La vita di Fontanarossa, il più grande aeroporto del Meridione, sta attraversando un momento delicato, sia perché i lavori di completamento sono in ritardo e sia perché ci sono movimenti che possono complicarne l'assetto organizzativo. L'aeroporto catanese è una struttura di fondamentale importanza per l'intera Sicilia che tutti hanno voluto e sostenuto, compreso questo giornale protagonista negli anni 70 di una storica battaglia per trasformare la «stalla» di Fontanarossa in un aeroporto di cui essere orgogliosi.
Ora, anche a causa del clima preelettorale, la situazione si sta ingarbugliando perché il tandem di vertice formato dal presidente della Sac Vito Branca e dall'amministratore delegato Vittorio Fanti che in questi anni hanno fatto compiere un grosso salto di qualità allo scalo rischia di andarsene per una serie di spinte esterne. Branca sarebbe prossimo alle dimissioni per «difficoltà ambientali» derivanti da incomprensioni sulle strategie di sviluppo, e Fanti, non vedendo molto chiaro nel futuro dello scalo, di fronte a pressioni potrebbe essere tentato di accettare altre consistenti offerte essendo nota la sua esperienza nel settore. Stesso discorso per il presidente della Sac Vito Branca che ha dimostrato di avere grande competenza nel gestire l'assetto manageriale di un gigantesco complesso come quello di Fontanarossa con 800 dipendenti.
Diciamo subito, a scanso di equivoci, che nessuno ha il diritto di mettere le mani su un bene comune così importante. E sarebbe meglio che non vi fossero cambiamenti in un vertice operativo che ha funzionato e che finora ha preservato Fontanarossa dall'essere assorbita in un giro di realtà aeroportuali più vaste. Prima che mutamenti possano esserci l'aeroporto dev'essere completato sia nelle sue potenzialità e sia nell'assetto societario. Nessun altro interesse deve pregiudicare lo sviluppo dello scalo. Quando l'assetto complessivo sarà definito si potrà ragionare di altro. Dello stesso parere è Vito Riggio, il quale da presidente Enac ha il diritto-dovere dell'alta sorveglianza.
Dicevamo del ritardo dei lavori. La Romagnoli, capofila dell'associazione di imprese, lamenta di non avere sufficiente liquidità per pagare i subconcessionari perché l'Anas, per altri lavori, non avrebbe provveduto a liquidare il dovuto all'azienda. Su sollecitazione della Sac ha presentato all'inizio di questa settimana un nuovo cronoprogramma, che però deve essere ora vagliato dall'Enac. Se tutto andrà bene l'aeroporto potrà essere completato prima della prossima estate. E ci sarà da restare con gli occhi aperti.
Ci sono altre questioni in sospeso e cioè la fusione tra Sac e Asac, ma questo sarebbe solo un problema di conteggi e di concambi. Il consiglio di amministrazione dell'Asac è stato rinnovato a luglio con la nomina di Stefano Ridolfo presidente, ma il cda dev'essere ancora completato con i rappresentanti di Regione, Comune, Provincia e Asi. Quanto all'ingresso di Comune e Provincia nel pacchetto azionario bisogna evitare di complicare ulteriormente una situazione non facile. Quanto vale l'aeroporto? Se quello di Firenze è stimato in 500 milioni di euro, quello catanese dovrebbe essere sul miliardo di euro. E dove prenderebbero i soldi Comune e Provincia per entrare nel pacchetto azionario? A questo punto sarebbe sensato che Comune e Provincia entrassero nella Sac, anche con una quota simbolica, prima della fusione con l'Asac. Tutto sommato, è una questione politica e di immagine, il nodo vero è lasciare che Fontanarossa si possa sviluppare senza contraccolpi di alcun genere per interessi che non hanno nulla a che vedere con il futuro dell'aeroporto.




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