai cosiddetti salotti buoni si è sfaldata sotto il peso di accuse infamanti. Altroché rinnovamento. Altroché aria nuova nelle stanze del capitalismo italiano. La miserevole fine delle ambizioni di Fiorani e compagni sta scoperchiando il più grave scandalo bancario dai tempi dell'Ambrosiano di Roberto Calvi. La scalata al potere si fondava sulla finanza off shore, sui prestiti occulti, sull'insider trading. In breve sulla violazione sistematica delle più elementari regole del mercato. Un saccheggio, più che una scalata. Una lista di irregolarità che ha lasciato interdetti perfino i magistrati. A tal punto, si legge nell'ordinanza di custodia contro Fiorani, che "non è stato ancora possibile arrivare sia a una definizione esatta di tutte le condotte illecite poste in essere, attesa la loro quantità (non esiste affare della banca che non presenti carattere di anomalia), sia a una precisa quantificazione economica di profitti realizzati, che comunque superano le diverse centinaia di milioni di euro con corrispondente nocumento della banca". Come dire: hanno rubato così tanto che ci serve più tempo per fare tirare le somme di questa immensa scorreria.

    Il crepuscolo dei raider getta una luce sinistra su pezzi importanti della politica e delle istituzioni. Nella maggioranza di governo con la Lega e Forza Italia che nei mesi caldi delle scalate si sono battute per sdoganare i furbetti. Non si contano le dichiarazioni di esponenti leghisti, tra cui spiccava per attivismo il ministro Roberto Maroni, che hanno descritto il numero uno della Popolare di Lodi come il nuovo portabandiera di una fantomatica nuova finanza padana. Mentre nella calda estate delle scalate, quando Ricucci sembrava a un passo dalla conquista del 'Corriere della Sera', fu Aldo Livolsi, l'ex amministratore delegato della Fininvest e adesso finanziere in proprio, a cercare appoggi in Italia e all'estero per i cosiddetti uomini nuovi. Anche a sinistra i vertici diessini hanno chiuso gli occhi. Massimo D'Alema e Piero Fassino hanno respinto al mittente ogni sospetto, di fronte ai legami via via più evidenti tra la rete di Fiorani e Consorte, il campione della finanza cooperativa. Adesso però il numero uno dell'Unipol è costretto sulla difensiva. E con lui anche quella parte dei Ds che lo ha sempre difeso a spada tratta.

    Del resto Fiorani in vent'anni di carriera all'arrembaggio non ha mai guardato in faccia a nessuno. Da destra a sinistra ha saputo conquistarsi sponsor e sostenitori. Non per niente gli amici lo avevano soprannominato 'l'incantatore di serpenti'. A Lodi, tra dirigenti e funzionari, viene conservato un dvd che racconta la convention dei dipendenti del 2003 a Genova. Il popolo dei bancari applaudiva a più non posso il suo condottiero che dimostrò eccezionali doti di showman. Per ore intrattenne la platea, introducendo gli ospiti, presentando la squadra dei manager di punta e decantando le magnifiche sorti della Popolare.

    Il suo capolavoro, però, Fiorani lo aveva realizzato con Antonio Fazio, che già molto prima della vicenda Antonveneta aveva fornito un appoggio esplicito alla banca di Lodi e alla sua velocissima espansione. Quantomeno fin dai tempi della scalata occulta alla Popolare di Crema, compiuta in varie tappe tra il 1996 e il 2001, quando la Banca d'Italia non prese in considerazione le palesi irregolarità denunciate dalla Consob e diede luce verde, per l'ennesima volta, all'operazione varata da Fiorani.

    L'amicizia con Fazio è stata coltivata negli anni a suon di inviti, incontri, cene, regalie varie, compresi orologi e gioielli di valore. Poi c'erano le vacanze. Erano tutti appassionati dell'Alto Adige e in estate si trovavano a passare qualche ora insieme nella Valle di Casies, oppure più su, tra le malghe della Val Pusteria, in località Sesto. E qualche volta, ad accompagnare i banchieri, c'erano anche i politici amici, quelli con il conto alla Lodi: Grillo e Tarolli.

    Il banchiere di Lodi bussava e la famiglia del Governatore era pronta ad aprirgli generosamente le porte di casa. La signora Maria Cristina, anche lei omaggiata a più riprese nel corso degli anni, trattava quel simpatico banchiere di Lodi come un vecchio amico. E la conferma arriva dai testi delle intercettazioni telefoniche agli atti dell'indagine della magistratura. Anche le figlie del Governatore erano accolte a braccia aperte a Lodi. Una di loro, Maria Valeria, ha scritto addirittura un articolo sulla rivista patinata della Bipielle, dove venne pudicamente presentata con il titolo di 'studentessa', niente di più.

    Quanto al figlio Giovanni, lui era stato sdoganato con la partecipazione alla Mille Miglia della primavera del 2005, tradizionale happening della finanza bresciana guidata da Gnutti. Così, mentre il babbo era alle prese con l'iter autorizzativo, quanto mai complesso, della scalata all'Antonveneta, l'erede si divertiva, frequentando alcuni degli scalatori, a quell'epoca già sospettati di manovre irregolari in Borsa.

    I rapporti di amicizia con Fazio si sono portati in dote anche i legami con gli ambienti vaticani. Il boss della Popolare di Lodi, forse come attività di contorno all'abituale saccheggio, si dilettava a organizzare pensosi convegni sull'etica e la finanza, in cui ospitava vescovi, cardinali e intellettuali di area cattolica. E sul piano concreto Fiorani non ha mai fatto mancare i finanziamenti della banca a un gran numero di iniziative della Chiesa. Per esempio alla Fondazione Sorella Natura di Assisi, che ricorre anche nelle intercettazioni telefoniche di questa estate. Un ente sedicente ecologista molto caro al cardinale Re.

    Al momento opportuno le gerarchie ecclesiastiche non hanno mancato di ricambiare il costante sostegno ricevuto da Fiorani. Nel pieno delle polemiche estive il cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale, trovò il tempo e il modo di mettere in guardia gli italiani sull'abuso delle intercettazioni telefoniche. Un argomento che a prima vista appare distante dalle questioni di etica o di morale, ma che, in compenso, suonava come un assist al Governatore Fazio e al suo pupillo Fiorani, immortalati in alcune memorabili telefonate finite agli atti dell'indagine della procura di Milano.

  2. #62
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    Fazio è impresentabile. Non capisco cosa aspetti ancora a dimettersi, la sua presenza al vertice di un'istituzione dome Bankitalia è umiliante per il paese.

    A questo punto non resta che sperare che la magistratura provveda quanto prima al suo rinvio a giudizio, in modo che il Parlamento abbia il pretesto per adottare un provvedimeno ad hoc per intervenire in questa situazione imbarazzante.

    Fiorani è solo un meschino personaggio totalmente asservito ai potenti di turno i quali, conoscendo la pochezza del banchierino di provincia, hanno ben pensato di mettere in piedi un losco intreccio di interessi per ritagliare ognuno la propria fetta di torta.

    Tanto poi per mettere un tappo alla falla dei bilanci gonfiati si sarebbe organizzato un assalto alla diligenza (con il placet delle massime istituzioni) portandosi via a prezzo di saldo la cassaforte dell'antonventa con dentro i soldi veri.

  3. #63
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    il massimo sarebbe se fosse indagato anche Ruini

    sarebbe fantastico


  4. #64
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    http://finanza.kataweb.it/scripts/cl...codnews=358635

    Da San Tommaso a Fiorani
    la parabola dell'uomo di Alvito


    Se non avessimo letto sul Giornale le intercettazioni telefoniche tra la signora Cristina e il ragionier Gianpiero non oseremmo mai parlare di don Luigi Ginami, il giovane prete mondano che ha celebrato l'anniversario di matrimonio della signora con il potente governatore di Alvito, in Ciociaria, ex feudo elettorale di Giulio Andreotti. Ma si dà il caso che il monsignore abbia meritato un articolo encomiastico su Bipielle Magazine, rivista del ragionier Fiorani, campione di "bad loans" in Europa, che nel corso degli ultimi quattro anni si è preso, con protezione governatoriale, l'Iccri, l'Efibanca, la Popolare di Crema, le casse di risparmio di Livorno, Pisa e Lucca, le casse di Imola e Pescara, le Popolari del Trentino, di Mantova , di Bronte, il Banco di Chiavari e la Popolare di Cremona, con una coda di accuse di insider poi archiviate. Sapete da chi era firmato l'articolo? Da Maria Teresa Fazio, una delle figlie del governatore, il cui fratello il banchiere di Codogno ha sperimentato nella sua filiale svizzera. Un po' poco per spiegare il ruolo del ragionier Fiorani e dei palazzinari-finanzieri alla Ricucci che nei consigli d'amministrazione delle banche sono l'incarnazione dei conflitti d'interesse e vanificano le norme antitrust che il dottor Fazio dovrebbe far rispettare.

    L'uomo di Alvito è un cattolico della più bell'acqua . Fece fare ben tre messe al Forex di Lodi del 2002, per dirne una, la volta che passeggiò per le vie della cittadina al fianco del caro Gianpiero, ex pio giornalista dell'Avvenire. Alla settimana sociale della Chiesa, a Napoli nel 1999, era stato il cardinal Ruini in persona a pretendere la sua presenza. Lui fu magnifico. Sostenne che senza un'etica forte l'economia di mercato non può essere efficiente da un punto di vista tecnico. Fece una specie di enciclica. Citò la "Mater et magistra" di Giovanni XXIIII, la "Centesimus annus" di Giovanni Paolo II, nella quale si affermava il principio di porre l'uomo al centro dello sviuluppo economico, ma soprattutto la "Quadriugesimo anno" di Pio XI, del 1931, che poneva i problemi del capitalismo finanziario. La sua tesi era che la società italiana va assai male e che la cura è quella dell'antica etica del solidarismo cristiano. Ma, attenzione, corretto con un po' di spirito protestante, dal momento che senza profitti lo Spirito Santo non fa miracoli. Una splendida cura antico-cristiana, che fece dell'uomo di Alvito, che chi conosce bene definisce un "cinghialone" come Bettino Craxi, l'uomo di punta dell'oligarchia cattolica e apartitica .

    Opus Dei? Può darsi. Ma autorità morale senza etichette, gradita sia al Centrosinistra che al Polo, trasversale per definizione, la vera élite tecnocratica cattolica.

  5. #65
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    ahahahhahahhahaha

    per insider trading, ovviamente

    (pubblico e privato)

  6. #66
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    Perlomeno Tremonti quando si è trovato di fronte ad una situazione istituzionalmente imbarazzante ha avuto il buonsenso e la correttezza di farsi da parte.

    Non saebbe onesto addebitare al governo particolari colpe nella vicenda Bankitalia/Fiorani & furbetti vari. Figuriamoci le strilla che si sarebbero sentite dall'opposizione se Berlusconi si fosse permesso di toccare Fazio, neppure Mussolini ha mai messo in discussione il presidente di Bankitalia. Il tutto aggravato dal fatto che Berlusconi sarebbe stato accusato per l'ennesima volta di agire per il proprio tornaconto personale visto che Fazio non è stato di certo tenero sulla politica economica del governo, senza dimenicare che Berlusconi è proprietario anche di una banca.

    Oltretutto, l'ingresso degli olandesi nel mercato bancario italiano avrebbe indirettamente favorito proprio la banca "virtuale" di Berlusca. A farne le spese sarebbero stati soprattutto gli istituti di credito tradizionali che hanno spese enormi per il mantenimento di antiquate strutture organizzative e le loro faraoniche sedi.

  7. #67
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    Stammattina alla 7 Fazio usa la messa per difendersi dagli attacchi.

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...ccolillo.shtml

    Il Governatore nella chiesa di Santa Chiara, in piazza dei Giochi Delfici A messa alle sette. E dice: «Non lascio» Ha letto le parole del profeta Isaia previste dalla liturgia del giorno: «Rispettate il diritto e fate ciò che è giusto» STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
    ROMA — Si alza. Raggiunge l'altare. Avvicina a sé il microfono del leggio di legno laccato in oro. E scandisce a voce alta: «Così dice il Signore: "Rispettate il diritto e fate ciò che è giusto"». Sta leggendo le parole del profeta Isaia previste dalla liturgia del giorno, Antonio Fazio. Ma suonano come un presagio. Per il governatore della Banca d'Italia è un'altra giornata difficile. Quella in cui dovrà affrontare a viso aperto la bufera di polemiche e gli auspici di sue dimissioni. Ma non si lascia travolgere. «La situazione è brutta» ammette. Ma si dice «sereno» e «pronto a collaborare con i magistrati» convinto «di avere agito sempre nel rispetto della legge». Sorride alle voci di un suo addio imminente a Bankitalia: «Lo so che tutti lo pensano». E la risposta per il momento è un «nooh!».
    Sono le sette e dodici minuti. Ne mancano solo tre alla messa, quando la porta principale della chiesa di Santa Chiara, in piazza dei Giochi Delfici a Roma, si spalanca. Nel cono di luce compare lui. Fuori è già bufera. Le agenzie della notte hanno ripreso la notizia del governatore indagato per insider trading. I tg la stanno rilanciando assieme al coro di richieste di dimissioni.
    Fuori. Ma dentro la sua parrocchia, che fu anche di Aldo Moro, è un'altra cosa. La scorta scruta, ad una ad una, le tredici persone presenti. Due vecchine ricurve sulle corone del rosario, una signora in pelliccia, una coppia di anziani, sette straniere con l'aria rassicurante delle badanti, un uomo in giacca e cravatta. Nulla fuori dal comune, a parte un colbacco in visone con pompon di una delle due vecchine. Gli agenti si fermano in fondo.
    Lui avanza. Da solo. Con incedere sicuro. E prende posto al primo banco nella penultima fila verso il fonte battesimale. Il suo di ogni mattina. Si slaccia il cappotto, sfila gli occhiali e passa una mano sul viso. Ma non ha un'aria turbata o affranta. Nemmeno quando il sacerdote dà avvio alla messa e invita i fedeli a riconoscere i propri peccati.
    Al momento delle letture non esita un istante. Va lui. E legge quelle parole che sembrano selezionate ad arte per metterlo alla prova. «Così dice il Signore: "Rispettate il diritto e fate ciò che è giusto"». L'espressione non muta. La voce non si vela né di turbamento né di commozione. Continua a citare il Signore, arricciando le «r» come di consueto: «Perché prossima a venire è la mia salvezza; la mia giustizia sta per rivelarsi». Quindi si avvia alla conclusione: «Beato l'uomo che così agisce, il figlio dell'uomo che a questo si attiene». Non trapela il minimo conflitto di coscienza. La prova è superata.
    Torna al suo posto. Ascolta il Vangelo di Giovanni sulla «lampada che arde e risplende». «Voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi della sua luce» legge il sacerdote. Non c'è omelia. Fazio china la testa, ma è solo per poco. Ha il volto sereno quando riparte per andare a leggere i salmi. E anche quando si alza, per la terza volta, per servire il sacerdote al momento dell'elevazione. Una cura premurosa. Versa il vino rosato nel calice. L'acqua sulle mani del sacerdote. Ripiega il panno con scioltezza e il fare da chierichetto consumato.
    La comunione la fa per ultimo. Prega senza astrarsi a lungo. Senza mostrare tormenti interiori. E dopo il segno della croce si riabbottona il loden blu, sistema la scriminatura, gli occhiali e i pantaloni un po' flosci, e a chiesa vuota fa per allontanarsi. All'agguato del cronista sorride e non si sottrae. Governatore, ha un'aria serena, davvero lo è? «Sì. Sì. Certo che lo sono. Sono sereno». Eppure la situazione... «E' brutta, sì, molto brutta». Tre rughe compaiono ad unire le sopracciglia folte. E' un attimo. Si stringe nel loden blu e con il braccio cinge le spalle dell'interlocutore.
    Non sfugge alla domanda che sta scuotendo i palazzi della politica e della finanza: ora che è sotto inchiesta darà le dimissioni? Ma sono le otto meno dieci. E' ancora presto per le dichiarazioni strategiche. Non ha ancora incontrato il suo avvocato, Franco Coppi. E ora, a chi gli chiede se andrà via, risponde sicuro: «Nooo!». Eppure tutti se l'aspettano. «Lo so. Lo so che pensano questo», dice riaccendendo lo sguardo. E, dunque, davvero non intende lasciare? «No, no», assicura sorridendo quasi con aria monella. E' di nuovo fuori. Esposto al freddo di una giornata difficile e alle polemiche. Ai magistrati non replica. Ma a chi gli sta dando lezioni di comportamento istituzionale sì. Aggrotta le sopracciglia, scuote la testa e sospira: «Che faccia tosta».

    Virginia Piccolillo
    17 dicembre 2005

  8. #68
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    Ai cardinali, aggiungiamo anche monsignor presidente del consiglio, che evidentemente in questa storia c'è dentro fino al collo.

    Altrimenti, non si spiega per quale motivo non avrebbe avuto un atteggiamento più deciso nei confronti del mago di alvito: evidentemente ne temeva le conseguenze.

  9. #69
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    Mi spiegate una cosa?

    Perché Fazio è accusato di insider trading?

    Voglio dire: se lui ha telefonato a Fiorani a mezzanotte, e la Banca d'Italia ha dato notizia dell'approvazione dellOpa su Antonveneta prima dell'apertura dei mercati il giorno successivo, come avrebbe potuto Fiorani avvantaggiarsi di questa informazione? Forse tramite operazioni su borse estere?

  10. #70
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    Berlusconi non sarà un esempio cristallino di trasparenza ma in questa vicenda non mi pare abbia particolari colpe. Non avrebbe realisticamente potuto agire in modo molto diverso da quanto è stato fatto.

 

 
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